Luoghi ameni e discese su corda

Da come era cominciata, pareva che il destino condannasse gli occupanti di una 106 ventenne a vagabondare in tondo fra Carprentas, Orange e Avignone. Il tutto è partito da un’idea bacate di tutto rispetto. O meglio, un’idea bacata travestita da genialata del week-end. Una delle peggiori, insomma.
“Potremmo cercare il posto che abbiamo visto lungo l’autostrada tornando da Lione”
“Il castello arroccato su una falesia, pieno di cunicoli e grotte sottostanti?”
“Proprio quello”
“Ma non abbiamo nemmeno una mezza idea di dove sia”
“Prendiamo la nazionale all’indietro e lo troviamo”
Che poi il principio non era malvagio, in sé. Peccato che li passaggio dalla memoria alla carta non sia stato esattamente indolore.
Col solito zaino Fantozzi-dimensionato, comunemente noto come “un incubo anni ’80” per i discreti colori verde e viola, Koris si è imbarcata assieme alla compagnia per raggiungere il luogo senza nome, ma soprattutto senza coordinate. Composizione dello zaino di Koris-Fantozzi: sacco a pelo blu di Lerryana memoria (reduce dal monte Carmo in poi), dotazione di sopravvivenza vestiaria dal pile al costume da bagno come insegna l’Amperodattilo, coltello da cucina trafugato e incartato come un salame, materassino da campeggio comprato dai Maiores in Svizzera vent’anni or sono, imbrago da arrampicata e moschettoni au cas où, borracce più o meno commentabili per un totale di tre litri d’acqua, Pentax di ordinanza e un discreto numero di tupperware colmi di cibo. Si poteva anche partire per la Russia. A piedi.
A un’ora che alcuni mentalmente disagiati potrebbero definire ora di pranzo, della falesia con castello nemmeno l’ombra. Anzi, totale mancanza d’ombra, dati i circa 28 gradi del Vaucluse e le distese sterminate di campi. Recuperato un melone per strada e vista una collina in lontananza, si vota per accamparsi per mangiare.
“Potremmo raccogliere degli asparagi selvatici”
“E farne cosa?”
“Mangiarli”
“In pratica bruchiamo i cespugli?”
“Ma no, li facciamo cuocere!”
Gli asparagi selvatici fanno quindi da cornice a un pranzo a base di Koris-avanzi e pane formaggiato. Guest star: le ciliegie. Imbucati alla festa: le formiche.

formiche

Formiche imbucate che portano a casa gli avanzi

Pranzati e soddisfatti, si riparte alla cerca del castello perduto, una volta che si riesce a scollare la Pentax dalle mani di individui col feticismo delle piante selvagge. Dopo alcuni clamorosi buchi nell’acqua per villaggi dei dintorni, si opta per prendere la direzione di Avignone, al grido di “tanto si vedrà qualcosa dalla strada”.

orgon

Orgon, uno dei clamorosi buchi nell'acqua

Appena imboccata la statale (o nazionale, come la chiamano i Francesi), si scatena il dramma. Del castello nessuna traccia. Le colline che si aspettava di trovare a destra non sono a destra e nemmeno a sinistra. Koris si incasina a leggere lo stradario, perché nel XXI secolo il navigatore satellitare è un accessorio troppo mainstream.
“Dobbiamo andare verso Montoux”
“Sicura?”
“No”
“Dov’è Saint Didier? Dobbiamo uscire lì?”
“Non è segnalato sulla carta”
“Ah, merde! Ho sbagliato strada!”
E così avanti per un’ottima fetta del pomeriggio. Quando ormai le nuvole incombono sull’orizzonte, il sole declina a ovest e la prospettiva di rientrare a Marsiglia con le pive nel sacco si fa tangibile, Koris nota un massiccio in lontananza.
“E se andassimo ad accamparci là?”
“Non è esattamente il luogo che avevamo scelto…”
“Meglio che tornare a casa come un branco di deficienti”
“Che posto è?”
“Non ne ho idea, ma la direzione è quella di Carpentras. Più o meno. Sono una donzella, io, non ho dimestichezza con le mappe!”
Parrebbe quanto meno giunta la fine del vagabondaggio a vuoto, a favore del vagabondaggio verso direzione sconosciuta. Si esce dalla nazionale a Carpentras per immettersi fra i paesini sperduti del Vaucluse. Aubignan, Baume de Venise, Lafare, finché non si arriva a un pannello che annuncia l’entrata nelle Dentelle de Montmirail. Koris si ricorda di Goffredo di Montmirail e se la ghigna da sola come un’idiota.
“En plus l’acteur qui joue Jacquille la Fripouille est un grand pot à Sarkò. On peut bien dire, s’il s’appelle Fripouille…”
Si scaricano gli zaini dalla macchina, si arrangia una corda in uno zaino a caso e si parte alla venutra, prima che il sole cali completamente. E per essere un posto trovato a caso, beh, non c’è molto di cui lamentarsi…

cascata

Acqua corrente e falesie annesse, pas mal!

