A volte ritornano (Japanese version)

Essere ad una conferenza enorme con un poster del cappero (perché all’ultimo momento il tuo capo… vabbé lasciamo perdere) è come andare ad un matrimonio a cui sono state invitate tutte le tue ex fidanzate. E tu sei single.
È come aggirarsi per i corridoi per i corridoi della tua università e incontrare gli ex professori che hanno tormentato le tue notti per anni. Anzi, è peggio, perché gli ex professori sono innocui, gli ex colleghi/capi no. Soprattutto se tu hai un poster urfido da presentare.
Nella fattispecie Koris ha incontrata la capa-gruppo di Boulogne e non alla conferenza, ancora per strada a Kyoto. Contando che in due scappate a Boulogne non c’era per entrambe le volte. Quando si dice che scappare dall’altra parte del mondo non serve.
Poi ci sono i Bernesi, che sono i peggiori. Il capissimo E. nonché ex spokeperson di OPER non ha ancora riconosciuto Koris perché troppo occupato, ma si teme che la cosa vada a pochi. In compenso Koris ha incrociato quella sorta di Giapponese nazista che le ha avvelenato gli ultimi tre mesi di tesi a Berna. È stato giusto un attimo, un incrociarsi. Dai che non mi ha riconosciuto. Dai che manco si ricorda che esisto. Dai che non mi ha visto…
“Ehi!”
Cazz…
“Oh, nice to see you here! And you have a poster! I will come to see it!”
Quando le bestemmie non bastano. L’unica risposta riparatrice poteva essere “no, sono stata assunta qui, faccio le pulizie. Questo? Non è un poster, lo uso per sturare i cessi”. Solo che quando Koris viene sgamata non ha cotanta presenza di spirito e ha preferito surgelarsi.
Ora manca solo R*, il figlio del premio Nobel, poi l’incubo sarà completo. Ah, ci dicono che arriva mercoledì. Perfetto.

And you can fly to the other side of world
You know who you will find
I’ve reserved the seat behind you
We can talk about the old times…

* Per chi si fosse perso quella parte della storia, R è un pezzo grosso di dimensioni enormi che, in sequenza, offrì un dottorato a Koris a Ginevra, si beò delle Koris-false promesse, le fece uno stalking estivo degno di un ex-amante e infine si vide il dottorato rifiutato fuori tempo massimo.
A seguire, due o tre foto di Gion per dimenticare il passato.

tempio

Non si sa che tempio sia, ma la foto faceva fico.

arione

Un airone a Gion.

lanterna

Lanterna rossa

4 thoughts on “A volte ritornano (Japanese version)

  1. amper 4 giugno 2012 alle 18:28 Reply

    “R”, vorrei essere un fantasma per vedere ……e il nipponazi bernese……..quanti insulti telefonici…..e noi , a casa a pensare che forse sarebbe stata una scelta più azzeccata la parrucchiera! Ma ormai, alla pari, giocati tutte le carte , compreso il bluff, spara grosso e vendicati!!!!!!
    P.S. Lasciaci un post per l’incontro, siamo in attesa

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    • Yaxara 5 giugno 2012 alle 05:33 Reply

      Anche io attualmente vorrei essere un fantasma. Anzi, il fantasma di una parrucchiera.

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  2. Quella del Sangue di Porco 5 giugno 2012 alle 21:19 Reply

    Sono alle prese con la creazione di un poster del genere 🙂
    (perché il mio capo… ah, già, ne sai qualcosa.)
    Io però penso di avere il sangue freddo di rispondere che è per pulire il cesso, ti farò sapere.

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    • Yaxara 5 giugno 2012 alle 23:29 Reply

      Invece e’ andata meglio del previsto e il GiappoNazi non si e’ fatto vivo. Ma meglio non cantare vittoria, il poster e’ ancora appeso a fare danni…

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