Lost in translation, ep. II

Da qualche tempo Koris ha qualche problema di comunicazione. Deve essere per colpa della lingua.
Peccato la lingua in questione sia la sua lingua madre.
O forse il problema è che nessuno la prende sul serio quando dice no, quanto meno dell’altra parte della frontiera (perché da questa parte ti logorano fino a farti cambiare idea).
Scambio di mail di qualche giorno fa:
“Non è che potresti fare la baby sitter al rivelatore per un certo periodo? Certo sarai affiancata da gente esperta…”
Ora, Koris aveva fatto domanda per quel ruolo mesi fa. Sulle prime glielo accordarono. Poi le condizioni cambiarono e il ruolo le venne tolto, per poca esperienza. Koris ci si incazzò un po’, poi lasciò perdere. Adesso pare che vogliano recuperarla in extremis come ruota di scorta e siccome la cosa non le piace nemmeno un po’ ha deciso di farsi desiderare. Come una fidanzatina gelosa e offesa, insomma.
“Non lo so, ci devo pensare e parlarne con Roy Batty, il mio capo Replicante”
Risposta:
“Grazie per la tua disponibilità, ti metto nella lista dei possibili baby sitter”
Quale parte di “ci devo pensare” non è ben chiara?  Che poi in ogni manuale di “Dating for dummies” è scritto che tale risposa è l’anticamera di un due di picche. Invece no, il bel gioco dello scaricabarile ha colpito ancora. Ma Koris è lungi dal demordere. Si vedrà chi ha la testa più dura.
Episodio numero due.
“Pensi di fare una presentazione alla riunione di simulazioni?”
“No, una volta trovato il rattoppo da fare non ho più fatto nulla e mi sono concentrata sull’analisi”
“Ok, allora aspetto il tuo contributo”
Eh? “No” è ora una sillaba fraintendibile? Bisogna scriverlo ad ideogrammi? In geroglifici? In lineare B?
Qui i casi sono due:

  1. c’è un grosso IGNORE su qualunque cosa dica Koris, che viene interpellata solo per cortesia
  2. hanno cambiato l’italiano mentre Koris era via

O voi che leggete, la comunicazione scritta funziona ancora? O Koris deve cominciare ad usare Google Translator italiano-italiano (ah, su questo ci sarebbe da fare un altro post…)?

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0 thoughts on “Lost in translation, ep. II

  1. Quella del Sangue di Porco 27 aprile 2012 alle 10:26 Reply

    Io ti capisco e non ti ignoro. Quindi hanno cambiato l’italiano. Ed è stato almeno otto mesi fa.
    Contesto storico: primi di settembre, un mese prima della laurea. Mi contatta una tipa impazzita che non vedevo da quattro anni -ci sarà un motivo- e che da un mese si lagnava d’esser stata lasciata dal tizio e aveva già provato ad autoinvitarsi in vacanza (SACRA SOLITUDINE) in montagna con me. Dopo aver detto NO dieci volte avevo chiuso il pc e sono partita senza connettermi mai fino a dopo la vacanza. Pensavo il pericolo fosse scampato ma lei era in agguato. Le ho detto che ero esaurita perché si era autoinvitato il mio mancato Marito, ho inveito contro di lui per averlo fatto. Lui è autonomo e indipendente, non ha dato realmente problemi, ma mi sono lamentata lo stesso di non avere abbastanza pace per la tesi.
    Sangue di porco: “se n’è andato però sono esaurita lo stesso T_T”
    Tipa impazzita: “ah!!! allora vengo ioooo!”
    Sangue di porco: “O_O guarda, resisti un altro po’ di giorni perché sono veramente inguaiata ç_ç devo consegnare la domanda di dottorato entro il 7 e la tesi entro il 15 e la mia tesi ANCORA NON HA I RISULTATI”
    Impazzita scriteriata fracassauova: “Ho trovato la tariffa mini del trenooo! :D”
    Sangue di porco: “Ho fatto un po’ di conti e devo dirti di no.”
    Amica impazzita: “Ho le valigieeeee pronteee :D!!!”
    E’ venuta. Ed è stata anche più scassascatole di quanto potessi immaginare.

    (Però se fai un post italiano-italino è apprezzatissimo ❤ )

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    • Yaxara 27 aprile 2012 alle 10:37 Reply

      Oppure la gente ignora il significato della parola no. O lo vuole ignorare volontariamente. Gli scassapalle che intervengono sotto tesi sarebbero da sopportare in Siberia, altroché…

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  2. Lisette LaNoiosette 27 aprile 2012 alle 15:03 Reply

    Sono nota al modo per la perentorietà dei miei NO, tant’è che si è sviluppato attorno a me un certo timore, al punto che, se qualcuno ha bisogno di me, è d’uso l’intermediario (come quando bisognava chiedere i diplomi agli imperatori tramite i vescovi): gente che intercede per altra gente presso di me.
    Tanto poi, però, è NO lo stesso.

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    • Yaxara 27 aprile 2012 alle 15:09 Reply

      Il problema si presenta quando questi sono più alti di te nella gerarchia, per cui potresti portare le cicatrici accademiche di “no” troppo perentori. Ma ci sto andando vicino, eh.
      E per la cronaca oggi la presentazione l’ho fatta…

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