Summer school, ovvero una settimana senza internet

Credevate che Koris fosse fuggita alle Fiji (visto che la Martinica non è mai stata un’opzione percorribile) come millanta da tempo? Oppure pensavate che il Replicante l’avesse fatta a pezzi e data in pasto ai pyrosoma sul sito di ANTARES?
Niente di tutto questo, Koris si è trovata catapultata per una settimana nella versione provenzale della Valbormida, in un osservatorio sperduto fra le colline. Senza rete se non per lavorare. Al buio pressoché totale appena il sole declina oltre l’orizzonte. In balia di una mandria di debosciati che mettono la domanda "come ti chiami?" svariate posizioni dopo il quesito "in che esperimento lavori?". Parecchie posizioni. Argh.

bio

(Buio! Capito? Buio!)

La sistemazione è un incubo anni ’50, con tanto di tappezzeria kitsch, Lo Stato Maggiore ha avuto un attimo di mancamento davanti a cotanto spettacolo. Poi si è ricordato che è solo per dormire e solo per una settimana. Altrimenti sarebbe un ottimo set per un film horror anni ’80. "Summer school", non devono averlo ancora girato. I ragazzi ci sono, il posto inquietante anche, manca solo un antico sito druidico maledetto e tutti gli ammennicoli del caso. Con la scena dei due bellino di turno che si preparano al coito e vengono fatti a pezzi dal primo zombie/mostro/uomo armato di motosega che passa. Di quegli horror senza finale, così si può fare il sequel. Degni di John Carpenter.

incubo

(Tipico arredamento da omicidio. Mancano le macchie di sangue)

La rete latita. Quando l’Amperodattilo lo ha saputo, ha pensato che Koris non sopravvivesse. E manco che potesse portarsi la rete da casa, poi. Anche il campo del telefonino è piuttosto limitato. Praticamente è un campo di disintossicazione per internet-dipendenti. E si ribadisce il concetto del horror, contando che si parla sempre e soltanto francese, anche fra i tre stranieri presenti (Koris, un brasiliano trapiantato da otto anni e una cinese).
Il primo giorno di summer school è filato via liscio, fra l’astronomia gamma e troppi brindisi di benvenuto. Koris non ha bene capito come sia finita a fare l’unica neutirno-addicted fra studiosi di supernove e affini, ma seguita.
Il giorno due si sono alternate presentazioni interessanti e incubi dal passato, ripescati direttamente dall’esame della Salamella (risalente a quasi due anni or sono. Due anni. Minchia!). Lo Stato Maggiore ha capito che Koris ha inciso nel midollo "fisico sperimentale". Probabilmente il suo DNA contiene basi azotate apposta per scriverlo. I modelli numerici sono tanto carini, ma li rimandiamo alla prossima vita. Nel frattempo si bea del più bel cielo stellato che abbia mai visto in vita sua, ragionando che i Francesi in genere o bevono troppo oppure non tollerano il vino.
Giorno numero tre, giorno di una sorta di escursione che si rivela essere una limitata visita a una vigna. Un agente non ben identificato cerca di ammazzare Koris ed altri esponenti del gruppo, per soffocamento. Mentre lotta per respirare, lo Stato Maggiore decide che sull’epitaffio ci dovrà essere scritto "fisico delle particelle". Dopodiché il delirio dell’agonia porta a formulare strani pensieri come "Particle physicists do it better" (qualunque cosa sia it), "kiss a particle physicist and enjoy the difference" oppure "i fisici comandano e gli astronomi sbavano". Koris giura a sé stessa che altro che passare al lato astronomico della faccenda, si cercherà un post-doc al CERN a giocare a bowling coi nuclei di piombo. Alla sera, durante la nottata delle osservazioni, lo Stato Maggiore medita che ormai l’astronomia ottica è una cosa per romantici, nostalgici e gente che cerca un pretesto per dormire di giorno e stare sveglia di notte a fare poco, visto che ormai i telescopi si puntano con i computer.

telescopio

(Sei superato, cupolone! Non sei più cool, spiacente!)

