Basta

(Questo post me lo scrivo per me, potete anche saltarlo)

Io non ne posso più di questo individuo che pare ce la metta tutta per rovinarmi l’esistenza e farmi marcire il fegato. A questo punto è chiaro che non sarò mai una ricercatrice capace, ma per come stanno le cose poco mi importa. Da ottobre farò marchette o andrò a lavare le scale o che so io. Per ora non è un mio problema.
Il mio problema è lavorare dieci più ore al giorno, nei festivi, nei week-end, aspettare fino a mezzanotte mail che non arrivano, svegliarmi al mattino che sono un cadavere e che andrei al patibolo piuttosto che qui dentro.
E per cosa? Nemmeno per un po’ di riconoscenza, ci mancherebbe, tutto è dovuto e se mi sputano in un occhio devo anche ringraziare. Per sentirmi dire che niente va bene, anche se ho seguito alla lettera le istruzioni.
“Metti la spiegazione”.
E la metto. E cosa mi viene risposto? che la spiegazione non c’è. E perché? Perché non va bene? O perché sotto quel grafico di merda c’è scritto “si veda per la spiegazione a fine paragrafo” e a te viene un crampo al dito ad andare giù con la rotella del mouse?
Ne ho piene le palle di mail che distruggono e non costruiscono. È il mio direttore di tesi, cazzo. Mi ha scelta lui. Mi fa fare un lavoro che lo sappiamo fare in tre al mondo. E ora, che dovrei concludere, che avrei bisogno di aiuto perché è evidente che non ci so fare o che so io, ora mi molla in balia della sua stizza per chissà cosa.
O forse sono io che ho un intelletto superiore e solo una mente eccelsa come la mia arriva a capire che se c’è scritto di andare a fine paragrafo bisogna attendere. Eh, la gente normale non lo capisce, no. Concetto troppo astratto per un professore di astrofisica, me ne rendo conto.
Mi dice di scrivere una nota sulla mia analisi. Tre ore dopo gliela consegno e lui non la caga. Poi dice che non è completa, senza dire con cosa completarla. Ma dove siamo, all’asilo?
La settimana scorsa ho passato due giorni festivi qui dentro a lavorare alle analisi, giorni in cui lui non c’era, non si è degnato di dirmi nulla, manco una mail.
Per poi scoprire che è a Heidelberg per l’esperimento che gli interessa. Ma una mail no, porca troia? No, le persone normali mandano le mail (le persone normali in verità, quando lavorano nell’ufficio accanto, si sporgono e parlano, ma lui è autistico, mica si può pretendere), lui mica si può scomodare a tanto. Minimo minimo, dovevo saperlo. Oppure me lo avrebbe mandato a dire mesi dopo, come ha già fatto.
“Devi capirlo, ha dei problemi di salute”
Chi ha problemi di salute si cura, non vessa gli altri.
Giuro, se mai ci sarà una valutazione del docente per il dottorato (cosa che sarebbe sensata esistere e pertanto non ci sarà), farò in modo con tutta me stessa che non abbia altri dottorandi, perché è una persona inaffidabile, instabile e incapace a comunicare.
Un dottorando è un impegno per tre anni. Non per uno e poi si arrangia che tanto è capace. Perché io sono uno studente, ho tutto il diritto di questo mondo a critiche costruttive, visto che nessuno nasce maestro. Forse lui (tranne per leggere le note a pié di pagine, ma quello si sa, è roba per gente che ha fatto il classico), io di sicuro no.
Scusate, ma è o l’ulcera o il post. E non è detto che ora non faccia i bagagli e me ne vada a casa.

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8 thoughts on “Basta

  1. mezzastrega 15 maggio 2013 alle 19:42 Reply

    una carezza

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  2. Jacque 16 maggio 2013 alle 01:38 Reply

    Fai le valigie.
    Non c’è nessun altro che può darti una mano? Qualche suo superiore?

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  3. vidaemquadrinhos 16 maggio 2013 alle 16:05 Reply

    Giuro che vorrei essere io una delle altre tre persone che sanno fare quel lavoro per darti una mano. Mi sono spesso sentita così, alle prese con Progettazione Architettonica (che non è Astrofisica, ma il progetto che sta nella mente del professore lo sa fare una sola persona: lui :D), e se qualche volta ho ricevuto aiuto, tante altre volte, a esame superato, avrei voluto tornare indietro ad aiutare la me del passato.

    Ti do un consiglio diverso: non fare le valige. Rimani dove sei, combatti. Trova le altre due persone che sanno fare il tuo lavoro, o se non sono lì cerca il capo dipartimento, un superiore, QUALCOSA. Ma non fare le valige. Quell’uomo si è preso un impegno, quell’uomo in qualche modo – anche a calci – deve portarlo a termine. E dopo tanta sofferenza e impegno, è giusto che tu riceva quello che meriti.

    Un bacio e tanta, tanta boa sorte 🙂

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  4. Tetto 17 maggio 2013 alle 12:45 Reply

    Come ti hanno detto altre, rivolgiti a qualcuno a un livello superiore al suo.
    E fatti rispettare, ribadisco…

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  5. Emix 19 maggio 2013 alle 01:00 Reply

    Se torni a casa e ti fermi da queste parti ci andiamo a bere una coca light.

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  6. Quella del Sangue di Porco 19 maggio 2013 alle 17:54 Reply

    Uff, parli in prima persona, sono triste anch’io dalla gravità mostrata 😦

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  7. fradicuneo 20 maggio 2013 alle 09:32 Reply

    Uff, un grande abbraccio…

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