Va où le vent te mène

C’era una volta, durante il secondo lockdown, una Koris parecchio scoglionata. Un po’ perché doversi sorbire un secondo lockdown scoglionerebbe chiunque, ma soprattutto perché tutti i suoi bei progetti di fossilizzarsi a Neutronland erano appena andati in frantumi (Koris è una grande egoista per quanto riguarda le preoccupazioni, si sa). Visto che nonostante l’anno e mezzo di contratto che le rimaneva Koris si sentiva in scadenza come una mozzarella dimenticata nel frigo, decise di mandare a spasso il suo cv non proprio impeccabile.

Il successo fu scarso, a dirla tutta. Nonostante i posti richiedessero competenze che rientravano nella lista “cose che Koris finge di saper fare”, il cv veniva spesso rimandato indietro con poche parole. “Deve essere il coronavairus” dicevano tutti, cosa assai poco rassicurante perché il vairus non pareva (e non pare tutt’ora) intenzionato a togliersi dai piedi in tempi brevi. Erano gli sgoccioli del mese di febbraio, sotto un coprifuoco seccante, quando Koris trovò un annuncio dello stesso sito di Neutronland ma di un altro istituto, in cui si cercava qualcuno che contasse neutroni in reattore. Koris si disse letteralmente che se un individuo senza laurea né qualifica alcuna può fare il ministro degli esteri, allora forse un’ex particellare può fare fisica dei reattori. E comunque non c’era granché da perdere, salvo l’onore, ma quello è andato da tempo.

Era l’allegro (spoiler: no) lockdown numero tre, al mese di aprile, quando giunse una mail che chiedeva “sarebbe disponibile per un colloquio su Skype per il posto X?”. Nemmeno a dirlo, Koris manco si ricordava di aver mandato un cv per il posto X, ma tant’è, sembrava brutto tirarsi indietro. A Koris, ottimista per natura, sembrava che il colloquio fosse andato da male a malissimo; quando poi il messere annunciò “abbiamo anche il dottorando del nostro gruppo che ha applicato”, l’impressione dominante era di metterci una bella croce sopra. Il Capo di Neutronland si fece vivo qualche giorno dopo dicendo “un messere è venuto a chiedermi tue referenze”, Koris si inquietò non poco perché le ultime referenze date dal Capo erano state “ah, sì, lavora per me, se avete domande chiedete”, non proprio entusiasmanti.

Passarono dieci giorni di silenzio in cui a suon di pietre sopra, la faccenda era diventata un dolmen. Poi dal nulla “sarebbe disponibile per un colloquio su Skype con il capo del laboratorio e il vice-capo?”. Vabbè, non facciamoci mancare niente. I due giocarono al poliziotto bravo e poliziotto cattivo: uno si mostrò moderatamente entusiasta, l’altro disse “se la reclutiamo in un posto del genere lei si annoia” (magari decide Koris se si annoia o meno?). Insomma, poco di che stare allegri, durante un terzo lockdown anche meno.

Altri dieci giorni di vuoto cosmico, poi si fece viva un’assistente che chiese “sarebbe disponibile a un colloquio su Skype con un capo dallo stipendio di giada?”. Il capo dallo stipendio di giada, in Skype-call da una stanza piena di modellini di Star Wars, ebbe le stesse perplessità sull’envetuakle noia, poi chiese a Koris come se la cavava a gestire progetti. Koris rispose che gestisce tutto quello che vuole, pure la pulitura del cesso se necessario. Si concluse con “vabbè, vedremo”.
Ci volle solo una settimana perché si facesse vivo un assistente della capa suprema delle risorse umane a chiedere “è disposta a un colloquio Skype con la mammasantissima delle risorse umane, nonché un test attitudinale?”. Koris fu tentatissima di rispondere che il test attitudinale potevano metterselo dove non batte il sole, che non chiedi fenomenali poteri cosmici per poi dover anche fare uno test di pseudo-psicologia con la stessa attendibilità della lettura dei fondi di caffè (o delle interiora ovine, per chi non è cruelty-free). Poi Koris venne ridotta a più miti consigli e fece il test comunque, rispondendo alla meno peggio e con una buona dose di “ma sì, che me frega, fra un anno mi apro un canale iutub in cui mostro quando si può essere n00b in qualunque videogioco primi anni 2000”. Il colloquio durò 45 minuti su un’ora prevista, cosa che secondo Koris era il solito infausto presagio.