All’alba del giorno quattro, alcuni astronomi domandando a Koris perché mette i cereali nel latte a poco a poco anziché gettarli tutti nella tazza e mettere il latte in un secondo momento. Koris vorrebbe rispondere qualcosa di acido che abbia che fare con il bosone di Higgs, ma si limita. Nel frattempo si chiede perché, qualunque sia l’occasione, non si parli d’altro che di fisica. Le femmine spettegolano dei loro corsi, di cosa seguono, di cosa non seguono, di cose burocratiche. I maschi parlano della sensibilità dei relativi esperimenti come se giocassero a confrontare le loro virtù meno apparenti. L’unico che ogni tanto cambia discorso (invano!) è uno che studia neutrini, con lo stesso background di Koris. Sarà un caso? Alla sera, al cosiddetto banchetto comune, sfiga vuole che Koris si ritrovi al tavolo con i capi assieme a un’altra dottoranda. Davanti a lei c’è il capo supremo dell’ente che dirige i laboratori di Francia. Un Greco che si atteggia a uomo di cultura.
"La sfera è la forma perfetta, tant’è che dopo la stesura dell’Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam è stato scritto l’Elogio della Calvizie da un certo Sinesio…"
Effettivamente fra i due elogi passano 700 anni. Peccato che siano esattamente al contrario. La componente classicista dello Stato Maggiore ha un mancamento, dopodiché vorrebbe lanciarsi a correggere la minchiata solenne. La componente scientifica dello Stato Maggiore trattiene i violenti, ricordando che il Greco paga lo stipendio. Koris risolve fingendo di soffocare. Dopodiché ci si mette la dottoranda, che la guarda fissamente negli occhi. È una sfida, è chiaro.
"Tu sei del laboratorio di Marseille, vero?"
"Già"
Se Koris avesse Nimi a portata di mano, la katana sarebbe già in libera uscita. La dottoranda sbuffa.
"Avevo pensato di fare il Master 2 lì, ma poi ho lasciato perdere e sono rimasta a Grenoble. E lì ho vinto il posto di dottorato, oltre che a Montpellier dove sono, ovviamente…"
Anziché una lama di 70 centimetri, Koris affila il sorriso.
"Eh, capisco che sia stato difficile scegliere. Io dovevo decidermi fra Marsiglia, Saclay, un progetto del CERN e il mio vecchio esperimento a Berna…"
La dottoranda ammutolisce. Lo Stato Maggiore ha praticato l’understatement per troppo tempo per continuare. Sì, è giocare a chi lo ha accademicamente più lungo (il curriculum, che pensavate!), ma l’era di farsi mangiare in testa è finita.
Giorno cinque, Koris si sveglia col pensiero che poco più di 24 ore e tutto sarà finito, nel bene e nel male. Per la cronaca, piove. E a pranzo si mangia sterco in umido. Nonostante l’astuzia  di proclamarsi vegetariani a oltranza, scongiurato il pericolo di trovarsi un filamentoso e stoppaccioso quarto di bue nel piatto, il cibo escrementizio può sempre ripresentarsi. La pasta, per esempio. Trovarsi la pasta servita assieme a pomodori crudi e una verdura non ben identificata a mo’ di contorno scuote l’italianità di Koris (notoriamente esigua) fin nei precordi. Per protesta si mangiano solo i pomodori crudi, tanto quella colla chiamata pasta va bene come stucco, non come cibo. Lo Stato Maggiore medita di vietare la preparazione della pasta all’estero. Oppure di cucinarla all’italiana e non quale contorno, manco fosse interscambiabile con le patatine fritte. Capiamoci, non è che si facciano le crepes con mozzarella e passata di pomodoro, no? Allora perché servire pasta scotta da condire con emmental grattugiato? Lo Stato Maggiore è perplesso. A cena, mirabile evento, non si parla di fisica: il soggetto di conversazione è la programmazione. Koris vuole suicidarsi.
Comincia il sesto giorno e Koris pensa di farsi divorare viva dalle blatte che escono dagli scarichi. Trascina la sua carcassa prima a fare colazione e poi a lezione. Al momento in cui è convinta che lasciarsi andare a marcire assieme agli scarafaggi, quando una macchina la preleva e la porta a Marseille. Scaricata alla stazione, preso il metro, Koris sale le scale, scarica la valigia, bacia la terra, si disfa delle scarpe da ginnastica in favore dei sandali e scende a fare la spesa (che il frigo langue). Finalmente a casa. A casa!

sole

(Ma no, che in fondo è carin… anima bucolica, vaffanculo!)

La prossima summer school, prevista per settembre, è a Parigi. Non può che andare meglio.

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