Love Koris #5

Episodio precedente: Love Koris #4

Era fine ottobre e Koris era una studentessa del secondo anno in balia dei parziali di Fisica 2, incazzata con la vita e col mondo. In una parola, intrattabile. La sua accidia era accresciuta dall’accasamento di Hana con un matematico del quinto, non già per invidia, quanto perché i due si impadronivano della camera nei momenti meno opportuni, si lanciavano in effusioni incuranti della Koris-presenza, depredavano il frigo della Koris-spesa e facevano i comodi loro. L’unica fortuna era che Nimi non aveva ancora la qualifica di Koris-katana.
Lo Stato Maggiore ammazzava il tempo, la noia e la furia fra una lezione e l’altra scrivendo. Il morale era talmente a terra che Koris si era iscritta a un sito di fanfiction su Harry Potter in inglese e aveva preso un secondo ruolo in SFI (galeotto fu il libro e chi lo scrisse) come ufficiale scientifico, per calarsi più nella parte.
Era sera e un appena conosciuto Romulano noto soltanto come Kupaq e non ancora come Senzaddio stava convincendo (via gmail) Koris a farsi ICQ quando squillò il predecessore dello Schiphone, numero sconosciuto.
"Chi è?"
"E che ne so, rispondi"
"Non sarà questo folle marinaio che fa il simpaticone e si crede di fronte a un terreno facile, che non è aria e gli faccio vedere di cosa sono capace?"
"Gli hai dato il numero di ICQ, mica quello di telefono!"
"Giusto, io a ‘sto qui il numero non lo darei manco morta"
"Però in quella banda di folli sarebbe l’unico che per età…"
"Film di fantascienza che ti stai facendo a parte? È un poco di buono, si fiuta lontano un miglio, nautico, nel suo caso. E non si abbasserebbe mai a cozze del par nostro, meglio le ostriche…"
"Vabbé, rispondi a ‘sto telefono sì o no?"
Koris prese la chiamata appena in tempo.
"Ciao, Yax, sono L."
Silenzio e balle di fieno rotolanti dall’altra parte del microfono.
"Pronto? Yax, mi senti?"
"Cosa vuoi?"
Il vento siberiano sarebbe stato più caldo. In risposta, una voce da topolino smarrito.
"Vorrei solo parlarti"
"Mi stai parlando"
"Mi sono lasciato con Hana"
"Lo vedo, ho sotto gli occhi la sua nuova storia minuto per minuto"
"Mi ha tradito…"
"Non venire a piangere da me!"
"Possiamo parlarci?"
"E cosa dovresti mai dirmi che già non sappia?"
"Spiegarti…"
Koris tamburellò sulla scrivania, incerta se esplodere o godersi la scena del pentimento in diretta, comportandosi nel modo peggiore possibile e gongolando di fronte all’altrui sofferenza.
"Ci vediamo il 31 sulla spiaggia di fronte alla fortezza, vedi di essere puntuale"
Lo Stato Maggiore stava per tornare ad ICQ e alla sua nuova conoscenza dalle orecchie a punta, quando una mail attirò la sua attenzione. Era di Lerry, da poco tornato dall’Africa.

Sarona sta abbastanza bene, sicuramente meglio di qualche mese fa, di quando eravamo in Africa. E’ difficile dirlo (almeno quanto accettarlo) ma il nostro sogno è finito. Ne vorrei parlare con te, sentirti vicina in questo momento.

