La magia della chiave del 13

Pochi lo sanno, ma Koris ha una bacchetta magica che apre le grotte. Due colpi di bacchetta ben assestati e si arriva comodi comodi in fondo ai pozzi. La bacchetta magica incanta le corde e i moschettoni con un’antica arte, tende ragnatele sul vuoto e piccoli ponti sui fiumi. Non ha cuore di drago o crini di unicorno, niente faggio o agrifoglio. Solo cromo e vanadio.

La bacchetta magica di Koris è in realtà una chiave del 13 comprata a qualche euro in un negozio di bricolage qualsiasi. Ma è la speleo-chiave di Koris e le speleo-chiavi sottoterra sono piuttosto importanti. Per fare cosa? Per avvitare bulloni a cui attaccare placchette a cui attaccare moschettoni a cui attaccare corde che al mercato ‘thieu comprò. C’è tutta un’arte, una gestualità, un rituale da svolgere, ma sarebbe troppo complicato e poco interessante da spiegare qui.

La chiave del 13 talvolta riesce a fare altre magie. Mentre si annodano corde ogni tanto si sbrogliano altri nodi. Quelli che si nascondono fra i pensieri e nascondono i bandoli della matassa. Forse è una sorta di legge di conservazione del numero dei nodi: più ce ne sono in grotta e meno ce ne sono in testa. Potrebbe funzionare.

La bacchetta magica di Koris quando fa le magie (è soggetta a malfunzionamenti dovuti all’utilizzatrice) si impegna un sacco e fa sparire le preoccupazioni per un po’. È un bell’oggetto, la chiave del 13.

Accozzaglia

A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, si può vedere la grotta mezza vuota. Nel senso che dopo settimane-mesi percepite come anni-secoli-millenni, sabato si è tornati in grotta, ma siccome tutti si sono raccomandati di andarci piano, Koris e compagni sono tornati a scavare i buchi non proprio profondi reperiti tempo prima. Le grotte che promettono e non mantengono. Quelle che “ancora un sacco di terra e poi vedrai che il passaggio si apre”. Vabbè, l’importante era rimettere il naso sottoterra, il resto è paccottiglia.

Il resto… beh, non è che ci sia uno sciopero del blog. È che nella Koris-vita non succede granché, nonostante la fine del confinamento. Koris contia a tele-lavorare in maniera assai poco smart ma soprattutto isolata. Aspetta mail da Godot che non arrivano oggi, ma di sicuro domani. Come siamo passati dal paradiso di febbraio a questo non è ben chiaro, anche se Koris inizia a sospettare che quella di prima fosse solo una patina superficiale. E che forse la misura delle persone si comprende nelle emergenze. Karma.

Sono stati lanciati dei piani per il ritorno. Per quello che valgono, perché erano già stati fatti altri piani che sono finiti puntualmente nella rumenta per ordini superiori. Ma tanto non è un Koris-problema, non si parla mai dei non permanenti, gente caduca di dubbia utilità che tutti lasciano nel dimenticatoio. Tanto se il lavoro è giudicato insufficiente, la colpa è solo loro.

Cosa ci sarebbe da dire di interessante? Che siamo al quarto capitolo di Final Fantasy Tactics e che forse stavolta lo finiamo davvero. Forse. Se non ci blocchiamo su quest a caso.

Koris sta guardando il secondo anime della sua vita, ovvero Neon Genesis Evangelion (il primo è l’impareggiabile Nichijou). Junior si è lamentato che avrebbero potuto vederlo assieme in collegio. Ha quindi ricevuto alcuni commenti via Wazzap e ha ritrattato questo sentimento. Con Celia invece si sono sottolineate le troppe similitudini fra Ikari Gendo e un relatore di tesi qualunque.

Un libro aspetta di essere ritirato da Koris, ma aspetterà ancora a causa del temporale che sta per scoppiare e del servizio informatico che ha inchiodato Koris alla scrivania sine die.

