Æmilia

 Koris è consapevole che avrebbe dovuto farlo molto tempo fa, ma gli aruspici non erano profizi. Soprattutto non lo erano i voli. Poi i venti della fortuna sono cambiati, l’occasione fa Koris ladra (o quanto meno approfittatrice), ed eccola qui.
Un anno e mezzo dopo, Boulogne nelle nebbie di Avalon. Diciotto mesi di dottorato or sono, passaggio di stato da "studente Koris" a "sarà sempre nostra gradita ospite, dottoressa". Quando una laurea fa miracoli.
Koris se n’era andata una sera di luglio, la sua bici Gemini carica delle ultime cose per il trasloco ultimo e definitivo, per mano al Senzaddio che continuava a ripeterle "smetti di fare la stupida e di frignare, ci puoi tornare quando vuoi". È tornata ieri pomeriggio, sola coi suoi ricordi e uno zaino pieno di tutto ciò che un bagaglio Ryanair permette di portare.
Appena atterrata all’aeroporto, Koris ha cominciato a fare confusione. Fin dalle porte di Boulogne, le sembrava di essere già stata in quei luoghi. Solo per capire che si stava sbagliando di grosso. Questo perché, nonostante ci abbia vissuto cinque anni, Koris conosce circa cinque vie di Boulogne: la strada per i due dipartimenti di fisica, il collegio e poco altro.
Koris è andata a piedi dalla stazione fino all’INFN, luogo in cui venne iniziata all’eterna dannazione della fisica sperimentale. Ha rivisto tutto il suo vecchio gruppo, dai dottorandi a SirriSan, fino al Relatore. E., all’epoca detto Bolivian Boy, è fuggito a Padova. P. vive di assegni di ricerca elargiti ogni tre mesi. SirriSan è incazzato coi capi.
"Come vedi, tutto è rimasto uguale. Vuoi mica fare un paio di manual check?"
"Io? Non sono più capace! Non vedo un’emulsione nucleare da due anni. E non posso dire che mi manchino…"
"Nah, è come andare in bicicletta, non si disimpara mai"
Koris ha altresì rivisto Arunka, rubandola per cinque minuti ai suoi job. Dopodiché, al passaggio di professori che il Koris-inconscio aveva relegato nell’antro dei mostri, è stato un incubo ad occhi aperti. Tuttavia il pensiero di essere un’invincibile dottoranda con tessera di un’università straniera la ha salvata dalla fuga.
Ma il vero spleen doveva ancora venire.
In collegio tutto sembra rimasto uguale. O quasi. Lì per lì sembra di non essersene mai andati, di essere rimasti i padroni dei luoghi. Però ci sono tanti piccoli dettagli che ti affiorano alla mente. Per esempio quando ti trovi davanti alla porta della 102 e dici "Toh, questa è la camera di W.!", per realizzare che no, non lo è più, W. è chissà dove ma sicuramente non lì. O che la 115 non è più la tana che condivi con Sophia, con la banana mummificata e la katana Nimi nel tuo armadio. E che verosimilmente il Mathematicus non ti chiamerà in panico per girare due chili di pasta nel sugo (perché se ti chiede di farlo da Lille potrebbe essere grave).
Qualcuno è rimasto. I più sono in scadenza. Zaff c’è ancora per una settimana e allora gli scrocchi una cena in nome dei vecchi tempi. E diciamocelo, le cene fai-da-te collegiali mancano e mancano tanto. Hanno sempre avuto un non so ché impossibile da sostituire. Sarà l’andare a cena da altri sciabattando come se fossi a casa tua. O il "ci manca una sedia, chi va a prenderla?". O l’ora di autocoscienza che segue il lavaggio piatti e ti porta a domandarti come tu abbia fatto a farne a meno per tutto questo tempo.
Poi c’è la laurea di Nami. Nami che c’era tutte e due le volte in cui a laurearsi era stata Koris. Quindi che Koris muovesse il culo dalle galliche sponde era il minimo che si potesse fare (senza contare che la fuga alla riunione di Parigi ha reso economicamente possibile la cosa). Senza contare che è stato un enorme piacere.
A differenza di Koris, che sia in un’occasione che nell’altra ha avuto escalation di ansia e manifestazioni di ingiustificata violenza durante l’attesa, Nami era tranquilla. Prevista a mezzogiorno, si è presentata con calma dopo le dieci e mezza, sempre a differenza di Koris che si stanziò in dipartimento alle otto e mezza al grido di "Hai visto mai dovessero anticiparmi". Perché quando si è psicopatici bisogna esserlo fino in fondo.
Nami è stata bravissima, tanto nell’esposizione, quando nel tacitare un paio di volte la Salamella e le sue domande idiote. La commissione, ridotta all’osso (perché le scortesie accademiche restano immutate negli anni), non ha fiatato. Koris si sarebbe lanciata in un tifo da stadio, ma è riuscita a contenersi. Almeno in parte.
E quando i presenti hanno dato a Koris la corona d’alloro perché la passasse a Nami… beh, nonostante i sentimenti tipicamente asfaltati, Koris si stava commuovendo. Koris sta invecchiando, non c’è che dire.
E adesso è sera. Koris sta scrivendo questo post da una scrivania del collegio, come tantissimi post prima di questo. Domani mattina un aereo la riporterà all’aeroporto autogrill-dimensionato di Bouvais. In serata, il ritorno a Marseille, perché il presente è là. Ma un tuffo nel passato di Boulogne era più che doveroso. E ovviamente piacevole.

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