29 maggio 2009

Dopo un’innumerevole sequenza di appuntamenti a cui Koris aveva dato regolarmente buca (per la fifa o per la mancanza di fegato, stava diventando uno sport), hanno concordato di incontrarsi. Prima di partire dalla sua dimora alla volta di Merdopoli, stazione centrale, Koris ha così solennemente sentenziato:
"Allora, io vado a incontrare questo qui che conosco da quattro anni, ma che non so chi sia. Non ho idea di come possa andare a finire. Può darsi che torni tardi. Può darsi che sia qui fra un’ora. Non aspettatemi per andare a dormire".
Il pensiero dello Stato Maggiore, riunito in seduta straordinaria e in uno stato di confusione totale, subito prima di infilare la chiave in quello che Orso chiama fantasiosamente motorino è stato: "Mal che vada, ho scroccato una cena". Altra arte in cui Koris eccelle, visti i suoi trascorsi collegiali.
Koris arriva in anticipo di un quarto d’ora sull’orario dell’appuntamento. Mentre cammina freneticamente su e giù per il piazzale della ridente e distrutta stazione di Merdopoli, nel pieno delle furibonde litigate dello Stato Maggiore (Podrick ne porta ancora memoria), arriva un sms sullo schiphone, per una volta provvidenzialmente acceso: "C’è coda in autostrada, sono in ritardo".
Il ritardo verrà quantificato in un’ora complessiva, sessanta minuti in cui Koris continuava a macinare miglia nel piazzale, ripetendosi "Ancora cinque minuti e me ne vado", sotto gli occhi stralunati dei tassisti. Senza mai mettere in atto i suoi propositi, ovviamente.
Nel frattempo, la nota sul Podrick è già diventata una trilogia in diversi tomi con un milione di personaggi, in pieno stile Koris: "Hai mai avuto il presentimento di fare un’enorme cazzata gigatronica? Ecco, quello! Lo Stato Maggiore concorda che sarebbe meglio andarsene. Dove non si sa. Lo Stato Maggiore ammette che si sta cacando in mano, altezza. Si pensa che il Cetriolo stia per farsi vivo in tutta la sua sfavillante potenza. Yaxara pensa che la prossima volta che nasce o è uomo o si fa lesbica. E Yaxara se ne sta trovando una bragata come tutte le altre. And dry my lips no word they said. Lo Stato Maggiore pensa che era meglio se ci tenevamo W., ovvero la Cittadella. Lo Stato Maggiore pensa un sacco di cazzate, maestà. Lo Stati Maggiore redarguisce Koris per aver ceduto, con Batrace non eravamo parimenti arrendevoli. Stiamo invecchiando. Sta minchia se è scomodo scrivere su Pod. Lo Stato Maggiore pensa che si taglierà i capelli a zero". Questo ed altro, sugli schermi di questi iPod.
Quando lui è arrivato, ovviamente non si sono trovati, nonostante la stazione di Merdopoli non sia né Roma Termini né Milano Centrale. Lo schiphone ha trillato di nuovo.
"Io so qui nel parcheggio, raggiungimi che ho la macchina".
Koris balbetta una risposta che non ricorda (e probabilmente meglio così) e butta giù. Unico pensiero che pervade lo Stato Maggiore e che probabilmente prende anche corpo divenendo parola: "Ma ha una voce da ragazzino!". Lo Stato Maggiore ha l’ultima battuta d’arresto prima dell’incontro.
"Non siamo costretti ad andare"
"E come no? Se la prenderebbe e ne avrebbe anche ragione…"
"Beh, se se la prende, poi noi spariamo nell’aria. Lasciamo la nave, blocchiamo il contatto di ICQ…"
"E la katana? Stiamo dicendo che la katana non significa nulla? Che quell’aspettarsi in chat fosse solo perché non c’era niente di meglio da fare? Che il leggere ogni sera il biglietto che accompagnava la katana non fosse sintomatico?"
"Ho capito, ma lo sai che di persona tendiamo a rovinare tutto…"