Era giugno e Stagista J stava vegetando davanti allo spettrometro gamma quando suonò lo smartphogn di Koris. Sulle prime Koris fu tentata di non rispondere, dato l’alto numero di chiamate spam ricevute. E invece “la chiamo per annunciarle che il posto di fisico dei reattori è suo, le proponiamo di iniziare il primo settembre, le risorse umane le manderanno tutte le scartoffie da riempire”. Momento di giubilo, ma anche di grande sbandamento lavorativo-emotivo, Stagista J ne approfittò per non fare una mazza tutto il giorno. Koris parlò col Capo dicendogli che però a lei sarebbe piaciuto restare lì; il Capo disse che non era il caso di accollarsi il rischio, che certi treni passano una volta sola, e poi le prospettive di carriera, che nella vita non si sa mai, la crisi, il coviddi e chi più ne ha più ne metta.

Koris decise di accettare mandando un dossier formato da millemila documenti in tempi record, poi chiese come e quando dare le dimissioni. Le risposero che per le dimissioni bisognava aspettare il contratto, che sarebbe arrivato di lì a quindi giorni. Ma che non c’era da preoccuparsi, era solo una questione burocratica.

Passarono i quindici giorni, ne passarono ventuno, Koris ebbe l’ardire di chiedere “che minchia di fine ha fatto il contratto, se esiste?”. Risposta: “stiamo aspettando dei documenti ma non c’è da preoccuparsi”. Arriva fine giugno, nada. Arriva luglio, ancora niente. Koris continua a fare stalking a uno che delle risorse (dis)umane che forse non ne può niente, chissà. “Sta firmando la gerarchia, ma ci sono problemi perché non ci sono le persone giuste” si diceva. Koris iniziava a disperare dicendosi che magari sticazzi, magari c’era il fuggi fuggi generale da Neutronland e magari non era tutto perduto lì. Che poi ok iniziare il primo di settembre, ma se il contratto non arriva non si possono dare le dimissioni per cavilli burocratici. E non è nemmeno che Koris rinuncia al campo speleo dei Pirenei per aspettare Godot.

Martedì, ovvero ieri, Koris era particolarmente scoglionata da stagista J che prende iniziative fuori tema, quando è arrivata una mail. Anzi, non una mail: la mail col contratto a tempo indeterminato. Certo, con sei maledettissimi mesi di periodo di prova, ma intanto è un inizio. Un nuovo inizio, anche se questa volta non c’è il senso di sollievo di quando Koris ha lasciato Neutroni Porcelloni. Sarà che stavolta non è in uno stato mentale putrido, sarà che i colloqui su Skype danno un’aura di irrealtà alla cosa. Sarà che si invecchia e si impara il distacco?

Intanto Koris venerdì sparisce per tre scandalose settimane a fare speleo dei nei Pirenei come ogni anno, per decantare l’accaduto (con due tomi di neutronica in reattore nel bagaglio, che il nuovo capo si è portato avanti col lavoro).

Un pochino sì, dai. Con le dovute cautele del caso

Stagisti fancazzisti e relatori irresponsabili

Infine è giunto quel momento dell’anno in cui Koris dovrebbe partire, fra cinque giorni, per tre scandalose settimane nel nulla cosmico dei Pirenei Atlantici. Il “dovrebbe” è d’obbligo perché questa volta c’è di mezzo Stagista J che si sta rivelando essere un individuo autonomo come… come quelle piante da appartamento che se non ricevono la giusta dose d’acqua, di luce e di coccole giornaliere crepano male. Lasciato solo durante la permanenza merdopolese di Koris, Stagista J ha lavorato col ritmo del bradipo Flash di “Zootropolis”. Una cosa che ha mandato Koris fuori dai gangheri è stata la risposta “non ho fatto la correzione che mi hai chiesto perché non ho davvero capito quello che ho scritto, quindi non so come correggerlo”. Tralasciamo i discorsi da boomer stile “se l’avessi fatto io col Replicante o con Relatore Max…” e i what’s if del genere.

Ad ogni modo, Koris si sente in colpa a partire tre settimane e a lasciarlo solo in balia di un rapporto e di una presentazione che chissà come uscirà. Anche perché ha già vissuto questa cosa. Per esempio, undici anni fa, giorno più, giorno meno, quando Relatore Max se n’era andato al Fermilab a troppo pochi giorni dalla consegna della tesi magistrale. Per esempio quando il Replicante sparì in una ignota località della Polonia proprio due settimane prima la Koris-discussione di dottorato, dicendo che per la presentazione doveva (tanto per cambiare) cavarsela da sola, solo per fare il pignolo con gli event display la mattina stessa della discussione. In questi frangenti delicati della vita Koris si era sentita abbandonata, tradita e incapace di tirarsene fuori da sola; l’unica certezza che aveva era di essere circondata da una banda di stronzi.

Ora, Koris si era ripromessa di non far rivivere al suo stagista questo calvario. E di non rivivere lei giornate da 48 ore perché è il fottuto 20 agosto e sta minchia di rapporto va consegnato il 27 e somiglia solo a un’accozzaglia di cose a caso senza senso. Ha cercato di instradare Stagista J sulla strada del “se lo fai per tempo magari non ti riduci a fare una merda all’ultimo”, tuttavia la cosa pare non aver funzionato. Koris si sente responsabile di questi fallimento e sente che forse tre settimane di ferie sono troppe, forse è meglio restare col fiato sul collo di Stagista J perché lavori e non faccia finta di niente. In fondo se l’è preso lei lo stagista, deve assumersi le sue responsabilità.

