Countdown natalizio

Mancano dieci troppi giorni alle vacanze natale e Koris, come ogni anno, non è sicurissimissima di mantenere la sua integrità strutturale fino ad allora. Quest’anno ripete un po’ meno il suo mantra “fuga in Georgia Australe” solo perché le temperature oscillano fra, appunto, Georgia Australe e foresta pluviale. Ma non è ancora del tutto scongiurato che vada in onda il cinepanettone “Natale a Grytviken“.
Koris pensava di essere a posto con i regali natalizi, specie con l’operazione “Terroristi della felicità” che dovrebbe essere a buon punto. Poi ha scoperto che il regalOrso, ordinato a fine novembre, è al momento bloccato alla dogana tedesca di Singapore. Da una settimana. Perché sia lì e come vi sia arrivato non è dato sapere. Forse non si vuole nemmeno sapere.
Al lavoro l’universo si è reso conto che è la fine dell’anno e che bisogna fare cose e vedere ggggente al più presto. Peccato siano cose che esistono sulla to-do-list da giugno e a cui tutti avevano risposto “lalalalala non sento!”. Non sarà il Natale a farvi aprire gli occhi, regà.
Dottorando Santuzzo vive la sua vita all’insegna del periodo e gioca coi Koris-nervi facendosi vivo in particolare per… cazzate. Di preferenza alle quattro e mezza e con le idee non chiare. Koris inizia a chiedersi se anche il Replicante si sentiva così e se questo non sia l’inizio di un processo di Replicantizzazione. Koris non ha ancora cominciato a portare esclusivamente t-shirt, quindi forse non è ancora così grave. Però un dottorando al terzo anno non può venire a chiedere quale sia l’intergrale di exp(x), nemmeno il venerdì pomeriggio. Se no si attiva il mini-Bazilla sulla spalla che si mette a strillare “Al DAMS! Deve andare al DAMS!”.
Dei contratti ancora non si sa niente, chi vuol esser lieto sia, del diman non v’è certezza. Forse è davvero venuto il momento di dichiarare aperta la decadenza e comprare un cesso d’oro e due leopardi.
La settimana prossima dovrebbe essere il trentunesimo Koris-compleanno, se ci si arriva vivi. Quest’anno non si festeggia in grotta, Koris vorrebbe una sacher ma ha il terrore di dare origine a un’orgia di carboidrati e grassi insaturi che terminerà solo a inizio gennaio. Magari è il caso di non aggiungere sei uova e un barattolo di marmellata. ‘theiu ha deciso di sfidare il Karma e il Karma lo ha punito severamente con “articolo indisponibile”. Uno mica si improvvisa terrorista della felicità così su due piedi, ci vogliono anni e anni di cospirazioni compleanniche e di complotti natalizi, una mano ratta e dei complici infallibili.
Tutto andrà meglio quando, fra dieci giorni, Koris avrà il culo sul Flixbus verso Merdopoli. Sempre che il meteo regga.

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Boicottaggio

Ci sono delle mattine in cui il presentimento che ci sia sotto qualcosa si fa pressante. Momenti in cui ti svegli e senti che qualcosa non è al suo posto. Che nell’ordine cosmico si è aperta una falla, che l’eterna spirale del tempo per una volta si è inceppata.
C’è una falla nel sistema. Un piccolo ingranaggio della grande macchina universale è uscito dalle sue sedi e ha dato origine a qualcosa che non dovrebbe essere.
C’è uno strappo nel velo di Maya che permette di intravedere la realtà, come dovrebbe essere.
Stamattina era una di quelle mattine.
Koris si è svegliata stranamente riposata per essere un lunedì mattina. Nell’aria c’era qualcosa di strano, insolito. Si udiva dalla strada un via vai di veicoli inaudito per le del mattino. Ha schiacciato il pulsantone dello SmartPhogn per sapere che ore fossero.
Nessuna risposta. Schermo nero. Buio.
Colta da un terribile sospetto, Koris è andata in cucina. Il microonde segnava inesorabile tre numeri: 8:15.
“In piedi, bestio, non è suonata la sveglia, sono le otto passate!” ha urlato Koris a un ‘thieu dormiente con la stessa inerzia di un masso.
Dinamica dell’incidente: lo SmartPhogn deve aver fatto un aggiornamento truffaldino che lo ha prosciugato della batteria per ragioni scosciute. L’oggetto del demonio ha quindi boicottato la sveglia.
Non capitava dal 2013 e nonostante ‘thieu continuasse a ripetere “Smettila di stressarti, non è la fine del mondo”, Koris non può non vedere in questo boicottaggio la sopita necessità di un periodo di vacanza prolungato. Per tutti, SmartPhogn compreso.