Koris prende la decisione, si scolla dal motorino e va. Verso una Yaris grigia dove lui la aspetta. Assomiglia alla foto che usa come avatar (lui, non la Yaris!). Ma neanche troppo. Altro unanime pensiero dello Stato Maggiore, generato non si sa bene come: "Tutto qui?". A cosa fosse riferito il tutto qui non è dato saperlo. Sappiamo però cosa ha pensato la controparte, nell’istante in cui ha visto comparire Koris abbigliata con maglietta di rete rosa confetto, pantaloni bianchi e ballerine modello baby rosa con brillantini d’oro: "Mioddio, fa tanto la iena su ICQ poi in realtà è una fatina…". Koris-fatina è un impacciamento tale da presentarsi senza capire se è il caso di dargli la mano o meno. Lui risolve il tutto con un formale bacio sulla guancia, un’occhiata generale e l’invito:
"Eccoci. Vogliamo andare?"
Lo Stato Maggiore si esibisce nel migliore campionario di sguardi ebeti in suo possesso.
"Sì, andiamo…"
"Certo che andiamo: a casa. Ci siamo visti, possiamo vicendevolmente dimenticarci della reciproca esistenza"
"Tu sta’ zitta che non capisci niente"
"Vorrei e non vorrei, mi trema un poco il core…"
"Sì, va bene, andiamo ma… dove?!"
Mentre lo Stato Maggiore infuria nell’apoteosi dell’indecisione, Koris sale in macchina.
"Mi sa che dovrai guidarmi fino all’autostrada, già arrivare qui è stato abbastanza difficile…"
Lui non sapeva che chiedere a Koris le indicazioni a Merdopoli equivale più o meno a un suicidio. A Merdopoli Koris naviga a vista e a vaghi punti di riferimento, non conosce le vie e in questi anni di studio nelle nebbie di Avalon si è dimenticata di qualsiasi genere di senso unico. Non si sa ancora bene come, ma pare che il navigato Skipper riesca a fare a meno delle imprecise e vaghe Koris-indicazioni e ritrovi l’ingresso dell’autostrada. Giunta nei pressi di Valinor, Koris indica una casa.
"Ecco, io abito proprio lì…!"
Lo Stato Maggiore, quietatosi per trovare una risposta alla domanda "dov’è l’autostrada?" senza il sussidio di GoogleMaps, ricomincia a infuriare.
"Cosa?! Da quando sveliamo a un perfetto sconosciuto la locazione della nostra roccaforte sulle sponde occidentali?"
"Non è proprio un perfetto sconosciuto… e poi mi è scappato"
"Vuoi che capisca davvero come arrivarci?"
"Probabilmente non ha nemmeno sentito"
Sono più o meno all’altezza della ridente cittadina in cui Koris giocava a baseball e in cui Orso andava a ballare ai SoleLunaBitch, che Koris timidamente domanda:
"Scusa, ma esattamente dove siamo diretti?"
"Levante, estremo levante"
"Bene,- si dice Koris fra sé e sé -così sono più vicina a casa". Poi si ricorda che la direzione presa dalla macchina non è affatto vicino a casa, anche perché Valinor non trovasi a levante bensì a ponente. Complimenti, Koris, continua così e un giorno ti ritroverai a Kiev senza sapere perché. Oppure trovati una scusa plausibile per il momento…
Nel frattempo parlano del più e del meno. O meglio, per lo più parla lui, perché Koris ha poco o niente di interessante da dire. Qualcosa deve aver detto, poiché più tardi egli ha confidato: "Sì, sembravi una fatina, ma quando in macchina hai aperto bocca ho capito che eri una iena e non una chiacchierona". Lo Stato Maggiore, nel mentre vorrebbe, trovare qualcosa di intelligente con cui interloquire, ma ha il cervello spianato, per cui si limita ad ascoltare. E non capisce perché non sta per essere colto da un attacco di riso isterico come era sempre successo fino ad allora ogni volta che si trovava in una situazione poco standard.
"Quindi siccome per questa ferita pagava l’assicurazione, ho deciso di farmela suturare in clinica. Tecnicamente parlando, se mi palpeggi il polpaccio destro potrei chiederti ‘Perché mi stai toccando il culo, ragazza?’"
A questa frase Koris ha una sola certezza: è venuto davvero solo per conoscermi, in realtà che fossi io o chiunque altro non faceva gran differenza. Koris si accascia sul sedile mantenendo il sorriso, mentre lo Stato Maggiore parlotta.
"Io te l’avevo detto che non dovevamo metterci niente su cuore, che cavolo, con un perfetto sconosciuto, per di più…"
"Beh, meglio così, del resto valgono tutti i discorsi fatti da un anno e più a questa parte"
"Che contrasto d’affetti in sen ti nasce! Perché questi sospiri? e queste ambasce?"