‘thieu è già inviperito perché sostiene che se Stagista J non sa cavarsela da solo, allora peggio per lui, che arrivati alla fine dell’università bisogna avere un briciolo di autonomia. Secondo lui Stagista J si approfitta che Koris sia sempre pronta a parargli le chiappe ogni volta che non riesce a fare qualcosa, ma ora gli tocca arrangiarsi. Sì, ma perché Stagista J non riesce a fare le cose? Forse perché Koris non gliela ha spiegate bene? Forse perché Koris non sa spiegare? Forse è il caso che Koris cerchi di sopperire alle sue mancanze almeno con la presenza, anziché fuggire in ferie per tre settimane come l’ultima degli stronzi?

Koris è abbastanza convinta che né Relatore Max né tanto meno il Replicante si ponevano certe domande. Però magari erano professionisti veri e non “cosi” che sopravvivono alla meno peggio con la sindrome dell’impostore accovacciata sulla spalla. Quindi boh, forse è meglio partire una settimana dopo, lasciando Stagista J con un rapporto in uno stato circa presentabile e pregando gli dei ctoni che la presentazione si faccia rapidamente. Arrivati a questo punto possiamo dire che Koris è a tutti gli effetti una pessima relatrice, ma resta una campionessa indiscussa di sensi di colpa.

Avoja

Un anno dopo

Coviddi, coprifuochi, restrizioni, Natali che saltano, Pasque in differita, ecco che Koris non metteva piede a Merdopoli da un annetto circa. L’ultimo transito fu a settembre 2020 per portare la Ya(xa)ris a fare la revisione. E anche per vedere i Maiores e mangiare, non secondario. Poi i traffici sono diventati complicati, i Thelli spariti dalla circolazione ferroviaria, i netFlixBus latitanti; tornare nella gimcana dei divieti di due nazioni è stato improbabile finché Koris non ha avuto un paio di iniezioni certificate in una spalla. Quindi tornare nella patria d’origine tornava ad essere complicato come al solito, circa.

Koris è arrivata in Italia a bordo di un netFlixBus in cui la mascherina era demodé, tuttavia essendo lei amante del vintage e controcorrente ne ha messe due, FFP2 sotto, mascherina di stoffa impermeabile sopra. Quattro ore con la mobilità mascellare di Hannibal Lecter con la mordaccia e il respiro di Darth Vader. Senza bere, senza mangiare e senza pisciare. Mancava giusto un cilicio per fare la parure del perfetto penitente in cerca di espiazione. Qualcuno le ha chiesto il pass sanitario per valicare il confine? Ma quando mai.

Merdopoli ha sfoderato un’estate di fine settembre, con vento freschetto che ha fatto suicidare un vaso di tagetes, cieli densi di nubi, temperature ben al di sotto della media, mare non proprio tipico della stagione. Maiores molto incazzati verso Giove Pluvio, non fanno più i riscaldamenti climatici di una volta con 35 gradi all’ombra. Che débacle.

Talmente débacle U Babbu non è del color terracotta etrusca abituale, è più un’argilla carica. Ha spacciato a Koris due libri per il buon vecchio brocardo “posso consigliarti questo tomo”. Va in scooter come se stesse concorrendo al motomondiale, dimentico di avere sul sellino dietro una Koris non più avvezza alle due ruote. Ha portato Koris a spiaggia rendendola edotta dell’esistenza del chiringuito, rituale umano in cui si mettono casse con musica latina discutibile (il che significa né “Norwegian Reggaeton” né “Cerveza y Latifondo“) e si fa l’aperitivo sulla battigia; in seguito alla scoperta, Koris ha cercato di chiedere asilo specistico alle oloturie. U Babbu ha guardato la partita dell’Italia scuotendo la testa e dicendo “come giocano male”, per poi esultare in maniera molto composta davanti all’ultimo rigore (Koris è ancora traumatizzata quando, durante Francia ’98, U Babbu urlò davanti al rigore sbagliato da Di Biagio “MA COSA TIRA UN CANNONE SUL PALO?!”, esperienze segnanti).

