Lo shift porta sfiga

Dicesi shift (o turno, in italiano) un periodo che ogni buon fisico più o meno particellare deve dedicare a prendersi cura del suo rivelatore. Nel caso di Koris, si tratta di una settimana tutto compreso week-end incluso e se succede qualcosa ‘azzi tuoi. C’era un periodo in cui Koris, ancora laureanda, considerava lo shift come un dovere da compiere con letizia e prestanza, a mente garrula.
Ora è al quarto shift del suo esperimento, pertanto letizia e prestanza si possono mettere tranquillamente per supposta. E la mente è tutto fuorché garrula.
Ma non è questo il punto. Lo shift è ormai accettato da Koris come un male necessario, facente parte del è stata tua la scelta, e allora adesso che vuoi? Le lagnanze verranno in seguito, nel corso della settimana.
È tuttavia curioso notare che lo shift colpisca sì Koris in prima persona, ma anche chi ronza attorno a Koris. Come Apollo con l’accampamento degli Achei: seminando pestilenza. E ormai la correlazione è scientificamente provata, statistica alla mano.
Ricapitoliamo dall’inizio.
Gennaio 2011, primo shift post-natalizio. Koris fa appena in tempo a posare le chiappe sulla sedia della sala di controllo a Toulon che riceve un sms dall’all’epoca Senzaddio, subito dopo il ritorno da un capodanno berlinese. “Ho un’influenza che è una peste bubbonica” recitava telegraficamente. Per la settimana successiva del Senzaddio si ebbero solo notizie che inducevano a comporre un necrologio e chiamare i monatti. Koris, non presente sul territorio, si preoccupò come un’idiota. La fine della pestilenza coincise con la fine dello shift, come se la maledizione si fosse placata.
Aprile 2011, secondo shift. Koris era stata abbandonata da tredici giorni, aveva il cuore spezzato e ne stava ricucendo i pezzi con la rabbia. Apollo l’Appestatore, in mancanza di un congiunto su cui sfogarsi, pensò bene di colpire il compagno di shift di Koris (su cui Koris, lo ammette placidamente, stava facendo un pensierino). Fu per fortuna una maledizione giornaliera, modello toccata e fuga.
Febbraio 2012, turno del machicacchiomelofafare. Subito prima dell’apocalisse, di ritorno da una sessione di arrampicata:
“Non mi sento tanto bene”
La frase si tradusse in: due settimane di febbre a 40, notti passate a tossire come Violetta nel finale de “La Traviata“, medici incapaci di formulare una diagnosi evidente, una domenica pomeriggio (strappata allo shift) al pronto soccorso per sentirsi dire “i polmoni sono infiammati, ma tranquilli, è la stagione dell’influenza, è normale! Antibiotici? Non ce n’è bisogno!”. In breve, polmonite. Koris era a metà mamma in apprensione, a metà zombie in turno, dato che dormiva una media di due ore per notte. Non fu un periodo facile.
Novembre 2012, daje che è l’ultimo. Ieri sera. Koris era intenta a focalizzare il turno prossimo venturo quando sente la chiave nella toppa di casa.
“Sto male, credo di aver preso freddo questo week end. Non avrei dovuto ramazzare funghi sotto il diluvio”
Koris ha assistito a una notte di scatarramenti e giravolte convulse, mentre aveva nel letto un discreto riscaldamento autonomo. Stamattina febbre a 38.
“Mi sento moribondo”
Koris ha scosso la testa, dicendo che ormai gli uomini di una volta sono giunti ad esaurimento scorte.

Cambronne arrivò, una gamba irrigidita e il braccio sinistro al collo; era stato ferito a Craonne e Bar-Sur-Aube. […]
“Generale,- disse l’imperatore, vedendolo -potete ancora reggervi a cavallo?”
“Ma io esisto solo a cavallo, sire!”
“Nonostante le vostre recenti ferite?”
“Perdonatemi, ma vi confondete. È ad Austerlitz che ho ricevuto una pallottola in una chiappa. Una gamba, il braccio sinistro, tutto questo non mi impedisce né di montare a cavallo, né di bradire una sciabola!”

P. Rambaud, L’Absent, (trad. Koris)

Cambronne, ecco l’uomo da sposare, merde! Koris si stava avviando mestamente verso il suo destino di shift, quando il moribondo si è alzato dal letto.
“Dove pensi di andare?”
“Al lavoro”
“Con 38 di febbre?”
“Certo. Sono un duro, io”
Certo, non è Cambronne, ma nel XXI secolo tocca accontentarsi. E vedere quando profondamente ha intenzione di colpire la maledizione dello shift, questa volta.

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7 thoughts on “Lo shift porta sfiga

  1. Emix 13 novembre 2012 alle 22:49 Reply

    Beh, dipende un po’ dal lavoro che fai. Un mio amico fa il gruista all’ILVA e le volte che usciamo a bere prego dio che l’indomani non uccida mai nessuno durante un gap di lucidità. Tanto è un problema che presto non dovrà più porsi.
    Io invece non prendo mutua dal 2006, ma solo perché il mio organismo ha imparato ad ammalarsi solo nei lunghi, bui e freddi mesi di disoccupazione.

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    • Yaxara 14 novembre 2012 alle 09:43 Reply

      Effettivamente, il gruista alticcio potrebbe essere pericoloso.
      Io non ho mai preso mutua. Anche perche’ nel caso mi risponderebbero “Beh? Ti connetti via ssh da casa”. L’unica cosa che salverebbe sarebbe perdere gli occhi.

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  2. Fannes 15 novembre 2012 alle 20:52 Reply

    Pischelli, io la febbre non la vedo da quando ho fatto la carta d’identità!

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    • Yaxara 15 novembre 2012 alle 21:37 Reply

      Eh, che ci posso fare se trovo sempre sul mio cammino maschietti cagionevoli?

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  3. fradicuneo 16 novembre 2012 alle 09:10 Reply

    Urca é veramente una certezza empirica ormai…Lo shift porta malanni!Ma gli shift ti seguono durante tutta la vita lavorativa?

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    • Yaxara 16 novembre 2012 alle 09:16 Reply

      La risposta e’ ni. Nel senso che si fanno in tutti gli esperimenti di fisica delle alte energie. Ma se mi seguiranno per il resto dei miei giorni, questo e’ ancora da vedere. Nel frattempo vediamo di uscirne vivi.

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  4. fradicuneo 16 novembre 2012 alle 09:24 Reply

    o di trovare un rituale psicomagico capace di scongiurare il maleficio dello shift!!

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