In una sola giornata

Ci sono giorni in cui il letto grida “non lasciarmi!” e bisognerebbe dargli ascolto. Koris stamattina non lo ha fatto e mal gliene incolse.
Koris aveva la macchina parcheggiata a un livello sotterraneo che non credeva esistere. ‘thieu le ha consigliato di farsi accompagnare da Orfeo, in quanto la macchina doveva stare proprio accanto a Euridice all’inferno. Al solito, conversazioni leggerissime.
All’uscita degli inferi del parcheggio, la strada era bloccata da un argutissimo omino pulitore che aveva abbandonato il suo pick-up con spruzzino in modo da ostruire totalmente le tre vie esterne. Non è stato facile fargli capire che era giusto un po’ in mezzo alle palle.
L’autostrada era felicemente bloccata non da uno, non da due, ma da tre incidenti. Quarantacinque minuti solo per fare un tragitto che normalmente ne richiede dieci.
Arriavata quasi a destinazione, al casello di Mordor c’era coda. Altri venti minuti, giusto per arrivare con un’ora di ritardo alla riunione diversamente utile che allieta le Koris-giornate lavorative in questi giorni.
Un tizio che doveva organizzare una riunione in Skype da ottobre circa, dopo l’ennesimo sollecito, si è fatto vivo. Ha proposto come data per la discussione “il 25 di questo mese o un qualunque giorno di quella settimana”. Ne ha ricavato una maschera viso esfoliante a base di sputi.
Dottorando Santuzzo è in fase accollo. Ha cercato di placcare Koris mentre stava facendo scaldare il cuibo, è stato liquidato con “non ora”. Non pago, un’ora dopo ha deliberatamente ignorato il segnale “occupato” su Skype e ha iniziato uno stalking informatico a base di “sei in stanza? Posso passare? Posso parlarti?”. Quindi ha mandato una mail per un meeting questo venerdì. Quindi ha mandato una mail per dire che aveva mandato una mail per un meeting questo venerdì. Bromuro nella colazione di dottorando Santuzzo, per piacere.
La neve ha cominciato a scioglersi, la voglia di vivere pure. Speriamo che nevichi di nuovo al più presto, altrimenti Koris ricomincia a sognare la Georgia Australe.

Sorprese mattutine

Lasciatasi alle spalle Marseille Nord, Koris ha scoperto che il resto del dipartimento si era svegliato sotto una spolverata di neve, come non si vedeva da qualche tempo.
In Koris convivono due anime: una mediterranea, dettata dalla genetica di chi è nato in una regione costiera collocata nell’Italia settentrionale per errore, e una montanara, per amore a prima vista sul Gran San Bernardo.
Stamattina il frammento di anima mediterranea ha visto la neve e si è messo a urlare: “Argh! Cos’è questa cosa bianca, scivolosa e fredda? Nevica! Aiuto! Le strade bloccate! Chiudete tutto! Dichiariamo lo stato d’emergenza! Chiudiamoci in casa sepolti sotto otto strati di pile e attendiamo il disgelo!”. In questa circostanza il Koris-pensiero va sempre a Iset, donna del Grande Inverno Valbormidese con annesso branco di metalupi, che talvolta al liceo chiamava all’alba dicendo “ha nevicato, nessuno pulisce le strade, sticazzi che vengo a scuola”. Questo è il sentimento che domina mezza Koris mentre sfreccia sull’autostrada per andare al lavoro.
L’altra mezza Koris invece si fermerebbe a giocare con la neve perché la neve è una cosa magica e meravigliosa. Poi si ricorda che dovrebbe andare al lavoro. Poi si ricorda anche che l’autostrada che la porta al lavoro finisce a Gap, proprio sotto le alpi. Uno potrebbe benissimo sbagliarsi e finire a farsi una giornata in montagna.
Insomma, Koris oggi ha il cervello in anticipazione da week-end. E da domani sarà un cervello surgelato, se andrà davvero a spalare nuove grotte sotto la neve…

Ignorantocrazia

Visti i risvolti totalmente deliranti che sta prendendo la vicenda SOX (ancora un post su ‘sta roba? Sì, ancora!), s’è capito che in Italia la ricerca di fisica fondamentale non piace, se poi niente niente ci scappa nucleare, che vi sia o meno il prefisso sub-, le folle cascano in ginocchio e si segnano in nome dello santo santissimo referendum. Che ci azzecchi o meno poco importa, ma pace. Molto meglio le discariche abusive.
Ma allora, che ricerca ci piace?