L’Amperodattilo è a rischio una stella e pessima recensione su TrippAdvisor perché ha rifilato alla prole zucchini e cipolle ripiene per ben tre pasti consecutivi. Quando ha cercato rivalsa impastando una pizza, ha tardato ad arrivare per stenderla ed è toccato a Koris occuparsi dell’impasto inferocito. Però ha fatto gli gnocchi al Castelmagno, bisogna ammetterlo (“Gnocchi al Castelmagno, belin, piatto estivo!” si è lamentato Orso, “Il castelmagno si mangia quando c’è” ha risposto Koris). Si serve di Koris come ghost writer per biglietti di auguri, fa le parole crociate, si lagna di non saper risolvere i rebus. La sera della finale ha messo piede in salotto dichiarando “Tanto lo sappiamo tutti che finiscono ai rigori”, per poi ritirarsi a giocare a “Secret Files: Tunguska”. Se l’Amperodattilo sfruttasse meglio questo dono di preveggenza calcistica magari la famiglia potrebbe usarlo per arrotondare.

Orso lavora in smartworking, si lagna dei dati incomprensibili e degli studenti olandesi che “belin, si chiamano tutti allo stesso modo”. Ha potuto riparare al trauma subito nel 2006 e andare finalmente a festeggiare la vittoria in piazza. Esce tutte le sere, ma rincasa verso le due perché nemmeno lui ha più vent’anni. Scomodato a tagliare le cipolle per la pizza, cerca di amputarsi un dito con moderato successo. Fa stalking alla ASL per sapere se può spostare la seconda dose di vaccino dall’Olanda all’Italia, gli rispondono che “ci stanno lavorando”.

Koris ha finalmente conosciuto il gatto Steve, felino abusivo della casa di Piana che è stato preso a noleggio dagli zii. Gatto Steve, nella sua muta estiva non proprio imponente, si è fatto fare più coccole in due ore che gatta Spin in nove anni di permanenza in casa dei Maiores (“Ma Spin aveva avuto l’imprinting dalla cugina del Vunciume; e poi l’avevamo pagata 20 centesimi, che pretendi per un investimento simile?” ha commentato l’Amperodattilo). Koris avrebbe voluto portarselo a Marsiglia, non fosse che ‘thieu è anti-cat.

Il ritorno in Francia si è fatto nelle stesse condizioni dell’andata, senza controlli di pass sanitari alla frontiera, nonostante i tuoi e i fulmini di Manù-Jupiter il lunedì sera. Ora non resta che sperare che il coviddi si dia una calmata e che si possa calare ancora in Italia in tempi ragionevoli.

Per esempio che il castelmagno si può mangiare d’estate senza problemi

Felicità è un rivelatore che funziona

Forse non è normalissimo che la felicità sia legata (anche) al capriccio di un ammasso di foglietti ad attivazione neutronica. Ma alla fine hai scelto di fare fisica anche perché questa robaccia ti piace, altrimenti per fare una cosa che ti faceva schifo non era proprio nelle tue corde tanto valeva scegliere economia e commercio.

Ieri è stato il giorno in cui il rivelatore disegnato da Koris al 100% veniva testato. Il test è arrivato con un mese sano di ritardo, bisognava fare tre campi neutronici diversi e invece se n’è fatto uno solo e per quanto riguarda il sistema di contaggio della spettrometria gamma lasciamo stare proprio. Insomma, tutto pareva destinato a fallire miseramente, anche perché l’acceleratore fa le bizze, quindi magari funziona, magari no, magari salta proprio per aria il driver dell’alta tensione (poi uno dice la scienza esatta).

La giornata non si è presentata coi migliori auspici: Koris aveva insistito perché si iniziasse a tirare neutroni sul suo rivelatore alle otto, quando alle otto e mezza non si vedeva in giro ancora nessuno. Ha fatto capolino TecnicoGomblottaro (vegano, crede agli alieni e al NN CIELO DIKONO, non si vaccina e altra roba) dicendo che tanto l’hall di irradiazione era piena di roba della gente che aveva fatto esperimenti ieri, toccava aspettare che venissero a mettere a posto i giocattoli, non prima delle nove. Koris invoca ad alte grida San Germano Mosconi.

Alle nove finalmente arrivano i siddetti tizi a sbarazzare, assieme al collega Responsabile dell’acceleratore.
“Però ieri c’erano un sacco di problemi, io non so se possiamo garantirti le quattro ore di irradiazione che hai chiesto”
Benissimo, perfetto, meraviglioso. Cos’altro potrebbe mai andare storto?
Koris va nella hall di irradiazione, pronta a piazzare la sua pila di foglietti metallici con supporto appositamente pensato da TecnicoBurbero più Capa; non entriamo nel dibattito per cui Koris voleva un supporto in carta e alluminio e invece ne ha avuto uno in polietilene (che disturba i neutroni), altrimenti non ne usciamo.
“Mi hanno detto che si poteva avvitare direttamente sul vassoietto porta-rilevatori”
“Ti hanno detto male, questo coso ha bisogno del treppiede fotografico per stare su”
“Ah. E dove lo trovo il treppiede fotografico?”
“Non lo trovi, lo hanno buttato via”
Nuova preghiera a San Germano Mosconi, maledizioni assortite sulla Capa e sul TecnicoBurbero. Alla fine il rivelatore che doveva avere un piazzamento precisissimo viene tenuto su con lo scotch e con un’abbondante dose di “speriamo che non caschi di sotto” (poi uno dice la scienza esatta).

