Born to run

Sto ancora pagando con sudore, lacrime e acido lattico (il noto Sarkò dell’Amperodattilo) l’allungo o scatto-post-400-vorrei-ma-non-posso di ieri. Ma ne avevo bisogno. Era da un po’ che non andavo a correre e cominciavo a sentirne la mancanza. Del resto, lo ho anche sognato una notte. Doveva essere il campo di Celle durante il meeting Arcobaleno e la specialità doveva essere un 200 (del resto non mi sarei mossa per meno). Io continuavo ad obbiettare che non mi allenavo da anni, ma alla fine ho ceduto alle insistenze di Lerry. Certo, mi sarei stupita del contrario, anche in sogno.
"Koris, 5 per 300 recupero sei minuti. Domani gara"
Frase tipica della tarda serata del venerdì, ore diciotto e venti, subito dopo il riscaldamento. A cui Yaxara e Stato Maggiore al gran completo rispondevano prontamente "Obbedisco". Indipendentemente da dove e quando fosse la gara.
"Allora ci vediamo alla stazione, portati un panino per pranzo" se la giornata era buona e la gara non superava Genova come distanza.
"Veniamo a prenderti sotto la scuola all’una, fatti trovare pronta" se invece bisognava dislocarsi in qualsiasi altra provincia ligure o meno. Così, fra gli stuoli di figherrime del liceo classico di Merdopoli, in gonne con gli strass o pantaloni con vista deretano, spiccava un abietto individuo in tuta indaco e scarpe da ginnastica. Il più delle volte si celava per di più dietro a un borsone in tinta a cui era attaccata una lumaca di pelouche rosa, animale di cui andava fierissima, icona della velocista che era (o che forse non è mai stata, ma a posteriori le piace pensarlo). E all’una si parte per sbattersi sotto temperature inclementi (al rialzo e al ribasso), ore dei più disparati mezzi di trasporto, luoghi di cui nessuno aveva mai dubitato l’esistenza. Anzi, alcune località parevano giustificare solo dalla presenza del campo di atletica. Eterna seconda, perché quando quella che ti arriva sempre davanti è la campionessa nazionale c’è poco da fare. Corri per correre, dicendo "andate avanti voi che poi io arrivo" nel peggiore dei casi. Corri qualsiasi cosa e sotto qualsiasi nome perché nella società ci sono poche femmine che dicono incondizionatamente "vengo" a prescindere dal prestigio del meeting o dal materiale della pista. Torni a casa all’ora che capita, strisciando sotto la doccia prima di cena. Nota: qualsiasi ora sia, quando si arriva dalla gara di atletica è sempre ora di cena.
"Bene, adesso è finita, disfo la borsa e collasso su Merc…"
Suona il telefono. Potrebbe essere chiunque, ma sai già chi è.
"Pronto?"
"Chiappettebelle!!"
Eh, no, che cavolo, ancora?!
"Lerry, cosa vuoi? Ci siamo lasciati nemmeno dieci minuti fa…"
"Appunto, chiamo da una cabina telefonica. Senti, mi hanno detto che domani ci sarebbe una gara…"
E chi desiderava di meglio, del resto!
"Lerry, ho gareggiato oggi a Sciorba con ottanta gradi all’ombra…"
"Lo so, ma domani c’è una 4×200, due ci sono già, manchi tu e la quarta la raccattiamo sul luogo. Già che ci sono ti ho iscritto anche sui 400."
Certo, non aspettavo altro. Con la mia capacità polmonare i 400 sono proprio la mia gara preferita. Inutile dire che hai da studiare. Risponderebbe "te lo porti dietro". Quindi non c’è che una soluzione: if you can’t beat them, join them.
"Va bene, Lerry, domani pomeriggio una scampagnata a Genova posso anche farla…"
"Ehm, non è a Genova"
"Ah no? E allora dov’è?"
"…"
"…"
"…"
"Lerry, allora, dov’è ‘sto chézzo di meeting"
"A Pinerolo"


‘Cos tramps like us
baby, we were born to run

<!–

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