Incontinenze accademiche

Orso ha sempre avuto un certo talento per le metafore, i giri di parole, le similitudini. Tanto in bene, quanto in male. Nel secondo caso tipicamente fra le mura domestiche, altrove Orso passa per un piccolo lord. Reputazione che questo blog tiene particolarmente a smontare, conservandone prodezze linguistiche e passati tamarri.
Prodezze linguistiche, ordunque. Dopo la sogliola al sapore di corda della boa e il pesce così morto che, belin, è vivo, Orso ne ha servita un’altra.
“Oggi ho pisciato l’università”
E qui il Koris-inconscio si è scatenato. La prima immagine che le è sovvenuta prevedeva una fila di studenti goliardi intenti ad usare il muro della facoltà a mo’ di vespasiano. Curiosamente nel Koris-immaginario la facoltà era a Boulogne in via Zamboni, perché per lei economia sarà sempre e soltanto quella. Poi le è venuto in mente che chiunque pisciasse l’università in via Zamboni doveva farlo in modo assai poco metaforico, a giudicare dall’odore.
Si è quindi domandata se la metafora volesse riferirsi piuttosto alla portata volumica della pisciata. Ma allora in quali unità di misura andrebbe mai espressa? Articoli accademici? Età media dei docenti? Assenze della Salamella comunicate con mezz’ora di ritardo? L’inconscio di Koris ha offerto una visione di una pisciata d’insieme su una catasta di tesi già discusse. Visione che poi potrebbe essere nemmeno troppo lontana dalla realtà, tutti si domandano che fine facciano le tesi consegnate in segreteria studenti. Batrace optava per carburante per stufe, ma anche l’opzione toilettes a secco potrebbe non essere male.
Infine Orso ha svelato l’arcano: “pisciare l’università” non è sintomo di insofferenza (e incontinenza) contro il sistema, un atto liberatorio con un significato sessantottino. Significa semplicemente non andare a lezione. Koris è rimasta molto delusa.

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4 thoughts on “Incontinenze accademiche

  1. Tetto 4 marzo 2013 alle 13:24 Reply

    Ma dai, questa non l’avevo mai sentita. Sono proprio vecchia, lo slang giovanile mi risulta incomprensibile!

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  2. LadyMarica 4 marzo 2013 alle 17:19 Reply

    ma veramente vi giunge nuova? Io non sono ggiovine (e i ggiovani che parlano ggiovine non li amo) ma a Roma è un continuo. “Pisciare” per dar buca, bigiare, negli impegni seri come nelle compagnie eh. La mia espressione ggiovine preferita, perché ho debolezze, è “accollarsi” (cioè far le cozze sullo scoglio, appiccicarsi a qualcosa insomma) e quella che odio di più, invece, è “pischelli” per dire “ragazzi”, la detesto come poche (si fa per dire) altre cose.

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    • Yaxara 4 marzo 2013 alle 20:34 Reply

      “Accollarsi” me lo passò una collega romana, e ammetto che anche io lo uso. Ma pisciare mi mancava proprio!

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