È la fede delle femmine…

 Koris al colmo della crisi di coscienza. Ha bisogno di confessarsi presso il suo confessore di fiducia in codesti casi, ovvero Lorenzo da Ponte. Tanto i voti li aveva, per cui si può sempre invocare il suo ormai divino intervento.
"Benedicimi, Lollo, che ho molto peccato!"
"In che peccati, fraschetta?"
"Magari fraschetta! Mi macchiai di monogamia!"
"Per quanto tempo?"
"Due anni quasi!"
"Onta su di te! Per punizione ora ti sorbisci tutto ‘L’anello del Nibelungo’!"
"No! No! Pietà! Odio Wagner! Mercede!!"
"Taci ed ascolta!"

Eggià, perché così va il mondo. Perché un giorno sei lì a respingere gli approcci di uno straniero irriverente a colpi di come scoglio immoto resta e ah, che troppo si richiede a una fida onesta amante, oltraggiata è la mia fede, oltraggiato e questo cor!, il giorno dopo sei lì che sospiri fra te e te dicendo se questo mio core mai cambia desio amore mi faccia vivendo penar, quando ti manca ti ripeti che contenta quest’alma in mezzo alle pene sol trova la calma pensando al suo bene che sempre costante si serba in amor. E ovviamente smani per quel momento: fra gli amplessi in pochi istanti giungerò del fido sposo. Un circolo infinito, uscita non datur.
Datur, datur, invece.
Quando vieni scaricata fra l’usco e il brusco che quasi non te ne accorgi, non ci credi, non ci vuoi credere. Quando il compare dice sappiate con sua pace: la sposa non mi piace, oppure non vo’ più smorfie, di te non so che far, accompagnato dal voi partite, né più mi annoiate. Il tutto possibilmente per lettera.
A codesto punto la madamigella di cui sopra inizia a caricarsi di tutte le colpe del mondo, per pietà ben mio perdona all’error di un’alma amante, a cui si intermezzano scatti di orgoglio da Donna Elvira allo stato puro: mi tradì quell’alma ingrata, infelice, oddio mi fa! Quando sento il mio tormento di vendetta il cor favella, ma se guardo il suo cimento palpitando il cor mi va. Infine io sarò sciocca e matta, ma l’amo ancora, quanto il mondo attorno ripete io non so come si faccia a voler bene ad un uom di questa fatta.
Del resto le botte vanno accusate e poi assorbite piano piano. Di solito qui si è ancora alla fase in cui l’individuo scaricatore esperto nell’arte dello scaricabarile è ancora definito come "il mio ragazzo/il mio fidanzato/mio marito" e non ancora come "il mio ex". E ammettere il fatto di solito suscita fiumi di lacrime, forse più dall’orgoglio che dal cuore, ma sempre di lacrime si tratta. Ove il fatto avvenga in primavera, si può sempre millantare una congiuntivite o un’allergia, che tornano sempre comodi.
Le serate di codesto periodo sono tipicamente "lacrimosa dies illa", mormorando fra uno smoccio e l’altro: dove sono i bei momenti di dolcezza e di piacer? Dove andaron i giuramenti di quel labbro menzogner? Esiste anche una seconda versione più volta al compianto, ovvero il or che tutta in un momento si cangiò la sorte mia, ah, che mar pien di tormento è la vita ormai per me.
No, così non dura. Non per più di una settimana, almeno. Al limite si cerca di autoconvincersi a suon di ah, taci ingiusto core, non palpitarmi in seno: è un empio, è un traditore, è torto aver pietà. Poi la conservazione della specie ha la meglio, l’orgoglio si toglie il fango di dosso, ci si guarda allo specchio ripetendosi: "ormai è il mio ex. Ed è uno stronzo, uno stronzo, uno stronzo!".
Amichevolmente detta "fase donna Elvira#2": ah chi mi dice mai quel barbaro dov’è? Che per mio scorno amai, che mi mancò di fé. Ah, se ritrovo l’empio e a me non torna ancor, vo’ farne orrendo scempio, gli vo’ cavare il cor!. Qualora lo scaricatore dovesse rifarsi vivo viene accompagnato alla porta da frasi del calibro restati, barbaro, nel lezzo immondo, esempio orribile di iniquità!, che forse si merita, forse no, ma la ragione negli affetti è sempre un punto piuttosto dolente. Il soave non so ché se c’era è sparito. Inoltre tutti gli uomini sono uguali, ovviamente: di pasta simile son tutti quanti, le fronde mobili, l’aure incostanti han più degli uomini stabilità.
La fase donna Elvira#2 ha durata e misantropia variabile, ma butta già le fasi per la la sua stessa evoluzione. È il momento in cui ci si piace sempre e comunque. A quest’ora che a tal beltà sdrucciolare ognun dovrà.
E lentamente si comincia a ricascarci. Perché se qualcuno sdrucciola va a finire che sdruccioli anche tu. Perché in fondo giovani qual voi, belle e galanti, ponno star senza amor, non senza amanti. In fondo si esce già vaccinati e cresciuti dall’empio fedifrago, e adesso già so per pratica qual sia l’effetto d’un sguardo languido, d’un sospiretto: so a domar gli uomini come si fa. Sian dolci o ruvidi, sia flemma o foco, sono tutti simili o pressapoco. E finisce che ci si spartiscono gli spasimanti per non impicciarsi, perché in fondo le Italiane son cortesi, fatte son per farsi amar. A te chi capita? Prenderò quel brunettino, Che più lepido mi par. Se il bersaglio ci sta, bene, se no si passa oltre. In altre parole, fate alla militare: reclutate! Che tanto non c’è mica da far torto a nessuno. A suon di reclutare, o buttare le reti e vagliare il pescato che dir si voglia, capita quello che ti guarda. Ohi! che muso, che figura! Quali occhiate!… Ho inteso tutto. Del mio colpo or son sicura. Sta a veder quel che io so far. Ci giochi un po’, stupendotene da sola. 
"Ma non so, come mai si può cangiar in un sol giorno un core."
"Che domanda ridicola! Siam donne! E poi, tu com’hai fatto?"

E così, da capo al fine.  

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0 thoughts on “È la fede delle femmine…

  1. BelleRoseDuPrintemps 9 luglio 2011 alle 14:03 Reply

     Che a noi le arabe fenici fanno una pippa. Facciamo le mentulaepuellae assieme, allora. Tanto ci son le Alpi a dividere il reciproco terreno di caccia.

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  2. Pacatamente 9 luglio 2011 alle 14:19 Reply

     Il guaio è che le italiani son cortesi, son fatte per amar, ma non per essere amate, a quanto pare.
    Il librettista sapeva il fatto suo.

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  3. Yaxara 9 luglio 2011 alle 21:06 Reply

     le arabe fenici hanno spiccato il volo, visto il clima che tira dalle loro altrettanto arabe parti. Sì, sì, l’estate favorisce le mentulaepuellae, a mio avviso, quindi vestiamo pure i panni del personaggio fraschettino, che tanto fa caldo e un po’ di fresco fa bene. E sì, le Alpi servono anche a questo!
    I librettisti ne sanno sempre troppe, secondo me. Ma vedi, alla fine è questione di gettare le reti e vagliare quello che si è preso. A suon di razziare il fondale qualche cosa viene fuori, alla lunga. 

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