falesie

Come capitare per caso in un sito di arrampicata

Congratulatisi mutuamente sul sito trovato a culo, si appresta il campo per la notte. Mentre ramazza legna per il fuoco, Koris viene morsicata da una formica particolarmente vorace. Poi la Koris-attenzione viene attirata da un serpentello che sonnecchia su un ramo spinoso. Un rettile fachiro, insomma. Koris non aveva la Pentax a portata di mano per ritrarre la bestiola.
“Secondo te è una vipera?”
“Mah, non credo. Siamo all’imbrunire, le vipere escono solo col sole, no?”
“Però è a scacchi neri”
“Ma non mi pare la testa sia a triangolo. Poi le vipere non stanno vicino all’acqua, no?”
Per tutto il resto della serata Koris si guarderà la mano vulnerata dalla formica, domandandosi se non si tratti di una vipera imboscata.
Accendere il fuoco si rivela essere più arduo del previsto. La dotazione di sopravvivenza prevede due accendini e una scatola di fiammiferi. Accendino numero uno: morto. Accendino numero due: agonizzante. Fiammiferi: probabilmente di seconda scelta, non ci ci provano nemmeno a incendiarsi. Si prospetta una serata al buio e umidità, quando l’intervento del fornello a benzina, in combo con l’accendino agonizzante, salva la situazione.
Il fuoco allontana i Koris-pensieri a base di rettili, rimpiazzandoli col cibo. Si approntano le vettovaglie: pani, caci, ciliegie rubate alla bisogna, patate da abbrustolire al fuoco. Le patate cotte sotto le braci hanno un sapore ineguagliabile. Koris si domanda perché l’Amperodattilo abbia smesso di proporle da un ventennio.

fuoco da campo

Appiccate lo foco! Sempre che ne siate in grado...

Estinte le fiamme e la fame, giunge il momento di dormire. Allungata sul suo materasso vintage e arrotolata nel sacco a pelo come un cannellone ripieno, Koris si interroga se i serpenti abbiamo la malsana abitudine di abbracciare i bivaccanti sprovveduti nel sonno. Nel dubbio, lo Stato Maggiore opta per mummificarsi nel sacco a pelo.
Koris pensava di essere svegliata anzi il chiarir dell’alba, invece ronfa di un sonno piombigno fino alle otto del mattino. Non si accorge nemmeno degli arrampicatori che la scavalcano per raggiungere le falesie. Arrampicatori che, una volta sveglia, la rassicurano: non ci sono vipere nella zona. Koris può tornare a imprecare contro le formiche e a fare le sue foto inutili durante la colazione con vista cascata.

fornello

Fornello salvatore con cascata in sottofondo

cascata

Koris gioca con l'acqua, insomma

acqu

Con l'acqua e con la Pentax, per la precisione

shelob

La tana di Shalob!

Koris avrebbe una voglia pazza di arrampicare, ma voci di corridoio dicono che si è dimenticata le scarpette a Marsiglia. Altre voci dicono che anche i rinvii a Marsiglia, quindi l’arrampicata pare morta lì. Si opta quindi per esplorare il luogo a piedi, inerpicandosi per sentieri scoscesi, accompagnati da scoiattoli strafottenti che zompano di ramo in ramo nel tempo in cui Koris si trascina penosamente sulle rocce, gravata dal peso dello zaino. Questo fino a giungere a uno sbalanco protetto da qualche pino secolare.
“Beh? Non risaliamo la cascata?”
“Qui direi che il cammino porti da un’altra parte”
“E non si vede nemmeno il ruscello di qui. Che palle, quindi l’idea di risalire il fiume è morta qui…”
“Possiamo sempre scendere”
“Non vedo alcun sentiero”
“Abbiamo una corda”
“E allora?”
“Possiamo scendere lungo la corda”
Koris si augura di aver capito male.
“Ma… tu sai cosa ci aspetta in basso?”
“Assolutamente no”
“Però non vedo soste equipaggiate per attaccare la corda”
“C’è il pino”
“E la corda ci basta?”
“Sono 80 metri, credo di sì”
“Che significa esattamente ‘credo’?”
“Che se non basta la attacchiamo a un altro albero”
“E se non ci fosse un altro albero?”
“Beh, non lo sapremo mai se non scendiamo”
Qui Koris lo ammette pubblicamente: se l’è fatta sotto. Perché scendere da una sosta equipaggiata in cui sai che qualcuno lo ha già fatto prima di te è un conto, gettarsi nel vuoto verso l’ignoto è cosa ben diversa. Ciò nonostante, mette l’imbrago, attacca il discensore e l’autobloccante, ripiglia lo zaino sulle spalle, si stramaledice e comincia a scendere facendosi scivolare. Per i 35 metri successivi.

rappelle

Giù per quella corda, swishhh!

corda

Chiaro il concetto?

