Koris e Boulogne

Cinque anni fa, mese più, mese meno, Koris era una maturanda marcita, munita di una teutonica determinazione a fare fisica all’università. In realtà il perché non lo sapeva bene nemmeno lei, si trattava di una sorta di colpo di fulmine, che portava Koris a gridare "O fisica o morte" e ad essere sorda agli avvertimenti dei Maiores. Ma del resto si sa, quando Koris si mette in testa una cosa è difficile dissuaderla del contrario.
Koris venne subito avvertita sulla logistica. "Ti avverto che se fai l’università a Valinor, per i primi anni scordati pure di prendere casa lì. U Babbu ha fatto avanti e indietro da Merdopoli tutti i giorni, l’Amperodattilo pure, tu non sei diversa. Se non ti va bene, c’è sempre scienze della comunicazione a Merdopoli, proprio qui sotto ai piedi della collina".
Koris si era dilettata di un paio di settimane di stage liceale prima a chimica e poi a fisica. Ricordava che per arrivare alle ore nove sulla roccaforte della facoltà di scienze bisognava dare l’assalto al treno delle 6:40 al binario tronco di Merdopoli centrale, per giungere alla seconda grande stazione di Valinor e quindi infilarsi sull’autobus 45, tipicamente affollato e stressante, che si inerpicava su per la collina. Con la routine entropica della famiglia Koris, per giungere in stazione a Merdopoli in tempo per il treno bisognava svegliarsi come minimo una decina di minuti prima delle sei. Inoltre, uscendo verso le sei, il ritorno a Merdopoli era stimato verso le otto di sera, giusto il tempo per cenare e morire in un letto. Senza voler tenere conto dei ritardi di trenitaglia, ovviamente. Sapendo che quella vita priva di tempo libero si sarebbe protratta per cinque anni almeno, una volta terminato il computo logistico, Koris sentì crollare la sua determinazione e la sfiorò l’idea di farsi bocciare alla maturità per avere più tempo per riflettere. Poi lo Stato Maggiore si ricompose e decise di elaborare un piano.
Siccome l’ipotesi di scienze della comunicazione sotto casa non la soddisfaceva (le uniche scienze che Koris avrebbe studiato sarebbero state le Scienze, nessun compromesso in materia), scattò il piano B: bisognava andare a studiare fuori Valinor. Dopodiché erano necessari un pretesto e convincere i Maiores che sarebbe stata una grande opportunità.
Koris accarezzò per circa un quarto d’ora l’idea di provare il test alla Normale di Pisa, per poi scartare l’idea quando Abbuz, professore di matematica del Koris-liceo, le consegnò i test accompagnati dalla frase "Se te ne viene uno dimmelo, io non sono mai riuscito a risolverne nessuno". Ora, nonostante la bassa stima che Koris avesse di Abbuz, clone di Salieri in "Amadeus" ma sedimento di due lustri della facoltà di fisica, ciò bastò a far demordere lo Stato Maggiore. Il sordido piano andava ordito con maggiore sottigliezza e con obbiettivi di maggiore portata.
Il pretesto per lasciare Valinor arrivò semplice e servito su un piatto d’argento: Koris voleva fare astrofisica e astrofisica all’università di Valinor non c’è. L’Amperodattilo cercò di sollevare timide obiezioni, ma lo Stato Maggiore svicolava dicendo "non è quello che mi interessa". Cosa interessasse in verità non è dato saperlo. Probabilmente non lo sa nemmeno lo Stato Maggiore.
Le destinazioni papabili divennero tre: Torino ("ci ho fatto lo stage di TuttoScienze, conosco già tutti i professori"), Boulogne ("c’è addirittura il corso di laurea apposta… vabbé, U Babbu, non guardarmi così, faccio la triennale in fisica e poi la magistrale in astronomia, in modo da avere più scelte") e Trieste ("con l’osservatorio di Margherita Hack e la SISSA, vuoi che non sia buona?"). Ormai la rosa delle scelte c’era, non restava che lavorarci.
