Yaxara’s Toy Story

Sarà che sotto Natale si vedono giocattoli ovunque, sarà che ieri Koris per non surgelare in attesa dell’ennesimo appuntamento immobiliare si è rifugiata in un enorme negozio di giocattoli, sarà che alla fine i vaneggiamenti su SeaTray hanno stufato anche la scrivente, ma il post di oggi sarà un post nostalgico su come si trastullava baby-Koris prima dell’età della ragione (quale ragione?).
Koris e Orso da infanti avevano una quantità di giocattoli che si può definire con un solo aggettivo: principesca. Casa Koris rigurgitava giocattoli di ogni fattura e per ogni sesso, compresi quelli ancora da scoprire.
Il primo gioco evoluto di cui i due hanno memoria vede protagoniste le action figures delle Tartarughe Ninja, affiancate da strani individui capelluti noti come Tartatroll, a cui venne amputata la chioma facendo finta che fosse stato un incidente. Alle Tartarughe Ninja si affiancò una miriade di altri personaggi più o meno noti, dai Batman (Koris e Orso ne possedevano cinque e li avevano numerati) ai meno noti Gatti Volanti passando per un paio di individui dalla carnagione viola che erano stati battezzati Markus e Jimmy. Poi arrivarono loro e divennero i signori incontrastati della cameretta, il cardine dei giochi di Koris e Orso: i Biker Mice. Una media di 14 cm per pupazzetto, arti perfettamente snodabili, mani prensili e musi simpatici. Koris e Orso ne possedevano in tutto undici. Spiegare in cosa consistesse il gioco che i Maiores chiamarono "dei Biker" sarebbe troppo lungo e richiederebbe non un post ma un romanzo, con tanto di fotografie (sì, Koris ha tre album di fotografie dedicati esclusivamente ai giocattoli), quindi non ci si dilungherà in questa sede. I Biker (e tutto il resto delle action figures) venivano regolarmente portati in vacanza e adattati a tutte le situazioni, fatto che comportò la perdita di alcuni per strada nel corso degli anni: il tartatroll Leo perduto in un cumulo di neve a Prato Nevoso, Cat Woman sepolta e mai più trovata in una sabbiera di Livigno, un Batman dimenticato su un ghiacciaio Svizzero, April O’Neel dispersa in mare a Bergeggi. Ma gli altri venivano tenuti con religiosa cura, medicati con abbondante attack se vulnerati e usati per ricoprire il pavimento della camera durante il gioco, in quella che l’Amperodattilo chiamava "la stesa" e minacciava di consegnare alla spazzatura ogni sera che i pargoli tardavano nel mettere a posto.
Poi c’era la Lego. Koris e Orso possedevano un cassone pieno di Lego provenienti da diverse scatole. Possedevano la stazione di polizia, l’ospedale, due villette, alcuni pezzi della collezione Hawaii con spiaggia e maneggio, un galeone con tanto di sartie e vele (quasi impossibile da montare) che avrebbe fatto la felicità del Senzaddio, un’astronave e altri pezzi la cui funzione originaria si è persa. L’Amperodattilo, che come gran parte della popolazione mondiale adorava la Lego, regalò ai pargoli un set di luci che si accendevano davvero, con tanto di trasformatore. Il gioco di Koris e Orso non era ovviamente rifare le costruzioni suggerite dalle scatole, troppo limitativo. La maggior parte delle volte si divertivano a fare palazzi a più piani, regolarmente multicolori e traballanti. Forse avrebbero avuto un futuro nell’edilizia italiana. L’aspetto traumatico del gioco era mettere a posto dovendo disfare tutte le creazioni, tant’è che spesso si strappava il permesso a farne sopravvivere qualcuna per qualche giorno.
In seguito arrivò la Playmobil dalle lande svizzere a riempire un altro cassone, sempre per la gioia dell’Amperodattilo. Cominciarono con un innocuo set di indiani con tenda e teepee per finire con la conquista del mondo in termini di di pupazzetti di plastica. Orso aveva voluto persino il camion della spazzatura, con cui qualche tempo dopo frantumò un incisivo alla sorella. I due possedevano una collezione numerosissima in cui figurava di tutto: pezzi dell’ospedale, un campo da calcio, un’aula di scuola, una baita, una tenda da campeggiatori. Sogno mai realizzato di Koris nonché una delle poche velleità femminili era l’enorme casa da arredare. Ottenne in dono qualche stanza ma mai l’intero immobile. Pazienza.
