In mutande

Ultimo giorno di aprile. E si vede.
Oggi in teoria il laboratorio è chiuso, quindi Koris poteva dedicarsi alle minchiate amministrative. Per poi andare in laboratorio, perché quando ti danno le chiavi del laboratorio è un chiaro suggerimento a cosa fare nel tempo libero e nei giorni festivi.
Koris si è quindi alzata alle sette e mezza per andare a recuperare il modulo delle tasse. Il cielo è nuvoloso, ma come sempre la voglia di ritirare il bucato scarseggia.  Vuoi che venga a piovere? Pareva dovesse piovere anche ieri, invece ha cincischiato tutto il giorno.
Quindi metrò, fermata Perier. Rue Borde che pare sia scoppiata una pestilenza dal deserto che si vede attorno. Cancelli dell’agenzia dell’entrate. Sbarrati.
“Oggi lunedì 30 aprile l’agenzia delle entrate è eccezionalmente chiusa”
Koris fa piovere un colossale cazzo, di concerto con un altro Francese fregato anch’egli. Se ne torna sui suoi passi. Metrò di nuovo, fermata Sainte Marguerite. Autobus 24 che passa sotto al naso mentre il metrò entra in stazione. Attesa secondo bus 24.
Koris giunge alla banca, sperando che il bonifico di mille euri ovvero 103 yen giunga in tempi utili. Massì, dai, due settimane. Possiamo farcela. Potrebbe anche arrivare…
La banca è buia e tetra. In altre parole: chiusa.
“Cazzo, cazzone, cazzissimo!”
Koris sciorina il solito classico mantra di cazzi  assieme alla sutra della minchia e si avvia a riprendere l’autobus per dirigersi verso il laboratorio. Si accascia su un muretto e decide di esiliarsi dell’universo (sempre perché in qualche altro universo c’è una Koris che sta facendo sci d’acqua alle Azzorre).
Ma l’universo impone violentemente la sua esistenza. Con una lieve pioggerellina.
Koris resiste, dicendosi che tanto fra cinque minuti smette.
La pioggia aumenta. Di un riparo nemmeno l’ombra. L’autobus, poi, è ancora in fase di assemblaggio in officina.  Koris si rannicchia per esporre la minore superficie possibile. Quindi prende lo scialle-sciarpa di lino (quello della laurea, che costava quanto il vestito e un Koris-ventricolo assieme) e lo usa a mo’ di chador, con risultati pessimi.
Arriva il maledetto 24. Koris si accascia sul sedile, maledicendo il mondo. Nel frattempo medita che la situazione vestiario è umidiccia ma ancora a livelli di decenza.
Collina di Luminy, campus. Ha smesso di piovere. Ora dal cielo si stanno riversando cascate pari a quelle del Niagara. Koris deglutisce rumorosamente per lo sgomento.
“Ma su, faccio una corsa, vuoi dire che mi bagni fino al midollo?”
Koris zompa giù dall’autobus e corre. La strada è a sua volta un torrente di montagna che invade le Koris-scarpe da ginnastica. Dal cielo tuono e tempesta, come direbbe Alceo Piove Zeus.
Koris si intrufola in laboratorio grondando acqua che pare la fontana di Trevi. Tutto è silenzio, nessun qui sta. Koris abbandona zaino e giacca fradicia e si fionda alla ricerca dell’unico uomo che può lenire le sue sofferenze: Roy Batty, il relatore replicante. Costui, dotato della gamma di emozioni di un ghiacciolo all’anice, quasi si mette a ridere alla vista di Koris. Quasi, eh. Quindi, dopo aver consolato l’afflitta dottoranda, la carica di lavoro.
Koris torna in ufficio e decide che i pantaloni sono troppo bagnati per essere veri. Il laboratorio è deserto. Probabilmente così resterà. Lo Stato Maggiore opta per togliere le brache finché non saranno asciutte. In mutande in ufficio. Se le mutande non fossero Coop modello antisexy potrebbe essere l’inizio di un film porno.
Tempo cinque minuti, in cui Koris si asciuga i capelli con headbanging a ritmo di “Be quick or be dead“, e arriva il Cinese. Lo Stato Maggiore  passa quindici nanosecondi di imbarazzo per la sua condizione di metallaro in mutande. Poi decide che se il Cinese si trova a disagio all’idea di avere la compagna di ufficio seminuda, è un problema suo. I pantaloni bagnati e disagevoli, sono invece un Koris-problema. E i Koris-problemi hanno priorità.
Probabilmente il Cinese si sente a suo agio. Passerà il resto della giornata a ruttare rumorosamente.
Quando si dice che sì, è andata peggio.

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0 thoughts on “In mutande

  1. Quella del Sangue di Porco 1 maggio 2012 alle 09:59 Reply

    E’ bello quando i colleghi decidono che sei il loro amico camionista finalmente ritrovato.

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    • Yaxara 1 maggio 2012 alle 10:29 Reply

      Sì, ma per così dire, anche no. Che dai rutti alle puzzette il passo è breve.

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  2. Lisette LaNoiosette 1 maggio 2012 alle 11:35 Reply

    Sei la mia eroina!

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    • Lisette LaNoiosette 1 maggio 2012 alle 11:37 Reply

      A ben pensare, però, ho fatto un sogno in cui rimanevo in mutande in aula e l’ambiente non era così progressista: tutti mi additavano e nessuno ruttava.

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      • Yaxara 1 maggio 2012 alle 16:17

        Io invece ebbi un’esperienza alle medie in cui, dopo un’uscita in mattinata, la classe fu vittima di un simile acquazzone e ci mettemmo tutti in mutande. Nella vita reale…

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