Un periodo strano

Sarà anche vero che il sonno della ragione genera mostri, ma quando ti trovi in ufficio con poco da fare e troppi pensieri è anche peggio. Si aggiunga a tutto ciò che devo preparare un quarto d’ora di seminario per lunedì e sono nel panico. Un quarto d’ora e il panico, andiamo bene. Non che sia panico, piuttosto una sana non-voglia (noluntas, per fare gli spocchiosi acculturati da liceo classico) di fare una presentazione generale sul lavoro svolto al primo anno di dottorato. Tempo di bilanci, che è sempre male. Ma conto di fare appello alla mia italianità e spacciare dei falsi in bilancio. Tornano sempre discretamente comodi.
Solo che è un periodo strano. Di transizione, oserei dire, se sapessi verso cosa. Non mi sento né carne né pesce. Questo perché verosimilmente sono un cetriolo, ma nessuno mi ha ancora comunicato la mia appartenenza al regno vegetale. Attendo fiduciosa.
Sono due settimane che i miei gusti musicali se ne sono andati a spigolare. Ascolto sconosciute opere di Salieri e più sono sconosciute, meglio è. Mi sveglio canticchiando il finale di "Europa riconosciuta", cosa che non garantisce un buon risveglio a chiunque si trovi sul mio cammino. Da ieri ho cominciato ad ascoltare Berlioz. Trovo opere del ‘900 che mi piacciono. Se continuo così, Handel si leverà dalla tomba solo per prendermi a schiaffi (e Salieri pure, incolpandomi di aver usato una sua opera come motivetto del buon giorno durante le operazioni mattutine). Al contrario, coi Nightwish proprio non ci siamo. Se "Dark Passion Play" era ancora passabile, "Imaginaerum" è di una banalità sconvolgente. E non lo dico per spirito di opposizione. È una minestra riscaldata, tutta roba già sentita. Persino gli Epica sono più originali. Mi sa che i tempi di "Century Child" non torneranno facilmente. Peccato.
Per il resto, il periodo "né carne, né pesce ma cetriolo" è ancora più marcato. Parlo un francese comprensibile ma terrificante, eppure non sopporto più le correzioni. Soprattutto se vengono da più parti, mi fanno passare la voglia di parlare. I goffi tentativi di inventarsi un italiano che non esiste, poi, mi mandando in bestia. Forse non sto diventando suscettibile, soltanto stronza. E allora dovrei parlare di un peggioramento di una condizione già esistente, piuttosto che di un divenire.
Scrivere è ‘na traggedia. Con due g, se non tre. Magari ho anche qualche buona idea, ma non ho il tempo di buttarla giù. Quando trovo il tempo, l’ispirazione è bella che fuggita, morta e sepolta. O tempora o mores.
Che poi dovrei anche aspettarmelo, perché ogni volta per me il secondo anno di qualche cosa è un periodo di stagnazione. Una palude, tecnicamente parlando. Devo aspettare il giro di boa, che tipicamente arriva verso metà gennaio (o sabato, all’ultima lezione di vela, che ormai ho imparato a girare le boe, cosa che non avrei mai sospettato). Tutto sta nel sopravvivere a questo fine settimana e a passare la prossima a rimettermi in sesto.
Subitaneo pensiero: fra dieci giorni avrò venticinque anni. Ok, arginiamo il subitaneo pensiero, che non è un buon momento per le considerazioni mistico-esistenziali.
Mi rimetterò a improvvisare la presentazione più inutile della storia dell’école doctorale, tanto per sopravvivere alla giornata.

Giuro che mi riprendo, eh. Tempo qualche giorno e la smetto con questi post da dammi-una-lametta-che-mi-taglio-le-vene (qualora dovessi comunicare di aver iniziato ad ascoltare Wagner o Verdi tagliatemele voi, le vene, significa che sono alla frutta). Mi dò tempo fino al solstizio di inverno, nel tentativo di trovare una correlazione fra umore e ore di luce, dopodiché ci penseranno le amorevole cure dell’Amperodattilo (fondatore della teoria "smetti di piangere o ti faccio piangere con ragione") a raddrizzare il morale dal vunciume.

P.S. (mentre scrivevo le tag…) Questo video ha reso la mia giornata più degna, mi rendo conto che esistono esseri umani più anacronistici di me (soprattutto con per l’inno dei Sanfedisti in sottofondo). Almeno finché non indico una petizione per far tornare Murat a regnare su Napoli.

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0 thoughts on “Un periodo strano

  1. FataCarabina 10 dicembre 2011 alle 17:24 Reply

    I periodi da cetriolo magari fanno anche bene, chi lo sa. O forse sono solo i pre quarto di secolo, che io trovo sia davvero un’età affascinante. Sulle correzioni dei francesi, non sai come ti capisco. Stavo uccidendo una farmacista, stamattina. A colpi di vanga, per far si’ che soffrisse di più.
    Smack

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  2. Yaxara 11 dicembre 2011 alle 13:27 Reply

     Dipende da come si usa il cetriolo. Quanto ai pre quarti di secolo cerco di non pensarci troppo. Del resto ho una mentalità da vecchia ammuffita, quindi non ne vale la pena…
    La vanga non basta, io ultimamente avrei bisogno di qualcosa che faccia molto più male… 

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