No futuruuuu

Buongiornissimo da Koris e dalle sue quattro ore di sonno. Che potrebbero essere anche tre, non è ben chiaro, i passaggi a un certo punto si fanno nebulosi. Alle dieci, mentre Koris guardava “Death Note” prendendo lezioni di cazzimma, ‘thieu si è messo a pigolare che era ora di andare a dormire; ‘thieu è un meraviglioso essere umano che ha bisogno delle coccole per addormentarsi, quindi si piazza a quattro di bastoni nel letto e russa appena ha deciso di averne avute a sufficienza. Il Koris-cervello, al contrario, ha captato il segnale orario delle isole Tuvalu ed era più arzillo che mai, soprattutto per un allenamento di overthinking intensivo. Verso le undici Koris insonne se n’è andata nell’altra camera perché si rigirava come una frittata e ‘thieu russava. Ha atteso. Ha atteso ancora. Ha atteso ancora e ancora. All’ora che si scoprì essere mezzanotte si è alzata ed è andata a prendere il computer perché se sei insonne tanto vale portarsi avanti con le serie. Koris ha guardato due puntate di “The Crown” nell’assurda convinzione che le avrebbero fatto venire sonno; in realtà, visto che odia un po’ tutti a turno, ogni volta che guarda “The Crown” Koris ha le energie sufficienti per rovesciare la monarchia, venendo a nuoto dalle sopra citate isole Tuvalu (ieri sera si è trovata d’accordo con la Tatcher e non solo perché impersonata da Gillian Anderson, direi che non si può fare peggio). Alle due Koris ha detto anche basta Netflix che c’abbiamo una dignità. Peccato che non c’abbiamo sonno. È seguita (almeno) un’ora di rigiramenti e piagnistei, con tanto di discesa nel gorgo nero che si fa sempre più vicino. Colonna sonora di motorini in strade perché il coprifuoco alle 18 è per gli stronzi. A un’ora imprecisata Koris si è addormentata per svegliarsi devastata alle sette. Devasto a parte, non resta molto.

Lunedì la Koris-mascella si è svegliata storta, letteralmente, al punto che Koris ha mangiato solo zuppe e yogurt perché se masticava le pareva che le stessero scalpellando la faccia. L’indomani aka ieri il dolore era sparito nel nulla. Non è dato sapere cosa sia successo o perché. Ora si leverà il coro del “è psicosomatico” e va bene, ok, la Koris-salute mentale è abbastanza deturpata da qualche mese a questa parte, ma se possiamo evitare di deturpare anzitempo l’involucro sarebbe accettabile. Che poi una si ritrova a piagnucolare alle tre di notte che magari è venuto (di nuovo) il momento di liberare l’anima dal suo carcere terreno e farla esistere in un’altra configurazione elettronica. Facciamo che non ne parliamo.

Dopo giorni se non settimane se non mesi di dubbio, pare che lo spettrometro gamma di Koris dovrebbe arrivare a fine marzo. Più o meno per quando è previsto il massimo picco di diffusione del coviddi che beve il the alle cinque e guida a sinistra, insomma, il coviddi degli stronzi di “The Crown”. C’è quella sottile aria di lockdown al momento opportuno, e finirà che lo spettrometro gamma sarà installato il quinto venerdì della settimana del settordici di lugliembre del duemilamai. Tanto il Koris-progetto non ha assolutamente buttato al cesso sei mesi. L’ottimismo è il profumo della vita, ma guada caso il coviddi non ti fa sentire i profumi.

Lunedì Koris deve tornare a Neutronland con frequenza perché arriva il suo tirocinante. In un altro periodo storico questa cosa forse le avrebbe generato altri sentimenti, tuttavia ormai i Koris-sentimenti si limitano a “speriamo di non nuocergli troppo”. A parte la paranoia che il tirocinante sia più sveglio e più intelligente di Koris, che ci vuole poco, e che la sbugiardi in quattro e quattr’otto come l’impostrice che è. Che si diceva dell’ottimismo?

Sempre per il ciclo “quando il bicchiere è mezzo pieno vuol dire che è avvelenato”, Koris ha discusso venerdì sera con l’editor del malloppo. Ha dovuto persino farsi le sue ragioni per certe modifiche su cui non era d’accordo, cosa che di solito non le è congegnale. L’editor ha annunciato che la prima parte del malloppo potrebbe persino uscire quest’anno se si sbrigano. Koris è abbastanza convinta che sarà una catastrofe nonché un flop perché non c’è nulla di pronto.

