Monsoni e cuori di pollo

Capita che, dopo aver minacciato senza risolversi per giorni, si metta finalmente a piovere. Koris fa spallucce, dicendosi che meglio che piova durante la conferenza, sessione di neutrini astronomici, piuttosto che nei giorni destinati al cazzeggio vacanziero in giro per Kyoto. Intanto piove a cascata, che se tirassero secchiate d’acqua dal cielo si noterebbe meno.
Piove ancora all’ora di cena. Koris cerca rassicurazioni in un fisico tedesco emigrato negli USA che passa circa dieci settimane all’anno in Giappone.
“Ma non può andare avanti per tanto, no? Voglio dire, si scaricherà e passerà…”
“Questa è la stagione delle piogge, se va bene andrà avanti così per un paio di settimane”
“E se va male?”
“Per dei mesi”
Koris perde ogni speranza di visitare il Giappone senza una barca. Nel frattempo il convento passa yakitori, ovvero una sorta di grigliata di qualunque cosa. E con qualunque cosa si intende veramente qualsiasi alimento passi sulla graticola. Dai polpi ai cuori di pollo passando per la pelle di non si sa cosa. E per il fegato, ovviamente.
“Poi può andare anche peggio,” rincara il tedesco, come se ce ne fosse bisogno “se si alza il vento l’acquazzone diventa tifone e… si salvi chi può”
Geniale. Koris torna all’albergo scola dalla cintola in giù (santo k-way) e medita sulle incertezze della vita e del meteo.
Il giorno dopo, alle dieci, la versione nipponica di Giove Pluvio pare aver dato una tregua. Pare, eh, in realtà sta piovigginando brumosamente come solo le nebbie di Avalon sanno fare. Koris e Vlad decidono che è il momento opportuno per mollare tutto e andare al Kiyomizudera.  Con annesso furto di nespole lungo il corso del Kamogawa.

nesplo

Koris con la refurtiva. Sicuramente la arresteranno.

Come secondo la migliore tradizione, succede che ci si perde. Perché Kyoto è un dedalo di strade enormi e vicoli tutti uguali (o quasi). Pertanto, come quando si erano diretti a Gion, si perde la rotta. Finendo prima imbucati a un matrimonio, poi al museo Otani, erroneamente scambiato per il tempio.

matrinm

Ecco, forse gli sposi non avrebbero gradito due gaijin imbucati...

otani

Museo Otani, close enough!

Dopo aver chiesto informazioni a due signori che li hanno depistati, i due riescono ad arrivare a una strada in collina verso il bosco. E il Kiyomizudera compare davanti a loro occhi.

kiyomizu

Era un po' difficile non notarlo, a questo punto.

nebbia

Tempo fantastico. Da notare la nebbiolina sulla foresta molto orientaleggiante.

Anche qui, folla consistente. Non oceanica come a Todaji, ma non male. Doveva trattarsi di qualche genere di festività religiosa buddista o presunta tale, vista la componente di individui in kimono.

kimono

Sì, Koris lo sa, non si fotografano gli sconosciuti...

fuoco

Braciere per le offerte (trad. it.: è fico avere una reflex!)

E ora il momento della Koris-storiella divertente. In un’ala laterale del tempio c’è un altare dedicato alle coppie al cosiddetto “match making”, che poi sarebbe l’incontro fatale. Molto romantico, molto mocciano, tant’è che ci sono orde di ragazzini e meno ragazzini. Ordunque: sul piazzale antistante il padiglione, ci sono due pietre distanti fra loro una ventina di metri. La leggenda vuole che se uno riesce a camminare da una pietra all’altra ad occhi chiusi avrà una felice storia d’amore, benedetta dagli dei e bla bla bla. Se no si può sempre fare un’offerta al tempio e ci pensano gli dei. Vlad insiste.
“Dai, prova!”
“No, prova tu”
Vlad ci prova. Tempo tre secondi e impatta su un Giapponese di passaggio. Evitata la tragedia, per lui la corsa della pietra finisce qui.
“Ora tocca a te, però”
Koris pensa che tanto non ha niente da perdere, che è una professionista delle figure di guano, un’eccellenza nei capitomboli,  un’artista per procurarsi i lividi. Un’imbranata poliedrica, insomma. Allinea quindi i talloni alla prima pietra. Passo, passo, avverte qualcosa sulla destra, passo, passo, ancora qualcosa sulla destra, passo, passo, minchia quello che mi ha dato una botta alla pentax, passo, passo, passo, passo… “Ehi, che cos’è questa cosa che mi ha colpito l’alluce?”. L’altra pietra. Oh, cacchio. Da allora lo Stato Maggiore teme che ci siano guai in arrivo.

pietra

Ecco, maledizione!

Per la verità, l’impresa non è particolarmente ardua (né particolarmente significativa, vero? VERO?!). Koris ha tuttavia notato che i Giapponesi hanno la tendenza a camminare coi piedi larghi, un po’ a papera. Questo fa sì che camminare in linea retta ad occhi chiusi li porti fuori strada. Ma Koris, occidentale e gaijin com’è, non soffre tale problema, quindi conquista pietre. E finché sono pietre d’accordo…

tempio

Intanto, il tempo non è cambiato...

 

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