Le edificanti morali dell’Amperodattilo

Gli aedi e rapsodi raccontano di un tempo in cui baby-Koris era una piaga divina, ancora peggiore dell’attuale flagello. L’Amperodattilo narra di baby-Koris come un microbo dedito alle notte insonni, non solo proprie, ma anche altrui.
"Lei non dorme mai!" lamentavano i Maiores, descrivendo Koris con le stesse qualità di Samara di "The Ring". A giudicare dall’assenza di foto di quel periodo, probabilmente anche l’estetica era la stessa.
Il problema dell’estetica era secondario, all’Amperodattilo interessava venire a capo delle notti insonni. Una volta esaurito tutto il repertorio della musica infantile, dalla preistoria allo Zecchino d’Oro (negli anni ’80 si arrivava al massimo a questo), decise di dare fondo alla colonna sonora delle sue sciate in quel dello Stelvio. Forse non propriamente eguagliabile al "Valzer del Moscerino", ma come si sa l’Amperodattilo non va tanto per il sottile.
Di codesto periodo Koris ricorda in particolare:

  • "Il testamento del Capitano", titolo più o meno apocrifo attribuito a una ballata che parlava di un alpino in punto di morte. Costui, dotato di un senso dello splatter particolarmente pronunciato, chiedeva di essere fatto a pezzi come un capitone a Natale. Le membra andavano così ripartire: il primo pezzo alla madre, che si ricordi del suo figliuol; il secondo pezzo alla patria, stacchetto patriottico in voga in questi tempi di centocinquantenario; il terzo pezzo alle montagne, che lo ricopran di erbe e fior (tipico romanticismo cimiteriale inglese); il quarto pezzo al battaglione, che si ricordi del suo capitan; l’ultimo pezzo alla sua bella, che si ricordi del suo primo amor. Sull’ultima strofa, l’Amperodattilo chiosa:
    "Ovvio che alla bella dà l’ultimo pezzo, tanto quella tempo qualche giorno se ne trova un altro"
    Koris, adesso cresciuta, preferisce non domandarsi quale pezzo in particolare sia andato alla bella;
  • l’evergreen "Quel mazzolin di fiori", a cui tuttavia l’Amperodattilo cambiava l’ultima strofa, per dare un finale di speranza. La ragazza in questione smetteva di disperarsi per l’essere destinata a non trovare marito e concludeva "se non doman ma questa sera, un altro merlo me lo troverò". Tipica filosofia illuminista dell’Amperodattilo, tramandata in saecula saeculorum;
  • "Di qua e di là dal Piave", ove pareva esserci un’osteria con "da bere, da mangiare e un buon letto per riposar", ove riposar si capisce che è un pretesto (ricordiamo che baby-Koris era decisamente in età prescolare). Nel prosieguo, si capiscono le intenzioni truffaldine dell’alpino in questione: e dopo aver mangiato e ben bevuto, mi disse "bella, se vuoi venire, questa è l’ora di far l’amor. L’Amperodattilo, fine vocalist, a questo punto cambiava intonazione: sì sì ch’io ci verrei, ma una volta sola. Ma poi ti prego, lasciami andare, perché son figlia da maritar. Nuovo cambio di intonazione da parte dell’Amperodattilo, che acquisiva un registro più grave. Se se da maritare dovevi dirlo prima: sei stata a letto con un alpino, non sei più figlia da maritar. Koris si domandava sempre che male ci fosse in tutto ciò e perché la ragazza non potesse maritarsi dopo essere stata a letto con un alpino. Piccola, ingenua baby-Koris, che non pose mai la domanda, per fortuna dell’Amperodattilo;
  • del titolo di codesto pezzo si è persa memoria, ma si conserva la prima strofa, sempre sullo stesso tema del precedente: col dentifricio si lavano i denti, coi sottotenenti l’amore si fa. Simile morale anche per la strofa successiva: con la paglia si fanno i capelli, coi giovani belli l’amore si fa. Baby-Koris non aveva ben compreso cosa fosse tutto questo far l’amore, ma seguitava;
  • atmosfere cupe degne di note gravi andavano invece a "Era una notte che pioveva e che tirava un forte vento" (anche qui, titolo disperso). L’immaginazione già fervida di baby-Koris vagava fra notti di tregenda, fulmini, saette, acquazzoni. Di dormire, pertanto, manco a parlarne;
  • l’ultima era un’accozzaglia di strofe recitate disordinatamente e intervallate da un ritornello inventato alla bisogna:
    E se in salita tu fai fatica, non ci badare, pensa all’amica, sempre per non tradirsi,
    E se in salita ci vai col mulo, poi in discesa, tu vai col culo, tipicamente dedicata al giovane Orso quando si rifiutava di sciare dopo aver percorso metà pista,
    E la marina, l’arma elegante, non va per serva, ma all’amante, che si commenta da sé, sulle medesime tematiche di cui baby-Koris si interrogava senza risposta.

