Esegesi di uno shift

Al giorno uno del turno di macchina a fare le coccole ad Antares, nonché giorno di lavoro numero quattro, sei ancora troppo frastornato dal ritorno da Flatlandia per renderti conto che ti stai condannando a una sequenza di monitor da fissare per sette maledetti giorni. Sette giorni ininterrotti di tensioni che ballano, moduli ottici che si addormentano, pesci che passano e sballano il rivelatore. Ma tant’è, ti sei prenotato e devi farlo.
Al giorno numero due (nonché giorno cinque anche detto venerdì) ti rendi conto che non è poi così male, te lo ricordavi peggio. Forse perché eri a La Seyne con un freddo fottuto, un fottuto tempo da scirocco e senza riscaldamento. Ora te ne stai spaparanzato in ufficio perché ti godi le ebbrezze di un turno in remoto. C’è una bioluminescenza che impedisce la presa dati, ma mica si può avere tutto dalla vita.
Al giorno numero tre pensi che forse ci sono modi più divertenti per impiegare un sabato che non prevedano guardare colonie di batteri dare rave party a 2500 metri di profondità, ma seguiti. C’è il collega S. che lotta assieme a noi, per cui almeno questa è una consolazione.
Al giorno numero quattro, quando la sveglia suona alle 7:45 di domenica, non ci sono autobus causa corsa podistica e ti tocca fare Rond Point du Prado-Luminy a piedi (per ben 7 km in salita), cominci a pensare che qualche divinità sta giocando al tamagoci con te. Quando poi a metà strada decidi che potresti anche tornare suoi tuoi passi e sbatterti su una spiaggia a leggere e invece ti arriva un sms del collega S. che dice di non essere in grado di andare a lavorare causa malore, allora ne hai la certezza. Quindi passi un’adorabile domenica fra batteri che si riproducono emettendo luci stroboscopiche che accecano Antares, in un laboratorio deserto all’infuori della psicopatica presenza di Roy Batty.
Al giorno numero cinque, ovvero lunedì, il laboratorio si popola di nuovo. Tu sei sempre lì. Nella monotonia dei batteri che invece dimostrano di sapersi divertire un mondo, Antares decide di esplodere. Proprio quando tu pensavi di andare a pranzo. Dopo due ore di capricci, si rimette ad andare, ma il tuo umore ne ha risentito in maniera critica. Quando poi la serata pianificata con calze, mutande, macbook sul tavolo di cucina, bottiglione di Perrier ghaicciata, frittatone di cipolle, tifo indiavolato, rutto libero e "A Game of Thrones" va in fumo, allora un essere superiore non può negare un suo coinvolgimento. Essere superiore che viene accusato di atti osceni in luogo pubblico, ovviamente, soprattutto nel momento in cui una maglietta in lavatrice perde il colore e, nonostante l’acchiappacolore, tinge di rosa tutto il bianco che c’era.
Al giorno numero sei, nono giorno di travaglio senza sosta, sei più pericolosa di una testata nucleare abbandonata in soffitta. I batteri ballano, tu sei dietro a un codice incomprensibile, reduce da una lezione di francese sull’inutile andante e da una scarpinata a piedi causa sciopero selvaggio. L’universo circostante può solo ringraziare il fatto che Nimi non possa essere trasportata senza destare attenzioni moleste. Vorresti solo prendere un treno e andare a Saclay per strozzare l’autore del codice incomprensibile.

Gli ultimi due giorni del Koris-turno, amichevolmente detti decimo ed undicesimo giorno di lavoro della settimana, potrebbero non esistere perché:

  1. Koris si è rotta le palle e ha preso il primo aereo per la Siberia, dove ha intenzione di trasferirsi ad allevare buoi muschiati;
  2. Koris è in carcere perché ha piazzato una discreta carica di tritolo sotto la sede di Antares a La Seyne, preda della follia che tanti vorrebbero attribuirle e che ora le torna comodo.

Votate quale delle due opzioni preferite.

0 thoughts on “Esegesi di uno shift

  1. Faber 19 aprile 2011 alle 17:28 Reply

    L’idea dei buoi muschiati l’ho avuta già io quindi mettiti in coda… piuttosto potresti alleare procioni daltonici in Groenlandia oppure scimmie specializzate nell’artigianato sardo in Uzbekistan!!!
    Il tritolo lo sconsiglio… quando lo maneggi lascia un odore acre e poi saresti costretta a cospargerti di litri di Pino Silvestre!

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  2. Yaxara 19 aprile 2011 alle 17:32 Reply

    @Faber: c’era sempre anche il suggerimento di aprire un bar sulla spiaggia in Val d’Aosta, in mancanza di deliri peggiori… 😛

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  3. Micol 22 aprile 2011 alle 10:01 Reply

    Ma a me la prima sembra un’idea meravigliosa. anzi, se non ti dispiace, vengo anche io!

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  4. Yaxara 22 aprile 2011 alle 22:49 Reply

    @Micol: evviva! Tutti ad allevare buoi muschiati in Siberia!

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  5. Pacatamente 26 aprile 2011 alle 11:17 Reply

     Oh, ti prego, dimmi che sei andata in Sieberia.
    Vorrei tanto aver l’occasione di chiamare qualcuno batiuska. Mi sentirei tanto Dostoevskij, Lermentov, Checov e tanti altri.

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  6. Yaxara 26 aprile 2011 alle 11:43 Reply

    No, la Siberia a giugno, tranquilli 🙂

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