In cielo c’è la nuvola che porta la polvere del Sahara, ma sull’orizzonte degli eventi le nubi di tregenda non scherzano mica.

Peggio di così?

Piante morte, Koris quasi

L’echeveria, la piantina che una Koris colma di speranze aveva comprato lo scorso febbraio per decorare l’ufficio, è volata nel paradiso delle piante. Dal lockdown di marzo non era troppo in forma, aveva fatto di tutto per cercare di sopravvivere, ma alla fine si è arresa al fato inevitabile, marcita dall’interno. Koris non riesce a non pensare che tutto sommato le loro sorti siano legate, in fondo ormai Koris fa abbastanza parte del mondo vegetale. Soprattutto quello che è marcio dentro.

La Koris-vita continua a essere una sorta di reboot di giornate tutte uguali in cui tutto fa abbastanza schifo, e più tutto fa schifo più viene voglia di essere altrove. Solo che non ci sono le energie per essere altrove e probabilmente nemmeno il budget. Parlando di budget, Koris si è fatta tentare e ha comprato ben sette videogiochi su GOG. Tutti punta e clicca per disagiati che devono devolvere la scrivania allo smartuorchi e che non sanno giocare con la tastiera. C’erano le promozioni al 90%, la folle cifra spesa ammonta a 12 euri. E ultimamente i videogiochi aiutano non poco a sfuggire da questa realtà con zero stelline di recensione, 100% non raccomandabile.

Lo sperpero di denaro è stato ovviamente mal preso dell’inconscio che ha iniziato a ripetere in loop “e se poi te ne penti?”. Anche perché lunedì il Capo ha ammesso in tutto il suo candore che le assunzioni sono bloccate fino al 2022 e oltre, e che erano bloccate anche prima. Quindi il posto per Koris non è mai davvero esistito e ancor grazie che hanno trovato una pedina da spostare da un posto all’altro, se no erano cazzy amary. Koris ha provato i soliti sentimenti contrastanti, da una parte perché allora non è colpa del suo cv che fa schifo, dall’altra perché le parole “assunzioni bloccate” le ha già sentite anche troppe volte. E poi si sa che c’erano delle liquidazioni d’oro da pagare a discapito di nuove assunzioni, il coviddi è stato solo la scusa principe da sfoderare al momento opportuno. Koris sta leggendo “Germinal” di Zolà, il che non aiuta, visto che se ne esce con cose come “perché ad ogni crisi si decide di lasciar morire i lavoratori per salvare i dividendi degli azionisti?”. E sì, bisogna contestualizzare un libro scritto nel 1885, che le cose non sono nemmeno paragonabili al quadro attuale. Però sì, cazzo.

L’Amperodattilo ha mandato un pacco pieno d’olio e di leccornie. Il pacco è attualmente in ostaggio a Rognac perché al corriere pesava il culo di portarlo a Marsiglia. Perché non potevano consegnare senza il numero di telefono, e anche se il numero di telefono era scritto sul pacco, non era nel campo giusto quindi era come se non ci fosse. C’è gente che si arrangia e ci sono i paraculi che la sfangano sempre. Koris non appartiene al secondo gruppo.

Koris ha ricevuto una mail dall’editor che l’ha lasciata insonne, circa modifiche al malloppo con cui Koris non è molto d’accordo. Solo che com’è noto Koris non sa farsi le sue ragioni in maniera civile, quindi o abbozza (e piange), oppure si decide che non se ne fa nulla (e piange lo stesso). Urge un corso di adulting, ma anche di relazioni sociali per cui si è fuoricorso dall’asilo.

Anche con questo post ci scusiamo per la negatività debordante. Un giorno andrà meglio. Forse quando avremo raggiunto l’echeveria.

Tranquillo, inspiroBot, lo abbiamo già imparato.

E qualora non fosse abbastanza…

All’osteria numero mille! Paraponziponzip… ahem, buongiornissimo kaffè uffa vediamo ki mi saluta. No, questo non è un tentativo di guadagnarsi l’insanità mentale, anche se servirebbe. Per essere precisi, l’insanità mentale c’è già, ma potrebbe essere utile farsela certificare, in modo da poter scrivere sui soccial “sono paXXa” a ragion veduta. Sì, un altro po’ di senno si è perso per strada, la motivazione è ormai una vittima illustre e stiamo organizzando una veglia funebre per qualunque velleità di miglioramento. Ottimismo a palate. Koris aveva scritto “umorismo” ed è tornata indietro a correggere, lapsus freudiano? Noi di Voyager pensiamo di no.

