Torquemada e il poster

Se Torquemada l’avesse saputo, avrebbe fatto delle poster session in cui gli eretici avrebbero presentato i loro peccatacci in formato A0 stampati su carta fotografica. Confessioni scritte da sole e garantite. A Torquemada sarebbe garbato parecchio.
In altre parole, la poster session consiste di un’ora o un’ora e mezza (a seconda della clemenza dell’Inquisizione più o meno spagnola) in piedi senza muoversi davanti al proprio poster, collocato tipicamente nell’angolino dei cattivi di uno stanzone che ne ne ospita altri cento. Poster, non angolini dei cattivi, di quello ce n’è uno solo e il Cetriolo Cosmico lo ha tipicamente prenotato per Koris mesi prima. Cosa si fa alla poster session? Si sta in piedi, con l’eccezione di qualche passo nervoso della lunghezza massima consentita dall’A0 (questo nel caso il poster faccia veramente schifo). E si sorride, cercando di adescare i passanti affinché si interessino alle minchiate affisse sul muro. In pratica si provano le stesse sensazioni delle signorine in vetrina ad Amsterdam.
Koris si era fatta due conti e aveva dedotto che, nella migliore delle ipotesi, non si sarebbe presentato nessuno e tanto meglio, visto che il poster incuteva (e incute tutt’ora) un certo ribrezzo. Nel caso più sfortunato, avrebbe attirato R. e il GiappoNazi che le avrebbero fatto pagare cari passato e presente per pignorare il futuro.
Invece si è presentato un professore dell’università delle Hawaii.
“Hi, Koris”
Koris si è domandata come facesse a sapere il suo nome, poi si è ricordata di avercelo stampato in corrispondenza della tetta sinistra. Un discreto pessimismo sostiene che proprio quello stesse guardando il professore, ma sono dettagli. Anche perché Koris non saprebbe cosa abbia una minore rilevanza, fra il poster e le sue tette. Ciò nonostante ha cercato di fare leva su entrambi, affinché uno offuscasse le altre. Alla fine, per un totale di tre visitatori fra cui nessun GiappoNazi o gente bidonata in attesa di vendetta, poteva anche andare peggio.
Tuttavia la poster session ti prostra psicologicamente, oltre a farti venire l’acido lattico alle guance a forza di sorridere. Così, senza che nemmeno te ne accorga, ti ritrovi a cena con un gruppo di Americani, spacciandoti per Francese (tanto per loro non è faccia gran differenza), con uno di loro che cerca di rimorchiarti mentre mangi delle orribili melanzane fritte.

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