"Sì, però che palle, a parte quella sorta di pizzetto che gli sta malissimo non è che fosse poi così lontano dai Koris-gusti"
"Noi siamo stati programmati per essere soli. E poi vorrà dire che non approfitterà di noi"
"Ma… ma… tutte quelle miglia percorse attorno alla scrivania?"
"Vorrà dire che torneremo a casa presto, senza inquietare nessuno della famiglia"
"E infelice, oddio, mi fa…"
"Sì, ma la cena la paga lui per risarcimento, almeno!"
Lo Stato Maggiore deluso sa essere veniale, lo sappiamo. Continuano a parlare, di StarFleet e delle simulazioni, delle sue vacanze post-maturità in Corsica…
"Ma quei due Luchi erano gli stessi che hanno portato la katana a Bologna?"
L’espressione di lui si fa per un attimo imperscrutabile (a posteriori si scoprirà che ha mentito, ma questa è un’altra storia…).
"Già. Con uomini come loro si può conquistare il mondo. E poi è stata un’abile operazione di intelligence. Dopo la consegna sono andati a scolarsi un intero bar nei dintorni del tuo dipartimento, a mie spese. Pensa che mi hanno persino mandato la foto dello scontrino…"
Poi il discorso cade sull Koris-stress chiamato interrail.
"Ma insomma," domanda lui, mentre entrano sulla sopraelevata a Genova "tu ci stavi provando con questo qui?"
Lo Stato Maggiore si guarda in tralice fra sé e sé: inutile mentire.
"Diciamo di sì, però già da prima… insomma, avrebbe dovuto risolversi tutto e invece non si risolveva nulla. E poi, alla fine, sul traghetto che ci riportava in Italia, io ero a poppa a guardare il tramonto, lui arriva e mi chiede ‘Non è romantico?’. E io gli ho risposto ‘Lasciami sola’"
Sul volto di lui spunta un sorriso vagamente bieco ma soddisfatto.
"A prua. Una donna devi portarla a prua, non a poppa. A prua è verso il futuro, a poppa c’è il passato, tutto è concluso…" si gira per un attimo verso Koris "E scommetto che non ti ricordi i nomi delle mie tre barche"
"E come no?" sfidate Koris su tutto ma non sulla memoria. Continuano a parlare, fino a giungere al posto designato, con lo Stato Maggiore mogio mogio che ogni tanto sbotta, scoprendo che il Levante ha locazioni inattese e che esiste una città anche oltre il vecchio studio del Doctor Maleficus (leggasi, il precedente dentista di Koris).
Amenità di Valinor nel mentre: i parcheggi. L’orbeterracqueo sa che parcheggiare è un’impresa e non solo a Merdopoli. Il luogo ameno confinante con l’Impero non fa eccezione. Koris si limita ad osservare il panorama, benedicendo la sua imbrabataggine al volante che le permette di astenersi dalla guida. Il guidatore, invece, mostra segni di nervosismo. Fino alla risoluzione finale:
"Basta, parcheggio davanti al cancello!"
Si lancia in un paio di ardite manovre che dimostrano la veridicità dell’affermazione "Io sono riuscito a uscire dal fiordo di Bonifacio pur essendo completamente sbronzo al timone" e la Yaris si ritrova parcheggiata in men che non si dica. Al suo posto, Koris si sarebbe messa a piangere giurando che non avrebbe avuto altro mezzo all’infuori di Gemini. Lui le apre la portiera, Koris scende. Lui indica il palazzo di fronte.
"Vedi, io abito là. Il che è un problema, siccome ogni volta devo convincere le ragazze che le invito qui perché il posto merita e non perché voglio abusare di loro subito dopo approfittando del domicilio…"
Botta di depressione dello Stato Maggiore, episodio due.
"Ecco. Siamo solo gli ultimi di una lunga serie. Con niente di diverso…"
"Nein, c’è una differenza sostanziale. Se prova a toccarci con un dito, io lo eviro. E senza fargli il favore di farlo in fretta"
"Invan per voi, per gli altri invan si cerca le nostr’alme sedur…"
"Ma… ma… volete dire che non abbiamo capito nulla?"
"Direi che questa sia la conferma ufficiale che non gliene importa nulla; tu che dici?"
"Du’ palle, però, sembrava così carino e simpatico, via ICQ…"
"Abusare… mi viene voglia di mostrargli che so fare un ottimo uso della katana che ci ha regalato…"