Koris tralasciò la storia università per settembre e si maturò con la maturità della mutua. Passò un’estate allucinante priva del canonico viaggio post diploma, funestata dalle lezioni di guida prima e dalla morte di Mercury (l’adorato Pentium II) poi, condita con le lezioni di termodinamica che Abbuz si era rifiutato di spiegare, trascorsa per la maggior parte su una spiaggia deserta di Koris-coetanei (i Koris-affini all’epoca si contavano sulle dita di una mano) ma affollata da qualsiasi altro genere umano.
A fine agosto Koris aveva un fedifrago ragazzo Metallaro, una patente per grazia ricevuta (che da allora cadrà in disuso) e nessuna idea. A Torino aveva trovato uno studentato per mille euro all’anno, a Trieste una borsa di studio e una condizione poco chiara. A Koris Torino metteva tristezza e la facoltà le era parsa un carcere. Per quanto riguarda Trieste, Koris scoprì che erano necessarie otto ore di treno per raggiungerla e per di più non si sentiva preparata per il concorso. Confessò quest’ultimo suo timore un paio di giorni prima di partire per il Friuli all’Amperodattilo, davanti al banco salumi dell’ipercoop.
Non restava che Boulogne. Koris ricordò di aver visto al salone dello studente, visitato un paio d’anni prima, un collegio in cui si entrava per merito e che pagava generosamente alloggio, tasse universitarie e borsa di studio. In cambio volevano tutti gli esami dati in corso, la media del 28 e 24 come voto minimo accettabile. Koris all’epoca era convinta che non avrebbe mai superato la media del 24, ma decise di provare.
Si iscrisse al test di ammissione confidando nella statistica, assieme a Hana, una compagna del liceo alunna di U Babbu (non della Koris-classe, ovviamente). Non si degnò di aprire nemmeno un libro, perché Koris all’epoca era spavalda e impavida, nonché parecchio scriteriata. Aveva ancora qualche velleità, finché U Babbu non uccise anche la sua ultima speranza, il giorno antecedente la partenza.
"Sai quanti siete ad essere iscritti al test?"
"No, quanti siamo?"
"392. E ti ricordo che ne prendono 28"
Ma Koris viveva nello spirito di De Coubertin, quindi lo Stato Maggiore si impose il "niente panico" e partì lo stesso.
Nel partire si dimenticò a casa il vocabolario di inglese, che costrinse U Babbu a un’inversione a U in quel di Albisola. I dubbi la assalirono quando ormai era veramente troppo tardi per tirarsi indietro, quindi andò assieme a Hana ad affrontare il test/iudicium dei, da cui era certa di non uscire viva.
La sedettero davanti a un computer con 120 domande a risposta multipla a cui rispondere e 80 minuti di tempo. Come al solito si mise a dialogare con il computer e fu presa per matta. Poi venne il momento della consegna. La tizia di fianco a lei, un’altra che digitava con sicurezza rara, totalizzò 79 risposte giuste, una in meno della soglia. Un professore si accostò a costei e le disse:
"Eh, se ci avesse pensato un attimo di più forse ce l’avrebbe fatta. Comunque la sua prova finisce qui, si accomodi fuori"
Panico e terrore nello Stato Maggiore: nessuno voleva più consegnare. Il medesimo professore si accostò a Koris.
"Se lei non consegna si esclude da sola. Se invece consegna, beh, diciamo che una probabilità su un milione potrebbe averla"
Mai click costò tanta fatica. Koris chiuse gli occhi e cliccò. La risposta venne da sola.
"Glielo avevo detto, io. Visto che ce l’ha fatta? Ora vada a rilassare fuori, fra un quarto d’ora cominciano le seconde prove"
Le seconde prove consistevano in due trattazioni, un riassunto e una traduzione. Koris aprì bocca e lasciò parlar lo spirito, allucinata dal maledetto contaparole che diminuiva sempre più (Koris è grafomane, come i lettori sanno). Uscì dopo due ore, l’ombra di sé stessa. Non rispose ad alcuna domanda dei Maiores e poco o nulla ricorda di un viaggio sulla Parma-La Spezia sotto un temporale. Sentiva "Scandal" dei Queen, questo se lo ricorda.