Lunedì c’è stata un’agevole riunione di due ore col diversamente piacevole gruppo di FarFarAway. Siccome un buon 94% delle cose dette non la riguardano, il 5% sono circa il posto che non ha avuto e solo un 1% può suscitare un qualche interesse, Koris era occupatissima a cucire elastici alle mascherine mentre la gente discuteva. Si doveva pur fare qualcosa di utile, in fondo. La riunione volgeva al termine quando un individuo che chiameremo Trombone (perché è quello che è) ha buttato lì con nonchalance “ah, ho sentito il responsabile del laser presso cui dovreste utilizzare il Koris-strumento in costruzione; beh, non potete usarlo perché non sono autorizzati ad avere materiale attivato. Cià, belli, statemi bene”. SDENG! Koris è passata dal mondo del cucito direttamente all’universo della bestemmia mosconiana acrobatica.

Momento divulgazione malfatta: Koris sta costruendo uno strumento che rivela neutroni, i grandi centristi dell’atomo, quelli che non sono né di destra né di sinistr… ahem, né positivi né negativi. Tuttavia sono fondamentali per tenere assieme il nucleo atomico, perché le larghe intese mica le hanno inventate gli umani. Quando un neutrone isolato colpisce un nucleo atomico, c’è un’alta possibilità che questo diventi instabile, cioè radioattivo: si chiama attivazione neutronica. Se prendiamo questi atomi diventati radioattivi e li analizziamo, possiamo scoprire quale fosse l’energia del neutrone incasinatore, da dove venisse, quali fossero i suoi sogni, se mette il parmigiano sulla pasta col tonno. Lo strumento di Koris funziona così: ha un certo numero di materiali sensibili a diversi neutroni, i materiali vengono buttati in pasto ai neutroni e poi vengono analizzati per vedere chi è stato a traumatizzarli. Questo in parole poverissime e spiegato male ma proprio male ma che peggio non si può.

C’è un problema, squisitamente amministrativo: per quanto Koris abbia scelto materiali che non diventassero future catastrofi nucleari, sempre di radioattività si tratta. Quindi serve un’autorizzazione per usare uno strumento che attiva materiali. E il laser che ha specificatamente chiesto a Koris di sviluppare lo strumento non è autorizzato a usare queste tecniche. Si potrebbe chiedere una deroga, ben che vada il governo impiega sei mesi a rispondere, il contenuto di sbattimento è altissimo. Riassumendo: Koris sta sviluppando uno strumento che è molto probabile che non potrà essere mai usato.

Questa è l’ennesima goccia che si aggiunge al grande vaso dello sbrocco nel Koris-cervello. Perché nonostante lei stia cercando di crederci con tutte le sue esigue forze rimaste, c’è sempre un nuovo intoppo indipendente dalla Koris-volontà. Ricordiamo che il progetto è cominciato con un intoppo fondamentale, che spiegheremo non coi neutroni, ma con una similitudine: vi dicono che dovete pesare delle mele, ma non sapete se dovete pesarne dieci a una per una, venti sacchi da cinque mele ciascuna, oppure una piattaforma piena di container stracolmi di fottutissime mele. Che bilancia usate? Ecco, il problema è uguale. Poi si è rotto lo spettrometro. Poi c’è stato il lockdown. Poi il secondo lockdown. Poi è saltato per aria il posto che il Capo aveva dato per sicuro-sicurissimo. Poi non sono arrivati i materiali perché Brexit means Brexit e sì, potevano arrivare solo dall’Inghilterra. Poi non si sa quando arriverà lo spettrometro perché boh. Ora questo.

Koris non sa se la faccenda si risolverà alla svelta. Non sa nemmeno se la faccenda si risolverà. Ma la motivazione è a un livello così infimo che Koris non saprebbe dire se le importa ancora o meno.

