Trenitalia strikes back

Lo Stato Maggiore aveva sottaciuto il viaggio di andata da Berna per ragioni di pudore. Ma ormai il pudore è andato perso, per cui si può raccontare tranquillamente l’accaduto. O meglio, gli accaduti.
Venerdì 28 maggio Koris è uscita dal laboratorio di umore nero per ragioni che non stiamo a spiegare. Si è diretta alla stazione, facendo le due rampe di scale che la conducono abitualmente sul binario. Una volta lì, subito dopo il passaggio dell’interregio per Olten, si scopre che l’eurocity ha un ritardo di 15 minuti, causa un guasto al treno. Koris ammutolisce perché non pensava che i treni svizzeri potessero guastarsi e tanto meno fare ritardo. Il mondo sembra più assurdo che mai. Koris decide, nonostante l’allegria di una fossa comune, di non preoccuparsi troppo. Tanto il cambio a Milano con l’intercity per Merdopoli prevede una mezz’ora di attesa. Il treno arriva ed è marcato Trenitalia anziché SBB, cosa che spiega perfettamente il guasto. Koris sale sul treno incuneandosi nel suo posto sfigato e attende la partenza.
Il treno riparte con cinque minuti di ritardo in più. Koris decide di fegarsene perché l’umore non migliora. Fa per attaccare Trillian alla corrente, solo per scoprire che le prese di corrente della carrozza sette non funzionano. Che gioia. Koris passa il tempo a guardare fuori dal finestrino, deprimendosi per motivi intrinsechi. Perde la concezione del tempo e della dimensione del suo malumore fino a Briga, passata la quale il treno, sempre in discreto ritardo, si butta nella galleria verso il confine. E a questo punto succede il fattaccio.
Mentre Koris fa uno scavo speleologico nel suo zaino alla disperata ricerca dei documenti da mostrare all’eventuale controllo, si sente un colpo. Una pioggia di lapilli scende dal finestrino. Panico nel vagone. I controllori non rispondono in alcuna lingua conosciuta o meno, dall’inglese al romancio. Koris, dopo aver pensato a un’ingloriosa fine della sua esistenza nella galleria del Sempione durante una giornata di merda, pensa che non sia successo niente. Ignara fanciulla.
L’eurocity passa a velocità folle la stazione di Iselle (prima stazione italiana) e si pianta in un paese che non dovrebbe esistere, Varzo. E lì non si muove più. L’altoparlante enuncia un guasto non riparabile ma non meglio precisato e un ritardo inquantificabile. Koris si convince che qualche santone delle alte sfere ce l’abbia con lei. Per altro il cellulare prende il minimo sindacale.
Dopo numerosi tentativi andati a buca, Koris riesce a chiamare a Valinor. L’Amperodattilo è a scuola, U Babbu è in carcere per ragioni teatrali che non argomenteremo in questa sede. E poi soltanto un folle farebbe Valinor-Domodossola. Il Senzaddio si veste della porpora degli eroi e si offre di montare sul suo panzer indiano per raccogliere a Milano ciò che resta dello Stato Maggiore. Koris, stolta donzella, rifiuta, dicendo che una volta arrivati a Milano si poteva fare qualcosa.
Per un puro miracolo, il treno riparte. Il ritardo di mezz’ora ha sciolto nell’acido la coincidenza per Merdopoli. Pazienza, si prenderà il treno successivo, che ferma tuttavia a Valinor poiché diretto a Livorno, ma ci inventeremo qualcosa. Nel frattempo il controllore rivela l’arcano: la carrozza sette, quella di Koris, ha preso fuoco nel tunnel del Sempione. Fantastico materiale rotabile di trenitalia.
"Se non se ne accorgevano in tempo, eravate tutti morti".
Veramente una giornata di merda. Di merda in laboratorio solo per morire ingloriosamente sul Cessoalpino. Koris si domanda se trenialia si sarebbe degnata di pagare un risibile rimborso.
Serpeggiando sul lago maggiore prima e nella pianura padana poi, il treno arriva a Milano Centrale (unico posto milanese mai visitato da Koris) con 35 minuti di ritardo. Il treno per Valinor è già sulla via per Valinor. Koris invece si dirige mestamente verso la fila dell’ufficio assistenza clienti, spostato dall’ultimo Koris-incidente risalente al Collaboration Meeting di Padova a dicembre.
Koris attente il suo turno, sapendo già che tanto il diretto per Merdopoli è andato, per cui di penserà a U Babbu.
"Mi cambi il biglietto fino a Valinor"
"Si ferma a Valinor?"
"Sì"
"Ma posso farle un cambio con un locale per Merdopoli…"
"Non si preoccupi, da Valinor proseguo con mezzi propri"
"Ottima scelta, stavo per consigliarglielo"
A questo punto Koris si domanda se la stiano prendendo per il culo o cosa. Nel dubbio, si accascia sulla sua enorme valigia e fissa il traffico della stazione con occhi vuoti. Verso le 18:00 si avvia al binario su cui attende l’intercity per Livorno. Siccome ha dovuto cambiare biglietto, non ha più il posto prenotato. Chiedere al capotreno.
"Scusi, io ho perduto l’IC di prima, mi hanno cambiato il biglietto, ma il posto…"
"Il treno è pieno. Si faccia pure il viaggio in piedi vicino al water"
Koris ha il dubbio che le giornate di merda si siano date convegno. Anche se c’era da aspettarselo che il treno fosse pieno. Solo che dopo aver rischiato la vita sul confine elvetico, Koris non vuole crederci. Si accascia per la seconda volta sulla valigia, domandandosi perché non accendano le luci e perché il treno non parta.
Si scopre l’arcano: il sistema di condizionamento è rotto, il treno forse non parte. Si deve aspettare un operaio che sforni il verdetto.
A questo punto Koris si sente il catalizzatore delle sfighe universali ed è sinceramente tentata di prendere il capotreno per il bavero della giacca e intimargli di portala a Valinor, non importa come. Invece si imbottisce le orecchie con l’iPod e si rimette a leggere il suo ultimo acquisto.
Il treno parte, con venti minuti di ritardo, un centinaio di persone in piedi stipate nello stesso punto e un effluvio di sudore generato dall’assenza di aria condizionata.
Koris arriva a Valinor dopo aver attaccato discorso a Voghera con l’addetto alle fluidodinamiche di Alinghi, anch’egli pellegrino sul treno, a cui ha raccontato la sua vita e viceversa. Scende dal treno gridando "me ne frego se odio guidare, io voglio una macchina!". Soltanto per ritrovarsi imbottigliata nell’ingorgo autostradale verso Merdopoli.

