Il principio di indeterminazione di Sticazzenberg

Quel capoccione di Heisenberg ci insegnò che per gli oggetti quantistici c’è un limite con cui si può conoscere, allo stesso tempo, la posizione di una particella e la sua velocità (quantità di moto per i puristi). Per un oggetto quantistico, eh. Particelline, fotoni, minchioni, neutrini e roba del genere.

Ora, per quanto piccoletta sia Koris, non supera i limiti dell’oggetto quantistico. O meglio, è ancora da dimostrare il Koris-dualismo onda-particella. Passare da una fenditura e dall’altra. Saltapicchiare fra i livelli energetici quantizzati. Roba del genere da fisici del tardo XIX secolo e inizi del XX.

Insomma, Koris è dov’è nell’istante in cui c’è, senza ambiguità possibile. Siccome pensa di essere un umano affidabile, di soltio Koris è dove dice di essere. E tiene fede alla parola data.

Sapendo che le probabilità di tornare dal soccorso speleo in uno stato pietoso erano piuttosto alte, a fine aprile Koris aveva detto a Capo Palpatine che avrebbe preso un lunedì di ferie. Un giorno dei suoi quasi 70 giorni di ferie arretrati. Un giorno che le spetta e basta. Chiesto, dichiarato e convalidato, tutto alla luce del sole. Riportato anche sulla santissima agenda condivisa. Palpatine era stato abbastanza accondiscendente.

“Sì, sì, non c’è problema, guarda, metto anche una linea rosa sul mio calendario, così so che non ci sei.”

Come da accordi, Koris lunedì è stata a smaltire lo speleo-hangover, guardando il finale di “Game of Thrones” (che voleva farci un post, ma boh) e facendo poche cose utili.

Ieri era qui, sul pezzo, fra i Neutroni Porcelloni. Nessuno la ha cercata, quindi si è limitata a sbrogliare le sue faccende e andare a casa alla fine delle sue ore. Mica può esserci sempre un accollo, no?

Stamattina Koris si è trovata una mail nottura di Palpatine che diceva, in una grammatica claudicante: “perché non c’eri lunedì e martedì? Non ti ho visto nei corridoi, quindi non c’eri! Oggi hai intenzione di venire o devo annullare la riunione?”

Prima reazione: sbattere per terra tutto ciò che si trova sulla scrivania, scrivere sul muro “fuck you” con la cacca come i macachi dello zoo di Berlino e andarsene a fare una passeggiata ovunque, anche sui brordi di una discarica radioattiva.

Seconda reazione: sciorinare la configurazione elettronica del nettunio (93 livelli), ripetere tre volte la Sutra del Loto Compostato e rispondere a Palpatine che sì, lunedì era in ferie come annunciato, ma che martedì Koris era ben presente, solo che nessuno l’aveva reclamata.

Risposta: “Ah. Allora prepara i meeting per quando viene il tizio di Barcellona. E per la permanenza di CuloGiappo a luglio”.

A questo punto qualcosa dentro Koris si è spezzato, si è messo a urlare e ha iniziato a sgomitare per uscire. Questo qualcosa era un pontentissimo vaffanculo generato dall’implosione dei metaforici testicoli, ormai collassati su se stessi lasciando due pulsar emettenti solo “fottiti” ad intervalli regolari. Questo per due ragioni, come i metaforici testicoli.

Uno: dopo aver accusato ingiustamente qualcuno di non essere al suo posto, quanto meno ti scusi. Anche se sei Fonzie (e mica Lady Violet di Downton Abbey). Una cazzo di parola di scusa fa la differenza, ogni tanto. Ci fissiamo sui dettagli? Che ci frega che tanto ci pagano lo stesso? E allora boh, facciamoci passare anche sui piedi con la macchina e mangiare il sushi sulla schiena, tanto ci pagano.

Due: basta con sti cazzo di meeting. BASTA. Koris non ha preso il dottorato per spulciare le agende altrui. BASTA. Altro che istinti violenti, altro che “Dracarys” a cazzo, altro che napalm a vista. Se Koris serve solo a quello allotra altro che starsene a casa.

Koris a questo punto potrebbe ammettere di avere un grosso problema di gestione della rabbia per la giornata odierna. Potrebbe incazzarsi tantissimo, o anche no. È il principio di indeterminazione di Sticazzenberg: Koris potrebbe essere furente o meno. Il problema è che se qualcuno prova a sondare il Koris-status, lo perturba e il minimo che può succedere è una cazziata da manuale.

