Alternative

Meno 697,5 ore.
Sto cominciando a pensare che il suicidio non sarebbe male come alternativa, se non fosse che ritengo di avere alcune faccende da sbrigare nel frattempo. Poi l’idea di morire laureata era allettante. Se mi laureassi, però, l’alternativa suicidio decadrebbe come uranio impoverito. Ormai è un loop. Qualcuno inserisca un comando break e mi faccia uscire.
Perché, a proposito di break (nella sua veste di participio, broken), qui le palle rotolano, la voglia latita (ormai sono solo coercizioni, minacce e poco sensuali bondage sulla sedia) e la sete di sangue è alle stelle. La calma è un miraggio, il sangue freddo invece è fuori stagione, viste le temperature esterne (nonostante tutto non nevica, fanculo anche il tempo).
Potrei passare alle droghe pesanti, questo sì. Solo che cercare un pusher è troppo sbattimento. E devo studiare. E devo arrangiare la tesi. E dovrei anche scrivere per la Viking, passata in cavalleria alla grande (una notte deciderò che il limite per dormire è stato spostato alle 3 e scriverò il pezzo).
Dovrei anche mangiare, ma tutto sommato non ho fame. Sono nervosa come una bistecca tagliata male. Mi muovo a scatti e di preferenza prendo gomitate da tutte le parti. Cercasi dose di valium. Un altro essere umano direbbe di aver bisogno di coccole, bacini&bacetti e tenerezze, ma qui ci manca solo che si presenti qualcuno a domandare fette del mio tempo. Dopodiché dovrei abolire sicuramente i pasti e, probabilmente, fare a meno di andare in bagno. Sarebbe alquanto spiacevole.
Ho le mani che fremono e non mi dispiacerebbe qualcuno da ungere di botte. È stato crudele togliermi l’atletica, dopo quattro anni non mi sono ancora abituata. Per scaricare il cervello scrivo, ma per scaricare i nervi, intesi come fibre in genere? In questo posto del cacchio non si può nemmeno andare a correre per conto proprio senza rischiare uno stupro di gruppo. Esperienza di cui faccio volentieri a meno.
Forse ho pure voglia di tornare a casa. Il fatto è che si presenta il dilemma: treno o macchina? L’istitno suggerirebbe macchina, visto l’ultimo folle viaggio pagato con moneta sonante alle FS. Però c’è il fatto che si parte un giorno dopo e mi incasina i progetti. Bah, dovrò meditare anche quello.
Sto fremendo e questo potrebbe non essere bene. Dovrei chiedere al dentista una massiccia dose di anestesia, quella per i denti del giudizio è durata ben sette ore. Oppure attaccare Final Fantasy Tactics e pestare come un carpentiere finché non mi sfogo. Alternativa poco percorribile, però.
Il libro che sto leggendo mi sopravviverà, la mia tesi pure. Solo il libro posso mollarlo, la tesi no. Meglio non pensarci, voci di corridoio dicono che oggi sia una giornata no. Si dice anche che fra quattro giorni sia il mio compleanno. Ci mancava solo questa.
Il mio stomaco ha deciso che è ora di pranzo. Non che sia un vera e propria fame, ma se decido di saltare potrei cadere vittima di uno smangiucchio compulsivo durante tutto il pomeriggio. E, oserei dire, ci manca solo.
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