In Soviet Russia

l viaggio e’cominciato dopo una notte quasi insonne a causa di un uragano che ha cercato di cancellare Marseille, con modesto successo. I tuoni hanno accompagnato Koris e il relativo bagaglio fino all’aereoporto di Marignane. Recuperato il biglietto e stivata la non trascurabile valigia con la speranza di rivederla nell’Est Europa, Koris ha perso i sensi su un microscopico aereo diretto a Monaco di Baviera. E’ stata risvegliata solo da un muffin ai mirtilli e dall’atterraggio, momento in cui si e’ accorta di avere circa un quarto d’ora per raggiungere il volo successivo. Record: percorso mezzo aeroporto, sbrigata coda controllo passaporti e raggiunto gate per Mosca DME in dieci minuti. Persi probabilmente altrettanti anni di vita.

All’imbarco ci sono due sovietiche (?) vergini (!) che sbarrano il passaggio. Il passaporto di Koris viene sequestrato per una sdegnosa occhiata al visto. Quindi si puo’ passare, diretti a un airbus di dimensioni meno trascurabili del precedente.

La popolazione del volo 2528 per Mosca e’ composta al 90% da Russi con gli occhi azzurri. Ci sono businnessmen che lo Stato Maggiore immagina immischiati in chissa’ quali loschi traffici, turisti di ritorno in patria e una bambina che non smettera’ di piangere per tutte le tre ore del volo. Koris, un tedesco e un altro italiano gli unici non muniti di occhi azzurri.

A bordo le hostess interpellano Koris prima in russo, poi intedesco, per rassegnarsi infine all’inglese. Ora allo Stato Maggiore e’ chiaro il concetto di “faccia da straniera” con cui si viene additati in Italia.

Koris consuma il pranzo piu’ alto della sua vita. Quanto altitudine, non qualita’. Per rendere l’idea della qualita’, davanti ai ravioli serviti l’altro italiano si e’ messo a pregare. Koris si astiene dall’insalata su raccomandazione di U Babbu (“Mi raccomando con la verdura cruda, eh…” “Ma vado in Russia e la Russia ha bloccato le importazioni!” “Pero’ pero’passi in Germania” “Capirai, avro’ giusto il tempo di trovare il gate” “Beh, non aggirarti per l’aeroporto succhiando un cetriolo…” “Mi fai venire in mente un’immagine hard, sai?”) e mangia cio’ che resta di edibile. Le forchette in dotazione sono modello Chicco, uguali a quelle che aveva baby-Koris, mentre il coltello e’ solo di rappresentanza, incapace di tagliare la crosta del camembert.

Settata su Pod l’ora di Mosca, a Koris non resta che adattarsi al fuso, mentre passa su foreste di paesi sconosciuti.

Per qualche strano miracolo delle linee aeree, la valigia arriva a Mosca. E pure Koris, che al nastro dei bagagli si ricongiunge con la parte giovane del gruppo marsigliese. Fra opprimenti taxisti e francesi caparbi, si riesce a prendere un treno che da Domodedovo (l’aeroporto, uno dei due) porta al centro. Quindi si consuma il dramma del metro’ sovietico (che cerca di ammazzare infilzando chiunque cerchi di passare senza biglietto).

“Noi siamo qui, Dode… no, Domedo… nemmeno, Dodedo…”

“Domostaminkiovskaja”

“Ecco, e dobbiamo andare a Tra… Tro…”

“Trastaminkiovskaja”

“Piu’ o meno, con cambio a… Stu… Sta…”

“Staminkiovskaja”

“Preciso”

Alla settimana cirillica fermata rinominata Staminkiovaskaja, una Russa ventenne si impietosisce per i quattro, probabilmente destinati a finire nella steppa e restarvi.

“Siete tutti francesi?”

“Un francese e tre italiani”

“Ah, la mafia!”

La mafia: la migliore esportazione italiana degli ultimi due secoli.

Con le indicazioni della Russa, una dei pochi anglofoni del luogo, il gruppo riesce a giungere all’ostello dell’universita’. Dove riceve subito un bidone: alla richiesta di una camera “rinnovata”, vengono rinnovate camere rinnovatesi’, ma rispetto alla rivoluzione d’Ottobre. Nella camera di Koris c’e’ inoltre un Cristo ortodosso che fissa minaccioso il letto. Senza contare il rubinetto in comune per lavandino e vasca da bagno. E i 35 gradi fissi della camera. Le Russe della reception fanno finta di non capire, si contraddicono con la nonchalance degna di un premier e lasciano tutto com’e’. Si parte alla scoperta del Cremlino con un francese incazzatissimo.

La piazza rossa e’ diversa da come Koris se l’aspettava. Soprattutto non pensava che da li’ si vedesse la disneyana cattedrale di San Baisilio. Ma per le foto ci sara’ un altro momento. L’atmosfera che domina la capitale e’ molto “tramonto sull’impero”. Non si capisce se sia ricchissima o poverissima. Ci sono sei Porches parcheggiate accanto a una scassatissima Lada. Squinzie targate Louis-Vuitton dalle piante fino a alla testa (situata ad altezze che Koris non pensava raggiungibili dal genere umano). E imbattersi nella scritta di McDonald in caratteri cirillici, mentre alle dieci di sera (per te le otto) e’ ancora chiaro, confonde molto le idee…

P.S. Post unico nel suo genere per essere stato prima scritto a mano.

 

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