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Diciassette ore, P50 e Mambo Italiano

(Post per amanti della vertigine, ma senza immagini perché la grotta è ancora inedita)

Come al solito, Koris si è posta la domanda di rito “ma non starò sprecando un giorno di ferie, con tutti i problemi annessi? E se poi mi mettono a fare solo missioni di superficie e mi dormo tutte le notti tranquilla?”. Del resto, l’esercitazione del soccorso speleo nel Vaucluse per speleologi del vicinato poteva benissimo fare a meno di Koris e della sua scarsa utilità. Forse.

Arrivati in quel di Saint Christol la sera prima, Koris e ‘thieu hanno montato la tenda smodata (detta anche “il palazzo d’estate”) sotto una pioggerellina che si è trasformata in acquazzone. Un po’ di public relationship con gli speleologi locali, cena con zuppa in cartoccio e infilarsi il più rapidamente possibile nel sacco a pelo piumoso. Segue oblio dei sensi.

Il mattino dopo Koris si è iscritta fra i soccorritori con specialità assistenza vittime, certa che non avrebbero fatto granché di lei. Del resto ogni dipartimento ha la sua squadra assistenza vittime, vuoi proprio che…

“Koris!”
“Sì?”
“Squadra assistenza vittime, pronta a partire alle 10”

Ok, vorrà dire che si entra per primi e si esce nel pomeriggio quando arriva la seconda squadra per il cambio. Forse il giorno di ferire è stato preso per nulla. Vabbè.

Koris si è appropinquata alla squadra di cinque, capeggiata da Hessia (di cui Koris sapeva soltanto “sa fare, ma ogni tanto le saltano i cinque minuti”, ottimo), per imballare i sacchi del caso. L’Architetto della squadra fa un annuncio.

“I primi entrare, gli ultimi a uscire”
“Come, qui non si usa inviare la squadra di rinforzo per il cambio?”
“Ahahahahaha, no”

Nel mentre serpeggia la voce che per l’una di notte si dovrebbe essere fuori. L’una di notte è un orario quasi umano, ci portiamo un panino e sopravviviamo a frutta secca fino all’uscita, tanto quando inizia l’evacuazione della barella mica si ha tempo di mangiare. In tutto ciò Koris cerca disperatamente di dimenticare che in fondo a tutta la storia c’è un pozzo di 50 metri. Ma su, magari la vittima sta prima del P50 e non ci tocca scendere. O magari si scende contro la parete e non nel vuoto siderale. Magari.

Si arriva al buco alle 10:30 con l’unica idea che forse all’una di notte ci saranno lenticchie e salsiccia ad aspettarli al campeggio (gli speleologi pensano ad usa sola cosa ed è quella). Si scende in una sorta di tombino nei boschi che fa molto Tartarughe Ninja bucoliche e si sbuca da un tubo blu (?) nel primo P20. La discesa scorre senza incidenti, a patto che Koris configuri il tutto come una serie di tanti saltini e non come un P130, secondo alcuni. Intanto c’è sempre il P50 ad aspettarla, o magari no.

Si arriva al troncone di galleria, dove si corre, si scivola nel budello che si sa già sarà odio puro al ritorno, si apprezza di sfuggita la decorazione. Koris inizia a pensare che sarebbe proprio bello se la vittima fosse nella galleria sabbiosa. O se almeno il P50 fosse armato in un rivo stretto. Forse.

E poi arriva lui, il buio in fondo al tunnel. Non è stretto per una bella minchia, è una voragine dal diametro di venti metri. Koris sa che se ci fosse ‘thieu si sarebbe già esibita in una delle sue scenate a base di “non farmi questo, non buttarmi lì dentro”, ma è fra sconosciuti e deve darsi un tono.

“Oh, se sentite urlare in italiano non fateci caso, sono io che non apprezzo i pozzi voluminosi”

Si arriva alla testa del pozzo. Non guardare in basso. Si mette il discensore, si fa la chiave. Vabbè, dai, forse scende si contro parete. Non guardare in basso. Si disfa la chiave, si parte. Ok, ora è più una rottura di coglioni fare dietro front che andare avanti. Primo frazionamento. Pendolo, ora si scende nel vuoto. Koris vacilla ma sa che la manovra per tornare indietro è peggio. Non guardare troppo in basso. Va tutto bene, va tutto bene, vatuttobene, vatuttobenevatuttobenevatuttobene.

