Anatomia della coppia in vacanza

Analisi sociologica dei passeggeri di un volo Ryanair. La cosa divertente del volare a Parigi è l’ammontare di coppiette, al 100% italiche, che fuggono a farsi un week-end nella capitale dell’ammmmorre, Tranne Koris, ovviamente, che va a Parigi indefessamente da single, per fare l’alternativa.
Comunque, in coda si trova l’umanità più varia e coniugata che si possa immaginare. Dalla coppia di tamarri coatti a quelli che si sono conosciuti al corso di fitness brucia-grassi. In cosa dietro a Koris, un paio di assidui frequentatori di happy hours, due esponenti del popolo dell’aperitivo. Coniugati, ovviamente. Entrambi in tenuta da viaggio con stile, trolley di ordinanza perfettamente dimensionato, alti, slanciati, carini. Se vedessero Koris al delle loro cintole (zaino ormai sformato pieno di mutande usate, faccia da chi è al quarto trasbordo della settimana e ha definitivamente perso qualunque orientamento, complice la colazione saltata) l’avrebbero considerata un effetto collaterale della legge Basaglia.
"Ci credi?! Mi hanno fatto togliere la cintura e pure le scarpe per il check-in!" si lamenta lei, a un volume tale da superare Bruce Springsteen in cuffia. Forse voleva essere una proposta per togliere qualcos’altro dopo e sperimentare l’erotismo in quota, forse solo una lamentela. Koris, curiosa come gatta Spin, getta una fugace occhiata alle scarpe incriminate. Se fossero dotati di speroni, tali calzari non avrebbero sfigurato in un western spaghetti. Il meta detector deve aver suonato l’"Eroica" per l’occasione.
Lei allunga quindi languidamente una zampa artigliata verso di lui.
"Hai visto le mie unghie? Hai visto come sono belle?"
"Uhm, sì, sono lucide. Ci hai messo lo smalto?"
Monsieur Lapalisse è fra noi. Koris occhieggia per un attimo le sue unghie, pensa se avrebbe mai il coraggio di chiedere una cosa simile (ma si convince che "Guarda, amore, sono due ore che non mi azzanno una pellicina" non sarebbe altrettanto stiloso) e rosicchia un malcapitato pollice, tanto per ricordarsi come la pensa in materia. Probabilmente anche la lei di turno non è soddisfatta della risposta e torna alla carica.
"Ricordiamoci di passare all’ufficio informazioni quando arriviamo"
"A fare che?"
"A prendere le cartine"
"E non potevamo prenderle prima?"
"Ma io le voglio in francese! Io sono mezza francese. Cioè, ho una cugina francese…"
Segue un quarto d’ora di sproloquio, interrotto solo qua e là da baci a ciucciotto col rumore di un lavandino intasato, sulla cugina francese e su quanto siano froci i maschi francesi (leggenda che Koris smentirà un giorno, forse, ma anche no).
"Comunque a Parigi imparerai un po’ di francese"
"Ouaf…!"
"Per forza, per forza! Io lo parlo benissimo! Cioè, lo capisco. Conosco il 70% delle parole da quando sono stata dieci giorni da mia cugina. Magari non ho molto lessico, ma abbiamo i vocabolari, no?"
Koris pensa un britanno What The Fuck, poi decide di non farsi troppe domande. Comprendendo che a lui interessano abilità linguistiche ma non in senso letterario, lei la butta sul romantico.
"Questo è il primo viaggio che facciamo assieme, vero?"
Se Koris fosse nel lui di turno, sarebbe anche l’ultimo.
"Bene, allora sappi che io al decollo ho paura. Poi per il volo e l’atterraggio sono tranquilla, ma al decollo vado in panico. E anche se ci sono vuoti d’aria. Di ritorno da Dublino sarei morta se non avessi dormito…"
Poi, una subitanea illuminazione."Il meteo! Hai controllato il meteo, vero?"
Koris si trattiene dal voltarsi e dirle che è indicato sul gate del volo.
"Connetti l’iPhone, dai, veloce. No, non quel sito. Prendi il meteo.it. Ecco, clicca lì. Ora vai sulla barra arancione. Dove c’è scritto Italia, ecco, lì, cambia e metti Parigi, estero…"