All’accensione, l’acceleratore non era molto propenso a svegliarsi, emulo di quando Iset annunciò “perché mi chiami all’alba delle dieci del mattino?”. Poi fu il magnete uno che non ne voleva sapere. Poi fu il magnete a 90 gradi, astenersi facile ironia. Siparietto del TecnicoGomblottaro che si sente stocazzo e vuole spiegare a Koris cosa fanno le particelle in un campo magnetico, Koris si morde la lingua per non rispondergli “senti, coso, ho un pochino un dottorato in questa roba”. Poi fu il magnete due, rimesso in ragione con l’usata tecnica del “hai provato a spegnere e riaccendere?” (poi uno dice la scienza esatta).

Alle dieci e mezza e molte bestemmie, i primi neutroni iniziano a prendere a capocciate i foglietti del rivelatore. Non resta che sperare che l’acceleratore non salti per aria, o che non si bruci un driver, o che non salti la corrente ogni cinque minuti. Per peggiore le cose nella sala di controllo resta solo il TecnicoGomblottaro che anziché sorvegliare o fare anche solo finta di lavorare, mette video tutorial su come diventare il maestro assoluto del sintentizzatore, perché in fondo gli anni ’80 stanno tornando di moda ed è meglio farsi trovare preparati. Koris decide di passare le quattro ore successive sorvegliando il sorvegliante; nel mentre spedisce Stagista J, intento a fissare il vuoto cosmico perché non brilla per iniziativa, nel laboratorio di misura a preparare l’occorente informatico per la spettrometria gamma. Il fascio regge, i neutroni continuano a fare a botte coi nuclei del rivelatore.

Mezzogiorno e mezza, Koris è in preda ai morsi della fame che le fanno sognare gnocchi al Castelmagno con guarnitura di noci, pur sapendo che ha solo un tupperware con pomodori e mozzarella plasticosa. Il TecnicoGomblottaro si alza e fa per andarsene, che è per l’appunto ora di pranzo e poi ha preso appuntamento con un amico, è scortese farlo aspettare.
“Scusa, ma se si interrompe il fascio? Se cade la corrente?”
“Eh, pazienza”
“No, come sarebbe a dire pazienza? Dimmi almeno come posso fare per rimetterlo in funzione”
“Non te lo posso dire perché non sei abilitata. Ora vado che s’è fatta una certa, ciao”
Rubare uno stipendio: lo stai facendo come un vero professionista. Koris inizia a mormorare “ok, reazione di protoni su trizio, siamo solo noi due, io credo in te, possiamo farcela se tu reggi”. Per fortuna un quarto d’ora dopo arriva Collega Responsabile. Segue scambio di battute sulla piacevolezza e utilità di TecnicoGomblottaro.

Esattamente alle 14:25:37 l’irradiazione finisce. L’acceleratore ha tenuto per quattro ore filate, roba che non si vedeva da un bel po’. Non resta che l’ora della verità: il rivelatore di Koris ha funzionato o no?

Koris recupera la sua pila di foglietti nella hall di irradiazione. Grandi cautele per il terrore di “e se ho fatto male i conti di dosimetria e questo affare mi brucia le mani?”. Non brucia. Laboratorio di misura, smontaggio della pila di foglietti. Imprecazioni pesanti contro il bismuto che si è appiccicato al cobalto e non vuole lasciarlo mai più; ci spiace, bismuto, la vita è piena di delusioni. Koris prende il foglietto di alluminio e lo mette nello scassatissimo spettrometro gamma, ma come diceva il prof. Prussiano di analisi, “questo abiamo, questo amiamo”.

La tensione è alle stelle (per Koris, Stagista J è nel Nirvana di chi è troppo tranquillo per farsi problemi). Lo spettrometro registra qualche evento di rumore di fondo qui e là. Poi un evento a 1368 keV. Poi un altro. E un altro ancora. Il picco di trasmutazione dell’alluminio in sodio inizia a comparire, si staglia oltre il rumore di fondo, fiero e altero come chi sputerà tutti i suoi raggi gamma nelle quattordici ore successive. Il che significa una sola cosa: il rivelatore di Koris ha funzionato. Striscioni da stadio, mortaretti, trombe bitonali, cori volgari “eeeeeh l’uranio è l’elemento più infame che c’è”.

Che poi sì, come ha riassunto stagista J., “significa che la fisica funziona”. Esticazzi, lo sappiamo che non poteva non funzionare. Però ecco, poteva non funzionare così bene. Poteva attivarsi male, poteva non attivarsi affatto, poteva non assomigliare nemmeno da lontano alla simulazione. Non poteva esplodere perché non c’era niente che glielo permettesse, però insomma, sono tre mesi che va tutto male, concediamoci una gioia di una cosa che non si rivela così schifosa.