“Attenzione a dove mettere i piedi al secondo frazionamento, che c’è un balcone che scarica pietroni in basso”

Ottimo, cosa vuoi di più dalla vita? Ciò nonostante, quattro frazionamenti dopo, Koris arriva coi piedi per terra e vorrebbe darsi il cinque da sola per quanto è soddisfatta di se stessa. E per non aver gridato oscenità nemmeno una volta. Forse la fifa non sta passando, ma sta diventando controllabile.

Si dovrebbero iniziare le manovre per il soccorso della vittima, solo che non c’è la vittima. Arriva dopo con la squadra medica, onde evitare di avere vittime surgelate. Hessia decide che essendo mezzogiorno è ora di pranzo. Nel mentre si scopre che il sistema di comunicazioni con la superficie riceve ma non emette, tocca aspettare che qualcuno porti il telefono col filo. E l’ADSL, magari.

Alle due passate arriva la squadra medica, ma senza vittima. Dicono che scende poi col telefono, ma non si sa quando. Hessia dà l’ordine di usare uno dei presenti come vittima sacrificale per fare qualche manovra. Koris viene designata assieme all’Architetto per mettere su la capanna di fortuna. Ne esce una cosa molto migliore di tutti i soccorsi precedente. Per di più c’è ancora materiale per fabbricare una tenda per i soccorritori.

Finite le manovre sulla vittima, inizia l’attesa, non si sa bene cosa stia succedendo perché non si hanno notizie dalla superficie. Qualcuno dormicchia. Ci si fa un the con l’acqua che cola dal pozzo. Si tiene un corso su come piegare un telo di sopravvivenza, che i maschi non ci sanno fare ed escono delle palle super ingombranti (#womansplaining). Si fanno le ombre cinesi con le lampade, segno di inizio del disagio.

Sono le sette passate quando arriva la linea telefonica assieme alla vittima barbuta, si scopre che la superficie vuole far iniziare l’evacuazione della vittima alle otto e mezza. Dall’alto del pozzo si sente armeggiare la gente che preparava i tiranti, le pulegge e i paranchi. Ogni tanto piovono pietroni, ma Koris è al sicuro nella galleria laterale.

Si mette la vittima nella barella, ci si lamenta che pesa troppo (“peso 86 kg, ma la maggior parte è barba. Però oh, ragazzi, bisogna mettersi nei casi reali, mica si fanno male solo le fragili damigelle di 50 kg”) si scopre che non si riescono a sentire i segnali dal basso all’alto perché c’è troppa eco nel P50. Koris viene messa a coordinare le manovre al telefono.

Ore otto e mezzo, la barella decolla. Il contrappeso in alto è il dolce peso di ‘thieu, perché per certe cose ci vogliono massa e vocazione. Koris riceve ordini al telefono e li urla a ‘thieu, il resto della squadra resta atterrito dal numero di decibel che Koris riesce ad emettere.

Ore nove passate, si risale (non prima che Koris si sia pavoneggiata con ‘thieu per tre secondi dicendo “oh, hai visto che bestia di pozzo? E sono riuscita a scendere senza urli!”). Rimettere la macchina in moto dopo nove ore d’attesa è tutt’altro che facile, ma non c’è tempo per le lamentele. In tutta onestà, Koris si sente molto sollevata quando arriva in cima al P50 e si chiede perché faccia certe cose. Ma ormai…

Inizia l’evacuazione nella galleria, volano insulti, gente che urla alle teleferiche, parole grosse, insulti. Ma Koris segue Hessia e la barella, hanno un compito, se gli altri si insultano problemi loro.

In mezzo alla galleria ci si accorge che è “domani e dieci”, quindi uscire tutti all’una, data la quantità di gente, pare utopistico. Koris sbocconcella frutta secca perché ha fame, ma soprattutto sete e ha quasi finito il suo mezzo litro d’acqua.

Si passa il budello infame che all’unica di notte è ancora più infame, si arriva alla base dei saltini che c’è un sacco di gente. E tantissimi saltini da armare. Si aspetta di nuovo, anche quando la barella riparte. Inizia un’attesa senza fine. Nota: ‘thieu l’infame è passato davanti a tutti con la scusa “vado ad aiutare in alto” ed esce effettivamente all’una di notte.