Con un casino imperiale in testa, Koris si lascia condurre in direzione mare. Lui le fa scendere una stretta scala verso la scogliera, dove si apre una terrazza. Gli scappa persino un sorriso:
"Mi avevi detto che ti piacevano le bruschette, no? Bene, siamo nel posto che ti avevo consigliato"
Koris viene fatta accomodare a un tavolo d’angolo, lato mare. Siccome si sente vagamente rabbuiata e lo Stato Maggiore si è ritirato in un angolo per farsi una mano di scala quaranta, Koris fissa il panorama. Si gode una vista spettacolare su tutto il golfo, quasi meglio di Valinor. Si sente persino il rumore del mare. Koris potrebbe addirittura arrivare a pensare che è tutto molto romantico. Tuttavia si astiene dal pensare, attività che le riesce notoriamente male.
"Se avessi avuto ancora un comando, questa cena si sarebbe svolta sul Mizar, al largo di Santa Margherita…"
Koris sorride e pensa che tutto sommato è meglio così. Lei è donna di montagna per scelta e di pianura per necessità, su una barca a vela non avrebbe mai saputo nemmeno dove mettere i piedi. E poi, sola con un perfetto sconosciuto… non sarebbe stata cosa. Nel frattempo vorrebbe trovare qualcosa di intelligente da dire, quanto meno per emulare Mariko, uno dei suoi personaggi letterari preferiti. Che cavolo, è un’occasione in cui quasi ci sperava, che finisca a schifio d’accordo, ma proprio così tanto a schifio… Tuttavia lo Stato Maggiore è nel pieno della partita a carte, con tanto di contestazioni da osteria sull’apertura, per cui la testa di Koris è popolata di idee quanto può esserlo l’Antartide durante la notte polare. Koris si limita a guardarlo. Lui la fissa negli occhi, sempre negli occhi. E non dice niente. Cosa che non è per nulla d’aiuto, perché fra i due crolla un silenzio imbarazzato che Koris sperava di aver ormai superato.
L’arrivo della cameriera salva tutti e due dal vuoto pneumatico della loro conversazione. Koris ordina acqua frizzante da bere, perché si considera una persona triste e perché ci si sbronza solo alle lauree o nelle occasioni speciali. Qui sembra proprio che non ci sia niente da festeggiare.
"Acqua anche per me, che poi devo guidare per riportarla a casa"
Koris è fermamente convinta che quel momento arriverà anche prima di quanto lui creda. Intanto ordina una bruschetta con pomodoro e mozzarella perché si sente altrettanto triste per osare altro.
"Per me la solita, ma non esagerate con l’aglio, mi raccomando"
Lo Stato Maggiore avverte appena un guizzo alla considerazione sull’aglio, ma poi decide che la partita di scala quaranta è più interessante dell’attuale situazione e il disinteresse torna a incombere fra Yaxara e sottoposte. Koris si perde ancora per un po’ a guardare il panorama, alla disperata ricerca di un argomento di conversazione di cui possa spiccicare due parole e che non riguardi la fisica, l’università e le delusioni sentimentali che il Cetriolo Cosmico continua a mandarle, quella cena compresa. Ovviamente non trova niente da dire. Ascolta distrattamente, sempre con lo sguardo fisso sulle onde che quasi non ci sono. Avrebbe quasi voglia di buttarsi in mare a fare un bagno, sebbene sia maggio e a maggio il mare è gelido, come è noto.
"Ma no, ragazzi, questa non è per me…"
Sul tavolo è spuntata una bottiglia di champagne. Una Blanquette, per essere precisi. E due calici. A Koris spunta sicuramente un sorriso ebete, mentre diventa di una splendida tonalità purpurea che per nulla si intona con la maglia rosa. In quegli stessi istanti, lo Stato Maggiore molla la partita lì dov’è e torna a riunirsi con gran fretta. E gran casino di opinioni discordanti, ovviamente.
"Ti giuro che non era nei piani…" comincia a dire lui, poi si corregge, notando che la menzogna non sta in piedi nemmeno con supporto "… no, d’accordo, era nei piani, ma già che c’è approfittiamone"
Lui stappa e serve, nel frattempo lo Stato Maggiore litiga.
"Visto?! Te l’avevo detto io!"
