Try to figure out this

Mentre nella Mileto di Caesar 3 imperversa l’abusivismo edilizio (che tanto è tutta malvivenza romana, lo dice anche Luciano Canfora nei podcast su Giulio Cesare), Koris fa il calendario dell’Avvento in cui ogni giorno si rischia una nuova crisi isterica. In pratica, l’avvento del TSO. Di sicuro è colpa di Koris, che è stanca, fancazzista e perde pezzi un po’ dappertutto. Ma l’ambiente circostante non aiuta.

In questo periodo pre-natalizio che ormai possiamo dichiarare iniziato oltre ogni ragionevole dubbio, ogni pacco che si presenta non è un regalo ma un pacco bomba. E ogni bomba un’esplosione di merda. La canzone che tutti ripetono ossessivamente non è “Jingle bell”, ma piuttosto “try to figure out this”.

Per l’Amperodattilo e i non-anglofoni, si può circa tradurre “trova un modo” (e no, non diventa Hodor, per i fan di quella ciofeca di Game of Thrones). Che è un’ottima formula per investire qualcuno della responsabilità e della fiducia del superiore. O un altrettanto ottimo modo di sbolognare un problema.

Serve MCNPX per fare le simulazioni del coso a raggi X. Non è installato sul cluster, sul Koris-computer portatile personale clandestino d’emergenza (aka LoSmilzo) non vuole girare, sulla workstation del Capo si deve installare solo con la benedizione del santo santissimo IT, insomma, o Koris lo installa sul suo Blatto personale a casa oppure ciccia. Riportato il problema, la risposta è stata “try to figure out this”, traduzione italiana “arrangiati”.

Servono i flussi di fondo e segnale per ‘sti cazzo di raggi X. Il tizio che dovrebbe calcolarli ha risposto “ma vuoi i numeri?”. No, guarda, voglio i pittogrammi rupestri con le rocce di arenaria in allegato. Risposto che sì, servono i numeri e non i dipinti a olio, il tizio si è dato alla macchia. Siccome con le simulazioni si dovrebbe fare un rapporto segnale/fondo, la cosa è un pochino problematica. Messo a parte dell’inghippo, il Capo ha risposto “try to figure this out”, traduzione italiana “non è un mio problema”.

Non si trovano le librerie di decadimento per D1S. Nessuno sa dove siano, se siano fuggite, se siano mai esistite. Servono per fare i contini della contaminazione radioattiva, per gennaio e prima di subito. A fronte di questo ennesimo impedimento, è stato sentenziato il solito “try to figure out this”, traduzione italiana “cazzi tuoi”.

Mancano due settimane alle vacanze, in cui Koris rientrerà a Merdopoli, Gilet Jaunes (ovvero la rivoluzione francese versione soccial network) permettendo, e l’unica cosa che vorrebbe “figure out” è come aumentare la prosperità di Mileto e dei suoi immobili abusivi.

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Sotto assedio

Terzo week-end di gilets jaunes a piede libero un po’ dappertutto, non ci si può muovere per il rischio o di restare bloccati, o di non riuscire più a tornare a casa. ‘thieu uggioso quando non malmostoso, perché ‘thieu è contrario alla violenza in genere, quando questa non è perpetrata in Diablo II. Sì, i videogames di cui aveva declinato ogni responsabilità scaricandoli con un italianissimo “sono di un mio cugino”, in realtà sono di ‘thieu e ‘thieu ci ha anche giocato parecchio. Ma questa è un’altra storia.

In realtà no, è sempre la solita storia perché, per quanto sotto assedio, Koris non si perde d’animo. Balle, ci si perde eccome, ma visto sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, decide di stordirsi. Persa ogni velleità di assolovere i suoi compiti di angelo del focolare, torna ad essere il demone dello sciacquone (Amperodattilo op. cit.) e gioca. Fra i giochi di ‘thieu c’è Caesar III che Koris non ha mai finito per alterne vicende, per cui si torna a costruire magazzini come se fosse un Natale 2013 qualunque. E quando l’immigrazione diventa un problema, scateniamo il tribuno della plebe Salvinius. Almeno finché ‘thieu non la richiama e Koris cucina una pasta al gratin che sembra uscito da un video di Tasty, quello che al secondo 25 dopo “pollo” e “curcuma” inizia ad aggiungere yogurth, gruviera, salsa di pomodoro e mozzarella a caso per fare il “pizza-flavor tandoori chicken”.