E qui compare Hé, il capo del soccorso speleo del Var, che non si sa bene da dove sia uscito, lui e il suo casco blu. E la sua eterna riserva di cazzate, che verrà sciorinata per tutti i 130 metri di ascensione successiva. Koris attende ai pianerottoli dove ruscella l’acqua col sottofondo di Hé che canta “Mambo italiano” o che vaneggia di nani con candele nel culo (quest’ultima parte non è chiarissima). Koris non sa se vorrebbe urlargli di chiudere il becco o se ringraziarlo per impedire a tutti di addormentarsi. E sono stati ancora fortunati, si racconta di un soccorso notturno in cui Hé si era portato una trombetta e suonava la carica ad intervalli regolari.

Alle quattro del mattino Koris è disposta a leccare l’acqua dalle pareti da tanto ha sete. È l’ultimo (o il primo, a seconda della prospettiva) P20 prima del tubo blu, del tombino e della superficie. Koris sale con le cosce doloranti che paiono quelle di una statua di marmo. Si arriva in vista del tombino che ormai sono le quattro e mezza. E piove.

“Se corri riesci a prendere la navetta dei pompieri che sta per partire”

Più che correre è un arrancare fantozziano, ma Koris (e relativo sacco che si porta dietro dal fondo) si lancia nel cofano della navetta, in mezzo ai sacchi degli altri. Anche stavolta è fatta.

Koris arriva al campeggio che non sa se ha più fame, sete, sonno o voglia di pisciare. Ma oh, abbiamo fatto quasi diciotto ore di speleo. Record, signori, record! Campioni del…

RONF. Appena il tempo di togliesi l’imbrago, la tuta, le scarpe, svuotare la vescica e buttarsi con sottotuta e tutto nel sacco a pelo. Sono le cinque.

Koris si risveglia alle sette, beve, ri-piscia (cosa che accadrà con una frequenza sconcertante) e si riaddormenta fino alle nove. Quindi mangia. Perché ‘thieu (infame) all’uscita si è fatto lenticchie e salsiccia, Koris no, si è cibata di nocciole per tutta la notte come un fottuto scoiattolo. E ora ha un certo languorino, ma non è proprio fame, è più voglia di divorare anche la pentola.

Pranzo, si smonta la tenda, si torna a Marseille. Dove Koris crolla miseramente sotto la doccia, sopraffatta da una stanchezza che ora si fa sentire come una tonnellata di piombo. Alla fine, questo lunedì di ferie ha un’importanza vitale.

Valvole, scartoffie e raggi cosmici

Dopo aver parlato di cose belle, torniamo alle solite. Perché Koris non è ancora ai livelli di G.R.R. Martin che passa le giornate a grattarsi la buzza (anziché scrivere “The Winds of Winter”, ma questa è un’altra storia e un altro post, forse) e le tocca lavorare.

Per qualche ragione che a Koris sfugge, le hanno appioppato da seguire tutte le runioni su valvole e tubi del cazzo. Koris ha fatto presente che non è un fottuto ingegnere, ma Capo Palpatine ha detto di vederla di più come un project management. Koris allora ha sorriso, ha fatto presente che non è un fottuto project manager e che di certo non ne ha lo stipendio. Che poi visto che qualunque iniziativa Koris possa prendere è sbagliata a priori, qui non si managgia proprio una fava. Quindi Koris si è ritrovata a fare la fottuta segretaria che fa tutti i resoconti delle riunioni su valvole e tubi del cazzo. Un dottorato in fisica per arrivare qui, bella performance.

Ah, no, organizza anche le riunioni. Nel senso che diventa automaticamente colpa di Koris se le persone fondamentalissime danno forfait all’ultimo. Koris, avresti dovuto saperlo. Anche se la riunione è alla due e tipo scrive “ops, non posso venire” all’una. Un po’ di preveggenza, su. Altrimenti tocca farti il mazzo per permetterti di sviluppare il tuo occhio interiore. Koris quindi passa a giocare a Tetris con le agende altrui per fissare data e ora di una riunione. Solo per sentirsi dire da Palpatine che quel giorno non c’è, solo che non scrive i suoi giorni d’assenza sull’agenda condivisa perché gli pesa il culo. Koris, però anche tu, un po’ di sforzo immaginativo, eddai. Così alla prossima riunione possiamo mettere come oggetto “Tiruleru! Urca urca! Chiromanzia! Previsioni del futuro!“. Tanto siamo lì.