C’è voglia di patatine, ma non si comprano patatine perché a) siamo chiatti b) poi ‘thieu fa il moralista e le mangia tutte. Ci si tiene la voglia di patatine da due mesi.

Bon, passerà anche questa e il tempo poterà le risposte. Forse.

asuka

Il grosso problema di non capire se si è il personaggio tsundere o se non si sopporta il personaggio tsundere.

La prospettiva e chi ce l’ha più lungo

‘thieu in questi giorni sta preparando un riassunto della sua carriera per cose che di cui non approfondiremo in questa sede. Questo fa sì che ripeta in maniera ossessiva e con tono da confessionale una presentazione sui sui exploit nel mondo della ricerca e non solo. Koris, che ricordiamo avere dello orecchie enormi utili non solo al senso antiestetico, sente tutto e prende appunti. Prende appunti perché la lista degli exploit sono la cosa che le viene peggio in assoluto. Forse perché non ha carriera, forse perché non ha mai combinato una fava nella vita.

Facendo un esercizio di stile, usando la ‘thieu-retorica uscirebbe una roba del genere:

Mi sono laureata in fisica all’università di *** col massimo di voti. Durante gli ultimi due anni, ho collaborato in maniera volontaria all’analisi dati dell’esperimento ***, in cui ho preparato la mia tesi magistrale nell’ambito della fisica dei neutrini. Qui conto un’esperienza all’estero di tre mesi a ***. Ho deciso di continuare gli studi con un dottorato e fra le varie proposte ho accettato quella dell’università di ***, nell’esperimento ***. Ho quindi fatto tre anni di ricerca in astrofisica dei neutrini, sul versante della fisica sperimentale. Nel prosieguo, ho optato per una riconversione tematica verso la fisica nucleare: ho insegnato un anno all’università e ho contribuito allo sviluppo di un rivelatore per il rivelatore ***. Mi sono quindi orientata verso il privato, dove ho lavorato come ingegnere di ricerca collaborando strettamente col progetto ***. Negli ultimi tre anni sono stata integrata nel team di sviluppo della diagnostica neutronica di ***. Da ottobre sono ricercatrice nell’ambito della metrologia dei neutroni

Si vorrebbe agevolare foto della pelle d’oca che ha Koris nello scrivere ‘sta roba, ma ci rendiamo conto che c’è gente che legge in orario pasti. Soprattutto perché quanto scritto sopra è una lurida menzogna. Oppure, per il politicamente corretto, un grosso lavoro di chirurgia estetica sui fatti. Ma grosso grosso, eh.

Koris vede la sua vita in maniera un filino diversa, più grezza e più veritiera:

Allora, io ho fatto fisica, ma non sono ancora sicurissima di non aver fatto una cazzata. L’Amperodattilo lo dice sempre che dovevo far medicina (in questi tempi di vairus lo dice un po’ meno, n.d.K.). Boh, mi son laureata, circa, tanto i criteri del voto di laurea mica li avevano stabiliti, per me i voti finali li hanno tirati a caso. Ah, sì, ho passato due anni a guardare neutrini nelle emulsioni nucleari, in laboratorio mi tenevano perché erano sotto organico e tanto mica dovevano pagarmi. L’esperienza a Berna lasciamo perdere proprio, cazzo, che disagio. Poi, sì, ecco, il dottorato. Ho mandato un po’ di cv a caso con un sacco di cazzate scritte sopra, qualcuno si è pure fatto pure fregare. Ho scelto di andare col Replicante, ma perché sono stata raggirata, tanto una brava persona, dicevano. Forse lo dicevano pure del mostro di Milwaukee. Niente, tre anni a farsi insultare e a guardare rumore di fondo, risultati orrendi. Alla fine mi hanno dato il dottorato, ma solo perché il Replicante voleva che mi togliessi dai piedi. Poi sono finita dai Cojones, perché credevo che peggio del Replicante non potesse esserci nulla. Beh, ho scoperto altre sfumature di peggio: ricerca manco a parlarne, facevo lezioni inutili ai Mostri. Ma era o quello o mi mangiavo i sassi. Tanto c’era grossa crisi. Mi sono illusa che nel privato fosse meglio e sono finita nelle grinfie di un’azienda con pochi scrupoli e troppe Porches da sfamare. Mi sono illusa di dare una sterzata alla mia carriera facendomi vendere come bassa manovalanza a Neutroni Porcelloni. Tre anni di follia e fogli Excel, anche se tutto sommato un po’ a Capo Palpatine ci volevo bene. Mentre meditavo un suicidio rituale, il Capo di Neutronland mi ha proposto un contratto a scadenza con nessunissima prospettiva, ma tanta gloria postuma. Niente, mi sono fatta fregare ancora ed eccomi qui a chiedermi perché non esiste un sodio metallico stabile. Scusate il disagio