Grazie, InspiroBot, ma stiamo cercando di smettere

Continua il diversamente bene

Le notizie sulla Koris-scomparsa da questo universo erano, purtroppo, esagerate. Non si blogga niente perché c’è un reload di giornate tutte uguali in cui non succede niente di interessante, quando proprio non succede niente di niente. Cambiano soltanto gli incubi notturni variegati e assortiti. Per esempio stanotte Koris ha sognato che, non essendo utile allo sforzo produttivo del paese, le toglievano la copertura sanitaria. La notte precedente ha sognato esumazioni e spionaggio complottistico. Insomma, c’è tanta serenità. Solo che è da qualche altra parte, non qui.

Koris in questo preciso istante è in crisi perché non sa se deve normalizzare le sue funzioni di risposta alla superficie della sorgente o meno. Quindi entra ancora più in crisi perché si dice che un vero fisico lo saprebbe. E che in fondo è per questo che a fare il fisico non la vuole nessuno, perché lo sanno che Koris non sa fare davvero le cose, alla meno peggio si barcamena e fake it until you make it. Però si vede quando fai finta e mica vuoi tenerti a tempo indeterminato una che fa solo finta, no? Infatti. Da cui probabilmente gli incubi di cui sopra.

Nel mentre si è adottata la politica “il coviddi c’è ma a noi ce lo puppa”. Non si capisce bene cosa/come/quando/dove/perché. Non si capisce se si vive in un fragilissimo equilibrio che potrebbe saltare per aria da un momento all’altro o meno. Non si capisce e basta. O forse Koris non è abbastanza intelligente per capire, che è un’ipotesi valida, visto il paragrafo di cui sopra. Ormai non si sa nemmeno se augurarsi che la bolla scoppi, così ci si chiude e si sgonfia il bubbone una volta per tutte, o che tutto resti così fino all’estate in cui si spera ci siano miracoli. L’ennesima incertezza non contribuisce al clima ansiogeno di questi giorni.

L’ansia, già. Se potesse, Koris si sviterebbe la calotta cranica e lascerebbe il cervello in formaldeide. Magari come guscio vuoto dedito alle sole funzioni vitali vivrebbe meglio. Si trova sempre immersa in un vortice di pensieri negativi che innestano reazioni a catena fino al momento culminante del “no futuruuuu!”. Ci sono brevi, anzi brevissimi momenti in cui Koris si sforza a pensare che andrà meglio e che qualcosa di buono succederà, ma poi si ripete che deve trattarsi di un bias cognitivo per cui “ogni scarrafo è bello a mamma sua”, ma in verità lo scarrafo è una monnezza. Che fatica.

Koris cerca di non ammorbare nessuno e soprattutto non ‘thieu col suo vortice mentale. Anche perché ognuno si porta dietro un suo pacchetto personale pieno di cacca e non è il caso di caricare cacca altrui. Questa immagine evoca una fila di scarabei stercorari che spingono palle di escrementi più o meno grandi su da una collina. Solo che spesso e volentieri Koris sente che la sua palla di cacca molla le scivola dalle zampe e le rotola addosso. Dopo un po’ si rialza e ricomincia a fare la sua pallozza e a portarla su per la collina. Ma per quanto può durare ancora?

Insomma, da questo blog solo trionfante ottimismo. Scusate.

“Apri la tua mente” ma solo se riesci a scoperchiarti il cranio con un apriscatole.

Voragini di stanchezza

Per quanto Koris possa descriversi con parecchi aggettivi in questo periodo diversamente piacevole (e nessun aggettivo è lusinghiero), ce n’è uno in particolare che la spunta su tutti: stanca. Koris vive avvertendo sulle sue capienti spalle la pressione del fondo della Fossa delle Marianne, posto in cui vivono solo creature amene come gamberetti corazzati d’alluminio. Solo che Koris si è persa la corazza da qualche parte e si sente schiacciare da questa metaforica colonna d’acqua. Tanto che si sente più simile agli altri abitanti della Fossa, le alghe unicellulari; deve essere bella la vita di un’alga unicellulare, pochissimi problemi filosofici. Avremmo dovuto restare delle alghe unicellulari, l’evoluzione è stata una fregatura.

