Bicycle race

Uno dovrebbe mettersi in testa che i vecchi tempi non tornano mai, quindi usarli come termini di paragone è stupido, sia per il gusto dei pomodori che per le mezze stagioni.
How long should we mourn in the dark? The bliss and the beauty will not return. Say farewell to sadness and grief, though long and hard the road may be.
Traduzione: Gemini era Gemini, la splendente, l’impareggiabile, la portentosa, la bici che sopravvisse cinque anni a Boulogne senza subire nessun furto all’infuri del campanello (che poi fu una sostituzione con un campanello rotto). Già con queste premesse un confronto con Gemini è un suicidio. C’è tuttavia da ammettere che Gemini, sprovvista di cambio, spadroneggiava nelle nebbie di Avalon che sono piatte come una pizza, mentre Marseille è un godurioso saliscendi, quindi forse sarebbe d’uopo sospendere il giudizio.

gemini

Gemini, “The first cut is the deepest” come canta Cat Stevens

Antefatto: l’amica Flu, giunta in erasmus su queste sponde, ebbe il coraggio di fare ciò che Koris si riprometteva da un anno, ovvero comprarsi una bici. Giunta che fu al termine della sua esperienza, Koris le domandò se poteva ricomprargliela. Flu disse che si sarebbe portata a casa il potentissimo mezzo, quindi Koris ripiombò nel limbo dell’indecisione, continuando a servirsi delle pesantissime bici pubbliche.
Domenica sera Koris ha trovato il seguente messaggio di Flu: “Sorpresa! Ti ho lasciato la bici: passa a prenderla a Cornil quando vuoi e trattamela bene”. Koris non poteva rifiutare l’adozione, per di più di una bici. Lunedì post lavoro si è quindi recata a Cornil a prendere il mezzo potentissimo.
Sapeva già che non era Gemini azzurro cielo. Sapeva che avrebbe dovuto rimettere la catena. Quello che non sapeva era il malfunzionamento del freno destro alias quello di dietro. Scene fantozziane sul vialetto di Cornil, in qui si vede una bici da corsa modello 14 anni che inchioda sulla ruota davanti, Koris che rischia di capovolgersi in stile frittata e che si trova sbalzata giù dalla sella con una gamba incastrata non si sa come fra la ruota e la canna. Urge fare qualcosa.
Portata la bici al domicilio (con una velocità così elevata che le lumache sorpassavano sulla sinistra facendo il gesto dell’ombrello), Koris ha interrogato colleghi e amici per trovarsi un biciclettaio. La risposta viene servita su un piatto d’argento: c’è un’associazione che ripara le bici poco lontano da casa-Koris.
L’indomani Koris torna a casa, recupera il mezzo e lo porta dal meccanico, pregustandosi una pedalata di test. Ma la sfiga non prende ferie nemmeno ad agosto, mentre l’associazione sì. In compenso c’è un membro della siddetta che bighellona davanti alla porta chiusa.
“Cos’ha questa bici?”
“Non va il freno dietro”
“E quello davanti?”
“Nessun problema”
“Frena col freno davanti”
“Beh, ma rischio di cappottarmi”
“Non frenare tanto, allora”
Soluzione non percorribile. Koris elargisce uno sguardo che sottintende tu-sei-tutto-suonato e riparte alla cerca di un biciclettaio che prenda in cura la poveraccia.
Lo trova, impietosendo un meccanico usando la sua migliore espressione di bambina sperduta. Ora: quando Gemini veniva portata a riparare, i biciclettai di Boulogne si profondevano in complimenti, vezzeggiamenti, lusinghe varie. Commento del biciclettaio marsigliese di fronte alla Koris-bici:
“Ehi, ma vieni a vedere che vecchio pezzo da museo ha portato questa ragazza!”
Si vede che il tamarro marsigliese non ha gusto per il vintage. Ciò nonostante ripara il freno e rigonfia le gomme, il tutto gratis.
“Ci sarebbe la ruota dietro che non è perfettamente in asse, ma così in mezzo a una strada non si può fare, ci vuole tempo”
“Beh, se volete posso lasciarvela…”
“Conviene che trovi qualcuno esperto in bici d’epoca”
Si vede che a Boulogne, grazie al fiorentissimo mercato nero, si trovano solo bici d’epoca.
Con queste premesse, Koris era scettica sulle possibili prestazioni della sua nuova due ruote, per quanto da corsa e dotata di cambio.
E invece.
Koris oggi ha finalmente trovato il coraggio di provarla davvero. È così leggera che sulle salite quasi non si fatica. È veloce. Solo la postura è un po’ scomoda, ma bisogna abituarcisi (e la sella è da stupro, ma a quello c’è rimedio).
Koris ha deciso che un giorno proverà a salire fino a Luminy. Solo che se ci prende gusto fra un anno non prenderà il dottorato, ma la partecipazione al tour de France.