Non che Koris non avesse giocattoli femminili. Aveva una cesta di Barbie che venivano tenute accatastate, nude, alcune senza testa. "Questa cesta sembra Mathausen!" era ogni volta il commento dell’Amperodattilo. Ma le Barbie non ispiravano in Koris nessun interesse né pietà: troppo alte, con le gambe troppo lunghe, troppo bionde, troppo stronze. Venivano quindi denudate ed espropriate dei loro beni, passati ai Biker Mice per più alti scopi. Le bambole subivano un trattamento migliore ma non è che fossero più di tanto usate. Koris accumulò nei corsi dei vari natali un Cicciobello, un bambolotto piscione noto come Pupo, Baby Mia (bambola parlante che Koris imitava alla perfezione) e un’inquietante quanto cicciottella Baby Brava. L’unica che Koris apprezzava nella banda era Baby Mia, anche se non è che l’istinto materno affiorasse spesso e quando affiorava era assai poco materno. Meglio i Biker Mice, insomma.
I giocattoli virili di Orso avevano un’attrattiva più forte. Possedeva una cassa di macchinine di qualsiasi modello, rimpinguato periodicamente da U Babbu con nuovi modelli. Orso si dilettava nel cosiddetto gioco noto ai posteri come il "Pish-Boom" quando la sorella non era disponibile a giocare. Il Pish-Boom prevedeva nel trasformare i sei metri quadri scarsi di pavimento disponibile in un ingorgo degno della tangenziale di Milano nell’ora di punta (la camera diventava più impenetrabile di Fort Knox per il rischio di scivolare su un’autovettura miniaturizzata). Dopodiché, una volta sistemate le macchine, si prendevano due mezzi a caso si facevano scontrare frontalmente urlando "Pish-Boom!". Il cozzare compulsivo si estendeva solitamente a tutto l’ingorgo, fino a saturazione dei nervi dell’Amperodattilo.
Simile eppure non identico era il gioco con le Micro Machines. Qui partecipava attivamente anche Koris. Orso possedeva una miriade di installazioni militari, fra cui quello che passò alla storia come lo scassatissimo sottomarino Abysso, il carroarmato apribile e basi minori, fra cui una che era stata ceduta a Koris e chiamata "La morte nera". Anche le Micro Machines erano piccole trappole mortali e creava una "stesa" non indifferente.
Orso possedeva altresì dei soldatini, ma ci giocava esclusivamente con U Babbu, ingaggiando terribili battaglie i cui terreni accidentati erano ricreati con vocabolari di latino.
Infine giunsero le Mini4WD, gioco che si intrecciò coi Biker Mice in un losco giro di scommesse sulle macchine (sì, erano giochi strani). Koris e Orso possedevano una decina di modelli, alcuni originali e altri no, la maggior parte male in arnese. Erano inoltre dotati di una pista su cui organizzare le gare nelle stagioni estive. Koris ricorda con orgoglio che la maggior parte dei titoli è andata alla sua Diospada.
Il computer non servì a scalzare il gioco tradizionale dalla sua posizione dominante. Koris ricorda che si portavano i Biker Mice davanti allo schermo del 486 per fingere che giocassero a Death Rally (gioco sconsigliato ai minori di 16 anni a cui giocavano due individui che ad anni sommati non arrivavano a 16). Ci riuscì la PlayStation e l’età ormai veneranda.
Koris deve comunque ammettere che a volte ha ancora l’istinto di tirare i Biker giù dalla mensola della loro pensione e mettersi a giocare. È rincoglionimento precoce, lo sappiamo.

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2 thoughts on “Yaxara’s Toy Story

  1. amperodattilo 16 dicembre 2010 alle 19:37 Reply

    questo elenco non è completo…… amper ricorda una serie di altri giocattoli anche voluminosi….smoby, ad esempio!!!!!!!

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  2. Yaxara 16 dicembre 2010 alle 19:46 Reply

    @Amperodattilo: si andava per sommi capi, mica si può tediare il pubblico con un elenco paragonabile all’omerico catalogo delle navi…

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