Il MegaCapo ha avuto un’altra magnifica idea per bordellizzare le cose. Perché non cambiare sistema di gestione dei documenti? Tanto sono solo cinquantamila documenti in tutta la divisione, che sarà mai? Ah, cinquantamila non è un numero a cazzo, sono proprio cinquantamila. Ovviamente da fare prima di subito, lasciate tutto quello che state facendo e trasferite i documenti. Koris ha cercato di fargli capire che avendo una review da chiudere dal lontano 2017, magari prima si poteva chiudere la review e poi passare tutti i documenti nel nuovo sistema. Siccome sembrava fosse una cosa sensata, il MegaCapo ha rifiutato sdegnosamente la proposta.

Ma pare si faccia anche fisica, eh. Incredibile ma vero. Solo che siamo talmente poco abituati che non sappiamo più farla. Ci sono dei rivelatori da testare, rivelatori che quando installati (nel duemilamai) saranno legati ai sistemi di sicurezza della baracca. Quindi magari vanno testati bene. Uno studio in materia era stato fatto dieci anni fa (risate registrate) da gente che ci sa fare, la stima dei costi ammontava a circa otto case Koris scegliendo l’opzione più economica. Koris è andata a farlo presente a Palpatine.

“Per testare i rivelatori piccoli ci vorranno dei soldi, perché servono ore e ore di irraggiamento a una potenza imbarazzante in campi neutronici ultra stabili”
“Eh, ma non ce lo faranno fare se costa troppo”
“E allora incrociano le dita che i rivelatori funzionano”
“E se… usassimo i raggi cosmici?”
“Cioè in che senso?”
“Ma sì. Con un po’ di fortuna magari un buon dio ci manda uno sciame di neutroni dell’energia giusta…”
“Ahem…”
“Che c’è?”
“Ora ti spiego perché è una pessima idea in venticinque comodi punti”
“Ma i raggi cosmici sono gratis!”
“E ti sei mai chiesto perché?”

Cioè, perché mai non testare dispositivi di sicurezza con una sorgente sconosciuta di cui non sai nemmeno se arriva a terra? Se Koris avesse avuto dei buoni rapporti col Replicante, lo avrebbe chiamato per farsi una risata. Comunque dimostrato che l’idea non era proprio così geniale, Koris sperava di non sentirne più parlare.

E invece no, Palpatine è tornato alla carica, forse memore che gutta cavat lapidem. Solo che lo fa con la persona sbagliata.

“Io voglio un laboratorio per testare i rivelatori”
“Certo, Capo, te lo hanno testato a più riprese per i dieci anni precedenti, di sicuro te lo danno adesso”
“No, ma lo mettiamo dove tengono il materiale dall’altra parte del fiume!”
“Capo, quella zona non è nemmeno dichiarata installazione nucleare. Scordatelo proprio.”
“Ma usiamo sorgentine piccole piccole che possiamo portare in macchina, cerca che secondo me ne trovi una o due…”
“Non mi piace per nulla la piega che sta prendendo questa conversazione e comunque no, non è fattibile”
“Allora sai cosa possiamo usare?”
“No, cosa?”
“I raggi cosmici!”

Koris ci rinuncia ufficialmente. Intanto se qualcuno conosce un posto in cui fanno TSO a prezzi allettanti, è pregato di farsi avanti.

Sogni e cassetti che si aprono

Koris chiede scusa preventiva per il post senza capo né coda, ma non è un post facilissimo da scrivere. Almeno, dal Koris-punto di vista.

Tutti hanno un sogno nel cassetto, Koris ha svariati cassetti pieni di sogni nascosti fra calzini e mutande. Fra questi, c’è un cassettone che contiene un sogno medio-grosso, germogliato nel 2002 e stipato per anni assieme ai jeans a vita bassa e le Crocs. Nemmeno a dirlo, è stato tirato fuori regolarmente, ha preso aria, è stato rattoppato e poi è rientrato nel cassetto. Ma (pare) non questa volta.