Koris si alza stanca, lavora stanca, mangia stanca e cucinare la stanca ancora di più, si trascina stanca fino al letto la sera dove, stanca morta… non dorme. Sarebbe troppo semplice, altrimenti. Non ci sono tuttavia prove scientifiche che la stanchezza sia data dall’insonnia, perché anche quando Koris dorme (e fa incubi pittoreschi), si sveglia comunque stanca. C’è un carico di stanchezza che pare non esaurirsi mai, non curabile con mattinate sonnolente e plizzoni, sonnellini, serate spiaggiati sul divano davanti a Netflix e altre attività che rilassano l’umano bipede medio. E talvolta Koris si sente troppo stanca anche per le attività rilassanti, il che è un controsenso, ma così è anche se non vi pare.

Koris si sente soprattutto stanca, anzi, esausta dal dover fare piani che poi si rivelano nella miglior ipotesi inutili e nella peggiore da rifare. Pianificare le irradiazioni senza sapere se ci sarà lo spettrometro gamma, se l’acceleratore funzionerà, se non ci sarà il lockdown atto tre la nemesi e quindi al momento giusto non arriverà qualcuno di FarFarAway a dire “il mio progetto è più importante, Koris, togliti di mezzo e lasciami il tuo posto” (qualunque cosa pare più importante del Koris-progetto, ce ne faremo una ragione). Pianificare il progetto stesso, che aveva una programmazione meravigliosa fino a marzo 2020, che ha iniziato a perdere pezzi a giugno ma era ancora in squadra, che ormai è andato a puttane alla malora per ragioni che, tutto sommato, non dipendono da Koris. Pianificare pranzi e cene a basso contenuto di grassi insaturi, perché qui non ci si muove abbastanza, ‘thieu se lasciato a se stesso prepara sugna d’anatra rosolata nella crème fraiche con cinque formaggi, e qui si deve mangiare verdura a palla. Pianificare un futuro che ora come ora pare non pervenuto. Pianificare uscite speleo, con l’aggravante del coprifuoco alle 18, sempre nel terrore di un “mes chèrs compatriotes” alla radio da un momento all’altro che ti richiude in casa fino a nuovo ordine. Pianificare cosa fare in caso di “mes chèrs compatriotes” alla radio. Pianificare le pianificazioni come reazione all’ansia e all’incertezza generale.

“Ho l’impressione di costruire un sacco di castelli di carte che al minimo soffio di vento crollano in maniera miserabile”
“Guarda che in questo periodo è così per tutti…”
“Lo so, ma…”
“Sì, è vero, a te crollano in maniera particolarmente miserabile, lo ammetto”
“Grazie, eh. Tu sei quello che dovrebbe confortarmi”

E niente, si continua così. A pianificare per sport e a vedere i castelli di carte crollare, aggiungendo pressione a pressione, sempre con il sentore di essere vicini al collasso ma non ancora al collasso. Poi magari dalla voragine di stanchezza esce Cthulhu e ci fagocita tutti, a questo punto ci farebbe persino un piacere, così chiudiamo la questione e smettiamo di pianificare.

Se il destino comincia dove finiscono i piani, allora siamo pieni di destino. Un sacco di destino. Nell’orifizio di dietro. (Sempre la saggezza di inspirobot)

Di nuovo sull’orlo del baratro

Dopo aver indorato la pillola in ogni modo, pare che ci risiamo, che la già scarsa libertà di movimento sta per diventare ancora più scarsa, fino a ridursi a “ora d’aria a correre fra le merde di cane”. Come dicono i Francesi, ce l’abbiamo appeso al naso. E visto che di naso si tratta, il qualcosa appeso al naso non ha nemmeno un buon odore. Nemmeno il Capo, ottimista fino all’assurdo, riesce ad essere ottimista, quindi la situazione deve essere catastrofica.

Koris ha la testa piena di fuffa, e come ogni volta che ha la testa piena di fuffa, diventa un fuffa-generator. I pensieri si rincorrono nella scatola cranica, vanno a sbattere contro le pareti, cercano di uscire e si trovano ancora più imbrigliati di prima. Finisce che Koris sente il bisogno di fare delle non meglio precisate cose, ci prova, si accorge di fare schifo più o meno in tutto, quindi non osa più fare un tubo. Ma il bisogno di fare cose non s’è calmato, quindi si sente in colpa di non fare. Così all’infinito, fino ad arrivare a una dimensione cosmica della colpa e del bisogno di fare. La serenità è un concetto ormai sconosciuto.

