Love Koris #4

Episodio precedente: Love Koris #3

Koris giunse a Boulogne in abbrivio sull’ira della storia precedente. La furia è tuttavia una pessima consigliera e la fretta genera mostri. Se lo Stato Maggiore avesse riflettuto di più, si sarebbe evitato un sacco di guai. O forse no.
Già durante il concorso, pur avendo ancora L. fra i piedi, Koris aveva adocchiato uno. Smilzo, allampanato (anche troppo per micro-Koris, altezza 1.58 m), occhi verdi, capelli chiari. Faccia da rettile, ma la perfezione non è di questo mondo. Fisico anch’egli. Era W., che ogni tanto viene ancora citato. Lo Stato Maggiore ci fece un pensierino, poi lo accantonò per incazzarsi come una vipera contro L.
L’inizio università per Koris non fu una passeggiata. Dapprima lo Stato Maggiore era convinto che mantenere la media del 28 (richiesta per non essere cacciati dal collegio) non fosse questa gran cosa. La smentita ufficiale arrivò coi parziali del primo semestre. 9/30 al primo parziale di algebra, 10/30 al secondo, 21/30 a quello di chimica, quando in chimica al liceo Koris era un discreto drago. E se non fosse stato sufficiente questo a ficcare gli animi, c’erano i colleghi collegiali che, avendo preso voti spaziali, pensavano bene di far pesare gli insuccessi sulle Koris-spalle. In particolare uno, il compagno di stanza di W., quello a cui sono indirizzati i ringraziamenti dell’ultima Koris-tesi, quello che ora è indietro con gli esami (va bene, fine del momento di Koris-narcisismo). Per completare il quadro, Hana non faceva mistero del suo pendolarismo a Perugia, cosa di cui Koris soffriva in silenzio perché non si sarebbe mai e poi mai degnata di dare soddisfazione.
In tutto questo c’era W., l’unico che non la prendeva in giro. W. sorrideva a Koris, la invitava alle conferenze del dipartimento, la contattava su messenger ogni sera. Il colmo del fraintendimento giunse quando W. parlò della canzone "La Cura" di Battiato, invitando Koris ad ascoltarla con lui. Lo Stato Maggiore, all’epoca fiaccato nel corpo e nello spirito e bisognoso di affetto (non aveva ancora scoperto quale ruolo avesse la nutella quale sublimato del sesso), pensò "È fatta!". Scrisse una fitta mail a Lerry, all’epoca considerato un fidato consigliere in materia, in cui chiedeva consigli su come muoversi, pensando che la campagna sarebbe stata breve e vittoriosa.
Le vacanze di natale piombarono a separare Koris e il suo obbiettivo. Lo studio matto e disperatissimo di due materie assieme a rullo compressore non impedì allo Stato Maggiore di portare avanti i suoi turpi progetti. Sentiva W. regolarmente ogni sera, in un’epoca in cui casa Koris non era dotata di wireless e quindi toccava tenere Marvin collegato in ethernet accanto al modem. Per un fugace e folle attimo Koris pensò di invitare l’oggetto dei suoi desideri a festeggiare capodanno assieme, ma cambiò idea all’ultimo momento.
A inizio gennaio Koris tornò a Boulogne e diede gli scritti di chimica ed algebra con l’arroganza che può avere solo chi desidera vendetta tremenda vendetta. Poi le giunse un messaggio da W.
"Ehi, che ne dici di venire a prendermi in stazione, visto che sei già a Boulogne?"
Koris accettò come se avesse toccato il cielo con un dito, ignara del fatto che nei tempi a venire avrebbe aspettato ben altri arrivi in stazione a Boulogne.
La cosa parve stare in piedi o almeno così piaceva credere allo Stato Maggiore. W. e Koris spesso mangiavano assieme, quasi mai soli (motivo di santioni da parte dello Stato Maggiore) e lui tornava a casa tutti i fine settimana dalla sua mamma. Genitrice che quando intravide Koris da lontano, lanciò alla fanciulla uno sguardo da incenerirla sul posto.
"Ma ho fatto qualcosa a tua madre? È arrabbiata con me per qualche ragione?"
"No, no, ti guarda così solo perché non ti conosce…"
In quell’occasione affogare il sentimento di razzismo verso i bergamaschi fu davvero difficile.
Era poi il 14 febbraio, giorno del consumistico San Valentino, quando Koris decise che era stufa di fare la Penelope in attesa dell’Ulisse mammone e se ne andò al cinema con Hana e un terzo compagno. Lasciando messenger acceso. Al suo ritorno trovò un messaggio:
"Ecco, I have to unveil my plan e proprio oggi tu sei cinema!"
Koris si diede dell’idiota e promise di non trasgredire mai più, tirandosi discrete mazzate nelle metaforiche palle, molto alla Tafazzi.
Il piano consisteva in una giornata di sushi fatto in casa più conferenza di fisica teorica al pomeriggio. Koris organizzò l’evento come se fosse stato il matrimonio che adesso aborra. Il pesce crudo le faceva orrore, ma all’epoca le parevano sacrifici eroici (illusa).