Qualcosa fece breccia nella corazza di cinismo dello Stato Maggiore. Un amico in difficoltà non si dovrebbe mai lasciare solo. Lerry era sempre stato più che un amico. E adesso Sarona non c’era più. Era l’occasione d’oro, quella che Koris aveva sempre atteso dalla vicenda Ghesy. Eppure certi membri dello Stato Maggiore tentennavano, ancora memori e urtati dal comportamento di W., in quell’epoca felicemente ignorato a lezione.
Koris accettò comunque l’invito a cena di Lerry e si diresse a Merdopoli per sbrigare la lunga sequenza di appuntamenti.
L. non aveva molto da dire. Raccontò di essere caduto nella rete di Hana senza volerlo.
"Cioè, capisci, eravamo lì, soli, io nel mio letto, lei in quello accanto e continuava a chiedermi ‘Ma cosa facciamo, qui assieme in camera tua?’"
"’Dormiamo’ sarebbe stata una risposta accettabile, idiota"
Iniziò una lunga prosopopea sulle sue disavventure universitarie, sul fato che gli era avverso, di come Hana lo avesse cornificato con tre uomini diversi in sequenza, di come si sentisse uno straccio senza rimedio.
"Ma noi due…?"
"Noi due cosa?"
Come si è già detto, per lo Stato Maggiore non era aria.
"Cerca di capirmi, ho delle scusanti…"
"Puoi chiedermi di capirti, non certo di giustificarti. E sicuramente non di tornare assieme"
L. fu abbandonato sulla spiaggia deserta lì dove si trovava, mentre Koris si diresse alla Grotta di Lerry per il secondo appuntamento topico. Si trattava di una cena a tre, Lerry, Leonard e Koris, in cui si parlava a turno delle reciproche disavventure e si mangiavano dolcetti al cocco e focaccia made by Amperodattilo. Erano circa le dieci di sera quando Leonard dovette tornare a casa.
"Ora spiegami cosa posso fare per te" disse Koris nell’abbraccio di Lerry, nella loro ritrovata intimità.
"Stammi vicina, dammi conforto"
Ma c’era qualcosa che non andava. Le braccia di Lerry erano una prigione che stritolava, una trappola serrata come una tagliola e niente aveva a che fare col sentimento atteso. Koris aveva sinceramente paura e la sua mente vagava altrove per trovare riparo. Al parziale di Fisica 2 imminente, ai dielettrici, a un libro di Asimov visto su uno scaffale. Sembrava una scena di "Notte prima degli esami". Tornando a casa nella gelida notte in motorino, lo Stato Maggiore si domandò cosa fosse successo, come fosse possibile che una cosa a lungo sospirata ispirasse paura e non euforia. Diede la colpa alla rabbia repressa che ancora covava per W. e soprattutto per quella mail che non aveva nemmeno il coraggio di rileggere. Ciò nonostante, Koris provava veramente qualcosa per Lerry e forse valeva la pena di crederci e applicarsi davvero in materia.
Tornata a Boulogne, Koris iniziò un fitto rapporto epistolare, cercando di tornare una volta ogni due settimane, prendendosela con i parziali che non ingranavano e liquidando ogni tentativo di conversazione da parte di W. con risposte lapidarie.
Koris giungeva a Merdopoli il venerdì pomeriggio alle 15:28 col treno ribattezzato Talebragno per il suo percorso in Valbormida e la sera andava a cena da Lerry. Spesso andava a studiare anche al sabato pomeriggio. Una parte di Koris tuttavia si riservava di essere dubbiosa e di guastare la festa a tutti.
"Però reagisci un po’ anche tu, altrimenti mi sembra uno stupro!" ebbe a dire una volta Lerry, nella loro intimità a base di legumi secchi e riscaldamento rigorosamente spento.
Le vacanze di Natale furono bastevolmente Lerry-centriche, oltre che sacrificate allo studio, in quanto si volevano togliere entrambi gli esami a gennaio, impresa giudicata impossibile dai più e che aveva in premio una settimana bianca a febbraio. Koris si trovava spesso alla Grotta, talvolta con ospiti, talvolta senza. Si riduceva a cenare a zucchini bolliti e lenticchie (gloria in excelsis ai gamberi e alle focacce del Senzaddio), allietati talvolta da prodotti della cucina dell’Amperodattilo rigorosamente senza latticini per non avvelenare Lerry, ma andava bene così. Si attendeva che Lerry finisse di lavorare ai suoi pannelli solari e si andava alla grotta a studiare e a cipollare con Kubuntu sul povero Marvin (l’Acer predecessore di Trillian).
I Maiores ebbero il buon senso di impedire a Koris in capodanno fra i contestatori della Val di Susa, proposta made in Lerry e fabbricata all’ultimo momento. Non che il capodanno di Koris fu entusiasmante, ma almeno non rischiò di morire di freddo.