Visto il successo di astronauti italiani (Cristoforetti, Parmitano, Nespoli…) e visto che possiamo vantarci di avere l’ALENIA che mica pizza e fichi, potremmo investire nell’ingegneria aerospaziale…
No, che spreco di soldi! A cosa servirà mai finanziare gente che va a far crescere lattughe nello spazio? Ma siamo matti! Tutti quei soldi potremmo destinarli a risolvere i problemi dell’umanità…

Ok, va bene, niente spazio. Allora finanziamo la ricerca sul cancro, quella mi sembra utile…
Il cancro è una malattia inventata dal benessere! E la cura è già nota, solo che Big Pharma ce la tiene nascosta. Si fanno più soldi ad avvelenarci con la chemio!

Allora visto che prevenire è meglio che curare, potremmo parlare di vaccini…
No! I vaccini sono la prima causa di autismo perché contengono metalli pensanti. Il governo vuole imporceli per limitare la nostra libertà. Potrebbe persino essere un modo per sterilizzarci!

Dunque, per continuare a parlare di ricerca in medicina, potremmo stanziare fondi per la ricerca clinica…
E i diritti degli animali? E tutti quei laboratori in cui si pratica la vivisezione? Vogliamo finanziare degli aguzzini? E poi lo sanno tutti che una dieta adeguata (sostituire “adeguata” con la cazzata in voga al momento, ndK) è più che sufficiente a mantenersi in salute.

Allora lasciamo perdere anche la medicina. Facciamo ricerca sui cambiamenti climatici?
Ma se gli USA negano che esistano! Dicono che c’è il riscaldamento globale, ma Studio Aperto dice che sarà l’inverno più freddo degli ultimi trentacinque anni. Ha nevicato anche a casa di mio cuggggino! E poi le previsioni del tempo non ci azzeccano mai…

Parliamo piuttosto di sismologia e ingegnerie associate, visto il territorio italiano?
Ma io ho già condonato il piano superiore della baracca di zia Pinuccia! Se è condonata non crolla! E tanto lo sappiamo che il governo abbassa la magnitudo dei terremoti per non pagare i danni. Magari poi li fanno pure avvenire…

E allora diciamolo che l’unica ricerca che in fondo ci interessa veramente è quella del parcheggio.

Pressappochismo nucleare

“La settima tromba cadrà la cielo e avrà la forma di mille e mille neutroni!”

No, scusate, errore mio, mi sono fatta trascinare dall’entusiasmo di questo ritrovato medioevo in cui un ciarlatano con due idee (sbajate) e una manciata di terminologia a cazzo trascina le folle. No, scusate di nuovo, ritrovato medioevo un tubo, probabilmente Gioacchino da Fiore diceva meno cazzate e i contemporanei erano disposti ad ammettere quando pigliava un granchio.
Di cosa parliamo? Del “servizio” delle Iene sui Laboratori del Gran Sasso. Ora, la mia intenzione era di fare una critica puntuale ad ogni minchiata solenne venisse pronunciata, con relativo spiegone da qualcuno che, e pecchiamo di immodestia per una volta, qualcosina ne sa. Almeno, qualcosina di più di qualcuno che si improvvisa giornalista di punta senza pur tuttavia saperne niente dell’argomento.
Solo che no, non è possibile contestare tutte le minchiate dette, per la semplice ragione che sono troppe. Tutto è mal posto, fazioso, i video copia/incollati con la serità latitante. Termini tecnici buttati lì a caso.
Becquerel! Cerio/Cesio/Miocugginio! Radiazioni! Falde acquifere! Mutageni! Zona sismica! Acidodesossiribonucleico! Anche le due cose come vicesindaco, lei capisce che stuzzica la faglia, poi c’è la radioattività ma a destra, capisce, no?
Alle orecchie di qualcuno che ne conosce un minimo in materia, il discorso suona letteralmente così. Ma tanto è nucleare, è cacca, lascia perdere, non toccare.
E soprattutto, non conoscere. Che se magari conosci corri il rischio di scoprire che:

  1. Citare Fukushima non ha assolutamente senso per una pletora di ragioni che non si dovrebbero nemmeno spiegare. Si può argomentare la differenza fra un ananas e un paio di pantofole? No, perché non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro. Fra Fukushima e i Laboratori Nazionali del Gran Sasso idem. Gli esperimenti che si fanno al Gran Sasso non riguardano la produzione di energia nucleare (l’Italia non ha più alcuna ricerca in tal senso, indovinate perché).
  2. Il Becquerel misura il numero di disintegrazioni al secondo, ovvero quante particelle (quanta radioattività, se vi piace) esce da un determinato campione. Dipende, fa le altre cose, dalla massa del campione, oltre che dalla sua composizione isotopica. La misura presa dal rapporto della IAEA (piesse, avete mai provato a leggere un rapporto della IAEA? Non sono esattamente letture della buona notte), presa per altro a cazzo, non vuol dire niente se non adeguatamente contestualizzata. Altrimenti è come dire “uh, Tiburzio pesa appena 30 kg!”, senza precisare che Tiburzio è un bambino obeso di 4 anni.
  3. Il cesio non è il cerio e no, non sono parenti. Il cesio 137 è particolarmente fetente perché è solubile e se introdotto nell’organismo si attacca ai muscoli scehletrici e lì fa danni. Ed è generalmente prodotto nei processi di fissione nucleare (sì, qui c’entra Fukushima, contenti?). Il cerio, invece, è un elemento della crosta terrestre. Il presunto criminale cerio 144 non ha nessuna delle caratteristiche del cesio 137. Le Iene si sarebbero divertite un modo a leggere le catene di decadimento, se ne fossero in grado. Non suona terribilmente bene il Pericoloso Proattinio?
  4. La sismicità. Qualcuno ricorda cosa accadde nell’aprile del 2009? Il terremoto che devastò l’Abruzzo, per dire. Quale occasione migliore per una fuga di materiale radioattivo dai Laboratori Nazionale del Gran Sasso? Eh, ma all’epoca non ce n’era. Sticazzi, fra sostanze radioattive e sostanze chimiche pericolose facevamo il pienone. Hanno citato il pericolosissimo piombo, e nel 2009 al Gran Sasso c’era OPERA pieno di piombo. Pensate, i laboratori sono progettati talmente male che non solo agli esperimenti non successe nulla, ma OPERA si riallineò da solo.
  5. Le autorità sapevano da due anni che ci sarebbero state robe radioattive. E grazie al cazzo. Magari voi non lo sapete, ma io sì (again, pecchiamo di immodestia, ma è così). Richiedere l’autorizzazione per importare e utilizzare sostanze radioattive è un fottuto incubo, com’è giusto che sia, anche per istituzioni che le manipolano tutti i giorni. Le sostanze devono essere tracciabili, devo avere un protocollo di utilizzo, hanno delle conformità molto stringenti, gli autorizzati a toccarle di fatto si contano sulle dita di una mano. Sapete cosa? È molto più probabile che vi venga sulla testa la veranda abusiva mentre aspettate il condono edilizio, piuttosto che l’INFN importi di frodo una sostanza radioattiva.
  6. L’idea che un laboratorio sia costruito in mezzo a una falda acquifera è talmente ridicola da non meritare nessun genere di commento.

