Titanic

(Va di moda, tiriamo biecamente su le visite! Tecnicamente parlando è una rete a strascico nel web…)

Quando uscì “Titanic” in Italia Koris aveva da poco compiuto undici anni, era alle medie e aveva più o meno le stesse relazioni sociali di un alieno appena piovuto da un’altra galassia. Portava i capelli corti (esperienza da non ripetere) e aveva da poco fatto il voto, che ancora oggi in parte si trascina, di non indossare mai una gonna e nessun’altra scarpa che non fosse da ginnastica. Agli albori dell’adolescenza, quando le ragazzine scoprono la propria femminilità, Koris aveva deciso di essere un maschio. Il salto di questa fondamentale fase di transizione giustifica gran parte degli aspetti che affliggono l’individuo dietro a codesta tastiera.
A undici anni Koris aveva un sacco di idee strane, forse qualcuna non malvagia, qualcun’altra da purificare col napalm. Leggeva mattoni cosmici che a pensarci adesso viene male (i titoli non saranno divulgati, altrimenti qualcuno proporrà di togliere ai Maiores la patria potestà). Aveva deciso che prima o poi sarebbe andata a vivere in Francia, non importa come. Era stata iniziata all’arrampicata dal super-cugino. Smaniava per andare a sciare. Suonava il flauto, ma non aveva bene capito se le piaceva o no. Passava intere giornate a scrivere. Aveva appena sviluppato un viscerale amore per Mozart. Giocava al computer.
Ripensandoci non è che fosse poi tanto diversa da adesso.
Attorno a lei infuriavano le tempeste ormonali e gli amori folli, sfogati su “Cioè” e simili. Koris, nei momenti in cui non era pesante come l’uranio, leggeva “La mia PlayStation”. Poi un giorno una compagna di classe temeraria decise di fare breccia nel muro dell’incomprensione e verificare se Koris fosse davvero un essere umano.
“Ma tu lo hai visto ‘Titanic’, no?”
“E che sarebbe?”
“Il film con Leonardo di Caprio!”
“Chi?!”
Test di umanità miseramente fallito, Koris se ne tornò a chissà quale RPG a turni. Non andò a vedere “Titanic”, non per opposizione, ma perché non gliene fregava una beata cippa. Un film in cui nessuno veniva fatto a pezzi con armi bianche in maniera convenzionale non era degno di essere visto.
Poi dilagò la follia collettiva. Non si poteva andare a scuola la mattina senza incappare in qualcuna che frignava per aver visto “Titanic” il pomeriggio prima. Per la quarta volta.
Un’altra incollava sul diario immagini di Di Caprio ritagliate dai giornali. C’era persino chi si era comprata l’album di figurine.
Una compagna di classe di Koris arrivò a incidersi col temperino il nome del bellone sul braccio, in un’epoca in cui gli emo non andavano di moda. La medesima deteneva il record scolastico di visioni del film: diciotto volte.
A quel punto Koris si sentiva fierissima mosca bianca, senza aver mai visto “Titanic” e con nessuna intenzione di vederlo.
Poi venne presa a tradimento.
Un pomeriggio ricevette una telefonata.
“Ehi, ciao, noi andiamo a vedere ‘La Maschera di Ferro‘, vieni?”
“Ha l’aria di un film storico,- Koris viveva davvero su un altro pianeta -perché andate a vedere un film storico?”
“C’è Di Caprio!”
Koris fu tentata di non andare, poi verosimilmente l’Amperodattilo la sbatté fuori di casa, intimandole di provarea ad essere normale almeno un pomeriggio al mese. Fu così che Koris giunse davanti al cinema di Merdopoli. Chiuso.
“Oh, no, che peccato!”
“Io me ne torno a casa…”
“Ma possiamo andare a vedere se lo danno in un altro cinema!”
“Ma se no me ne torno a casa, eh…”
Dal gruppo uscì un’idea folgorante.
“Se no possiamo andare a rivedere ‘Titanic’!”
“Ma anche no. Cioè, andate voi, io devo ammazzare Birkin in Resident Evil II…”
“Dai, andiamo, Yaxara non lo ha mai visto!”
“Ma io veramente avrei un’apocalisse zombie da gestire in salotto…”
Tutto vano, Koris fu deportata al cinema, a film già iniziato da cinque minuti. In verità ricorda poco del film in sé. Per qualche strana ragione ricorda che le compagne di scuola si erano portate un delirio di cibo, dai succhi di frutta alle merendine kinder assortite. La memoria di Koris fa affiorare anche stuzzichini di frittata, ma spera di sbagliarsi. Un altro dettaglio raccapricciante, anche se forse non quanto la frittata, è una del gruppo che iniziò a domandare periodicamente (prima senza, poi coi lacrimoni) “Fazzoletti?” da quando il Titanic colpi l’iceberg fino ai titoli di coda.
Una scene toccò le corde della Koris-sensibilità, dimostrandone l’esistenza nonostante tutto. Le scene in cui si mostravano i prigionieri che si preparano a morire, chiusi nella cabine. In particolare la madre che cerca di far addormentare i due figli. Ecco, quelle sì. Del bello dannato e, a breve, surgelato a Koris non importava nulla.
Fu così che Koris vide “Titanic”, una volta sola, senza esserne verosimilmente sconvolta né in un senso né nell’altro. Uscì con ciglio asciutto, in mezzo a un mare di adolescenti piangenti che si stringevano l’un l’altra, ripromettendosi di tornare. Masochismo delle dodicenni.
“Allora, è figo?”
“Mah, è un po’ una storiella. Dei begli effetti speciali, però non è che…”
“Ma non il film, Di Caprio!”
“Ah. Qual’era, più?”
Da allora Koris subì l’ostracismo definitivo e gradito dal corpo femminile della classe.
Dovettero passare cinque anni perché Koris si commuovesse seriamente e vergognosamente durante un film al cinema. Era “L’ultimo samurai“.

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0 thoughts on “Titanic

  1. Aislinn 17 aprile 2012 alle 18:07 Reply

    Io non l’ho ancora visto intero adesso… Credo di averne visto solo il finale, pescato in tv per caso anni fa.

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    • Yaxara 17 aprile 2012 alle 22:03 Reply

      Per altro il finale è scontatuccio… 😛

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  2. Quella del Sangue di Porco 17 aprile 2012 alle 18:22 Reply

    Io avevo messo su un fanclub anti Di Caprio. Le figurine che alle altre avanzavano le prendevo io e ci disegnavo coltelli ficcati in fronte. (Ecco, alla fine pure io sono rimasta un po’ la stessa)
    E mi è successo qualcosa di simile quando me l’hanno fatto vedere a tradimento, solo che ho dormito dal gioiello (c’è un gioiello mostrato da una vecchia tipo nei primi quaranta secondi?) in poi, quindi io ancora non l’ho mai visto.

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    • Yaxara 17 aprile 2012 alle 22:03 Reply

      Ecco, già io il gioiello me l’ero perso, oserei dire. Eh, erano anni duri…

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  3. Emix 19 aprile 2012 alle 09:48 Reply

    il remake treddì che aspetto è Jurassik Park, il primo film che andai a vedere da solo al cinema, iniziando così una vita di amore solitario e quindi onanistico per il grande schermo.

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    • Yaxara 19 aprile 2012 alle 09:53 Reply

      Io non ho ancora visto un film treddì in vita mia, figurarsi i remake. Mi sono persa anche quello di Gesù Cristo in treddì (ok, questa era pessima)…

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