Koris è indecisa se farsi o meno una sporta di affari suoi, ma la conversazione avviene a trenta centimetri dalle sue orecchie e a un volume decisamente smodato. Tale che nemmeno canticchiare "The number of the beast" è sufficiente.
"Fammi mandare un messaggio a tua madre. Dille che non partiamo dal piazzale est, ma da quello principale. Gate 22, mi raccomando… anzi, scrivo io!"
Koris si domanda cosa minchia gliene freghi alla madre del gate e di tutto quanto. O forse sono i Maiores che come genitori si stanno francesizzando e all’inizio di qualunque telefonata si informano al massimo sulla nazione in cui si trova la loro progenie. Lei torna sul romantico.
"Dopo Parigi dove ti piacerebbe andare in vacanza?" domanda, tutto uno zucchero.
"In Finlandia"
"No, in Finlandia no! Io voglio andare a Catania, dove fa caldo"
"Possiamo andarci a luglio…"
"Ma come?! Devi aspettare che io finisca gli esami! Io non sono nel mercato del lavoro, eh, mica faccio quello che voglio! Anzi, sai bene che possiamo partire oggi solo perché l’università è chiusa per due giorni, che ci sono le lauree. Io non sopporto di non andare a lezione, io studio economia…!"
Segue un secondo sproloquio sull’importanza di arrivare a prendere posti in prima fila alle lezioni di economia. Koris decide che per la prossima trasferta nasconderà un disintegratore Klingon nel bagaglio a mano.
"Ma che, ci imbarcano o no? E Georgie, arriva o no? Noi qui in fila dovevamo tenergli il posto, ma se non si presenta lo buttano fuori…"
"Mi pare che atterrasse a Charles de Gaulle…"
Pronunciato con classe, ovvero così com’è scritta. Lei si scandalizza.
"De Gol si dice! Dei Galli! Perché era un capo dei Galli!"
Un’ennesima solenne minchiata che va a fare il gruppo con "Trafalgar secondo me è una persona" e "ma guarda che Marat non era mica francese". O tempora, o mores! Koris inizia a domandarsi come usare la Pentax quale arma impropria.
"Comunque, io voglio che mi porti a cena fuori tutte le sere. Senza Georgie e gli altri. Ce ne andiamo a fare cenette romantiche e…"
All’improvviso, sul pannello del gate cambia il volo successivo a quello che scarrozzerà Koris a Bouvais. Lei va in panico, ancora prima del decollo.
"Ecco, lo sapevo, siamo in ritardo! O mamma che ansia! Se hanno cambiato il volo successivo significa che siamo in ritardo! E ora che facciamo? Quanto avremo di ritardo? Dieci minuti? Dammi il cellulare, fammi scrivere a mia madre che siamo in ritardo. Hai salvato il numero di mia madre, no? Che tanto è al lavoro, in un posto tranquillo, lei può contattare la compagnia e lamentarsi se siamo in ritardo…"
Koris è sul punto di girarsi e dirle che non è lei che da Bouvais deve precipitarsi a Gare de Lyon per acchiappare un treno per Marsiglia, ma l’apertura del gate la fa desistere dai suoi propositi.
Al termine di questa attenta osservazione sociologica, foriera di parecchie riflessioni in aereo, Koris è giunta a una sola conclusione: se dovesse diventare così, mirate al petto ma risparmiate il viso. Anzi, anche no, abbattetela senza pietà. Consideratelo un testamento biologico.

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0 thoughts on “Anatomia della coppia in vacanza

  1. Quella del Sangue di Porco 2 aprile 2012 alle 09:16 Reply

    Ho letto questo meraviglioso post per inaugurare il tuo nuovo url. E sono commossa per il finale. Y_Y Abbiamo fatto lo stesso testamento!
    Signorine incapaci d’intendere (ma capaci di volere, è quello il peggio) Y_Y ne è appena andata via una da casa mia, come potrai constatare a tempo perso dal mio ultimo post.

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    • Yaxara 2 aprile 2012 alle 09:38 Reply

      Grazie per il primo commento a memoria di (nuovo) blog! L’unico modo per evitare una simile deriva è il suicidio del saggio, a mio avviso.

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