E niente, Koris è felice che il suo piccolo rivelatore abbia passato il primo test. Vuol che dire che, nonostante l’impostore e tutto quanto, forse un po’ di fisica sa ancora farla.

Ma infatti troveremo di certo qualcosa che non va, ma nel frattempo…

Fuffa di luglio

Luglio è arrivato da una settimana, ma Koris non è consenziente. O meglio, non è proprio pronta. E non è nemmeno cosciente della cosa, visto che non ha ancora nemmeno sfiorato l’argomento regalOrso, visto che luglio è il mese del compleannOrso. In ritardo sull’esistenza e non solo. La verità à Koris è in attesa di una… roba. Essendo la medesima… roba che l’aveva fatta sospirare nell’estate del 2018 e che a settembre si è vanificata in una nuvola di delusione, Koris ci va molto cauta. Il resto del mondo no, il resto del mondo la dà per certa e ignora le basilari regole dell’antisfiga. Koris è sempre tentata di farsi mandare da Junior un cornetto napoletano doc, magari intinto nel peperoncino e benedetto da sangennari di passaggio (inserire altri stereotipi alla bisogna). Per fortuna a casa c’è un solo specchio, la scala è addossata al muro per cui è impossibile passarci sotto e ‘thieu è contrario ad adottare gatti neri (questo in realtà è purtroppo perché Koris ha un fortissimo desiderio di felinità). Per quanto riguarda riti propiziatori druidici ci stiamo attrezzando e siamo aperti anche ad altre culture più o meno tribali. L’ideale sarebbe un sacrificio umano in qualità di nextlahualli a Tezcatlipoca, ma pare che queste sane pratiche non siano più di moda dall’assedio di Tenochtitlan (sì, Minestrella, non se ne esce).

Per il resto meh. Nel senso che Koris è divisa fra la voglie di fare cose e il desiderio di spiaggiarsi su un’amaca (non pervenuta) a bordo piscina (non pervenuta nemmeno quella) con una pila di libri (procurabile). Kori spingeva per andare in montagna lo scorso weekend, poi il meteo ha dichiarato niet esibendosi in temporali assortiti, Marsiglia compresa. Koris s’è dovuta accontentare della solita grotta il sabato e di un’orgia di cose da lavare/riparare la domenica. Però ha anche rivisto Van, una parvenza di vita sociale.

Si dice che l’acceleratore funzioni di nuovo e che Koris possa fare le sue irradiazioni domani. Si dice, eh. Ormai ne sono successe talmente di ogni che anche qui non si crede più a nulla. Se la cosa si rivelasse vera, da domani alla fine della settimane sarà un susseguirsi senza sosta di misure assortite, radioattività da contare, stime da fare, rapporti di stagista J da correggere. Koris ne ha le forze? Assolutamente no, ma ormai ci si lascia trasportare dagli eventi in attesa che il 25 luglio si possa sparire a La Pierre Saint Martin.

Pure inspiroBot l’ha capito

Graminacee, vaccini e acqua bollente

Ovvero tendenze autodistruttive di Koris e dove trovarle. O meglio, distruttive e basta, che in tempi pandemici l’integrità strutturale è passata di moda. Quella mentale non era già da prima, quindi figuriamoci adesso, è regredita allo stato di vecchia carabattola, nemmeno un pezzo di modernariato vintage. Alla fine venerdì ‘thieu si è deciso ad andare a recuperare Koris a Neutronland e andare nel Vercors a fare speleo. Fin lì le intenzioni, fra le intenzioni e la realtà c’è come al solito un abisso. Durante il viaggio Koris ha beneficiato di un reflusso di ricordi molesti, siccome sono passati negli stessi luoghi visitati col Sonno Della Ragione nel 2013, compreso il villaggio di Chamaloc dove il tubo di scappamento della macchina disagiata venne riparata con un pezzo di aspirapolvere trovato nella spazzatura. Lasciamo perdere che è meglio.

Per arrivare alla grotta ‘thieu millantava che bastava una mezz’ora di marcia in piano, cosa che si è rivelata essere un’insidia del marketing: il dislivello era sì nullo, ma compensato con discese e risalite di doline in mezzo al bosco, senza sentiero, fra tronchi caduti e con un non trascurabile bagaglio speleo sul groppone. Fra l’altro sfacchinata sterile causa crisi brutta-brutta-brutta (e non di Koris, per una volta) nel pozzo di ingresso, quindi niente, marcia indietro e pive nel sacco, già pesante di suo.