Per il resto, è iniziato il grande count-down. Anzi, i grandi count-down. Dottorando Santuzzo, dispensatore di scarso senso fisico e plot fatti con Paint, se ne va il 12 lasciandosi dietro grandi interrogativi come “quando ti dottori?”. Ma come giustamente ha fatto notare ‘thieu, è un problema di Santuzzo e non di Koris. Fra 18 giorni Koris dovrebbe avere le chiappe sul Thello in direzione Merdopoli, ove non vi siano blocchi alla frontiera, gilets jaunes sdraiati sui binari, tribuni della plebe cispadani che estirpano italiche cittadinanze. Fra meno di un mese sarà il nuovo anno.

E qui casca l’asino. Koris-medusa sta ancora riflettendo di cosa fare, come agire, se agire. Il Capo dice che vogliono ancora rinnovare il Koris-contratto, nonostante la politica locale sembri orientarsi a una diminuzione dei collaboratori del genere (ma senza indulgere alle assunzioni dirette, ma che, scherziamo). Koris fa buon viso a cattivo gioco, ma non è che ne sia entusiasta. Ha finora sempre rimandato le decisioni a gennaio, ora gennaio non è più un’opzione così remota, anche se le opzioni continuano a scarseggiare. Restare è male, andarsene è peggio. Ma magari allo scoccare delle mezzanotte del 2018 cadrà anche l’assedio dell’indecisione.

O magari no.

Deception Island

(Nota: questo post non è sponsorizzato a fini turistici da pinguini brandizzati con velleità chiaraferragniche da influencer)

Se la vostra vita vi riserva solo frustrazioni o se siete nostalgici emo dei primi anni 2000, abbiamo la meta ideale per le vostre vacanze: Deception Island, l’isola della delusione.

Esiste davvero? Certo che esiste: a 120 km dalla penisola antartica, nel mezzo dell’affascinante oceano australe. L’isola, a forma di ferro di cavallo come un atollo da sogno, vi stupirà per le sue spiagge di sabbia vulcanica nera. Avete persino la possibilità di fare il bagno alle estremità settentrionali del mondo: visto che avete le chiappe poggiate sulla caldera di un vulcano, vi basterà scavare pochi centimetri nella sabbia per avere una pozza d’acqua a 40 gradi tutta per voi. E poi, volete mettere la soddisfazione di fare un bagno nelle “Forge di Nettuno”? Spakka di brutto.

Siete amanti delle rovine? Deception Island è il posto che fa per voi! Le stazioni baleniere del XIX secolo, ormai abbandonate, offrono un decoro speciale per le vostre voglie di decadenza. E poi volete mettere i big likes che vi fare sui social network con un po’ di ferraglia e qualche spettacolare luce del tramonto antartico.

Dal punto di vista naturalistico, Deception Island vi offre i pinguini. Un saco di pinguini. Pinguini che escono dalle fottute pareti (quelle che sono rimaste in piedi, insomma). Se preferite il giardinaggio, le prime piante fossili antartiche sono state scoperte proprio su queste sponde. Ora potete bearvi della verdura di qualche muschio o lichene temerario. Nella stagione giusta avete persino i fiorellini.

Cercate la solitudine? Siete serviti: non c’è nessuna stazione permanente a Deception Island, solo alcune installazioni estive. Le stazioni permanenti inglese e argentine sono state seriamente danneggiate dall’ultima eruzione del vulcano nel 1969. Si ricorda che in Georgia Australe vi sono ben 20 persone (e qualche migliaio di pinguini). Non vorrete mica correre il rischio di trovarvi con uno stronzo all’estremo sud del mondo? Infatti, mentlio Deception Island.

Qualora infine il vostro lavoro non vi riservi le soddisfazioni tanto attese, potete sempre limitarvi a stampare e appendere una carta di Deception Island nel vostro ufficio, in forma di muta protesta. Koris sta ancora aspettando che qualcuno se ne accorga, nel mentre prepara la sua fuga per il 63° di latitudine sud.

deceptionisland

Adesso è per caso vietato appendere carte geografiche passivo-aggressive sulla propria scrivania?

P.S. Sì, potrebbe essere un post da leggere in chiave allegorica. Vedete voi.