I loro rendez-vous serali si interruppero nei dieci giorni in cui Koris volò a Bologna a dare tre esami a tamburo battente. La cosa funzionò, quindi Koris si ritrovò il mese di febbraio libero per Lerry e per i beati affari suoi. Ne seguì un’altra trafila di serate invernali senza riscaldamento ("l’ambiente, pensa a quanto si inquina col riscaldamento, elettrico o a gas che sia") a mangiare legumi secchi ("li ho comprati in massa questa estate, così non devo dare soldi alle multinazionali") e a rammendare jeans con pezzi di ombrello ("di certo non vado a comprarmi jeans nuovi per questo strappo da nulla") su un tavolo sbilenco fatto con pezzi di bancale ("l’Ikea è commerciale"). Ogni tanto la presenza di dolcetti al cocco senza latte allietava le cene.
Il primo scricchiolio si ebbe verso la fine del mese. Si festeggiava l’ingresso di una nuova inquilina alla Grotta di Lerry, occasione mondana non da poco, in quanto ogni ospite era invitato a contribuire al desco con prodotti autoctoni (questo significava che si sarebbe mangiato qualcosa all’infuori di legumi secchi e zucchine bollite). Fra i convitati era presente quella che lo Stato Maggiore ama ricordare come la Culona. Figlia di una spiacevole collega di U Babbu, al Koris-istinto suonò antipatica appena varcata la porta. Di sei anni più vecchia di Koris, naso suino, sedere delle dimensioni di un piccolo stato come il Liechtenstein (quindi altro che provincia e regione, secondo la classificazione dei deretani stilata da Orso), voce gracchiante. Alternativa, no global e "frate trappista" (stando alla dicitura di U Babbu) come Lerry. Koris si limitò a considerarla antipatica e tornare a casa scambiando battute cattive con la famiglia.
Nei giorni successivi Koris se ne andò all’agognata settimana bianca, fregandosene qualora fosse commerciale/globalizzante/eccetera, a lei sciare piace troppo. L’unico posto dotato di neve era Cervinia e fu lì che la famiglia Koris si stabilì, per una settimana surreale.
Al ritorno era venuto il tempo di fare i bagagli e partire per Boulogne, ma Koris decise di voler vedere Lerry ancora una volta. Venne invitata per quella che doveva essere una cena con amici, quindi si armò di focaccia e partì gaia per la grotta. Per la prima volta la porta era chiusa. Koris suonò. E sulla porta comparve lei. La Culona. Lo Stato Maggiore passò dalla modalità gaia all’allarme intruso, ma Koris si costrinse a sorride. La Culona no.
"Cosa ci fai qui?"
"Cosa ci fai tu qui, io sono stata invitata da Lerry"
Nella Koris-accezione gli amici erano Leonard, Stefigna, Stroppians, Ciambi, i ragazzi dell’Alba doccia. Sicuramente non quella campionessa di spiacevolezza. Fu allora che la Culona sorrise.
"Le cose sono un po’ cambiate"
Koris fece appena in tempo a muovere due passi in corridoio che vide la Culona abbracciare Lerry. Lo Stato Maggiore era diviso fra quelli che volevano prendere il coltello del pane e tinteggiare di rosso la cucina e quelli che non volevano crederci. Lerry si rivolse a Koris con un sorriso ebete.
"Lei è la mia nuova ragazza, sai…"
Il tonfo di una teglia di focaccia che cade per terra. Koris non ricorda niente di quella cena surreale. Ricorda però che a un certo punto la Culona la prese da parte.
"Tu sei una sorta di amica di Lerry…"
"Amica…" più che una parola, un ringhio.
"Senti, facciamo una bella cosa. Quando te ne vai di qui, non ti fai più vedere da queste parti per qualche mese, d’accordo?"
Fu più di quanto lo Stato Maggiore potesse sopportare, soprattutto se privo di armi contundenti. Si barricò con il fedifrago in cucina.
"Senti un po’, non c’è qualcosa che devi dirmi?"
"Cosa?"
"Qualcosa a proposito di venti chili di culo che si stanno aggirando per l’altra stanza, ad esempio"
"Ah, lei. La amo alla follia. È sempre stato il mio sogno trovare una ragazza così. Pensa, la scorsa settimana siamo andati a fare una passeggiata a raccogliere finocchio selvatico e lei…"
"E io, scusa?"
"Beh, tu mi hai aiutata in un momento difficile che ora è passato. Non lo dimenticherò mai, ti sarò per sempre riconoscente"
"Allora lo sai che la tua amorevole consorte dal sedere a cuscino mi ha detto di stare fuori dai piedi per qualche mese?"
Lerry ci pensò un momento, poi scrollò le spalle.
"Mi pare una cosa ragionevole…"
Koris lasciò la Grotta senza aspettare che finisse la serata, per scappare prima dall’Amperodattilo e dai suoi "io te l’avevo detto", a Boulogne il giorno dopo.

