Un paio di scarpe

Perché pagare uno scienziato quando facciamo le scarpe migliori del mondo?
Silvio Berlusconi

A prescindere da quanto l’affermazione possa farmi incazzare per ragioni ideologiche, oggi ho voglia di fare due conti. Del resto lo stato che ho lasciato attraversando il confine francese ha pur sempre investito dei soldi nei diciotto anni della mia istruzione. Ora, escludendo i due anni di asilo passati in un piccolo lager gestito da suore, lo stato ha speso:

  • 6116 € di scuola elementare pubblica;
  • 7366 € di scuola media pubblica;
  • 8108 € di liceo classico pubblico;
  • 45000 €, stima media per la spesa di uno studente universitario, non ho trovato il costo per uno studente di fisica del mio ateneo;
  • 14000 € di cinque anni di borse di studio, senza contare che per tutta l’università, in quanto studente d’eccellenza, ho avuto tasse universitarie pagate, alloggio gratis e una formazione complementare, cose di cui non posso tenere conto poiché mi mancano i numeri.

In tutto 80509 €. Minchia che paio di scarpe! Non sono costata all’Italia quanto le scarpe più care del mondo, però ammetto che io non avrei speso dallo scarpaio una cifra simile. Per altro lo stato ha altresì fatto in modo che, una volta terminata la mia formazione, prendessi le mie scarpe (da ginnastica e fatte in Cina) e me ne andassi all’estero senza eccessivi rimpianti, un pacchettino infiocchettato e semovente costato più di 80000 €. Un bell’investimento, non c’è che dire.
Ma che oltr’alpe si preferissero i prosciutti agli scienziati era cosa tristemente nota. Ora pure le scarpe. Vabbè, non stupisce più di tanto.

P.S. Se qualcuno ha stime migliori, prego di rettificare via commento.

Edit: il Mathematicus troll suggerisce che per la scuola di eccellenza vengono spesi circa 11000 € l’anno, per un totale di 55000 € in cinque anni. Quindi il costo diventa 121509 €, che continua a non essere male per un paio di scarpe.
Inoltre il Matematico Troll ha fatto giustamente notare che il valore non è dato solo dalla spesa sostenuta dallo stato per l’istruzione, ma anche dalle spese in quanto cittadino italiano, nonché dal valore della persona (regalata a una nazione estera) in sé. Ma qui il conto si farebbe troppo complicato, quindi lasciamo stare. Concluderei comunque che 121000 € regalati alla Francia non siano male.

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0 thoughts on “Un paio di scarpe

  1. laDurlindana 21 ottobre 2010 alle 18:15 Reply

     Mi vien da pensare anche quando disse tra l’ilarità non generale a Sarkosy: "Ti abbiamo dato la nostra donna" (o simile).
    Si riferiva a te.

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  2. laDurlindana 21 ottobre 2010 alle 18:18 Reply

     Ah, ma l’hai aggiunto un accento finale al nome come d’uso francese? Korìs?

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  3. Yaxara 21 ottobre 2010 alle 18:31 Reply

    @laDur: e io che credevo si filasse solo le gnocche filanti come Carla Bruni… 😛
    Quanto all’accento, lo aggiungono d’ufficio. Anzi, nessuno capisce il mio cognome…

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  4. dargor17 21 ottobre 2010 alle 21:25 Reply

    Ma il punto è proprio che gli scienziati costano troppo più delle scarpe, che è l’unica cosa che l’Italia può aspirare a vendere… È per questo che stanno strozzando le università e gli enti di ricerca, basta sprecare soldi in gente che poi scappa

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  5. Lotti 21 ottobre 2010 alle 21:36 Reply

    strano che 3 anni di medie siano costati poco meno di 5 anni di superiori e poco più di 5 anni di elementari..

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  6. Yaxara 21 ottobre 2010 alle 21:46 Reply

    @dargor17: sì, ma la cosa stupida è che li formi e non li usi, li regali. È come comprare un rottame, trasformarlo in un’auto d’epoca e poi regalarla al vicino di casa per tedio, perché non sai cosa farne. È da folli! Comunque probabilmente hai ragione, il piano a lungo termine è non "produrre" più scienziati (intesi anche come letterati, umanisti e co) ma solo calzolai.
    ammetto che le fonti sono un po’ di fortuna. Se ne conosci di migliori, con stime più accurate, sono le ben venute.

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  7. kurdt 22 ottobre 2010 alle 02:36 Reply

    Ci sarebbe da parlare per ore sul sistema universitario, ma lasciami dire solo una cosetta piccola piccola.
    In origine l’università era fatta per servire una minoranza, questo significa che la cultura era una cosa da ricchi,  che sono pochi.
    Poi è arrivato il mito dell’ università per tutti, e ci siamo ritrovati con un sacco di laureati che non troveranno mai lavoro, non abbiamo posto per dar lavoro a tutti i letterati che produciamo.
    E’ stato un bel sogno, fino a quando c’era grasso che colava, ma adesso è finito, amen.
    D’ora in poi ci vorrebbero piani quinquennali e numero rigidamente chiuso a tutte le facoltà, dimodo da non sfornare solo caterve di disoccupati.
    Insomma, il discorso università lo vedo un pò più complesso, anche se effettivamente spendere quei soldi e poi non sapere cosa farci è una coglionata.
     
     

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  8. Lotti 22 ottobre 2010 alle 07:44 Reply

    per come la vedo io, basterebbe smettere di chiedere la laurea pure per pulire i cessi! e la gente non si iscrive più all’università!

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  9. Yaxara 22 ottobre 2010 alle 08:38 Reply

    @kurdt: la mia critica era volta soprattutto al fatto che l’Italia spende un sacco di soldi per istruire studenti molto bravi che potrebbero poi produrre ricchezza (anche non immediata) per il paese. E poi tuttavia non dà loro la possibilità di essere "rinvestiti" nel sistema, li obbliga quasi ad andare all’estero e a lavorare per altri paesi (su sei laureati nella mia sessione che hanno deciso di fare il dottorato, quattro sono, anzi, siamo all’estero).
    Che poi non sia assolutamente logico che tutti facciano l’università sono assolutamente d’accordo. Il diritto allo studio è sacrosanto, ma avere delle facoltà-parcheggio che servono solo a falsare i tassi della disoccupazione (se uno risulta studente non va a ingrassare le deprimenti statistiche sulla mancanza del lavoro) è un altro discorso. Ed è anche a causa di questa massificazione e della totale assenza di meritocrazia in Italia che i più bravi decidono di andare dove sono effettivamente apprezzati. E l’Italia, che spende le cifre di cui sopra per regalarli perfettamente formati all’Europa o all’America, nemmeno ci fa caso.
    Ormai si è capito che è un metodo per alzare l’età di entrata nel mondo, anche per gente che non ha i numeri e la voglia di fare l’università. È il sistema ad essere malato, sad but true.

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  10. Senzaddio 24 ottobre 2010 alle 22:10 Reply

    In rispetto al disclaimer, non commenterò usando i miei usuali standards comunicativi. Qualcuno però dovrebbe fare un serio esame di realtà… a buon intenditore, poche parole…

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