L’unico posto in cui Koris sta bene è in grotta, per alchimie non meglio precisate. Tuttavia non è ancora riuscita a farsi dare un lasciapassare anti-coprifuoco e anti-lockdown per andare in grotta anche in periodi impossibili, pare la speleo-terapia psicologica non sia riconosciuta dalla scienza moderna. Quindi niente, si va poco e male, quando Koris vorrebbe solo teletrasportarsi nel Vercors o alla Pierre-Saint-Martin, rotolare per pozzi e meandri fino a profondità importanti, uscire gelata e zozza, quindi lavarsi e mangiare l’equivalente del suo peso in trigliceridi. Invece no, col cazzo, quindi ci si sente in colpa anche a mangiare salsiccia&patate non giustificabili da uno sforzo fisico importante. Che vita impossibile.

Un’altra cosa di cui Koris sente crudelmente la mancanza è il gioco di ruolo, una delle due o tre occasioni di socialità che si concedeva prima della buriana covidica. Sarebbe bellissimo sedersi a sei attorno al tavolo sulla veranda di Van, ordinare la pizza unta da Michel che non consegna mai prima delle otto, tirare fuori dadi e schede dei personaggi e complicare azioni che nella testa del DM dovevano durare due turni, non fino a mezzanotte. E invece anche quello col cazzo; per altro la combriccola latita ed è restia a Skype, quindi nemmeno il gdr versione palliativa.

Per evadere, Koris ha iniziato a costruire un impero cinese a Emperor. Poi si sente incapace perché quegli stronzi di contadini cazzeggiano anziché coltivare canapa (o forse se la fumano), l’economia va in malora e la città si spopola. Quindi Koris si sente in colpa perché non finisce mai un gioco (vabbè, a pare “Syberia”) e a trent’anni e passa sarebbe anche il caso di darsi una regolata (o aspettare l’età dell’Amperodattilo, per cui l’essere gamer è giustificabile con… la stagionatura, diciamo). Poi si ricorda che dovrebbe scrivere mille cose, leggere pagine e pagine, fare mille altre cose, pulire i cessi o trovarsi un futuro e allora il baratro della colpa si apre sotto i suoi piedi.

Il lavoro ormai sta diventando un sequenza di cose boh. Koris sta organizzando una campagna di irradiazioni per fine maggio, ma… chissà. Perché non si sa quando arriva lo spettrometro gamma, indispensabile per le misure. O meglio, si sa ma non si sa, lo sapremo una decina di giorni prima della data pattuita (a cazzo, dal servizio acquisti, non ne parliamo che è meglio). Se non arriva, sono fringuelli per diabetici, perché non si sa bene come organizzare caratterizzazioni e tutto. Questo se non ci sarà il lockdown francese atto tre, perché in quel caso Koris non vuole nemmeno pensare cos’altro potrebbe succedere. Però Koris pianifica e fa i conti, perché la Capa ha detto di farlo e perché è tanto bello veder saltare per aria i propri piani, ancora una volta. Poi c’è l’arrivo del tirocinante a marzo e se non si possono fare le misure, che minchia gli facciamo fare, mistero. Ah, il tutto per un “grazie, ora se ne vada” fra un anno e mezzo. Merdaviglioso.

Insomma, c’è poco da stare allegri, e infatti non siamo allegri. “Uh, Koris, ma c’è gente che ha problemi peggiori” e lo sappiamo. Ma anche senza i problemi peggiori della fantomatica altra gente, la sanità mentale è appesa a un filo. Koris un po’ vorrebbe piangere, ma non ci riesce.

E infatti qui non si sta divertendo nessuno (pure la foto sulla neve, InspiroBot demmerda)

Scartoffie, mortazze e punta-e-clicca

Le cose continuano ad andare per lo più male, o per essere ottimisti (che sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re), diversamente bene. Koris giovedì è stata convocata in ufficio dalla Capa che poi si è dimenticata di venire, cosa che la faceva molto ridere e che non faceva ridere Koris proprio per un cazzo, e che la ha fatta ancor meno ridere di fronte ai mostruosi ingorghi generati dal coprifuoco sul ritorno (due ore ore per arrivare a casa, voglia di fare seppuku con flacone del gel idroalcolico). “Ah, sei coraggiosa ad andare a fare le misure in Ile-de-France, sanno che non dovevano chiederlo a me perché mi sarei rifiutata” ha proclamato. Ecco, perché è sempre più facile imporre a chi non ha alcun diritto di rifiutare. La vita della Capa deve essere meravigliosa. Ancora una volta, come disse Whisper in quel lontano 2006 seduto nei banchi dell’aula magna di fisica, “c’è chi può; noi non può”. Venne forgiato il manifesto di una generazione e non ne fummo nemmeno consapevoli.