"Cosa avevi detto?! Non significa assolutamente niente. E se ci facciamo comprare da una bottiglia di champagne…"
"Di ottimo champagne, oserei dire"
"E ti ricordo che in occasioni precedenti c’è voluto molto meno per comprarci"
"E se vuole farci ubriacare per poi abusare?"
"Io so che rado colle donne voi altri cavalieri siete onesti e sinceri…"
"Gli spezzo le reni. Anzi, qualcosa che potrebbe essere molto più doloroso delle reni"
"Comunque sia, stiamo in guardia"
Il ritorno dello Stato Maggiore sul piede di guerra permette a Koris di ritrovare la parola e di rientrare nella conversazione. Nel mentre vengono servite le bruschette. Ora la Koris-sfida della serata è non sbrodolarsi ferocemente sui pantaloni bianchi e immacolati, cosa per cui l’Amperodattilo potrebbe anche uccidere. Lui si versa un generoso bicchiere d’acqua, come se fosse sul punto di soffocare.
"Quei bastardi mi hanno riempito la bruschetta d’aglio. La tua com’è?"
"Senz’aglio, a me l’aglio non piace"
"Saggia ragazza"
In quell’istante un pezzo di pomodoro lascia la Koris-bruschetta per piombare nel piatto con un sordo paff. Lo Stato Maggiore si piglia a ceffoni da solo, tanto nel pieno della lite nessuno ci fa caso.
"Scusa, sono un’imbranata…"
"Perché mai?"
"Per poco non mi sbrodolo come una lattante… te lo avevo detto che…"
"Oh, dio, che dramma. Beh, se ti fa sentire a tuo agio…"
E raccoglie con un dito i capperi che gli sono caduti dalla bruschetta. Koris, attonita e catturata dal caos litigioso dello Stato Maggiore, sorride e basta. Al che lui prende la bottiglia di champagne, ancora piena per metà, per il collo e la tira fuori dal ghiaccio.
"Senti un po’, perché non prendiamo questa bottiglia e andiamo a scolarcela giù in spiaggia?"
Una cannonata nel bel mezzo dello Stato Maggiore si sarebbe notata meno.
"COSA???"
"Giù in spiaggia? Noi e lui?!"
"Ma cos’ha nel cervello? Per chi ci ha preso!?"
"Ah, che troppo si richiede da una fida onesta…"
"No, sta scherzando, ora si rimette seduto e la facciamo finita con questa farsa che non è carino e poi dobbiamo tornare a casa…"
"Oltraggiata è la mia fede, oltraggiato è questo cor!"
"Saremo cadaveri prima che ci schioderemo di qui, parola mia!"
Lui la guarda. Koris impiega quella che sembra un’eternità per formulare la risposta. Inclina un po’ la testa su una spalla e poi pronuncia:
"Perché no?"
Non si aspetta che lo Stato Maggiore abbia altro tempo per replicare. Lui parte e va, giù verso la scala che conduce alla spiaggia, immersa nell’oscurità quasi totale. Koris segue, cercando di non scivolare sui gradini asimmetrici: sarebbe l’ennesima figura di guano, completamente fuori luogo. Fra lo Stato Maggiore litigante al sommo grado, esce un solo pensiero unanime, mentre si scende nelle tenebre:
"Non otterrà nientissimo"
Finalmente Koris arriva sana e salva alla spiaggia, un aggregato di scogli e ciottoli scuri, incamminandosi a grandi passi per seguire l’uomo che reca la bottiglia. Superano un gruppo di gente accampata in mezzo alla spiaggia, quindi arrivano quasi sulla battigia. Koris reprime l’isinto a togliersi le ballerine da principessa Disney e toccare l’acqua a piedi nudi. Invece va a sedersi su uno scoglio staccato dal resto della scogliera nera, stringendosi il bicchiere fra le mani. Lui si siede ai piedi dello scoglio medesimo, proprio a tiro delle Koris ballerine. Lo Stato Maggiore, in cui più che una discussione è in atto una rissa da bar, pensa che la situazione sia quanto meno compromettente e, secondo membri più estremisti, ridicola.
Lui indica il mare dopo aver riempito ancora una volta i calici.
"Così ammazziamo la bottiglia!" propone.
"E non solo la bottiglia" pensa Koris, la quale vorrebbe persuadersi di essere alticcia quando invece è sobria. Si mettono a parlare della carriera di lui, della sua battuta d’arresto, della voglia di ripartire. Poi lui cerca di mettersi più comodo fra le pietre grigie, ormai nere.
"Questo scoglio sta attentando alle mie chiappe. Ti dispiace se…?"