Maranoya

Koris si sta Zappizzando. Nota doverosa: Zap è un fortissimo speleologo amico di ‘thieu che ha la nomea di essere un orso (e non un Orso, è tutt’altra cosa) poco trattabile e con pochissima pazienza. Bonus: si aggira quasi sempre in ciabatte o in sandali. Zap va in grotta in ambienti inospitali a fare studi scientifici o esplorazioni disagevoli con pochi adepti. Ecco, Koris sta diventando così, sandali a parte, per cui si sfastidia nelle uscite troppo numerose e becere.

L’abisso del Maramoye è una delle cavità più frequentate della regione, con il suo primo pozzo 20×20 all’aria aperta e le felci scolopendre. Per di più, è una grotta facile, adatta anche (e soprattutto) a chi non mastica pane e calcare urgoniano. Koris ci è andata per la terza volta.

Koris si è ritrovata in un’uscita con ben quattro principianti se non cinque. ‘thieu fra i principianti si trova abbastanza bene, in una sorta di evangelizzazione di chiunque voglia mettere il naso sottoterra (e lo fa anche bene, se no non saremmo qui). Koris però no. A Koris piace essere la più scarsa della spedizione, così delega a qualcuno più esperto ogni problema di sorta. Chiamatelo scaricabarile, se volete.

Con quattro principianti no, non si può sbolognare. Solo che la Koris-psicologia perversa fa sì che se un principiante fa una cazzata, Koris lo rassicura, gli spiega dove ha sbagliato e poi inizia a chiedersi “ma perché io non dovrei fare lo stesso errore?”. L’esperienza in questo caso diventa una variabile trascurabile.

Koris ha salvato le apparenze decidendo di armare la grotta, altra attività che mette a dura prova la nulla fiducia in se stessa. Ma il Maramoye è facile e conosciuto, quindi perché no. Quando si è trovata fra le mani in kit di armo, ha pensato che la stessero perculando.

La corda era rosa. ROSA. Rosa Mattel. Il fucsia di Barbie Magia del Fango Fetido. Peccato solo che i moschettoni fossero multicolore, averli avuti rosa sarebbe stato più chic.

Koris è scesa ad armare cantando “I’m a Barbie girl, in a Barbie world” perché il trash fine anni ’90 è più eloquente di mille descrizioni.

L’uscita è passata senza infamia e senza lode, al netto di una crisi di panico nel P20 di un solo getto. Crisi tamponata da ‘thieu che ne sa.

Adesso Koris avrebbe bisogno di un’uscita speleo del disagio intensivo, non al Maramoye che ora ha anche un po’ rotto i siddetti. Ma accompagnata da principianti, piuttosto con una ciurma di nerboruti, a fare la portatrice di kit e la speleo-principessa sotterranea della compagnia. Anche senza la corda rosa.

corda

You’re my doll, rock’n’roll, feel the glamor in pink
Kiss me here, touch me there, hanky panky

P.S. Il Maramoye assomiglia a questa cosa qui.

I giorni della buca di potenziale

In meccanica quantistica, si definisce buca di potenziale un problema unidimensionale in un cui una particella è caduta in buco. No, non si è fatta male. Al di fuori della buca, la particella rimbalzerebbe libera e felice per lo spazio quantistico. Ma è nel buco e no, non tirate fuori cose a cazzo come “effetto tunnel“, per definizione nella buca di ponteziale l’effetto tunnel non funziona (al massimo è l’effetto “tunnel del Brennero”: non c’è; per il “tunnel Gelmini” coi neutrini Koris magari ve lo spiega un’altra volta).

Comunque, la particella sta nel buco. E rimbalza da una parte all’altra del buco, a seconda della sua energia iniziale e degli autovalori. Oscilla armonicamente, ma resta nel buco. Nei secoli dei secoli, amen. A meno che non arrivi una perturbazione esterna a liberare la particella.

Koris in questi ultimi due giorni è in una buca di potenziale (perché sabato e domenica era in un buco vero, ma questa è un’altra storia). Avrebbe della roba da fare, ma la voglia di superare i muri della buca e farla è talmente bassa da essere trascurabile. Koris rimbalza da una parete all’altra della sua buca senza concludere granché.
Non che gli apporti di potenziale esterno aiutino. Il Capo fa casino, il MegaCapo non ne parliamo nemmeno, altri la prendono come se fosse la segretaria di turno. Il Russowsky che le ha fregato i calcoli neutronici ora piange perché gli fanno fare e rifare sedici volte le stesse cose, il PiccoloZarDiTutteLeRussie è una fase stattiacasa di protesta. Il mondo gira abbastanza vorticosamente da ritrovarsi sempre nello stesso punto.

