Roccia, neve e rock’n’roll (fotopost)

“Allora, ho preso due sacchi a pelo invernali, lo champagne per festeggiare, la reflex, vestiti da Siberia e due o tre albicocche secche per il tragitto”
“L’acqua?”
“No, ma che bisogno c’è? Andiamo a Sisteron, tempo due ore e ci siamo”
“Ecco, non andiamo esattamente a Sisteron, ma in un villaggio che si Eourres sperduto sulle alpi, dove è assai probabile che le strade non siano pulite. E siccome la 106 non ha le gomme da neve, è altamente probabile che ci tocchi dormire in macchina”
“… ok, prendo una borraccia d’acqua, tutto il sacchetto di albicocche secche per la colazione di domani e una coperta di pile”
La neve si presenta subito dopo aver passato Aix en Provence, ai bordi delle strade, sugli alberi, un po’ ovunque. Ma Koris è narcolettica e si addormenta a intervalli regolari. Si risveglia a Sisteron, dove si lascia la strada nazionale per gettarsi su un sentiero oscuro. La neve comincia a presentarsi non solo ovunque, ma in grande quantità.
“Onestamente pensavo peggio, se la strada continua così per mezzanotte arriviamo”
Anche la traversata delle non meglio identificato Gorges è tutto sommato tranquilla. Tranquilla se non si pensa di essere su una strada innevata che ha un baratro sulla sinistra. Il Camino de la Muerte di noi altri, insomma.
Passato un fuoristrada riverso in un fosso, Koris si illude che il peggio sia alle spalle. Ma illudersi è una Koris-specialità, sopratuttto di fronte a una salita che più che asfalto pare una pista da sci. La 106 arriva fino a metà, perché è l’equivalente francese di una Panda e ti sorprendere quando meno te lo aspetti. Poi si ricorda di essere l’equivalente francese di una Panda e scivola ignobilmente all’indietro.
“Prendi il volante che vado fuori a spingere”
“Koris non prende un volante da quando ha preso la patente, la neve poi è una condizione sconosciuta alla Koris-guida”
“Allora scendi e vai a spingere”
Nonostante l’arrampicata, i Koris-muscoli restano delle pippe assurde e poco ci manca che Koris non diventi una sottiletta surgelata sotto le ruote della 106. Ci si arrende all’evidenza, così non si può passare.
“Chiediamo a qualcuno delle case qui attorno se ha delle catene da prestarci”
“Ma è mezzanotte”
“Male che vada ci accampiamo”
Caso vuole che sia una vecchia Marsigliese in vacanza che sta pascolando il cane proprio in quel momento. Non ha catene, il suo cellulare non prende. L’unica cosa che può eventualmente offrire è un tetto per la notte. Poi miracolosamente il cellulare di Koris ha segnale, si riesce a chiamare.
“Siamo bloccati sulla salita che porta a Eourres!”
“Eourres?” si stupisce la vecchia “Ma qui siamo a Sallerans, per arrivare a Eourres dovete proseguire ancora due chilometri passate le Gorges”
Bloccati sulla strada sbagliata. Geniale.
Si riprende sulla giusta via. Fino ad un’altra salita. L 106 illude e scivola. Nel frattempo è l’una di notte. Il telefono ha rinciato a prendere chilometri fa. La temperatura esterna è di sette gradi sotto zero. In macchina ci sono due zaini da Siberia, un materasso a due piazze piegato in sedici e Koris che sbocconcella uvetta per dimenticare. Lo scenario è da “Shining”.
Quando ormai ci si convince che tutto è perduto e che presto da un cespuglio spunterà Jack Torrance con un’ascia, all’orizzonte compare un furgone con le calze. No, non è un’allucinazione da congelamento, è proprio un furgone con le calze. Che si offre di rimorchiare la 106 fino a Eourres. Trainati ignobilmente, si inizia a salire. Il cavo si stacca una volta, pronto intervento del freno a mano, riattaccare il cavo. Si risale, la 106 prende velocità. Il cavo si stacca. La 106 continua, riprende velocità, passa un tornante in barba alle leggi della fisica. In abbrivio, arriva al parcheggio di Eourres alle due di notte. Koris trova una cioccolata calda e cannella ad aspettarla, dopodiché si abbandona al materasso uscito (ed espansosi a dismisura) dal cofano della 106.
Eourres si rivela essere un villaggio di 150 anime, la maggior parte un po’ hippy fissati con l’agricoltura biologica e la vita in comunità. Sotto la neve è persino carino. Koris ne approfitta bassamente per fare foto e una passeggiata in solitaria.

eourres

Eourres, dove vivono i fricchettoni.

zucche

Zucche in comune. Prendete e mangiatene tutti.

passero

Koris impara ad usare il teleobiettivo.

reud

E no, non c’è niente di freudiano in queste foto.

picchio

Un picchio!.

Per pranzo, una pasta al pomodoro per dieci e un concerto improvvisato per batteria, chitarra e tastiera. All’impromptu, per dirla signorilmente. La giornata termina in una serata confusa a base di vino caldo. Cinque litri di vino caldo, per la precisione. Koris si ritrova a trangugiare zuppa insipida e a lavare scodelle per trenta persone, l’attività più utile mai registrata dell’inizio del dottorato. Il tutto termina in bellezza con la scommessa “dieci persone riusciranno ad entrare in una cabina telefonica?”. Koris viene assoldata per documentare l’azione.
Scacciato un orrendo cane calvo messicano di nome Franklin dal materasso in espansione, si va a dormire alle undici che paiono le tre di notte.
“Ma se stamattina andassimo a fare una passeggiata al Trou de la Lune?”
Koris è decisamente l’ultima persona a tirarsi indietro se si tratta di passeggiate sulla neve. Anche se l’essere umano medio sprofonda fino al ginocchio e Koris fino alla coscia. Ma sono dettagli. Ficca quindi un po’ d’acqua, la reflex e del cibo nel suo fido zaino e parte.

strada

Visto così non si direbbe, ma faceva quasi caldo.

ghiaccio

Koris-pretese artistiche.

neve

Neve brillante ovunque.

