Love Koris #1

Sive i predecessori del Senzaddio. Perché, incredibile ma vero, ci sono stati. Gente che per una ragione o per un’altra si è avvicinata a Koris e dopo un po’ è fuggita urlando. O è stata fatta scappare a urli, perché lo Stato Maggiore quando si incazza scatena i membri peggiori in un’escalation di violenza (e non solo) difficilmente gestibile.
Rubrica a puntate, verranno pubblicate nei momenti di stanca del blog.

Il primo ufficiale, passati i torbidi anni delle medie in cui lo Stato Maggiore aveva idee poco chiare sulla vita, l’universo e il genere umano, si presentò a Koris che aveva tredici anni, il giorno di san Valentino. Era omonimo del Senzaddio e, stando all’Amperodattilo, "g’ha u nosu c’u ghe piscia ‘n bucca" (testuali parole). Erano compagni di scuola, il maschio meno maschio di tutti, quello che giocava a calcio per forza, che veniva sempre tirato in mezzo dalle femminucce (con cui Koris era in schermaglia un giorno sì e l’altro anche), con rendimento scolastico senza infamia e senza lode. Si favoleggiava tuttavia che fosse ricco di famiglia e che il disinteresse per i valori propriamente maschi fosse dettato da uno sconfinato amore per i videogiochi.
Era comunque il giorno di San Valentino e il nerd fece scivolare un biglietto nel Koris-zaino. Ovviamente lo notarono tutti, o meglio, tutte. La parte femminile della classe si sentì autorizzata a interessarsi dell’intrallazzo nascente. Koris, che all’epoca aveva la femminilità di panzer, rispose con botte e male parole, perché a tredici anni lo Stato Maggiore era dotato della sola modalità "aggressivo". Si pensava che la cosa fosse finita lì e non fosse necessario dare risposta. Apprezzati i complimenti (che per altro riceveva anche da altre parti sospirate dal pubblico femminile, lei esclusa), grazie e addio. Poi, al ritorno a casa, l’Amperodattilo le consegnò una rosa rossa grande quanto un baobab che era stata recapitata per lei direttamente dal fiorista.
-Questo significa sicuramente qualcosa- disse la meraviglia del Cenozoico, sfruttando la stessa frase che verrà ripetuta alla consegna della katana del Senzaddio, perché ogni tanto la vita è strana.
Koris non capì molto della faccenda della rosa rossa e delle cose tenere che il tredicenne nerd di Merdopoli le sussurrava, ma sapeva che aveva una sterminata collezione di giochi della PlayStation e tutti originali. Koris, che già all’epoca era illuminista e seguiva la teoria mangiare il fico e non gettare il pomo, lo sottopose come prova d’amore a battere il boss BGH251F2 del secondo disco di Final Fantasy VIII. L’aspirante superò il boss con gran sollazzo di Koris (era inchiodata in quel passaggio da giorni e giorni) e lo Stato Maggiore si sottopose a sporadiche passeggiate vicino alla scuola media che frequentavano, con frequenti incursioni a casa di lui. In cui l’unico gioco previsto era, ovviamente, la PlayStation.
Koris a tredici anni era uno strano oggetto quantistico che induceva in disperazione famigliari, professori e coetanei. Nell’epoca in cui "Titanic" andava per la maggiore, snobbava Leonardo di Caprio per preferirgli Leslie Nielsen, leggeva "L’astronomia" anziché "Cioè", non sapeva truccarsi (come tutt’oggi), conosceva a memoria i libretti di Mozart ma non aveva mai ascoltato i Backstreet Boys, era più interessata alla storia francese che al sesso. Ciò nonostante il nerd pareva volerle bene, senza pretendere di comprenderla. Cosa di cui lo Stato Maggiore era grato, perché non avrebbe saputo da dove cominciare a spiegare. Meglio superare assieme il settimo livello di Tomb Raider 2, un casto bacio sulla guancia e poi a casa che Koris aveva da giocare a Final Fantasy Tactics, giudicato troppo macchinoso dal suo cosiddetto ragazzo.
Il tutto finì come doveva finire quando Koris terminò l’anno e si iscrisse al Regio Liceo, mentre il baldo nerd andò a frequentare l’istituto per odontotecnici. Koris ebbe un’infatuazione veloce quanto vana per un compagno di classe biondo, metallaro e muto e piantò il suo nerd appena quest’ultimo domandò un bacio vero. "Ho l’apparecchio, rischierei di farti solo che male. Quindi non se ne parla, meglio che ci lasciamo". L’apparecchio era usato da Koris con efficienza e antierotismo degni della cintura di castità. Del resto all’epoca era veramente un aggeggio enorme e mostruoso, che cercava disperatamente di tenere a freno una dentatura da film horror sugli squali.
Koris e Iset conobbero L., anch’egli metallaro frequentante il Regio liceo, ma nella classe affine. E cominciò una storia complicata. Iset si innamorò di L., L. si innamorò di Koris, Koris era troppo innamorata del suo nuovo Pentium II usato (Mercury) per curarsi degli esseri umani. Il trio portò avanti questa intricata situazione per tutti gli anni del liceo, con alterne vicende e un gran casino generale.

Il seguito alla prossima puntata.

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0 thoughts on “Love Koris #1

  1. Senzaddio 7 novembre 2010 alle 22:11 Reply

    In che ginepraio mi sono infilato???

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  2. Yaxara 7 novembre 2010 alle 23:01 Reply

    @Senzaddio: non osare lamentarti, ormai è troppo tardi, decisamente troppo tardi. Poi ti erano state presentate tutte le controindicazioni del caso, colpa tua che le hai ignorate. Ora ti tieni Koris e tutti i suoi effetti collaterali. 😛

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  3. LadyMarica 8 novembre 2010 alle 17:53 Reply

    Eccellente, davvero eccellente.
    Penso che però avresti avuto un futuro con lui. Sai quante ragazze avresti convinto a mettere l’apparecchio spiegando che può essere usato per evitare baci umidicci e poco gratificanti? E una volta convinte lui avrebbe fatto gli apparecchi. Un commercio meraviglioso!
    Voi sareste diventati ricchi e infelici 🙂

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  4. Yaxara 8 novembre 2010 alle 18:55 Reply

    @LadyMarica: tempo fa feci un’incursione su facebook e scoprii che fine aveva fatto. Mio dio. Che vergogna…

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