Il seguito alla prossima puntata.

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0 thoughts on “Love Koris #5

  1. Pacatamente 19 gennaio 2011 alle 17:13 Reply

     Sono allibita.
     

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  2. Yaxara 19 gennaio 2011 alle 17:32 Reply

    Da cosa? Da quanto ho saputo essere tonta? Lo so, lo so, dovrei espiare le mie colpe…

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  3. LadyMarica 19 gennaio 2011 alle 17:38 Reply

    Tra tutte le Love Koris forse questa è la più da bocca aperta. La fisica in confronto a questo non mette così tanta paura. La Culona è un personagggio veramente pauroso.
    Ah, un plauso speciale alla parte in cui dici "io a questo il numero non lo darei neanche morta" alludendo al Senzaddio. E’ andata proprio così! 🙂

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  4. Yaxara 19 gennaio 2011 alle 17:43 Reply

    @Marica: la Culona mette paura e onestamente non la sopporto ancora adesso. Diciamo che forse il ritratto non era molto oggettivo.
    Per quanto riguarda il numero di telefono… è la dimostrazione che sono sempre di parola. Sì, certo. E anche coerente…

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  5. Henry Triplette 19 gennaio 2011 alle 19:50 Reply

     Diamine. Diamine. Diamine.
    Un bellissimo campionario di esperienze umane.
     

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  6. Yaxara 19 gennaio 2011 alle 20:12 Reply

    @Henry: e non è finito. Ma si spera di non ripetere…

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  7. Suiren 19 gennaio 2011 alle 20:30 Reply

    La Culona è esattamente il tipo di ragazza che andrebbe soppressa a priori… 
    … e poi L. è pessimo… "ho delle scusanti" …mah…
     
    Ma non li hai mai picchiati questi individui? Io sinceramente non so se sarei riuscita a trattenermi dal ricorrere alla forza bruta… (si, lo ammetto, sono più violenta di quel che sembro…)

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  8. Senzaddio 19 gennaio 2011 alle 21:02 Reply

    Picchiarli è limitativo, Suiren… Ganci da macellaio e corde da violino sono meglio…

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  9. Yaxara 19 gennaio 2011 alle 22:24 Reply

    @Surien: effettivamente il fatto di non averli mai picchiati è un’aggravante, quasi quanto essermeli messi fra i piedi. Con la Culona ho troncato ogni possibile e immaginabile rapporto, stranamente…
    @Senzaddio: se no si può sempre fare un uso alternativo di carrucole e dobermann, volendo.

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  10. Senzaddio 20 gennaio 2011 alle 19:56 Reply

    …anche

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