Durante il tragitto Koris compone un’ode alle sue scarpe da montagna, che si riducono nelle peggiori condizioni pur mantenendo i piedi asciutti. Quando gli acquisti dell’Amperodattilo si rivelano azzeccati. Al collega, la truppa viene raggiunta da due cani, per la gioia di Koris, serenamente fobica dei quadrupedi. Fra la neve fino alle cosce, orlo dei pantaloni surgelato e piante spinose, l’ascesa continua. Fino a una simil-falesia che avrebbe strappato un colossale “belin!” al vertiginoso Orso. Ma Koris è un’arrampicatrice in guanti di lana, quindi preferisce non prendere in considerazione l’ipotesi “e se scivolo?”.

dirupo

Dirupo innevato, ci piace così.

Sulla cima spazzata dal vento, si spezzano pani e formaggi, in compagnia dei due quadrupedi che attentano al pranzo. Nel frattempom il cielo è blu, l’aria è tersa e sembra quasi di essere in vacanza. Koris assapora la liberatà da camoscio che tanto le piaceva quando era baby-Koris e saltellava per le pietraie della Forcola, incurante degli sbalanchi che si aprivano sotto di lei. Koris è sempre stata un po’ testa di minchia, bisogna ammetterlo.

zaino

Koris-zaino a carico medio (quello con i colori decenti).

panorama

Roccia, neve e cioccolato, this is the way.

gaia

Gaia, uno dei due cani che hanno accompagnato l’ascesa.

“A questo punto sei pronta per il Sudamerica, se hai portato lo zaino fino qui e sei salita senza fare storie”
“Guarda che io, fra l’Amperodattilo prima e Lerry poi, ci sono nata pronta”
Nel frattempo ci si dà a un’inconsciente discesa in velocità, qualcuno persino in bob. È ancora da accertare perché non ci siano stati cadaveri. Al ritorno a Eourres si decide di festeggiare l’evento con una colossale cioccolata calda. In mutande, perché i pantaloni possono essere venduti alla Findus.
Al tramonto si rientra. La 106 è sepolta dalla neve caduta non è chiaro quando. La si scongela con qualche difficoltà. Dopodiché si carica l’orrido materasso, una cassa di verdure donate dalla comunità e una madre irresponsabile più figlio piagnucoloso da depositare a Sisteron. La discesa è più tranquilla della salita.
“Ma se prima di rientrare a Marseille ci prendessimo una pizza?”
“Io credo di avere sei euro o poco più”
“Io cinque. Una pizza in due, andata”

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9 thoughts on “Roccia, neve e rock’n’roll (fotopost)

  1. Viola 11 dicembre 2012 alle 08:11 Reply

    mah
    chalet, plaid, camino acceso e cioccolata calda con le note delle musichine natalizie no, eh?

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    • Yaxara 11 dicembre 2012 alle 11:04 Reply

      E’ che a me le musichine natalizie proprio non vanno giù, in nessun modo…

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      • Viola 11 dicembre 2012 alle 13:31

        a me piacciono un sacco ^^

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  2. mezzastrega 12 dicembre 2012 alle 10:28 Reply

    Voglio andare a vivere in quel posto!
    Sono per le verdure biologiche anche io
    E 150 persone saranno una noia… ma almeno sai con chi hai a che fare!

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    • Yaxara 12 dicembre 2012 alle 17:40 Reply

      C’è da riabituarsi alla mentalità di paese, questo è certo.

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  3. spicciola 12 dicembre 2012 alle 16:31 Reply

    Speriamo solo che la mia Panda non si renda improvvisamente conto di non essere la tua 106. Se no, chi mi recupera più? Belli, però, i paesi delle comunità di fricchettoni. Tutti per uno, e uno che si fa il culo per lavare i piatti di tutti…

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    • Yaxara 12 dicembre 2012 alle 17:39 Reply

      La 106 non è mia, io ebbi per un certo periodo una Panda vecchio stile. Ora sono appiedata. O parassita.
      A discolpa dei fricchettoni si può dire che se io ho lavato i piatti, qualcun altro ha fatto la spesa e altri ancora la zuppa e il vino caldo 🙂

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  4. Quella del Sangue di Porco 16 dicembre 2012 alle 18:01 Reply

    Io sono contenta che una macchina fotografica (e il suo teleobiettivo) sia scappata dalle mani di una bimbaminkia per finire nelle tue.
    Perché anche se credi che le tue siano pretese artistiche, alla fine fotografi la neve che brilla, e le bimbeminkia mica ci arrivano a fare certe cose, e non ci arrivano nemmeno le mie macchine fotografiche scrause, quindi finisce che io la neve che brilla e gli uccellini meravigliosi me li devo solo tenere nella mia memoria poco affidabile.
    Sospiro.

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    • Yaxara 16 dicembre 2012 alle 19:39 Reply

      E’ un complimento bellissimo!! Grazie 🙂

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