Andò a fare la spesa assieme a W. e al suo molestissimo compagno di stanza, che proclamò un pranzo a base di polenta e salsiccia, per contrapporre l’orgoglio leghista all’orientofilia degli altri due. In cucina lo Stato Maggiore si accorse ben presto dell’inettitudine culinaria di W. quando quest’ultimo riuscì in sequenza a bruciare il riso e a rovesciarlo nel brodo perché a suo dire si faceva prima (a posteriori, gloria in excelsis ai risotti del Senzaddio). Il sushi era disgustoso e poco poté la sala di soia per mascherarne il gusto. Ma Koris ingurgitò tutto tessendone sperticate lodi. Anche la conferenza di fisica non era il massimo della vita e del tutto inadatta a imberbi studenti del primo anno, ma anche lì lo Stato Maggiore seguitò. Al termine della giornata Koris si aspettava un bacio, ma ottenne ben altro.
"Va bene, allora io torno a casa. Ciao"
Partì lasciando i piatti da lavare, ovviamente.
La depressione era comunque in agguato al varco, presentandosi come fallimento epico all’orale di algebra. Orale posticipato apposta per essere sostenuto assieme a W. e che portò lo Stato Maggiore a forgiare la regola aurea "Fisica e sentimenti viaggiano su binari paralleli e guai se si incontrano".
Il secondo semestre portò ulteriori delusioni, in veste del noiosissimo corso di Laboratorio 1 che prometteva tanto e non manteneva nulla. Koris meditava il suicidio, ma pensava che l’obbiettivo secondario della sua vita fosse in vista. Fu così che a marzo, durante un tramonto fra lo smog e i gas di scarico, tornando da lezione e incredibilmente soli alla fermata dell’autobus, Koris trovò la forza di pronunciare le seguenti parole:
"Senti, prima che il tempo e il tuo compagno di stanza me lo impediscano, volevo dirti che tu mi piaci moltissimo. Ma se non vuoi non se ne fa niente…"
W. fece un sorriso idiota, bofonchiò un "certo" e sparì. Koris rimase interdetta e il suo stolido ottimismo le fece supporre che il maschietto avesse bisogno di tempo per riflettere. Quindi se ne tornò a casa scrivendo una trionfale mail a Lerry in cui si ventilava un futuro di notti di sesso acrobatico, ma il tarlo del dubbio rodeva lo Stato Maggiore.
Il tarlo aveva ragione. Da quel punto in poi W. si fece elusivo, in fuga, sfuggente, senza mai accennare a nulla. Koris non capiva cosa gli fosse preso. Tutte le volte che tentava di ottenere una risposta riceveva responsi degni di una segreteria telefonica. In preda al panico e al dubbio, aprì questo blog, che non la aiutò a chiarire le idee, ma sopravvisse a tutte le sue turbe mentali.
Più W. fuggiva, più Koris pretendeva risposte e si lanciava all’inseguimento. Portò Gemini a Boulogne apposta per poterlo tallonare dappresso. Niente da fare. W. bloccò il contatto messenger (negando l’evidenza), cominciò a farsi sgarbato, a deridere Koris come il suo compagno di stanza, a comportarsi da isterico nei momenti più impensato.
L’ira stava prendendo piede, scacciando la depressione e la tristezza insite dello Stato Maggiore. L’arrivo della sessione d’esame e il bruciante desiderio di rivalsa portarono Koris a una decisione.
"Se gli scriviamo non può non rispondere"
"Ma che gli scriviamo?"
"Gli chiediamo spiegazione, che cacchio. Un conto è rispondere ‘no, non sono interessato’, ben altra cosa è comportarsi da stronzo gratis et amore dei"
"E se poi non la prende bene?"
"Peggio di così?"
"Con che tono la redigiamo?"
"Arroganza dei secoli"
"No, dobbiamo essere tranquilli, umili, pacati. Facciamogli capire che non siamo arrabbiati con lui, che vogliamo solo capire cosa lo ha scontentato, che se ne può parlare come persone normali…"
"E mettiamo un oggetto falso, così magari ci casca e la legge"
A detta di Batrace che la lesse tempo dopo, la mail trasudava sentimento. Lo Stato Maggiore preferisce definirla patetica.
La risposta che giunse era fredda come l’Antartide e iniziava con "Da quando ho messo piede a Boulogne, tu non hai fatto altro che fraintendere il mio atteggiamento", continuava con "Il mio comportamento lo hanno capito anche i muri, solo a te non è chiaro" e terminava con "Io non mi sento in dovere di dare spiegazioni a nessuno". Una risposta non risposta degna di un commercialista.
Per lo Stato Maggiore, reduce dall’esame di Analisi Matematica 1, fu la goccia che fece traboccare il vaso.
"Questo stronzo non vale la nostra pena" fu l’unico lapidario commento possibile. Koris decise di averne abbastanza e si diede agli esami, più che mai convinta che il cosiddetto amore non facesse per lei.