Koris pensava di aver fatto il pieno di vicissitudini ferroviarie la settimana scorsa. Si sbagliava.
Oggi ha fatto per prenotare il biglietto per la Svizzera per il suo treno pomeridiano, dicendo addio agli sconti SMART a causa dell’organizzazione tardiva. Sul treno delle 18:25 non c’è posto.
All’ufficio informazioni della stazione di Merdopoli elargiscono informazioni poco attendibili, per loro stessa ammissione.
Koris deve partire domai mattina all’alba. E non ne ha nessunissima voglia.

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0 thoughts on “Trenitalia strikes back

  1. emix 8 giugno 2010 alle 13:40 Reply

    Figliuola, sebbene capisca che ridere delle disavventure altrui non è cosa giusta, ho comunque riso di gusto per come hai raccontato la storia.
    Ecco, magari comunicartelo era superfluo, ma adoro il modo in cui scrivi.
    oh, ci stanno dei loschi figuri su drink che si stanno domandando quali sono gli altri scopi del dual shock.. gente malata di mente.
     

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  2. Yaxara 8 giugno 2010 alle 16:27 Reply

    Si rida, si rida. Alla fine ne ho riso anche io. 24 ore di sonno dopo, però…
    Grazie per la superflua comunicazione, ha fatto comunque piacere!

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