Forse bisogna credere nella cosmesi. Forse bisogna fare una beauty routine all’autostima e depilarla in maniera periodica dalle autocritiche feroci. Mandarla dall’estetista, insomma. Forse bisogna pure rifarle il guardaroba e metterle qualcosa dalla tendenza sbarazzina e decisa, allo stesso dinamica e accattivante. Si dice accattivante? Ha senso ‘sta roba? Che minchia sto scrivendo, fermatemi. Tanto te lo leggono in faccia che hai un’autostima contraffatta. Un po’ come quando decidi di metterti i tacchi per sembrare professionale, ma non sai camminare perché di solito ti aggiri in infradito coi calzini.

Insomma, è un po’ come la storia delle foto alla gente che al grandangolo sembra assembrata tutta assieme anche se non è vero. Per giocare a chi ce l’ha più lungo (il curriculum) bisogna saper usare bene il grandangolo e la prospettiva. E invece Koris è specialista delle foto macro, quelle in cui si vedono i peli, i brufoli e le rughe.

Peccato.

Esempio di autostima in infradito, calzini, pantaloni della tuta taglia 12 anni e peli. Ah, le infradito sono rotte.

Delirio, paura e sconfinamento

Oggi è il primo giorno di… sconfinamento? Deconfinamento? Scatenamento? Fine della quarantena? Insomma, si può smettere di uscire con un’autocertificazione infilata fra le chiappe in tasca e si può andare circa dove si vuole, in un raggio di 100 km, mantenendo le distanze sociali che tanto chi minchia vuole avere essere umani vicino. Alcuni sono tornati in ufficio, non Koris perché a Neutronland hanno deciso che non si torna prima del settordici di quaglio del duemilamai. A meno di contrordini dell’ultimo minuto a base di “domani vieni”, che sono tutt’altro che improbabili.

Koris ha ricevuto il computer per lavorare giovedì scorso. A quattro giorni dalla fine del periodo di quarantena, dopo due mesi di domande. Ha osato sperare che fosse rapido e operativo, invece assomiglia soprattutto a una macchina da scrivere con internet. O almeno, la sua utilità è quella. Non ha nessuno dei programmi che servirebbero a Koris per lavorare, non è chiaro se il servizio informatico possa installarli a distanza, c’hanno troppo da fare, loro. Koris ha fatto la sua solita scena isterica, poi le è apparso lo spirito del Replicante e del suo motto “se uno ha voglia di lavorare, trova gli strumenti anche se non li ha”. Quindi si è rassegnata a continuare a lavorare su Blatto, computer personale Debian-munito che è già abile e arruolato. È giusto continuare ad arrangiarsi con mezzi propri per lavorare? Noi di Voyager pensiamo di no, ma non se ne frega nessuno di quello che pensiamo noi di Voyager.

Koris continua ad aspettare risposte alle sua mail, correzioni ai suoi rapporti, segni divini, varie ed eventuali. Tutto tace che tanto i problemi sono sempre altri. E se chiedi ti accolli e se non chiedi non sai lavorare in team. Bisogna arrangiarsi e fare dei sacrifici, c’è grossa crisi.