Koris atterra con le scarpe da montagna nell’acqua, mentre individui già discesi hanno nel frattempo montato il campo e se la stanno godendo all’ombra delle frasche, stravaccati a leggere. Koris avrebbe istinti omicidi derivanti dallo scampato pericoloso, se non fosse che il luogo è assolutamente ameno.

laghetto

Purtroppo le Koris-chiappe sono in mezzo alla foto...

Dopo il bagnetto per Koris e falliti tentativi di arrampicata a difficoltà smodata (c’era la corda, si doveva ben approfittare), ci si dà al relax.

cibo

Nonché alla preparazione del cibo

“E per tornare alla base?”
“Scendiamo lungo il fiume”
“Non vorrei ricordare un dettaglio spiacevole…”
“Sarebbe a dire?”
“C’era la cascata. Che facciamo, zompiamo?”
“Però ai lati c’erano parecchi alberi”
“E quindi?”
“Un’altra discesa su corda”
“Oh, no, not again!”

 

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0 thoughts on “Luoghi ameni e discese su corda

  1. Amperodattilo 29 maggio 2012 alle 15:26 Reply

    Ma sei mica matta???? Però siti meravigliosi…..sono invidiosa, divertiti ma sii prudente!!!!

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    • Yaxara 29 maggio 2012 alle 15:41 Reply

      Un po’ matta lo sono sempre stata, questo è noto.

      Mi piace

  2. Jacque 29 maggio 2012 alle 21:46 Reply

    Ti stimo tantissimo 😀 io non credo ce la farei mai a fare una cosa simile, per cui… Fantastico!!!

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    • Yaxara 30 maggio 2012 alle 06:33 Reply

      Se devo essere sincera, lì per lì me ne pento di cacciarmi in certe situazioni… l’importante è non darlo troppo a vedere.

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  3. Quella del Sangue di Porco 29 maggio 2012 alle 22:31 Reply

    Ma l’Amperodattilo non scrive un blog tutto suo?
    Diventerei sua fan!
    Comunque al “C’è la cascata. Che facciamo, zompiamo?”
    Mi aspettavo un sì 😀

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    • Yaxara 30 maggio 2012 alle 06:34 Reply

      L’Amperodattilo è un essere informaticamente pigro, senza contare che talvolta è diffidente nei confronti della troppa tecnologia. È stato più volte spronato a bloggare ma no, non ci sente.
      Anche io mi aspettavo un sì per lo zompo nella cascata, ma alla fine si è optato per la discesa che non avrebbe bagnato la corda (uffa!).

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      • Lisette LaNoiosette 30 maggio 2012 alle 09:02

        No, comunque un Amperodattilo’sBlog sarebbe la nota positiva di questo pessimo 2012. Parlale e convincila: l’attendiamo tutte come nostro futuro guru.

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      • Yaxara 30 maggio 2012 alle 09:05

        Io ci provai, ma niente da fare. È irremovibile (e scrive con un dito sulla tastiera, c’è da dire). Provate con una petizione.

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  4. Lisette LaNoiosette 30 maggio 2012 alle 09:04 Reply

    Mi piacciono sempre i tuoi posto montagnecci e quando li leggo invidio parecchio l’esperienza. Vengo anche punta da una qualche vaghezza d’imitazione..
    Poi mi ricordo d’esser pigra e mi passa.

    Comunque delle vipere io ho un timore tremendo nato dagli osceni documentari di SuperQuark dove non c’era erba alta senza vipere/scorpioni/alligatori. Si anche nel Cilento..
    Ovviamente non ho mai visto una vipera in vita mia, neanche in campagna dai miei nonni, dove ho passato irrequiete estati lerciandomi nel fango e nell’erba e in tantissime formiche.

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    • Yaxara 30 maggio 2012 alle 09:10 Reply

      Grazie, ma è un bene non mettersi al seguito di loschi individui a rischiare la pelle. I genitori, tipicamente, ringraziano.
      Di vipere ne ho viste un po’, in Liguria pullulano. E ti instillano il terrore fin da bambino, se no te ne vai in giro a smanacciare pietre, bastoni e quant’altro, disturbato la quiete rettile.

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