Ciò nonostante, in questo mare di materia maleodorante ci sono piccole cose che potevano andare storte e che invece hanno avuto la buona grazia di non farlo; cosa che il 2020 ci ha insegnato non essere così scontata. Venerdì pomeriggio Koris è andata in un altro municipio marsigliese per ritentare le pratiche per la carta d’identità francese. L’operazione poteva avere solo due risultati: il successo oppure l’ergastolo per strage. Koris si è presentata con una mole di scartoffie degna di un Vogon, dall’inutile codice fiscale italiano al certificato di possessione firmato dal papa, sperando che la sportellista avesse voglia di lavorare. Koris ha altresì scoperto che la patente di guida non è considerata un documento valido nell’ottavo arrondissement ma nel sesto sì, che il suo certificato di naturalizzazione non è un falso nonostante tutto, e che ci voleva meno tempo a fare la pratica che a litigare con l’addetta. Ora pare stiano lavorando alla sua carta d’identità e al suo passaporto, vedremo come andrà a finire. Probabilmente male, ma a questo punto non è più sotto la Koris-giurisdizione.

Sabato Koris era a mangiare un panino polvere e mortazza nei meandri dell’Adaouste, perché finché non ci incatenano in casa continueremo ad andare in grotta, anche col coprifuoco. Di solito all’Adaouste, la grotta in cui si lavora al rilievo dal 2016, Koris si fa due palle così, ma stavolta ammette che le ha fatto del gran bene. L’unica spiegazione plausibile è la vecchiaia, oppure il bagaglio di stanchezza che non ne vuole sapere di scendere dalle Koris-spalle, e non dipende da quanto si dorme o cosa si fa, è una stanchezza che sta dentro e ha chiamato un designer ad arredare gli interni perché intende restare. Ci vorrebbero due settimane di Pierre Saint Martin, anche con la neve e i pozzi ghiacciati, a surgelarsi le chiappe, a mangiare come fogne ignobili e addormentarsi carichi di quella stanchezza sana che ti dà l’impressione di vivere e non solo di esistere.

Su note meno poetiche, Koris durante la settimana ha comprato su GoG un punta-e-clicca dal titolo “Syberia“, un po’ con la scusa di provarlo prima di spacciarlo all’Amperodattilo, un po’ per giocare a qualcosa che avesse una trama. Pensava che le sarebbe durato per un po’, che tanto ormai sa darsi una regolata sul tempo passato a giocare, non è mica come quando si doveva finire Final Fantasy VIII che Koris e Orso si ritrovarono catapultati dalle 14 alle 19 senza sapere perché. Ecco, no, tutte menzogne: comprato mercoledì pomeriggio, Koris ha finito il gioco domenica sera. Con un po’ di imbarazzo perché alla sua età bisognerebbe avere un po’ di autocontrollo, invece col cappero. All’età dell’Amperodattilo invece no, come dimostrano certe conversazioni.

“Amper, allora, ha finito il tuo punta e clicca di Sherlock Holmes?”
“Certo, ne ho già cominciato un altro! Ieri ci ho giocato tre ore perché devo trovare un modo per passare un molo, Holmes non vuole andare nell’acqua e devo trovare una tavola o non so cosa…”
“Poi eravamo noi che eravamo sempre attaccati alla Play Station da piccoli, eh… “
“Non è vero, io giocavo con voi! Non vi ho mai detto che ci stavate troppo”
“Se il gioco ti piaceva, se no ci stavamo troppo”
“OVVIO”

Insomma, Koris aveva un po’ di vergogna per questo suo binge gaming degno di una quindicenne. Poi ha scoperto che giovedì deve tornare in ufficio in presenza, come se non ci fosse un coviddi e come se non ci fosse un coprifuoco generatore di ingorghi, per cui la vergogna ha ceduto il posto all’istinto di sopravvivenza. Del resto, come disse Orso, “se si preparano tempi duri è meglio arrivarci rilassati”, quindi tanto vale fini i giochi che si hanno in ballo.

“La vita è il segno che ci stai provando”, mica detto che ci stai riuscendo (sempre inspirobot)

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