Il sogno nel cassetto è un libro. Insomma, un banalissimo sogno nel cassetto. Però Koris ci ha lavorato, con alterne vicende e altalenanti speranze. Forse un giorno verrà narrata anche la storia del libro, che per ora chiameremo il Malloppo. Pareva che il Malloppo fosse destinato a fare le ragnatele nel cassetto senza mai vedere la luce del giorno. Finché una Koris che reputava di non avere nulla da perdere ha provato a inviare il Malloppo a qualche editore. Tanto cosa poteva andare storto?

Ed è successo: una piccola casa editrice ha ricevuto il Malloppo e lo ha apprezzato. Ed è interessata a pubblicarlo. Ovvero a farlo uscire in maniera definitiva dal cassetto.

Koris ha firmato il contratto qualche giorno fa e, com’è proprio alla natura di Koris, oscilla fra l’isterico e il supereccitato, pensando a tratti “minchia, troppo bello!” e “mioddio, cosa sto facendo?”. Ma del resto l’autostima non rientra fra i dieci migliori pregi di Koris, anzi, possiamo dire che non ci rientra e basta.

Seguiranno altri aggiornamenti, dettagli, patemi assortiti, conti alla rovescia e simili. Per il momento, ecco la novità medio-grossa con cui Koris ha a che fare in questi giorni. Però sì, un po’ è anche contenta, oltre alla strizza di essersi tirata addosso qualcosa troppo grosso per lei.

P.S. di marketing: per leggere qualcosa di Koris (e aggratisse), esiste sempre “Star Coso“, che ormai conta une decina di puntate e sta andando avanti, con aggiornamenti ogni tre giorni e assai poca serietà residua.

P.P.S. Poi magari impariamo anche a fare i post entusiasti e sorridenti di quando sotto sotto siamo contenti, ma ci stiamo ancora lavorando.

Dubbi esistenziali, pensieri in circolo

Il dubbio esistenziale principale è sempre il solito, quello che afflige migliaia di esseri umani attorno al globo (e forse non solo): cosa minchia si fa stasera per cena? Possibilmente vegetale e a basso contenuto di sbattimento. Avete appena visto una nuova puntata di “Koris: la massaia perfetta”.

Koris dovrebbe prendere una decisione circa il sognetto nel cassetto, ma sta accuratamente evitando di prenderla. Prima era sì e mo’ è no. E viceversa. Che è maggio, si dovrebbe fare il cambio di stagione, ma ieri pareva novembre, quindi perché bisognerebbe cambiare i cassetti? D’altra parte, è vero che se non cogli l’occasione di far prendere aria al contenuto dei cassetti, quello invecchierà, marcirà e lo ritroveranno muffito gli eventuali eredi (ammesso che). Koris vorrebbe poter attaccare un pippone serissimo in materia a qualcuno, una di quelle pezze che iniziano con “lo farei tantissimo” e che sono farciti di “e se poi te ne penti?”, ma il resto dell’universo ha i suoi cazzi e Koris non crede sia salutare ammorbare il prossimo coi propri sognetti nei cassetti. Però in cuor suo si arrovella, con l’Impostore carico a pallettoni.

Neutroni Porcelloni è il solito delirio di scartoffie, presentazioni inutili e mail nei giorni festivi perché hai visto mai qualcuno pensi di farsi una vita. Capo Palpatine è in versione “guardami, sono disarmato”, ma potrebbe da un momento all’altro trasformarsi nel Signore Oscuro dei Sith, con un preavviso massimo di minuti due. È tornato oggi e non si è ancora fatto vivo. Koris non sa se deve andarlo a cercare (per via di una riunione prossima con GrandeCapo che può andare o male o malissimo), oppure se tenere il solito basso profilo e “se mi cerca, mi trova, visto che ha sempre bisogno di me mentre mangio”. Intrallazzone è il solito essere umano privo di senso che arriva in ufficio, accende la luce, abbassa le tapparelle (a mezzogiorno) e se ne va. Nei periodi in cui è presente, intrallazza al telefono, ignaro che potrebbe prendersi minimo minimo una scarpata sul naso. A seconda del livello di Koris-continenza.