Lo sconfinamento non dà a Koris quell’euforia che forse pervade qualcun altro. Sarà che la quiete marsigliese era una bella cosa, in nome del “si stava meglio quando si stava peggio”. Sarà che ormai permane la sensazione che sia andato tutto a culo, che ora è il momento di tornare a fare le cose di prima ma peggio e senza illusioni di sorta, che ci siamo scoperti fragili esseri umani più mortali che mai. Sarà che arriveranno risposte e le risposte saranno brutte, come per esempio “Potremo andare in vacanza in montagna? No, c’è da recuperare il tempo perduto” o “Possiamo tornare in grotta? No, è considerato uno sport di gruppo” o ancora “Il mio progetto verrà portato avanti? No, non ci sono progressi visibili”.

Comunque Koris è abbastanza convinta che fra due settimane il vairus sarà tornato signore e padrone dei luoghi, quindi lo sconfinamento durerà giusto il tempo necessario per illudersi che tutto sia andato bene.

Semi-bilancio del confinamento

In Francia questo sarà l’ultimo week-end di confinamento stretto, e sì, confinamento, non si può pensare che un popolo che non usa la parola “computer” si abbassi a chiamarlo “lockdown”. Comunque, pare che da lunedì si possa uscire di casa senza la carta bollata del pontefice massimo attestante la legittimità dell’uscita. Ammesso che non si cambi idea, del resto Manù ripete sempre che l’11 maggio è un obiettivo e non una scadenza. Minimo minimo cambia idea domenica sera.

Comunque oggi, giorno di confinamento numero cinquantatré o forse giorno -5 all’era del rimettere il becco fuori di casa, Koris si interroga di come abbia passato questi praticamente due mesi. Risposta rapida: male. Risposta meno rapida: in generale male, dipende di cosa stiamo parlando.

Libri letti: zero. Sul serio, zero assoluto. Koris si è trovata in quarantena convintissima che avrebbe avuto di ordinare un Terry Pratchett qualsiasi dalla sua libreria di fiducia, invece la libreria ha chiuso i battenti e ti saluto e sono. Non era il momento giusto per riprendere a leggere la saga di Zola. Koris ha spiluccato saltuariamente un libro sulle guerre napoleoniche risalente alla Koris-adolescenza. C’è stato un tentativo con l’audiolibro dell’undicesimo volume della Ruota del Tempo, ma non è andato a buon fine. E no, Koris non ha Kindle di sorta o supporti ebook per problemi oculari.

Roba scritta: poteva andare peggissimo, poteva essere zero. Koris ha scritto due racconti, uno horror o presunto tale (“Il piccione di cemento“), l’altro fantasy stupidino (“Il dottor Necron“). È forse un tentativo mal riuscito di farsi pubblicità? Assolutamente sì. Per quanto riguarda il romanzo, l’editore non ha più dato traccia di sé, ma visto quello che succede laggiù forse la sua sopravvivenza non è così scontata.

Cibo: troppo. Anche al netto di sporadici digiuni quando la vita si faceva insopportabile, comunque troppo. Tentativo di mangiare tante belle verdurine terminato non si sa bene come. Dolci fatti tre, due crumble di mele e una torta a limone per il ‘thieu-compleanno. Le fragole mangiate si misurano in quintali.

Lavoro: alti e bassi ma soprattutto bassissimi. Osservazione di un fenomeno interessante: transizione da “mi piace il mio lavoro” di inizio marzo a “odio tutto e non voglio più vedere nessuno, tanto nessuno vuole vedere me” di adesso. Il termine tecnico è caduta verticale. Di certo è colpa di Koris che non si applica, però se qualcuno mostrasse un minimo interesse per il sicuramente-insufficiente-lavoro-svolto non sarebbe male. Anche solo una risposta a una mail, ci accontentiamo di poco. Vabbè, prenderemo la quarantena come training per la futura disoccupazione.