Proprio mentre Koris pensava che, precipitazioni a parte, non poteva andare peggio, si sono palesate le sue nemiche degli ultimi tempi: le graminacee. O meglio, una particolare graminacea di montagna, non si sa quale, che cresce nei pascoli a bassa quota e che provoca una spropositata risposta del Koris-sistema immunitario. Siccome l’evento si verifica in maniera aleatori e massimo due volte l’anno, è alquanto difficile trovare un rimedio. Si tratta comunque di un evento faticosissimo, tant’è che la domenica Koris non voleva più uscire dalla sala sotterranea dello Scialet des Chuats perché fuori c’erano le graminacee che volevano farle violenza nasale e sessuale (potrebbero trovare un modo più contenuto per riprodursi, insomma, sei liberissimo di impollinare chi vuoi e come vuoi, ma a casa tua, cos’è questa ostentazione di polline davanti a tutti, ci sono i bambini…). Koris è rientrata a Marseille per votare a pezzi e con la voglia di svitarsi naso e occhi.

Lunedì aka ieri era il giorno della tanto agognata seconda dose, accessorio fèscion che dovrebbe essere un mai-più-senza del 2021. Siccome Koris è innanzitutto una persona seria e una trentaquattrenne ma senza il trenta davanti, si è presentata al centro vaccinale con la sua maglietta metal. Ha quindi fatto ridere il medico all’accettazione, che cercava di decifrare i nomi, dicendo “qualora vi foste dimenticati di aggiungere i metalli pesanti al vaccino, li ho portati da casa”. Perché è sempre bello farsi riconoscere in qualità di adulti funzionali.

La maglietta metal in questione, con Koris dentro

L’iniezione in sé è andata comme un lettre à la poste, con un altro medico gentilissimo che ha promesso “non sentirà nulla” e così è stato. Koris continua a chiedersi perché tutte le iniezioni e prelievi fatti in Francia le hanno portato davanti gente comprensiva, mentre in Italia è sempre stata liquidata con un “ma figurati se hai paura”. Ma magari è solo sfiga e non siamo qui per fare gli Europei dei sistemi sanitari nazionali.

Koris si era ripromessa di fare mille cose nel tragitto fra il centro vaccinale, invece si è ritrovata a casa col cervello completamente resettato. Forse ci installa Windows 11, dipende se Bill Gates riesce a comandarla a distanza in virtù del presunto 5G. Comunque Koris si era presa la giornata libera per essere del tutto improduttiva, e così ha fatto.

Alla sera si sentiva abbastanza in forma da intestardirsi a cucinare, nonostante ‘thieu si fosse offerto di occuparsi di tutto. Ma no, quel male al braccio non era poi così tanto male, era per lo più una scusa per esclamare di quando in quando “bobo bras!”. E poi siamo onesti, essere fragili non è nella Koris-natura. Certo che Koris avrebbe potuto chiedere a ‘thieu di scolare la pentola d’acqua bollente coi pomodori in ammollo, ma mica sia siamo principesse da salvare. Koris afferra la pentola per il manico con entrambe le mani, muove due passi per la cucina in direzione del lavandino. Tuttavia, come tutti i prodotti Microsoft, anche il chip del vaccino cede nel momento del bisogno: braccio in segmentation fault, mano sinistra che molla il manico, pentola che danza nell’aria. Mano destra e piede destro lessati a dovere, acqua ovunque, dignità umana disintegrata.

Con tre arti su quattro fuori uso, Koris ha avuto una sorta di crollo verticale da vaccino, bruciatura e figura di merda. Ha passato il resto della serata stazionata sul divano, con mano e piede impomatati, braccio sinistro ripiegato e immobile, minacciando di avere un piede funzionale ogni volta che ‘thieu si avvicinava con scuse poco credibili come “tu veux un bisou?”.

Durante la notte Koris era talmente sfatta che le è apparso in sogno il sergente maggiore Pfizer che strillava ai suoi anticorpi “Chi ha parlato?! Chi cazzo ha parlato?! Chi è quel lurido stafilococco, adenovirus e parassita intestinale che ha firmato la sua condanna a morte?! Ah, non è nessuno, eh?! Sarà stato l’escherichia coli buono del cazzo!” più il credo della proteina spike. Queste cose non le inseriscono fra gli effetti collaterali. Che poi diciamocelo, sarebbe uno spot meraviglioso per la campagna vaccinale, riadattare ai vaccini l’addestramento di “Full Metal Jacket”, altro che primule, riaperture e cose pucciose.

Stamattina Koris pare essere un pochino di più in forma umana. Pare, eh. Almeno ha recuperato l’uso degli arti. Non resta che vedere se nelle prossime 24 ore il sergente maggiore Pfizer colpisce ancora.

