L’ennesima Koris-follia

Lo Stato Maggiore ha ragione di pensare che qui nessuno abbia dubbi sul Koris-autolesionismo. Quel sentimento che la porta a fare cose con totale sprezzo della sua persona, come studiare fisica. Ma anche scontrare alluci e ginocchia contro qualunque oggetto contundente di casa.
Antefatto: squillino le trombe, rullino i tamburi, dopo mesi di pianificazione e seghe mentali Koris ha trionfalmente raccolto il coraggio e venerdì si è iscritta al corso di vela, nella fattispecie laser 2000. Il perché lo abbia fatto resta ignoto. Desiderio di approfittare del mistral? Ultimo lascito del Senzaddio? Voglia di correre col vento nella treccia? Probabilmente puro e semplice autolesionismo.
Koris non era assolutamente preparata a ciò che la attendeva. A cominciare dall’istruttore, a cui va riconosciuto il merito di essere un fico di dimensioni galattiche, biondo, abbronzato, occhi azzurri, fisico asciutto. Non sfigurerebbe in una serie per adolescenti ambientata a Miami.
A fare il corso sono in quattro: una mamma (con la figlia baby-velista impegnata in altra attività velica), un ragazzino sui quattordici anni, un Parigino e l’obbligatoria Koris. Tre su quattro hanno già fatto altri stage e regate, il rimanente distingue a mala pena la prua dalla poppa. Indovinate un po’ chi.
Equipaggiamento di Koris: costume da bagno proveniente da una svendita anni ’90, muta taglia dodici anni in prestito dallo yacht club, k-way da scampagnata della domenica, scarpe da ginnastica seiennali riesumate a pezzi da uno stanzino e giubbotto di salvataggio modello junior sempre in prestito. A coronare il tutto, occhiali da vista in disuso e stringa per non perderli.
Gli equipaggi sono presto fatti e Koris finisce col ragazzino, muto a terra, loquace in mare. Per fortuna.
“C’è forza sette, forza otto beaufort con onde di cinque metri. Siete motivati a uscire lo stesso? Del resto mi avete detto che non siete completamente digiuni…”
Ricordiamo che Koris a sei anni si gettò sua sponte in piscina senza saper nuotare. Poteva esimersi e tirarsi indietro? Giammai!
Armata la barchetta si parte. Koris aveva l’abitudine alle partenze dolci, arrivare fuori dal porto a motore e sfruttare quella bava di vento che c’era. Lo Stato Maggiore ha dimenticato tutto questo in mezzo secondo, tempo di realizzare i 30 km/h di vento provenzale e uscire zigzagando fra i wind surf, il ragazzino al timone, Koris alla vela.
Lo Stato Maggiore è disposto ad ammetterlo, ci sono stati dieci minuti di “voglio scendere, cosa ci faccio io qui, con un angolo di novanta gradi fra la barca e il mare? Mannaggia a me quando dicevo che mi piaceva lo sbandamento! Ehi, ma sta entrando l’acqua! Ehi, ma abbiamo la prua in acqua! Ehi, abbiamo ANCHE la vela in acqua! Ehi… blu blu blu”.
La barchetta Koris/ragazzino si è rovesciata in tutto cinque volte in tre ore. La prima volta per colpa di Koris, che completamente in panico ha fissato il boma ammettendo placidamente “Ho dimenticato come si vira. E cos’è questo curioso cordino blu che mi trovo in mano?”. Il mare della Pointe Rouge non perdona, Koris in acqua, barca rovesciata. Lo Stato Maggiore ha avuto un attimo di “muoio qui”, poi si è ricordato dell’esistenza del giubbotto di salvataggio. Koris è riemersa scola dalla testa ai piedi, la barca è stata rigirata e si è tornati a correre fra le creste e le raffiche.
La seconda virata era quasi riuscita. Quasi, eh. Qualcosa è andato storto, tant’è che Koris si è ritrovata di nuovo in acqua. Ma non prima che il suo ginocchio destro cadesse direttamente sull’albero della deriva. Centro perfetto, livido work in progess.

ginocchio
(Il ginocchio di Koris. Ci piace ricordarlo così)

Dopo la seconda caduta in acqua lo Stato Maggiore ha pressappoco capito che insultare la vela, il suo costruttore e la di lui famiglia poteva aiutare per la stabilità del vascello. Cosa che effettivamente è stata, i due hanno rischiato di cadere più volte, ma era solo una sensazione. Alla prima virata andata a buon fine, Koris si è fatta prendere dall’entusiasmo, veleggiando felicemente in direzione di Notre Dame de la Garde in lontananza. Si andava a velocità spropositata, prua in mare, vela quasi, acqua che entra nel naso senza essere immersi. Gli scogli a destra. Viriamo? Non viriamo? Ma quell’onda non è un po’ gross… sciaff, di schiena, stavolta. Koris passa un micro-trauma restando sotto la vela, a sua volta sott’acqua. Liberatasi e riemersa, scopre che ha invece perduto la scarpa sinistra. Santioni, mentre la scarpa galleggia indisturbata fra un’onda di quattro metri e l’altra. Per fortuna il ragazzino francese è un gentiluomo in fieri, acchiappa prima la scarpa e poi Koris.
Le altre due cadute non sono degne di nota. Semplicemente il timoniere aveva voglia di fare un bagno. O forse di sfasciare il timone (ci siamo andati vicini).
Il seguito alla prossima puntata, se Koris non annega prima. Nel frattempo, Horatio Nelson, guardati le spalle.

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0 thoughts on “L’ennesima Koris-follia

  1. Faber 9 agosto 2011 alle 08:36 Reply

    Ma questo racconto è "quasi" divertente!!!!
     
    … hai fatto testamento????

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  2. Yaxara 9 agosto 2011 alle 09:01 Reply

    @Faber: effettivamente me lo ha chiesto anche l’istruttore. Ci devo pensare. Comunque e’ stato divertente.

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  3. Suiren 9 agosto 2011 alle 20:39 Reply

    Che bello!! … io temo che non sarei nemmeno in grado di reggermi in piedi sulla barca…

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  4. Yaxara 9 agosto 2011 alle 21:05 Reply

     @Suiren: qui non si sta in piedi, si sta a culo per l’acqua! 

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