bici

Necessita di un nome. Salvatela prima che si scateni Koris.

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6 thoughts on “Bicycle race

  1. Quella del Sangue di Porco 2 agosto 2012 alle 12:50 Reply

    Non ch’io manchi di fantasia 🙂 ma sono curiosa dei Tuoi nomi alle tue cose 😀
    Anche a me è stata lasciata in eredità una bici coi freni rotti (ma sto continuando con le bici pubbliche, al momento che io sappia ne facciamo uso solo io, tu e il Goldeboy, il che è molto preoccupante :D). Questa storia mi ricorda un po’ tamagotchi due anni fa quando mi disse “Io parto! Ti lascio questi peperoni, questi cavoli e questa ricotta!”
    poi, nel frattempo che preparava le valigie gli venne fame
    “Ho fame ho fame ho fame che mangio?”
    “Mmmh scusa mangia la tua ricotta, no?”
    “NAAAAAA, FA SCHIFO! … Visto che bel regalo che ti faccio?”

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    • Yaxara 3 agosto 2012 alle 15:08 Reply

      In realtà all’inizio fui io a chiederla in eredità, ma mi venne risposto che il bolide sarebbe stato rimpatriato a forza. Invece è rimasto, era destino!

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  2. laViscida 3 agosto 2012 alle 14:25 Reply

    Ma lo sai che è parecchio bella: una così l’ho sempre desiderata, ma mi furono imposte mountainbike sin dalla tenera età e tutt’ora ne possiedo una che, te lo confesso, uso pochissimo (anche perché abito in centro città e sono perennemente a piedi); difatti avviene il classico siparietto di io che gonfio la bici per scrupolo quando inizia a riscaldarsi l’aria, poi però lascio vegetare nell’inutilizzo il mezzo, sino al giorno in cui desidero davvero poggiare le terga sul sellino per poi scoprire che le ruote si sono nuovamente sgonfiate. Finisce quasi sempre che rinuncio.

    Comunque un nome ce l’ho ed è il nome del corrispettivo animale della bicicletta da corsa: Roquépine, cavalla da trotto nota negli ippodromi francesi postbellici (non mi chiedere come lo so che è imbarazzante).

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    • Yaxara 3 agosto 2012 alle 15:10 Reply

      Figurati che io volevo una bicid da due anni e per procurarmela veramente ho dovuto vederla caedre dal cielo…

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  3. quella della bici 2 settembre 2012 alle 11:52 Reply

    Cavolo! Mi ero dimenticata di dirti che era un po’ disassata, ma che il freno non funzionasse, di questo proprio non me ne ero resa giuro!
    Posso darle un nome? una volta ce lo aveva ^^
    Vedrai comunque che diventerete grandi amiche voi due ^^

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    • Yaxara 2 settembre 2012 alle 13:23 Reply

      Carissima! Siamo già grandi amiche e il freno è stato riparato gratis 🙂
      E dimmi il suo vero nome, sono curiosa. Se no rischia di chiamarsi “Patata” 😛

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