Fra zanzare, volpi e shogun

Marciare per diciotto chilometri è qualcosa che ti riduce le gambe in poltiglia. Diciotto chilometri più la scarpinata su e giù per il Santuario di Fushimi, distanza coperta non pervenuta. Diciotto chilometri che sarebbero stati meno assassini se fatti in bici, ma siccome c’è sempre il monsone dietro l’angolo potrebbe non essere una buona idea. Il giro del Giappone in bici sarà per un’altra volta.
Quindi stamattina sveglia presto, colazione a the e biscotti (autodotati) e si parte, direzione sud. La cosa più intelligente, data la tendenza di Koris a incasinarsi con le mappe, è seguire prima il fiume, poi la ferrovia. Tanto la stazione di Inari sarà perfettamente riconoscibile dalla folla.

mappa

Perché le mappe in Giappone sono al contrario!

Che dire del santuario? Appena si entra sembra finto, appena messo lì per attirare i turisti. Almeno, questa è stata l’impressione di Koris-occidentale, abituata a tetri luoghi di culto quali cattedrali gotiche dal volto severo. Questo invece non ha proprio niente a che spartire. E non è di plastica, è vero.

inari

Anche se pare concepito dai designer della Playmobile...

taisha

Questo perché i Lego della Koris-epoca non avevano mattoncini arancioni.

Il Santuario è più o meno come uno se lo aspetta dalle foto: una sequenza di… mon? Portoni? Cosi?… che si inseguono su per la collina. Il problema è che a Koris nessuno aveva detto quanto su. E ha scoperto che erano parecchio su, a sue spese. E con i soliti simpatici 28° e il 90% di umidità potete immaginarvi il gradiente di sudata.

colonne

E mo' inerpicatevi!

horror

Sarebbe un buon set per un film horror.

Nel santuario vi avvertono di stare attenti a due animali: le volpi e le scimmie. Le prime, sotto forma di spiriti, possono possedervi e fare cose che voi umani bla bla bla. Almeno così dicono gli shintoisti. Per le scimmie è un’altra storia, alla “Jumaji”, si mette male la missione, scimmie rallentano la spedizione. Ci sarebbero scimmie selvagge che non sono felici di avere i cugini primati in casa loro. Koris si domanda se meditano di bombarli si sterco.

volpi

Occhio alle volpi, eh!

scimmie

Questo ha ricordato a Koris i suoi amici neuroscienziati...

Ma il vero pericolo animalesco del santuario, assieme ad Americani obesi che incespicano sui gradini umidi e rischiano di scivolare causando una strage, sono le zanzare. Il clima è ideale e loro bivaccano con il cibo ambulante in visita. Se ci si ferma un secondo, quelle attaccano. I piedi di Koris ne portano ancora i segni.

foto

Un Koris-piede è stato immolato per questa foto.

Abusata dalle zanzare e sudata da fare schifo, Koris ha deciso di lasciare Fushimi diretta alla vecchia villa degli shogun Ashikaga, il Ginkakuji. Sulla mappa non sembrava troppo lontano. Poi Koris ha scoperto che le lunghezze sono relative, che sulla mappa si incasina di preferenza e che c’erano da fare otto chilometri a piedi. L’idea che non glielo aveva ordinato il medico è arrivata al chilometro 7.9.

ginkakuji

È quello, sì? Perché se non è quello mi incazzo...

Diciamo che il tempio vale la sfacchinata, ma forse 500 yen di ingresso sono un po’ abusati. Ok, il giardino è meraviglioso. Ok, la scultura in sabbia del Fuji e delle onde sono molto suggestivi, così come le farfalle giganti quando si degnano di comparire. Ma per lo stesso prezzo al castello di Nijo si visitava un’area più vasta e, forse, più interessante. Sarà che i Giapponesi non si preoccupano di mettere spiegazioni in inglese, nella maggior parte dei casi.

giardino

Il giardino è fico, ma Koris si sarebbe volentieri buttata nel laghetto.

fuji

Le onde e il Fuji. Un po' di fantasia, su!

Nota coloristica di fine post: alla fine della sfacchinata (e nella prospettiva di una seconda sfacchinata verso l’hotel), Koris stava morendo di sete. Il Ginkakuji non è un vero tempio, quindi nessun lavatoio con acqua gratis a disposizione. Mentre passeggiava in una specie di parco, Koris nota quello che a lei pare un santuario shintoista. Luogo boschivo, su una collina, ombreggiato. Un monaco suona una campana enorme poco lontano. Koris risolve l’equazione “santuario shinto uguale acqua per purificarsi” e si inoltra. Arriva in quello che pare il corpo principale, pieno di piccoli altari disposti disordinatamente. Non c’è il lavatoio, in compenso ci sono due rubinetti. Koris giubila, ci si caccia sotto come se fosse la doccia di casa e riempie la borraccia. Passa un autoctono e le elargisce uno sguardo feroce. Koris ci è ormai abituata e non ci fa più di tanto caso.
“Beh, già che ci siamo vediamolo, ‘sto santuario”
Nessun tempio principale, nessuna porta rossa. Solo questi altari ovunque. E alla fine realizza: non è un santuario, è un cimitero. I rubinetti erano per i vasi di fiori e lei ci si è gettata a pesce, come l’armata Brancaleone sulle offerte al santo. Ridacchiando fra sé e sé, Koris se l’è svignata alla gallica.
“Tanto l’acqua serve sicuramente più a me che ai morti, non ho offeso nessuno così profondamente…”

cimitero

Beh, dai, non sapendolo uno poteva anche sbagliarsi...

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2 thoughts on “Fra zanzare, volpi e shogun

  1. LadyMarica 11 giugno 2012 alle 12:15 Reply

    bellissimo! Le foto sono meravigliose ma anche il tuo darti ai rubinetti del cimitero 🙂

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    • Yaxara 11 giugno 2012 alle 12:18 Reply

      In altre parole sono blasfema in tutte le religioni! 😀

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