Prof. Koris

Ho ritrovato questo post che seguì la prima esperienza di laboratorio di fisica I, da studente di fisica e non da squatter liceale. All’epoca gli assistenti in laboratorio erano quelle figure eteree che non ne sapevano molto, si barcamenavano come meglio potevano dando rispose insoddisfacenti e lasciavano il tempo che trovavano. In una parola, detestabili.
Ad oggi l’assistente in laboratorio viene percepito come quel povero dottorando derelitto che è arrivato in ufficio trovando il messaggio del suo capo "oggi a fare la baby sitar per gli studenti vai tu",  ha fatto una full immersion di un quarto d’ora in ricordi di fisica I che manco ricordava di avere tanto per non fare la figura del pesce in barile, ha mangiato una cosa fetida davanti al computer per guadagnare in analisi (sì, anche psichiatriche, ma verranno dopo) il pomeriggio a perdere e si è catapultato in laboratorio didattico a mettere a posto.
Questo credo si chiami cambio di prospettiva. Come una laurea di cambia la visione del mondo. Quanto meno quello accademico. 
Che poi alla fine, trovandoti dall’altra parte della barricata (tanto per cambiare), cominci a capire quanto tu, studente del primo anno con un sacco di velleità, nessuna capacità e ancor meno nozioni, rompessi le palle con le tue idee bislacche a chi ne sapeva molto di più.
Con le debite differente, vedi i pischelli come se fossero le tue foto di sette anni fa.
Quando ti dicono che non funziona niente perché il sistema non cambia temperatura in mezzo secondo ti intenerisci, pensando che non hanno ancora acquisito la pazienza di chi aspetta cinque neutrini in un secolo.
Quando si rompono le scatole a contare le gocce nell’esperimento di Millikan ti ricordi di quanto ti rompevi le palle tu a fare esperimenti sull’attrito. Ma come hai imparato a tue spese, la sofferenza è pedagogica, quindi che soffrano. Tu hai sofferto e tutto sommato sei sopravvissuto a tutti i tuoi tentativi di suicidio, anche loro lo capiranno col tempo.
Quando si lamentano che cinque misure sono troppe e secondo loro ne bastano tre, usi la tua autorità (fino a prova contraria ti danno del voi e ti chiamano "madame", per cui secondo l’etologia sei il fisico alfa del branco) per spiegargli che la statistica non è un’opinione e se gli hai detto cinque ci sarà un motivo. Solo cerchi di farlo senza urlare, perché forse non è giusto che rivivano i tuoi stessi traumi accademici. Forse, eh.
Quando vengono a dirti che non sanno calcolare l’incertezza nell’accelerazione di gravità ammetti però che tu, alla loro età, eri più sveglia e non andavi a frignare da qualcuno sulle derivate parziali. Anche perché frignare davanti a certi individui non sarebbe stato salutare.
Quando ti dicono che l’esperimento è sbagliato e poi scoprono di aver preso metri per millimetri, capisci appieno quando Bazilla si aggirava per il laboratorio di microelettronica proclamando "Ora comincio a tagliare qualche arto!".
Sì, forse devi delle scuse a quegli individui che avevano forse di meglio da fare che passare i loro pomeriggi dietro a fisici poppanti. Poi però ti ricordi che i medesimi individui popolano ancora i tuoi incubi (di preferenza mangiandosi la barba) e quindi la voglia di porgere loro le tue scuse passa.
Il seguito alla prossima eventuale puntata.

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