Totem, feticci e caschi

La psicologia di Koris è perversa, ma questa era cosa nota. Se poi si tiene conto delle teorie secondo cui a ogni lingua parlata corrisponde una personalità, le cose peggiorano, lo Stato Maggiore triplica e quest’armata diventa uno spitale.
Che la fiducia in sé stessi e l’autostima vengano utilizzate per nettarsi le terga è una triste consapevolezza con cui Koris convive dalla notte dei tempi. Pertanto c’è bisogno di attaccarsi a qualcosa. Astenersi suggerimenti scontati.
Quando cominciò la sua carriera in laser a rovesciamenti e onde in faccia, Koris pensò per un attimo di desistere dal proposito. Combattere la furia del golfo del Leone forse non faceva per lei. Poi giunse la decisione di comprare i guanti da vela, per l’insostenibile spesa di euri otto. Un paio di guanti verdi, in barba alla superstizione marinaresca, taglia dieci anni perché quando si è miniaturizzati ci si deve arrangiare. Fra Koris e i miniguanti fu amore a prima vista, tant’è che per tutta la giornata dell’acquisto vennero usati come accessorio féscion (sì, Koris sa essere enormemente infantile). E in mare la situazione cambiò. Perché i guanti da vela erano come Excalibur: rendevano Koris invincibile. Nessuna scotta, per quanto bagnata o limacciosa fosse, poteva sfuggirle dalle mani. Quella che poteva rivelarsi una tragedia in otto atti, si rivelò essere solo una relazione complicata con lo spinnaker (qualora questo non fosse enorme). E la cosa perdura.

guanti
(Eccoli, l’instrumento regni)

Per l’arrampicata presentossi un problema similare. Finché c’era da arrampicare per secondi, amichevolmente detto en moulinette, Koris non si faceva più di tanti problemi. Se si cade, si resta appesi come salami (ove l’assicuratore non si stia facendo una sporta di affari suoi e lasci quindi che il malcapitato precipiti ignobilmente a terra), quindi nessun panico.
Salire per primi, en tête, è invece tutt’altra storia. Primo: la corda è ancora tutta da fissare, chiodo per chiodo, ed è affare tuo e solo tuo. Se si cade, non si finisce sospesi a mo’ di insaccato, ma si precipita fino all’ultimo chiodo passato, qualora l’assicuratore non stia risolvendo la Settimana Enigmistica. Questa consapevolezza dà una piacevole sensazione all’altezza del piloro e una subitanea strizzata di viscere ogni volta che ci si trova oltre il chiodo.
Koris, di cui è noto l’autolesionismo, ha insistito per imparare ad arrampicare per prima, provando tutte le emozioni di cui sopra. Emozioni che in giornate di particolare malagrazia sfociavano in panico e pietose scene in cui Koris si attaccava al rinvio rivolgendogli sperticate dichiarazioni d’amore, per il sollazzo dell’abituale assicuratore. Altre volte Koris si piantava a metà via strillando "voglio scendere" con variazioni sul tema.
Bisognava trovare una soluzione.
Questa volta giunse in auto lo psico-Amperodattilo. Una volta giunto a conoscenza che Koris attentava settimanalmente alla sua vita attaccata a pareti rocciose, impose alla spericolata progenie l’uso del casco. Koris sulle prime era titubante, ma gli argomenti dell’Amperodattilo si sono rivelati, come al solito, incontrovertibili.
"Sembro idiota con questo casco!"
"Se è per questo, sembri idiota anche col casco da sci"
"Il caso da sci è il mio elmo di Achille, dio me l’ha dato, guai chi me lo tocca"
"Ciò non toglie che sembri idiota lo stesso, quindi idiota per idiota…"
Come al solito, l’Amperodattilo aveva ragione.
Così, ieri Koris è partita per Les Goudes assieme a una comitiva di Italiani beceri ma soprattutto under 1.75, una corda da 80 metri sulle spalle e un’imbragatura teoricamente in prestito, praticamente a scrocco. Una volta bardata, pronta a salire, ha infilato l’elmo di Achille versione climbing. E niente è stato più come prima.
Koris ha fatto cinque vie al limite del suo livello (livello schiappa, ma pur sempre al limite della schiappa), tutte en tête, senza un attimo di panico, senza esitazioni, senza strizzate ai visceri a ogni passaggi di chiodo. Si potrebbe quasi dire che non fosse Koris. E la soddisfazione, per una volta, è alle stelle.
Anche la compagnia è stata buona, per quanto Koris abbia ancora qualche problema a tradurre in italiano i termini tecnici. Perché per lei l’arrampicata è francese.
"Ma a voi non fanno rabbia quelli che ti dicono ‘possibile che non arrivi al chiodo?’ con aria da stupefatti imbecilli?"
"Certo, soprattutto quando aggiungono ‘ti mancano sì e no dieci centimetri’, quando sai che sono proprio quei dieci centimetri che ti mancano in tutta la vita"
Ora Koris deve capire quale dei tre potentissimi effetti placebo abbia avuto l’effetto determinante sulla giornata:

  • il casco, elevato quindi a nuovo totem per l’arrampicata;
  • l’imbragatura a scrocco, visto che la vera imbragatura di Koris è un po’ una schifezza e tende a farla rovesciare all’indietro durante le cadute. In tal caso bisogna preventivare un autoregalo da cinquanta euri in su;
  • l’assenza di assicuratori molesti over 1.75.

Ai posteri l’ardua sentenza.

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