Sulle interviste stendiamo un velo pietoso. Resta valida la vecchia metafora sul giocare a scacchi con un piccione: si può essere scacchisti di fama mondiale, non impedirà al piccione si sparpagliare i pezzi cagando sulla scacchiera. Perché è quello che fa l’inviata, fra una domanda priva di senso e un montaggio selvaggio in cui è chiaro come il giorno che le interviste sono state trasformate in quello che fa comodo. Onestamente ho visto video di complottari amatoriali montati meglio.
Ultimo punto: la ggggenta vogliono sapere. Come si dice in “Men in Black”, la gente è un animale ottuso, pauroso e pericoloso. Va bene, teniamoli informati su quello che succede al Gran Sasso, ma onestamente, l’Italiano medio ha gli strumenti per comprendere cosa sia una procedura di manipolazione di una sostanza radioattiva? La gente spesso e volentieri ha difficoltà a comprendere che il presidente del consiglio non è eletto direttamente dal popolo (e vota comunque), vogliamo spiegargli perché il cerio? Ultimo ma non ultimo, parliamo di quella gente che non comprende che i vaccini salvano la vita, che non vaccina i suoi figli per i metalli pesanti, l’autismo, la placenta di scimmia o che so io. E questo perché è gente informata che lo ha letto sull’internet, perché tanto gli esperti sono tutti inciuciati col potere.
Quel servizio è un abuso di credulità popolare bello e buono, che meriterebbe montagne di scuse e una ritrattazione in pubblico. Che non avverà perché tanto “nucleare = tanto kattivo!”, la ricerca in Italia è già in uno stato pietoso, chissenefrega se è tutto pressappochismo. Meglio cavalcare l’onda di una notizia che, a dirla tutta, è già vecchiotta di un mese (e mi ci ero già incazzata a suo tempo), andiamo in prima serata su un programma che ormai necessiterebbe l’eutanasia e facciamo i big likes!
Ovviamente, non una parola sull’esperimento che usa effettivamente il cerio, SOX. Anche perché s’è fatto di tutta l’erba un fascio, pare che al Gran Sasso ci sia il covo del SuperKattifo di un film Marvel che vuole avvelenare tutto l’Abruzzo; Shredder e il Tecnodoromo dei giorni nostri, portate le tartarughe che il mutageno lo offre la ditta. SOX, si diceva, è un esperimento di fisica fondamentale che cerca prove dell’esistenza dei neutrini sterili. Ahò, ma ancora ‘sti neutrini? Ma non c’avevano già il tunnel per annà a Ginevra? E che vi devo dire, saranno stufi di trovarci traffico.
Lo dico subito, così la Iena complottista di turno non sta a perderci tempo: questo post, ovviamente, non ha alcuna valenza gentista certificata all’università della strada. Sono un fisico nucleare, una precisina laureata al classico, mi sembra ovvio che sono pagata dalle lobby. Appena girerete l’occhio vi avrò contaminato gli arrosticini con sticazzio 546. Perché il mio sogno di bambina è regnare in un deserto vetrificato in cui nevica fallout radioattivo.
Ad mortem festinamus, peccare desistamus!

La movida sotterranea di Koris

C’erano potenzialmente due difficoltà: il pozzone da 70 m e il sifone. Il pozzone da 70 m in realtà non dovrebbe esserlo, ma se è quello in cui hai avuto lo speleo-problema namber uan allora magari più diventare un problema. Ed è il problema che ti fa sottovalutare il vero secondo problema: il sifone (in realtà il termine italiano non gli rende giustifizia, in francese si chiama voute mouillante “la volta che bagna”, mentre si usa “sifone” solo per lunghi passaggi sommesi; questa era spacciata per voute mouillante, che sembra un soft-pornachos ma non lo è).

encanaux

Se è porno tolgo (in realtà è pure bruttina, come grotta)