L’ammissione alle prove orali fu una sorpresa. La prova orale, invece, fu una commedia. U Babbu preparò una road map a cui Korsi credeva poco, ma si sottopose. Era settembre avanzato e a Boulogne il tempo era infame. In attesa del suo turno, Koris incontrò Sophia, W. e un sacco di quelli che non sapeva sarebbero diventati suoi compagni di sventura. Sophia entrò terrorizzata nella stanza e uscì ridendo, dicendo che si era divertita un sacco. Il terrorismo nel frattempo serpeggiava.
"A me hanno chiesto il terzo principio della termodinamica"
"A me di parlare del caso Interpol"
Koris aveva la serenità olimpica che contraddistingue la follia. U Babbu e l’Amperodattilo, invece, per nulla. U Babbu si fece pusher di informazioni.
"Ma tu lo sai chi è Fiorani? Tieni, guarda questi diagrammi a torta delle elezioni in Germania…"
Poi venne il Koris-turno. Dodici professori schierati.
"Lei è Koris?"
"Sì"
"E si presenta per…?"
"Fisica"
"Fisica? È la quarta che sentiamo di fisica"
"Lo so e ce ne sono altri che aspettano"
Lo Stato Maggiore aveva innalzato lo stendardo dell’arroganza.
"E che liceo ha fatto?"
"Il Regio Liceo classico di Merdopoli"
"Cosa? Ha fatto il classico e pretende di fare fisica?"
"Sì, penso di esserne perfettamente in grado"
Quello fu il canto del cigno della Koris-autostima, ma come canto fu l’aria della Regina della Notte. Fu Forinosama a interrogarla. Dopo averle chiesto dei satelliti geostazionari e della fisica quantistica per bambini, vennero le domande curiose.
"Lei ha la patente, immagino"
"Sì, ma non mi chieda perché me la hanno data"
Seguita da:
"Lei cucina"
"Raramente. O meglio, conviene che mi astenga"
"Sa che quando sarà qui dovrà cucinare, vero?"
"Imparerò"
Una professoressa le chiese delle sue letture, esattamente come pianificato da U Babbu. Poi se ne partì per una dissertazione su Joyce che Koris attualmente non ricorda.
"Lei ascolta musica?"
"Beh, sì, dalla musica medioevale al rock moderno…"
"E conosce Mozart?"
Sulla faccio di Koris doveva esserci un ghigno satanico. Era stata appena invitata a nozze.
"E visto che dice di conoscere Mozart, ha mai visto un’opera lirica a teatro?"
"Giusto questa primavera, ‘Così fan tutte’. Ma non è stata certo la prima"
Fu congedata e uscì a testa alta, con una fierezza ad oggi perduta.
L’attesa del risultato fu snervante. Così lunga che i Maiores cercarono di dirottare Korsi su Torino, convinti ormai che Boulogne fosse perduta.
"Dai, che ti frega di Boulogne. È grossa, puzza, piena di pukabbestia… su, vai a Torino, che ormai è sicuro".
Poi giunse una mail dal titolo "Comunicazione vincitori". Koris impiegò circa un quarto d’ora ad aprirla. Fu un altro di quei click difficili. Ma fu seguito da un urlo di giubilo.
"Ehi, voi tutti, ce l’ho fatta, sono passata, mi hanno preso! E ora devo andare a Boulogne, che il 26 cominciano i corsi…!"
"Ehm, lo sai che oggi è venerdì 23, vero?"
"… occazzo"

A distanza di cinque anni, a circa 96 dalla laurea finale, studente e collegiale in scadenza, Koris si domanda quanti "occazzo" seguirono quel primo.

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