Potrebbero esserci due riunioni, una domani e una venerdì, che potrebbero rissolevare il Kors-morale e farla uscire dalla buca. Ma con ogni probabilità, la riunione di domani finirà per rifilare le cose interessanti a qualcun altro, mentre quella di venerdì non avrà luogo. Quindi forse tanto vale cominciare ad arredare la buca di potenziale.

P.S. Qualora ci si siano svarioni fisici Koris chiede venia, sono passati quei dieci anni dall’esame di meccanica quantistica.

Vibrioni eco-friendly e non proprio per tutti.

L’altro giorno, mentre annegava in un mare di spam, a Koris è capitata sotto gli occhi una newsletter alternativa eco-friendly che annunciava “vivere senza frigo si può!”. Che è come venire a parlare di corde (e non da arrampicata) in casa dell’impiccato, perché Koris ha davvero vissuto per più di un anno senza frigo. Era l’epoca del SonnoDellaRagione, la cosa nacque come una sfida temporanea e si finì nella psicosi, ma si sa.

La newsletter pubblicizzava un libro, “La nostra avventura senza frigo” di Marie Cochard, secondo cui tutti possono vivere senza frigo, dopo aver letto 142 pagine di testi carini e relative foto pucciose e sovraesposte. Tutto molto bello, tutto molto simpatico ed eco-friendly. Ma è veramente così? Vivere senza frigo è davvero alla portata di tutti? Siamo schiavi della lobby dei congelatori? Koris vi offre la sua testimonianza, a partire dai commenti sui vari alimenti citati dalla tipa.

Burro: è sufficiente metterlo in un recipiente chiuso, riempito d’acqua per evitare che diventi rancido. Vero: lo facevano già le nonne, esistevano dei recipienti apposta. A ogni uso, togliete l’acqua e la rimettete. Il burro resta a temperatura ambiente e non è mai troppo duro. Ammesso e non concesso che d’estate non abbiate 35 gradi in cucina. In quel caso il vostro burro subacqueo è fottuto. Ah, qualora non faceste attenzione a non lasciare nessuna bolla d’aria nel burro spalmato nel recipiente, il vostro burro è ugualmente fottuto.

Porri, bietole, sedano, cipolline: da porre ognuno in un vaso di fiori, al sole, cambiando l’acqua regolarmente. Funziona benissimo, ma se avete la cucina che si affaccia su un cortile chiuso siete fregati, le verdure marciscono e basta. Potete decorare il salotto, perché no. Per altro, qualora si trovino nella stessa spesa porri, sedano e bietole, la decorazione di tutta la casa è assicurata.

Carote: prendere un vado pieno di sabbia e ripiantarle. Per averla provata, questa necromanzia vegetale non funziona per nulla. Non solo non conservano l’aroma, marciscono. Forse Koris non aveva la sabbia adeguata, ma pure il SonnoDellaRagione desistette a ri-piantare le carote, per quel che serviva. Vedi come sopra per barbabietole e cavoli rapa: il tempo di conservazione insabbiati e in superficie è del tutto comparabile.

Carne: esiste un solo modo, sotto sale, come si fa dalla notte dei tempi. Si mummifica il pezzo sotto sale, lo si tiene lì per 24 ore, dopodiché lo si avvolge in uno straccio e lo si tiene appeso al soffitto di una stanza con temperatura costante a 21 gradi per 21 giorni. Non ci sarebbe da aggiungere altro, del resto chi non ha una stanza termoregolata da dedicare all’impiccagione dei prosciutti? Ops, vivi in un monolocale di 30 metri quadri preda delle alterazioni termiche? Cazzi tuoi. Se per assurdo ti avanza una coscia di pollo o due polpette da cuocere, saluta l’amico vibrione.

Pesce: non se ne parla. Immaginatevi un pesce fuori frigo per più di due ore, magari d’estate. Senza frigo, o il pesce è cotto e mangiato, oppure lasciate perdere. A meno che non abbiate un giardino per affumicarlo a dovere e conservarlo.