Videigiochi: forse sono stati il rifugio di Koris come se fosse una quattordicenne qualsiasi. Ha mollato lì “Alone in the Dark: the new Nightmare” per incomprensioni coi comandi da tastiera e perché i dialoghi erano alquanto inconcludenti (grafica a parte, non è all’altezza del suo predecessore del ’92). Koris ha giocato un po’ a “The Sims 2” facendo fare agli omini cose da psicopatica vera, unico scopo del gioco. La grande novità è arrivata la settimana scorsa, con la scoperta che non era l’emulatore Play Station ad avere problemi, o la memory card o le iso dei giochi: era il bios. Dopo due anni di attesa, Koris ha potuto riprendere in mano “Final Fantasy Tactics” dal punto in cui lo aveva lasciato col cambio di emulatore. Ma questo necessiterebbe un nerd-post a parte. Stiamo lavorando per capire come far funzionare l’emulatore Play Station 2 che ha requisiti di sistema deliranti.

Film: pochi, complice il catalogo di Netflix che propone per lo più monnezza. Segnaliamo il primo vero film visto assieme a ‘thieu in cinque anni di relazione. Cose assurde, per tornare alla normalità hanno guardato “Phaeton” di Lully qualche sera dopo. Menzione specialissima del trash sopraffino: “Alien 2: sulla Terra” versione italiana che non ha niente a che vedere col vero “Alien”, con cineforum realtime con Junior. Consigliato a stomaci forti e serate cine-monnezza. PEUN PEUN!

Bricolage: andava tutto benissimo in salotto, finché non è finita la pittura. Ora che i negozi riaprono, si realizza la Koris-profezia del salotto pitturato ai tre quarti. “No, ma un giorno ci prendiamo un pomeriggio e lo finiamo” proclama ‘thieu. Non è specificato di che era geologica sia quel giorno. Koris è abbastanza fiera della sua pulizia della cappa, una vera e propria performance di extreme acrobatic cleaning.

Speleo: molto spiritosi. Si è fatto un video e tanto basta.

Giochi di ruolo: sempre sia ringraziata Iset per aver messo su una campagna di “Call of Cthulhu” a distanza. Campagna che doveva essere una one-shot, che è diventata una mini-campagna da tre sessioni, che ormai siamo minimo minimo alla sesta e non abbiamo finito di inseguire spawns di Yog Sothoth. S’è rifatto vivo il Maitre de Jeu che sta preparando una nuova campagna; due ore e mezza su Discord domenica pomeriggio per costruire il nuovo personaggio di Koris.

Attività fisica: minimo sindacale. Rischio linciaggio e cat calling. Inadeguatezza di fronte ai video di work-out su YouTube.

Momenti di down: tanti, brutti, molto bassi. Strascichi di disperazione e disillusione che se ne andranno con grande difficoltà. Sì, siamo tutti nella stessa barca e ognuno ha i suoi cazzi, lo sappiamo.

Insomma, pare che lunedì ci si possa spingere fino a 100 km dal domicilio e soprattutto si possa andare nelle foreste e sui massicci. O nei massicci, if you know what I mean. Forse il 25 Koris torna in laboratorio, non si sa, le faremo sapere. A meno che il 25, due settimane dopo lo sconfinamento, il vairus non torni in tutta la sua pUtenza facendo surf sulla seconda ondata. E allora si ricomincerà da capo. Koris tuttavia per il secondo confinamento vorrebbe un gatto, perché ‘thieu è poco fotogenico per acchiappare like su Facebook e poi non fa nemmeno le fusa.

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Per fortuna che non si erano fatti buoni propositi.
(Credits: Webcomicname)

Il buio alla fine del tunnel

Si intravede una minima, microscopica, flebile luce alla fine del tunnel. La buona notizia è che potrebbe essere la luce di una lampada speleo. Quindi in teoria si dovrebbe dire che c’è il buio alla fine del tunnel, ma vabbè, non stiamo a sindacare sui dettagli.