"Tu sai di aver avuto delle responsabilità, no?"
"Certo. Ma anche dei meriti"
Quindi, quando i lettori si domandando perché Koris è così come appare, comincino a cercare le risposte anche nella famiglia circostante.

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0 thoughts on “Le edificanti morali dell’Amperodattilo

  1. amper 7 maggio 2011 alle 19:28 Reply

    e allora????……"col dentifricio si lavano i denti , coi sottotenenti……."

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  2. Yaxara 7 maggio 2011 alle 19:31 Reply

     @Amper: mea culpa! Integro subito!

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  3. disastro 8 maggio 2011 alle 13:28 Reply

    sei in tema con la torino di questi giorni…….alpini ovunque!!! 🙂

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  4. BelleRoseDuPrintemps 8 maggio 2011 alle 13:50 Reply

     Beh, parli con una che a Torino oggi ci sarebbe andata volentieri (tenendo testa al vecio più vecio, in quanto a conoscenza musicale alpina)… E se ti consola, mammà m’addormentava col Ritorno di De Marzi e svariate altre del repertorio della Sat, Bilacus e quant’altro.
    Ah, s’intitola "Era una notte che pioveva". xD

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  5. Yaxara 8 maggio 2011 alle 17:50 Reply

    @disastro: eppure il post è stato ispirato da una conversazione con l’Amperodattilo. Non sapevo di essere anche di attualità.
    noi abbiamo parecchie cose musicali in comune, noto! Bene, bene, mi sento meno sola (e meno folle). Sul titolo avevo pochi dubbi, in effetti. 😛

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  6. Odisseo 9 maggio 2011 alle 12:24 Reply

    CANTATA FORESTALE
    È arrivà, bum.
    È arrivà, bum.
    È arrivata la bella biondina
    e con patate, con fagioli,
    l’insalata alla ricciolina.
    E con il vetro – si fanno gli occhiali,
    coi Forestali – l’amore si fa.
    E con la paglia – si fanno i cappelli,
    coi giovani belli – l’amore si fa.
    Se non ci conoscete – mettetevi gli occhiali
    noi siamo della Scuola – gli Allievi Forestali
    oilì, oilì, oilà – la canzon vi piacerà.
    Se non ci conoscete – prestate più attenzione,
    noi siamo i Forestali – del 1°  Battaglione.
    oilì, oilì, oilà – la canzon vi piacerà.
    Se non ci conoscete – andateven via
    noi siamo i moschettieri – della 1°Compagnia.
    oilì, oilì, oilà – la canzon vi piacerà.
     
    Le conoscevo quasi tutte, ma non posso dare ad altri la colpa di questo 🙂

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  7. Yaxara 9 maggio 2011 alle 22:13 Reply

    @Odisseo: ringrazio per la gentile integrazione, anche a nome dell’Amperodatillo!

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  8. BelleRoseDuPrintemps 9 maggio 2011 alle 22:50 Reply

    Oddio, VOGLIO UNA REGISTRAZIONE.

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  9. Yaxara 10 maggio 2011 alle 12:31 Reply

    Delle performance vocali dell’Amperodattilo? Io lo sconsiglierei…

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  10. BelleRoseDuPrintemps 10 maggio 2011 alle 20:39 Reply

    Ma io sono un’etnomusicologa seria, devi sentire certe registrazioni in mio possesso… 😀

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  11. Pacatamente 10 maggio 2011 alle 21:38 Reply

    Scusami se non faccio un commento interessante, ma sto praticamente dormendo.
    Domani tento di dire qualcosa di sensato.
    Ti saluto.

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  12. Yaxara 11 maggio 2011 alle 09:04 Reply

    Per darti un’idea dalla voce dell’Amperodattilo, pensa agli effetti di una Banshee. Ma con l’estensione vocale del Commendatore di "Don Giovanni" (ora sento che mi ammazza… :P)
    Ma non c’è problema, in questo posto il nonsense è sempre benvenuto!

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  13. BelleRoseDuPrintemps 11 maggio 2011 alle 14:28 Reply

    FIGATA, sempre più convinta di voler una registrazione.

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  14. Yaxara 11 maggio 2011 alle 14:50 Reply

    Va bene, vedo che posso fare 😀

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  15. BelleRoseDuPrintemps 11 maggio 2011 alle 20:51 Reply

    Graaaazie 🙂

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