Cipolle: pensate, potete metterle in una calza di nylon e farle spenzolare per la cucina! Oppure fare come l’Amperodattilo e lasciarle nella dispensa. Le cipolle stanno in frigo per comodità, non per necessità, non ci voleva l’eco-friendly a dircelo.

Formaggi: a pasta dura, resistono in una cantina buia e fresca, sotto la loro campana apposita. Se non avete la cantina fresca potete sempre guardarli avvizzire. Formaggi a pasta molle, addio per sempre, a meno di non essere amanti dei formaggi coi vermi. Ovviamente, la mozzarelLOL.

Yogurt: la tipa prende per assiomatico che lo yogurt venga fatto e mangiato illico, la conservazione non è contemplata.

Fragole, uva e simili: si consiglia di metterle a mollo nell’aceto. Koris dice anche no, mangiateveli subito. L’aceto non cambia assolutamente nulla.

Uova: ah, ma tanto anche nel supermercato le uova non stanno in frigo. E qui ci sarebbe da fare un poema sulle variazioni termiche in cucina. Se è estate, buongiornissimo, salmonellosi?

Latte: la tipa non ne parla, ma Koris vi dà la sua personale esperienza. Tre giorni fuori frigo (parliamo della confezione aperta) e diventa orribile. Koris è sopravvissuta all’avvelenamento avendo cura di farlo bollire ogni volta per eliminare le eventuali repubbliche di batteri.

Gelati: no, vabbè, ma di che stiamo a parlare?!

L’autrice dell’avventura ammette candidamente di consumare solo biologico a km zero, pochissima carne e prodotti caseari, di fare attenzione agli sprechi, di sapersi organizzare. Tutto molto bello, fantastico, meraviglioso. Ma per la Koris-esperienza senza frigo significa soprattutto una cosa: sei schiavo di quello che mangi e vivi nel terrore delle scadenze (e del cibo avariato). Bisogna trovare il tempo di fare la spesa tutti i giorni e, se non si rientra nel formato famiglia, prediligere le monoporzioni (che significa, au passage, più imballaggi e più rifiuti, a meno di prepararsi da sé gli shottini di passata di pomodoro, per dire, ma non tutti hanno l’hobby delle conserve per la domenica).

Per inciso, potrebbe essere utile citare alcuni elementi architettonici necessari, buttati lì come se fossero alla portata di tutti:

  • Una cucina spaziosa, soleggiata ma non troppo;
  • Una cantina senza topi vogliosi di divorarvi i formaggi, ovviamente pulita, impeccabile e un paio di metri sotto terra per consentire la temperatura costante.
  • Una stanza di impiccagione per prosciutti. Sembra che possiate usare la cantina, se questa ha i medesimi requisiti di cui sopra. E lo spazio, ovviamente.
  • Un giardino per affumicare il pesce senza ammorbare la casa. Terrazzi e balconi sconsigliati onde evitare pogrom condominiali.

Bonus: sarebbe anche necessario il tempo per rifornirsi e per fare conserve, insaccati, pesci affumicati, formaggi sul momento, collane di peperoncini e via dicendo. Magari non tutti hanno la Koris-vita di cacca, ma insomma, la vita non è solo cibo.

Qualora foste dei poveracci che vivono in città (orrore!), dove magari l’estate fa persino caldo e non avete la voglia di fare la spesa tutti i giorni perché lavorate a tempo pieno senza orari flessibili… beh, fate prima a rifornirvi da McDondald. O alla pizza a domicilio. Ovviamente tutte quelle ricette che dicono “lasciate raffredare in frigo per un’ora” potete dimenticarle nell’oblio dei secoli, perché nemmeno mettere il dolce sul davanzale in pieno inverno fa lo stesso effetto (al massimo ve lo scagazzano i piccioni). Ma magari la gente ora odia il tiramisù, vai a sapere.

È vero, fino ai tempi delle nostre nonne il frigorifero non c’era, al massimo per i più evoluti esisteva la ghiacciaia, e si viveva lo stesso. Tuttavia, qualora non si fosse notato, non era proprio la stessa vita: le donne, in particolare le madri di famiglia, non lavoravano o lavoravano poco, con molto più tempo a disposizione per cucinare e fare la spesa giornaliera. Capitava che si vivesse in famiglia “allargata” e ci fosse una nonna casalinga che aiutasse in tal senso. Era un altro modello di società, senza entrare nel merito del migliore o peggiore. Non è applicabile a scatola chiusa al terzo millennio. Se poi vogliamo raccontarci che l’umanità ha vissuto fino al XX secolo senza frigo, allora possiamo dire che è (soprav)vissuta anche senza antibiotici e vaccini, non è una ragione per smettere di… oh, fermi tutti, esempio sbagliato, scusate tanto.