Parlando di continenza e di Koris-nervi, ‘thieu sostiene che Koris potrebbe essere molto vicina al punto di rottura, di coglioni e non solo. Quindi si lancia in discorsi da chiunque abbia vissuto la crisi vedendola dai quotidiani senza doversi sentire “tizio non assume, caio nemmeno, se molli il posto che hai sei strafottuta, pensaci la prossima volta che non ne puoi più”. ‘thieu si mette a pontificare degli infiniti mondi possibili, Koris gli fa notare che i mondi non sono poi così infiniti e sono ancora meno possibili, ‘thieu borbotta “non si può sempre pensare al peggio e che possa andare tutto male”. Koris si decide a chiudere i suoi problemi nell’armadio vicino al cassetto di cui sopra, risultato: tutto rischia di esondare dal Koris-cervello. E quando il Koris-cervello esonda si crea una sorta di maelstrom e dal maelstrom vorticante di pensieri orridi ci si esce solo con un grande sforzo. Sarà colpa del glutine.

E in tutto ciò, Koris non ha ancora trovato un’idea per la cena. Se possibile, vegan-eco-friendly-gluten-free, così si evitano i pensieri vorticanti. Ma probabilmente no.

Lentecchie fredde e piedi bagnati

(Avvertimento per Mezzatazza: è uno speleopost)

Koris è nel gelido Vercors, dove il mese di maggio non è necessariamente indice di primavera. Potrebbe anche essere inverno. O autunno. Il che significa anche che le grotte possono essere umide, o molto umide, oppure farti una doccia d’acqua a sette gradi. Se va bene è solo acqua e non anche sabbietta o sassolini. Che bella la speleologia alpina nel Vercors.

Il gruppo composto dai soliti noti (‘thieu, Koris, DB) più la new entry SantaSubito (e scoprirete perché) aveva deciso di fare un’uscita grossa in un posto chiamato lo Scialet des Fleurs Blanches (sì, scialet, lo chalet è un’altra cosa). O meglio, i tre avevano deciso, Koris si era riservata la scelta di non farlo perché è un periodo no, e quando è un periodo no si dubita di tutto, anche della ferraglia speleo.

La scheda della grotta diceva P18, P25, P25, P32 prima di arriva in un’infilata di pozzetti in un meandro e quindi nelle gallerie. A Koris quell’infilata di pozzi non piaceva per nulla, zero, nisba, nada. Si vedeva minimo minimo a piangere davanti alla parteza del P32, nella migliore delle ipotesi.

Un’ipotesi più realistica sarebbe stata Koris che si piazza alla testa del P18, vede i 18 metri di vuoto sotto le chiappe, vede il corrimano e scivoloso e chiede “dove sono le chiavi della macchina? Vi aspetto fuori”. Cosa he avrebbe potuto verificarsi, visto che ‘thieu ha sbuffato, ha fatto il muso ed è filato giù per il pozzo verso il successivo P25. Koris si è sentita abbandonata.

E qui è entrata in gioco lei, SantaSubito, il nuovo acquisto con esperienza, meglio di un usato garantito. Ha guardato fissamente Koris, dicendole “io aspetto” e non si è mossa finché Koris non ha deciso che forse poteva provare a scendere almeno quel pozzo. Tanto si sarebbe fermata al secondo.

E invece no. Non si sa bene quale dinamica si sia innestata, ma tant’è Koris è scesa anche per il getto unico di 25 metri successivi. E per gli altri 25 ancora, pendoli compresi. Forse perché SantaSubito era sempre lì, forse perché i pozzi erano in armo doppio e quindi si poteva scendere in coppia.

Al P32, quando Koris aveva scelta fra un getto solo e tre getti frazionati, si è fatta i 32 metri in one shot one kill come non accadeva da… boh, un sacco di tempo. Quando ha finalmente toccato terra, era molto soddisfatta di se stessa. Come dopo aver fatto una grossa cacca, insomma.

(Che oh, detta così pare una cosa scema per uno speleologo, ma per l’attuale forma mentale di Koris è molto)

A quel punto iniziava il menadro con i pozzetti, ma a Koris il menandro piace perché è masochista. Intimità con la roccia, contorsionismo, lividi sulle ginocchia, intervallati da saltini di 8-9 metri. Nessun problema, ormai siamo lanciati, non c’è niente che ci impedisca di continuare verso le grandi gallerie del fondo.

Come no. All’uscita del meandro c’è il fiumiciattolo, che ha creato un allegro laghetto di fango. Fango a sette gradi. Koris aveva le scarpe da montagna che non sarebbero sopravvissute. Koris ha guardato ‘thieu con aria disperata. ‘thieu, già colpevole di abbandono, ha cercato di sdebitarsi prendendo Koris a cavacecio. Bella figura di merda, ma adesso niente poteva fermarla.

