Essere una geisha

(Koris in questi istanti si sta svegliando sul volo AirFrance che la riporta a Parigi. Nel mentre vi lascia questo post riflessivo per ingannare il tempo)

Questo post lo scrivo in prima persona, perché in qualche modo la cosa mi ha toccato, non so per quale ragione. Chiamiamolo un rigurgito di femminismo deteriore, se vogliamo.
A Kyoto, alla fine di un giorno di conferenza, sono state invitate alcune maiko a danzare. Cosa che in sé non sarebbe stato un problema, un balletto di trenta minuti è tollerabile, dopo “Rome e Giulietta” al teatro del Cremlino non ho più paura di niente.
Il problema è stato quando me le sono trovate davanti. Passi per le due geisha, quelle che mi hanno fatto impressione sono state le tre maiko. Sembravano bamboline. Per i vestiti, per gli atteggiamenti… per avere sedici anni. Sedici anni e ti chiedono di posare sorridendo per mezz’ora per farti fotografare con un centinaio di illustri sconosciuti, come se fossi Topolino a Disneyland. Forse le geisha in qualche modo lo sono, anche se ne dubito, dato che quando mi aggiravo per Gion e ne è comparsa una, quella è fuggita alla massima velocità consentita dal kimono alla vista della mia reflex. Forse vogliono essere pagate per posare e oserei dire che ne avrebbero tutte le ragioni.
Ma a sedici anni… no, non esiste. Credo che anche se mi avessero offerto una certa cifra per una cosa del genere, la me stessa di sedici anni avrebbe risposto qualcosa di simile a “andate a fare in culo”. Aggiungendoci “cazzo porco”, conoscendomi. Questo dimostra che a sedici anni non avrei mai potuto diventare una maiko e qualcosa mi suggerisce che non diventerà possibile con l’età.
Avrei voluto pararle (oooh, io che parlo a una perfetta sconosciuta? Non esiste), ma non parlavano che giapponese. Quindi mi è rimasta la curiosità di come può vivere una sedicenne che nel XXI secolo passa le sue giornate a impaludarsi in questi kimono dagli obi enormi e a intrattenere individui importanti con cui, diciamocelo, non ha niente a che fare. Vorrei sapere cosa pensa, quali sono le sue aspettative, come si rapporta alle coetanee “normali” (che già sono strane rispetto a un’occidentale). Insomma, come ci si sente ad essere un frammento del periodo Edo catapultato nel 2000 e rotti. Se non ci si sente in qualche modo “oppresse” da una mentalità retrograda che le vuole più giocattoli che donne.
Che poi magari loro sono felicissime così e questo non è che un vomito femminista di Koris. Che, come si sa, a sedici anni aveva la finezza di un camionista single e la raffinatezza dei poemi vergati nei cessi del liceo. E anche ora non è che sia messa meglio…

cesso

Un tecnologico cesso giapponese, con tanto di tavoletta riscaldata.

tasti

Pulsantiera per interagire col cesso e giocare a WiiBog. Presto disponibile la versione per Android.

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4 thoughts on “Essere una geisha

  1. Quella del Sangue di Porco 14 giugno 2012 alle 16:33 Reply

    L’immagine stilizzata del pulsante spray è d’alto design!
    Le maikine… uhm boh, io penso che siano tutte felicissime di fare le bamboline, a modo loro, le sedicenni. Infatti non lo sono mai stata 😀

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    • Yaxara 15 giugno 2012 alle 11:17 Reply

      Vero? Un paio di chiappe che non sfigurerebbero in una fontana di Versailles…

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  2. spicciola 15 giugno 2012 alle 17:30 Reply

    tu a sedici anni mi stai molto simpatica. credo che potremmo diventare amiche.

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    • Yaxara 15 giugno 2012 alle 18:27 Reply

      Pertanto devo solo tornare indietro all’età di sedici anni! 🙂

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