Per concludere: possiamo fare un po’ più attenzione a quello che mangiamo e agli sprechi? Per esempio evitando di comprare sedici tonnellate di salsiccia con scadenza domani? Certo, così come si potrebbe fare attenzione a comprare roba “di stagione” evitando l’insalata di fragole e mirtilli a gennaio, ma anche la quinoa da agricoltura biologica direttamente dalle steppe del Cile (che anche se la quinoa fosse la più bio possibile, il trasporto non lo sarebbe). Dobbiamo per questo tornare a vivere senza frigo in nome del risparmio energetico, in verità non così pronunciato, con la paranoia dello smaltire carote sulla via del suicidio e prosciutti avvizziti sulla forca? Forse non è proprio indispensabile la demonizzazione (e negazione) del progresso.

zuul

Anche se, in assenza del frigo, non possono comparirvi per casa creature come Zuul e affini.

P.S. Sapete cosa rende più schiavo del vivere senza frigo? Vivere senza lavatrice e senza accesso a una lavanderia automatica. Ma di quello non vogliamo parlare.

Overly Attached Santuzzo

(Nota di cui non frega niente a nessuo ma vabbè: la giornata di ieri sarà passata sotto silenzio, perché se uno deve rovinarsi il fegato allora è meglio l’alcol della bile nera)

Koris esce dal suo ufficio per andare a parlare col Capo e sulla soglia inciampa in lui. L’unico (si spera). Inimitabile (anche). Dottorando Santuzzo. In maniera iperbolica, dottor Santuzzo, ma visto che si avvicina alla discussione di dottorato senza toccarla mai, resta dottorando Santuzzo.

Il Koris-cervello vaglia la possibilità che Santuzzo stia cercando lei: probabilità bassa. Quindi si trovava qui per caso o per vedere qualcuno nei paraggi. Che fare? Ignorarlo? Concedergli il sorriso dei condannati ai morte? Salutarlo? Alla fine Koris fa la scelta peggiore.

“Come va?”

Koris si è dimenticata che la stessa domanda rivolta a lei nel giugno 2013 scatenò una reazione isterico-depressiva. Koris ha la memoria corta. Ma Santuzzo è un essere gioviale e benedetto dagli dei, quindi si illumina di immenso.

“Bene, bene! Ho mandato la tesi!”
“Ottimo! Agli esaminatori?”
“No, al mio relatore.”

D’oh. Santuzzo non è un essere gioviale, è un essere ignaro che danza su filo teso di traverso su una voragine infernale.

“E quando la mandi agli esaminatori?”
“Appena il relatore mi dà luce verde”
“Ma la discussione quando sarebbe?”
“Ah, non lo so”

Meh. Santuzzo, a settembre ti si era detto che non era pensabile di discutere a fine novembre. Ma nemo est profeta in patria e qui sei fai il profeta finisce che ti linciano come uccello del malaugurio.

“Però fra un mesetto torno in India”
“Ah, davvero? E quando torni qui?”
“Uhm, non torno”
“E per la discussione?”
“Ah, uhm, non so ancora. Però voglio continuare a collaborare con te! Lavoriamo assieme! Abbiamo ancora almeno tre articoli da scrivere! Teniamoci in contatto!”

Frena, Santuzzo, frena. Koris ha smesso di credera da un po’ alle relazioni a distanza, non è certa che questa cosa possa funzionare. Tu dici tre articoli, poi diventano due, poi uno, poi ti trovi un altro co-autore. È il ciclo naturale delle cose. E soprattutto Koris non è sicura di volersi beccare su Skype i tuoi “Please, help me!” ad orari indiani.

“Ehm, io ora devo andare dal Capo, facciamo che poi ne parliamo con calma?”
“Sì, sì! Con calma! Ho tante cose da chiederti!”

Questa deriva di Santuzzo a fine dottorato sta diventando ogni giorno più inquietante.

overly

Qualcosa del genere, versione Santuzzo.

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