Sbagliatissimo, c’è il lago vero. Con l’acqua. Koris ha capito di non avere scelta, toccava bagnarsi i piedi. Splaf, splaf, splaf. Passaggio rapido, acqua nelle scarpe, va bene, questa volta non ne usciamo vivi o almeno non con tutte le dita dei piedi. Ma ormai si va al fondo, cosa può esserci di peggio?
La zattera. Il passaggio di una strettoia sul fiume a bordo di una zattera. Koris ha pensato il peggio, ivi compreso il bagno non richiesto perché la zattera di tubi si sarebbe sicuramente rovesciata. E invece no, non si sa perché.

Koris è arrivata sana e salva a mangiare un sacchetto di lenticchie e pancetta fredda, una roba che in superficie non farebbe mai. Ma aveva fame. Un sacco fame.
La fame ha continuato a seguirla per tutta la durata delle gallerie enormi, assieme ai piedi bagnati in cui ormai si stavano sviluppando forme di vita sconosciute. Però va detto che la tuta s’era asciugata e l’acqua, grazie ai calzini di neoprene, era quasi calda.

Almeno finché non si è arrivati al fondo ed è venuto in momento di tornare indietro. Di nuovo la zattera, di nuovo il lago, di nuovo la fangazza ma non a cavacecio. Arrivata all’entrata del meandro, Koris aveva di nuovo un sacco fame. E se l’è tenuta.

“Tanto facciamo pausa prima dei pozzi grandi”

Stigrandissimicazzi. Al secondo P25, drogata di frutta secca d’emergenza (i famosi fruttini alla cocaina), Koris iniziava a pontificare di ceci, salsiccia e altre cose dall’indecente apporto calorico. Altro che la pubblicità della Fiesta anni ’90.

Koris è uscita dopo nove ore di speleo che sognava solo grassi insaturi nel suo piatto (come al solito). Fuori grandinava, quindi anche uscire dalla sottotuta è stata un’impresa non da poco.

Per cena ha avuto pasta condita con la ratatouille (abominio! Sterminio! Anatema!). Che ha mangiato perché aveva troppa fame. Ma nonostante i piedi bagnati per un sacco di tempo, le lenticchie fredde da mangiare e la fangazza integrale che ricopriva la tuta, Koris era sordidamente soddisfatta di sé.

Tanto tu ce la fai e altre stronzate

Post breve, conciso e incazzoso.

“Ma sì che ce la fai” è un’ottima frase-sprone per rincuorare la gente. Se la gente ha meno di 12 anni. Qualora la gente avesse un’età più avanzata e non fosse del genere che schiva gli impegni in continuazione, forse bisognerebbe rivedere le cose.

Koris ha ormai sviluppato un’idiosincrasia per le locuzioni “Ma sì che ce la fai”, “tanto tu ci rieschi che sei bravi”, “fallo che tanto ci riesci, su”. Forse perché non ha più dodici anni o perch da allora è diventata pigra, non si sa. Fatto sta che ogni volta che Koris dice “potrei non essere in grado di fare tale cosa” e si sente ripetere una delle locuzioni di cui sopra, ha come l’impressione di non essere presa sul serio. O che le difficoltà presentate siano tutte frutto di capricci momentanei, un-bacino-e-passa-tutto, dai che poi ti diamo le caramelle (poi = momento lontano nel tempo che si avvicina in maniera asintotica alla morte termica dell’universo).

Suona anche un po’ come un modo per lavarsene le mani. Che tanto Koris ha le spalle larghe, che tanto Koris sopporta, che tanto Koris è una roccia e non è concepibile che non riesca. Sono tutte Koris-paranoie, lamentele, momenti di pigrizia. La incoraggi un po’ e riparte, come dare la carica a un giocattolo a mollo.

Ecco, no. Koris non funziona così, o forse il meccanismo si è incastrato con la vecchiaia, o vai a sapere. Però è stanca di sentirsi ripetere “tanto ce la fai” ogni volta che presenta una difficoltà oggettiva a svolgere un compito X, sia tale compito scrivere i documenti delle interfacce degli spazzoloni da cesso o salvare l’universo dal collasso gravitazionale per troppa burocrazia.

C’è una soluzione? No, però c’è il blog. Almeno quello. E sparire per cinque giorni nel Vercors, pazienza se Capo Palpatine non è contento.

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