A dire la verità, la colpa è da attribuire anche alle voce messe in circolo fra il soccorso speleo.
“Date le precipitazioni attuali, il sifone sarà basso”
Koris, che avendo una genetica felina odia bagnarsi, ha avuto la paranoica pensata che avrebbe potuto salvarle la vita.
“Meglio che porti la muta?”
“Esagerata! Al massimo portati i leggins di ricambio se ti danno fastidio i vestiti bagnati”
Va bene, niente muta.
Mortacci vostri.
Il campo base è stato messo in un vallone che si chiama la Ghiacciaia. La temperatura nottura sottozero ne conferma ampiamente il nome. Gli organizzatori dell’esercitazione avrebbero rischiato il linciaggio se non avessero messo a dispozione dello speleo-popolo una tenda riscaldata in un cui radunarsi una volta calato il sole (ore 15). Date queste premesse e nonostante il sacco a pelo di piumino, passare la notte sotto terra a 14 gradi fissi pareva una cosa allettante.
“Koris, ti va la squadra di assistenza 2?”
“Certo!”
“Guarda che passate la notte sotto terra, entrate alle otto e uscite col ferito”
“E dove sarebbe il problema?”
“Lo vedrai”
Parlando con altri soccorritori si scopre però che il sifone non è così basso. E qualcuno ha tirato fuori la muta dal confano della macchina. Dalle descrizioni frammentarie, Koris si immagina che più che una vasca dal soffitto basso, il fantomatico sifone sia in realtà un budello con l’acqua a terra, altrimenti non si spiega perché la gente sia bagnata fino al torso. Vabbè, a un budello bagnato si può sopravvivere. Ci siamo fatti di peggio.
Dopo una cena super leggera a base di salsiccia e fagioli (sarà l’ulitmo vero pasto fino alla cena del giorno successivo), il gruppo si è incamminato su per il canyon per arrivare all’ingresso della grotta. Koris non era proprio sicurissimissimissima di voler entrare di nuovo nel suo incubo, ma ce l’hanno mandata a calci in culo. Alla fine il pozzone è passato indenne. O forse è passata la paura dei pozzoni. Veryovkina stiamo arrivando.
Tutto sembrava andare benissimo. Finché Koris non ha visto il sifone.
Che in effetti era un sifone, un metro di altezza con 50 cm d’acqua nella parte alta. La Koris-squadra ha cominciato a spogliarsi.
“Lo passiamo in mutande e poi ci teniamo i vestiti asciutti dopo”
“Buttiamo tute e tutto nei sacchi della spazzatura e passiamo”
“Tanto l’acqua è a 13 gradi, è calda”
Koris è rimasta in mutande come richiesto, ma il dubbio a attanagliava. Quando ha messo le ginocchia nell’acqua il dubbio si è fatto strada. Quando ha visto il passaggio più basso in cui la sua testa sarebbe finita sott’acqua, Koris ha ha fatto un salto come un gatto caduto per errore nella vasca da bagno.
“Io lì non ci passo”
“Ma è solo un attimo, butti giù la testa ed esci dall’altra parte”
“Sticazzi. Andate avanti voi”
Koris si è un po’ odiata per questa decisione, ma è meglio un dubbioso vivo che un temerario annegato. Senza contare che passare il sifone con le salsiccie nello stomaco e senza muta poteva essere un po’ troppo temerario. E poi il resto della squadra era dotato di utile strato lipidico isolante dal freddo, come gli animali delle regioni polari. Koris, essendo gatto (fa eccezione gatta Spin, che era lardo di Colonnata con la pelliccia), è molto meno termicamente isolata.
Koris si è quindi imbucata fra gli artificieri che avevano la consegna di allargare la volta. E poi diciamolo, far saltare per aria pezzi di rooccia è meglio che assistere feriti. Lasciamo che la selezione naturale faccia il suo corso, e che cazzo.
Il resto della nottata è passato come al solito, una volta finite le mini-cariche per divertirsi allargare il sifone in modo che la barella passasse comodamente. Attesa, “e che cazzo, che ora è?”, rispondi al telefono sotterraneo, tira la barella, prepara il paranco, passa davanti, prendi un sacco che pesa un quintale, aspetta, fai la coda, dai una mano al volo.
Koris è effettivamente uscita assieme al ferito alle cinque del mattino. Temperatura esterna non pervenuta ma sottozero. Arrivata al campo base erano ormai le sei, la tenda era gelida, il sacco a pelo anche, quindi sticazzi dormire, Koris ha optato per vegetare nella tenda comune riscaldata. A tratti si è addormentata sulla sedia da campeggio, con un intervallo temporale di cinque minuti.
Quando è sorto il sole ha inizio a molestare ‘thieu dicendo che voleva tornare a casa prima del pranzo comune, che la Ghiacciaia è bella finché dura poco, che dopo la notte insonne e col Mar Nero negli stivali si merita di buttare la giornata sul divano. ‘thieu è riuscito a convincerla a restare fino alle dieci per dare una mano a mettere a posto tutto il bordellame. Resta da vedere se riuscirà mai a convincerla a mettere la testa sott’acqua.
A mezzogiorno ‘thieu era stramazzato nel letto, Koris continuava a lampeggiare fra veglia e sonno, per cui il pranzo è passato in cavalleria nonostante la fame. Nel pomeriggio il mondo era uno strano posto incomprensibile, ‘thieu ha continuato a ronfare di tanto in tanto, Koris si interrogava sul per quale cazzo di ragione abbia deciso di andare al soccorso speleo. Dopo una parca cena perché nessuno aveva voglia di prepararla, Koris è andata a dormire allo gloriosissima ora delle otto e mezza, mentre le galline erano a spaccarsi in discoteca.

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