C’è una data a cui si potrà finalmente mettere il naso, o piuttosto portare il naso, a 100 km di distanza da casa. Il che vuol dire non una, ma un sacco di cose: le Calanques, la Sainte Baume, la Sainte Victoire, le Alpilles, l’Adaouste. All’idea di poter tornare all’Adaouste, grotta in cui sono state fatte circa trenta uscite se non di più, Koris si è messa a piangere. Letteralmente. Che se glielo avessero a febbraio non ci avrebbe mai creduto, di piangere per l’Adaouste. Anzi, a febbraio aveva detto che iniziava ad averne un po’ le palle piene dell’Adaouste, che voleva fare altro. Beh, diciamo che quell’altro non includeva una pandemia mondiale e due mesi di clausura e bricolage. Ma tant’è, ora l’Adaouste fa benissimo, non ci lamentiamo più, ci mancherebbe, viva la cacca di pipistrello e i passaggi stretti che ti sfondano le ginocchia. Che brutta cosa l’astinenza.

Ora basta parlare di speleo, che se no Koris si ricorda che l’anno scorso di questi tempi stavano pianificando l’uscita alla Grotta dei Fiori Bianchi e ora gli unici fiori che si vedono sono quelli della tappezzeria in cucina. Questo di tanta speme oggi mi resta, episodio nonsoquantesimo.

In compenso col lavoro non si sa nulla. Si dovrebbe tornare su Neutronland l’11. Ma forse l’11 no, che non sanno come disinfettare i locali, quindi il 12. Però non ci sono i bus, venite macchinati. Forse non c’è nemmeno la mensa, venite già mangiati. Venite a due a due, venite uno o due giorni a settimana. Venite e basta. Venite solo per gli esperimenti. Facciamo un calendario per chi viene e quando. Facciamo che vediamo come evolve la situazione. Facciamo che nessuno sa niente.

I colleghi si lamentano che non ne possono più di fare dei giri in giardino o a degli aperitivi coi figli a bordo piscina. Si vorrebbe consigliare di provare senza giardino e senza piscina, poi ne riparliamo. Menzione speciale al collega persona a rischio colpito da svariate patologie fra cui la SonneDellaRagionite, che si vanta di essere andato in mountain bike in barba al confinamento, “tanto se esci con tre attestazioni puoi stare fuori tre ore che non se la dà nessuno, e comunque nessuno controlla, peggio per loro”. L’astinenza di cui sopra è stata generata per proteggere persone come te, stronzo.

Poi di sicuro la situazione peggiorerà, la data stabilita col cappero che si potrà uscire e si riparte per un confinamento sine die. Però Koris ha capito come far funzionare di nuovo l’emulatore per la Play Statio e il salvataggio di Final Fantasy Tactics, quindi siamo equipaggiatissimi anche per la ripartenza del vairus.

Speleologia casalinga: la pulitura della cappa

Dal titolo può sembrare un’operazione banale. Banale per voi che vivete nel XXI secolo e avete delle cappe con filtro che, per quanto sia una rottura lavarle, non necessitano equipaggiamenti particolari per la pulitura. Né troppe doti atletiche, solo parecchia candeggina. Provateci con una cappa che deve essere stata costruita e pensata alla fine dell’800 e lavata per la prima volta… boh, probabilmente mai lavata prima d’ora.

Piccolo excursus architettonico perché possiate meglio apprezzare l’impresa. La cappa in questione, a casa di ‘thieu, è una sorta di parallelepipedo per i tre quarti in muratura, per un quarto falso-pensile non apribile, che si staglia sopra ai fornelli, da un’altezza di circa un metro e cinquanta fino al soffitto, a tre metri e più d’altezza. Sistema di aspirazione: un buco posto in alto. Come dire, nulla. O almeno, abbastanza perché nubi tossiche cariche di grassumi da cucina si accumulino nella cappa e si solidifichino. E che i loro successori creino più strati, fino a formare una patina di colore cangiante che per quanto cangi fa sempre e comunque schifo. Bonus: alcuni schizzi di materiale non identificato fino ad altezze sospette. Possibili esplosioni culinarie o bombe atomiche fritte, non lo sapremo mai.