Il seguito alla prossima puntata.

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0 thoughts on “Love Koris #4

  1. LadyMarica 12 gennaio 2011 alle 16:34 Reply

    Nelle altre puntate i soggetti apparivano tremendamente alieni (e ancora adesso ogni tanto mi dico come ti siano potuti capitare) questo invece mi ricorda fiumi e fiumi di uomini. Non "miei", per carità (forse, anche). Soggetti che capitano in ogni strada insomma, sei stata anche troppo gentile 🙂
    Mitica, come sempre nel come lo racconti 🙂

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  2. Yaxara 12 gennaio 2011 alle 16:39 Reply

    @LadyMarica: ho un campionario umano quasi invidiabile. Come disse U Babbu "Quelli che avevi attorno prima del Senzaddio erano ben sotto lo zero…". Grazie per il commento lusinghiero.

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  3. Senzaddio 12 gennaio 2011 alle 18:12 Reply

    il mio pensiero si può esplicare semplicemente così: http://www.beretta.it

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  4. Yaxara 12 gennaio 2011 alle 18:14 Reply

    @Senzaddio: ci sono metodi più semplici, economici ed eleganti con arsenale già in dotazione allo Stato Maggiore. E comunque non è finita.

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  5. Senzaddio 12 gennaio 2011 alle 22:37 Reply

    scusa, è che il mio arsenale non è fermo al medioevo giapponese…

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  6. LadyMarica 12 gennaio 2011 alle 23:06 Reply

    non ero lusinghiera, percarità ero piuttosto realista.
    si allude ad una spada. Premio all’intelligenza? 😛

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  7. Senzaddio 13 gennaio 2011 alle 01:29 Reply

    Marica, vinto a pieni voti! 🙂

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  8. Yaxara 13 gennaio 2011 alle 08:36 Reply

    @LadyMarica: voleva essere un regalo di laurea, una katana giapponese che si chiama Nimi. In giro per il blog deve esserci la sua foto.
    @Senzaddio: iobloggo ti ha fatto passare per spam non una, ma ben due volte. Devo scoprire perché ogni tanto si accanisca su un utente e gli impedisca di commentare.

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  9. Pacatamente 14 gennaio 2011 alle 10:57 Reply

    Mi ritrovo in questa storia. E ho detto tristemente) tutto.

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  10. Yaxara 14 gennaio 2011 alle 12:07 Reply

    Attenta perché porta strascichi pesante e una volta che sei guarita necessita di una convalescenza da post peste bubbonica. Almeno, così è stata la mia esperienza. Ti auguro non condividerne l’evoluzione 🙂

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