Insonnia, cervelli fuffosi e tutto il resto

Ah, che bella l’estate marsigliese, lu mari, lu sole, li motorini che fanno avanti a indietro nelle vie per tutta la notte. Koris continua a non capire la necessità di smotorare in pieno centro cittadino ad orari in cui i mortali dormono, però ammette che potrebbe trattarsi di un suo limite. Non che la cosa dovrebbe darle fastidio, tanto Koris non dorme; da qualche anno l’insonnia ha spodestato i sandali in quanto must imprescindibile dell’estate. Forse è colpa del cuscino, cosa che potrebbe fare di Koris una sorta di principessa sul pisello (evitiamo la facile ironia). Forse è colpa di tutti i cazzi che le girano per la testa (e anche qui evitiamo l’ironia). Vabbè, questo giro di frase ci sta portando in un cul-de-sac (non se ne esce da ‘ste metafore sporcaccione, aiuto!), riformuliamo. Koris ha deciso che deve cambiare cuscino perché l’Hampdan Ikea (ammesso e non concesso che si chiami così, visto l’andazzo potrebbe anche voler dire “testicoli” in svedese) classe 2019 è sfatto, l’imbottitura in sintetico si conglomerata in fiocchi che migrano in tutte le direzioni, anziché restare sotto il Koris-cranio. Si è quindi deciso di fare una cafonata e spendere cifre indegne per un cuscino in lattice della consistenza del marmo, quadrato perché qui in Francia vanno così e l’OCD impone una simmetria della biancheria da letto. Solo che ‘sta merda di cuscino non si trova. Se si trova online si richiedono cifre per cui sarebbe meglio prima vedere cammello, o piuttosto toccare cammello. Venditori di cuscini fisici manco a parlarne, sono spacciatori solo di merda sintetica. Koris è intrappolata in questo loop che genera insonnia che genera la necessità di una soluzione che genera il loop. S’è già detto che non se ne esce.

Nei rari momenti in cui l’imbottitura non migra, il Koris-cervello è ingombro di qualunque cosa possa generare un esepoitenepenti. Un piccolo Padre Maronno nell’ipotalamo, insomma. Koris è preccupata per la conclusione dello stage di Stagista J (che al contrario non è affatto preoccupato, beata gioventù), perché i dati sono sconclusionati, gli strumenti non funzionano e si rischia di non cavare un ragno dal buco. Per inciso, ieri c’è stato una sorta di Royal Rumble Koris vs i tecnici, perché l’una vorrebbe fare dei test con l’acceleratore, gli altri rispondono che tanto l’acceleratore si scassa, tanto vale aspettare dopo le vacanze. Guest star la Capa che millanta di voler dare una mano e invece se ne sta fra i piedi. Complice l’insonnia, Koris non capisce più nulla e sclera per lo stage di Stagista J come se fosse il suo, e chiunque bazzichi questo blog dal lontano 2010 dovrebbe sapere quanto ampi siano i margini di sclero di Koris (ah, cattività bernese, quanto NON ci manchi).

Koris aspetta mail che non arrivano. O forse sono lettere e non arrivano perché le poste marsigliesi fanno schifo. O forse fa schifo lei ma non glielo hanno ancora detto. Intanto su LinkeCoso arrivano ogni tanto mercanti di carne con allettanti del genere “il suo profilo è perfetto per lavorare in appalto su Neutroni Porcelloni, perché non torna?”. Boh, non so, amico, ma se ci fossi stata così bene forse ci sarei rimasta la prima volta, no? Insomma, thanks but no thanks, anzi proprio sticazzi.

‘thieu riesce ad essere stanco ed esagitato assieme ed è in effetti una bella performance. Troppo stanco per le faccende di casa, abbastanza esagitato per voler partire tutti i week-end a fare cose più o meno speleo, che richiedono logistica arzigogolata. Le serate trascorrono fra cercare di svuotare il cesto della roba da lavare e zaini da preparare e caricare in macchina. Che poi si tratta sempre di caricare macchine, solo che alcune hanno quattro ruote, altre un cestello. Stiamo divagando di nuovo? Probabile, ma Koris ha quattro ore di sonno all’attivo e forse uno zaino pieno di mutande da lavare in macchina, sperando sia la macchina giusta. Non è ancora chiaro se oggi ‘thieu passi a prenderla a Neutronlad per andare nel Vercors, se debbano ricongiungersi in un punto intermedio per andare quindi nel Vercors, o se non si vada affatto nel Vercors. Poche idee, ma confuse.

L’editor del romanzo è in silenzio radio. Koris non si sente di dargli torto, visto che è alla fine del romanzo e quella parte fa schifo. Come tutto il resto, probabilmente. Vabbè, un giorno ne parleremo anche su questi blog ma non è questo il giorno.

Se potesse Koris si estirperebbe il cervello e lo lascerebbe in formalina per un po’, tuttavia i migliori esperti nel campo sostengono che sia una pratica non reversibile e pertanto sconsigliata. Però sarebbe bello avere un diritto alla disconnessione della fuffa nel cervello.

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