Lo Stato Maggiore in questo istante è troppo impegnato in una lotta a base di cocci di bottiglia e sgabelli per accorgersi della domanda, così Koris fa posto sopra allo scoglio. Di più. Si appoggia a lui, senza chiedere, perché talvolta Koris si sente l’essere che non deve chiedere mai. Qualche titolato dello Stato Maggiore se ne accorge, urla il suo disappunto e torna a legnarsi con i colleghi. Koris a mala pena se ne accorge, tanto è occupata a seguire la conversazione. Lui la lascia stare, anzi, le appoggia per un attimo una mano sul fianco (a posteriori, vigeva la lezione del né troppo alto, che significa voglio essere tuo amico, né troppo basso, ovvero via le mani dal mio culo).
"Quindi ho avuto questo problema, ma conto di uscirne" spiega lui, bicchiere alla mano "Questa estate mi ammazzo con questo presunto lavoro e a settembre faccio il possibile in mio potere per tornare alla nautica. Non mi arrendo molto facilmente"
"Certo, la resa non è mai un’opzione percorribile"
Incredibile ma vero, Koris è riuscita ad articolare una frase di senso compiuto anche senza l’ausilio dello Stato Maggiore. Lui se ne accorge. Si capacita che l’evento è più unico che raro. Sorride. Per un attimo allarga le braccia, a dire che è più che d’accordo. Quindi si avvicina per baciare Koris sulla guancia destra.
In quel preciso istante Koris volta la testa.
E il bacio finisce altrove. E con altrove, per una volta, non si intende il colletto della camicia o lo scoglio retrostate. Finisce dove da copione doveva finire fin dall’inizio. Un contatto di labbra, un attimo. Ma tanto basta perché lo Stato Maggiore ammutolisca e si surgeli sul posto. Silenzio pneumatico nel gruppo, fine della rissa da bar. Inizio dello sgomento totale. Alla fine anche Koris si accorge dell’accaduto. Lo fissa. Lui sembra perplesso, come se non se ne capaciti.
"Ehi, ma è successo davvero? Vediamo un po’…"
Il secondo bacio è decisamente molto meno casuale. Ma ormai lo Stato Maggiore si è risvegliato ed è giudicante. Appena i due si staccano, Koris vorrebbe saperne di più, dire qualcosa, ma è come se la sua orribile voce fosse venuta meno. Lui la fissa. Poi scoppia a ridere.
"Dobbiamo puzzare tutti e due d’aglio in maniera terribile…" ridacchia. Koris smorza un sorriso. In quel mentre, un membro dello Stato Maggiore si gira verso gli altri, sconsolato.
"Ecco, l’avevo detto io. Ci abbiamo provato, è andata buca. Del resto, con la nostra imbranataggine cosa si poteva mai pretendere…"
Ma ecco, quando sembra tutto perduto, lui alza una mano e accarezza il Koris-muso. Dimostrando ancora una volta che lo Stato Maggiore deve fare a meno di pensare.

Il resto sono chiarimenti, forse giuramenti. Presentazione dei problemi e calcolo del fattore rischio/beneficio, che alla fine propende per il secondo. Il tutto rotolandosi su una spiaggia, mentre lo Schiphone segna dodici chiamate senza risposta di un Orso in ansia che non ha più visto tornare la sorella.

 

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0 thoughts on “29 maggio 2009

  1. Deryn 30 maggio 2010 alle 02:34 Reply

    buon anniversario 🙂 e complimenti per la memoria 😉

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  2. Lotti 30 maggio 2010 alle 09:45 Reply

    giuro che l’ho letto tutto! 🙂 ed erano le 2.30 di notte! 😛

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  3. Yaxara 30 maggio 2010 alle 18:18 Reply

    Grazie!
    Un eroe… 🙂 Lo so, è delirante…

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  4. arunka 31 maggio 2010 alle 18:10 Reply

    Un incontro epico! 😉

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  5. Yaxara 31 maggio 2010 alle 18:44 Reply

    Epico da quanto è pasticciato… 😛

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  6. Baris 5 giugno 2010 alle 10:24 Reply

    Buon anniversario anche da parte mia… perdona il ritardo!

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