Koris si era sempre guardata dal lanciarsi nell’impresa poi ché la geometria non consente un accesso semplice. L’unica è stare in bilico su una sedia, con un piede in equilibrio sul fornello, sapendo che il fornello non reggerebbe mai il peso di un essere umano. Insomma, un’operazione tediosa e rischiosa. E unta.

Poi venne il vairus e nulla fu più come prima. E se dobbiamo restare confinati sine die, à jamais, Koris ha iniziato a prendere il partito secondo cui la cucina è troppo piccola perché possano convivere lei e la cappa lurida.

Bonus: in verità, se tutto fosse andato come doveva andare, la cucina doveva essere demolita e rifatta, e la cappa zozzona consegnata all’oblio. Ma no, il fato scelse per noi il coronavairus e con esso la cappa zozzona prosperante. Questo di tanta speme oggi mi resta.

All’inizio Koris si è limitata a pulire le piastrelle che confinano con la terra incognita della cappa. E di solito si è sempre fermata lì. Ma non oggi. Oggi ha preso una sedia, si è messa in bilico sul fornello e ha sbirciato nell’antro verticale.

Ne è uscita subito portando con sé due considerazioni: uno, è tutto buio; due, il buio non è abbastanza denso per impedire di scorgere gli strati di morchia accumulati nei secoli. Koris si è armata di casco speleo, guanti a manicotto, terribile detersivo Saint-Marc di cui si dice possa corrodere anche la carne umana, spray alla candeggina approvato da Trump come aerosol. O pulizia, o morte.

La seconda ipotesi si è rivelata molto più facile da percorrere. Bastava scegliere se morire soffocati per i fumi di candeggina e detersivo tossico, oppure se infrangersi a terra dopo essere miseramente scivolati sui fornelli. ‘thieu si è subito dissociato dall’affare facendo finta di non conoscere Koris, tanto la cappa era troppo stretta per poter partecipare all’impresa.

La prima tappa è stata la rimozione delle vestigia di… di… di… di un apparecchio a cui erano appesi dei fili elettrici. Forse fu un neon. Forse fu un manufatto alieno. Non lo sapremo mai. Koris ha rimosso vestigia di fili elettrici isolati con la canapa. Appena può tornare in laboratorio fa l’analisi al C14 per datarli, promesso.

È venuta quindi la singolare tenzone fra la donzella guerriera e l’unto. Lei armata di spugna e spruzzino, lui armato di se stesso e della sua stessa tenacia secolare. Non è stato un bel combattimento. La candeggina ha lasciato tracce più chiare che hanno rivelato un colore del muro del tutto inatteso, mentre dalla macchia colava un liquido tossico a formare una pozza sui precari piedi di Koris. Sono state identificate macchie di unto riconducibili a braciole di brontosauro. Altre potevano essere fritture di Tubiferoceras, fricassea di trilobiti o padellate di molluschi primordiali del periodo Devoniano. Del resto le grotte sono spesso e volentieri formate da calcare sedimentatosi in quei periodi, quindi l’attività può essere definita speleologica e per genesi, e per contorsionismo/sforzo necessario.

phragmoceras

Impanata e fritta è la morte sua, garantito, anche perché essendo un fossile è già stramorto.

Fiumi di candeggina e chili di detersivo corrosivo dopo, Koris è uscita se non vincitrice, almeno viva. Se non avesse portato i guanti, si sarebbe abrasa le impronte digitali e avrebbe potuto iniziare una carriera nel narcotraffico. Sarà per un’altra volta. Nel mentre si è convertita alla dieta crudista perché non intende usare il fornello mai più, sapendo cosa si accumula nella cappa maledetta. I cibi cotti torneranno solo quando la cucina verrà rifatta, con l’installazione di una cappa dotata della modalità “ciclone aspirante”. Oppure niente, insalate fino alla fine dei tempi.

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