Lunga rivicinta del Verdon (fotopost)

Avvertenza di Koris a sé stessa: guardare video di arrampicate in solitaria senza corda al Verdon la sera prima di partire per una cordata non è una buona idea. A parte le mani che sudano davanti a YouTube, ci si mette a mandare strani sms ad amici e parenti, il cui contenuto è riassumibile con “se mi spiaccico perché ho sbagliato una manovra, sappiate che vi ho voluto bene”.
Il mattino dopo Koris si trova in macchina con tre illustri sconosciuti mai visti prima, un Marsigliese, un Borgognone e una Tedesca, più i due classici amici italiani A.&A. Koris capisce che ormai potrebbe guidare persino lei per andare al Verdon, che tanto potrebbe metterci su casa e per la strada ha il pilota automatico.
Un po’ meno automatiche sono le manovre di cordata, visto che l’ultima cordata che Koris ha fatto era a più o meno un anno prima, nelle casalinghe falesie di Marseille, dove c’è un chiodo ogni dieci centimetri e le quotazioni sono reali. E ora sta andando a sbattersi nel cattivissimo Verdon, un chiodo ogni sei metri e quotazioni a cazzo perché per gli extraterrestri dell’arrampicata è tutto facile. In compagnia di perfetti sconosciuti, per di più.
La via scelta si chiama Bwana Maline, settore dell’Eycharme, rive droite. Credevate che rive droite e rive gauche valesse solo per i quartieri intellettuali parigini da una parte all’altra della Senna? Ebbene no, per un arrampicatore sono le facciate umane (a destra) e disumane (l’altra) del canyon del Verdon. Koris è sempre stata deportata a sinistra, con risultati deprimenti e disastrosi oggi eccezionalmene si trova a destra.

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Per la via sempre dritti…

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… peccato che sempre dritti ci sia il vuoto!

Al Verdon si gioca così: per salire, prima bisogna scendere. Che detto ad ogni individuo normale pare una cosa illogica, ma come tutti gli amori, anche l’amore per la roccia calcarea non ha una logica. Quindi tocca scendere su corda. Questo è il classico momento in cui a Koris rimbomba un verso lirico che suona più o meno come “ma chi cazzo me lo ha fatto fare?”. Il momento in cui avresti voglia di dire che hai dimenticato l’appuntamento dal commercialista, anche se è sabato e non hai un commercialista. Il momento in cui tocca buttarsi nel vuoto, appesi a una cordicella e poco altro. Fra te e il suolo, a contenderti assieme alla forza di gravità, 50 metri di vuoto.
“Ma dai, tranquilla, vedrai che la manovra è fatta bene, non preoccuparti”
“Cosa ne sai tu di come stia andando male il mio dottorato? Cosa ne sai tu di quanto faccio schifo la mia vita? Sicuro che questo per me non sia una maniera elegante per suicidarmi?”
“Pensa a noi che dobbiamo recuperarti spiaccicata lì sotto, non sarebbe carino nei nostri confronti”

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La ferramenta ha un suo sex appeal, quando sai che ti salverà la vita.

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Ma quanto è bello ‘sto catenaccio. Mi di devo proprio staccare?

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Ho capito, allora tocca davvero andare…

Dopo le solite doverose fantozziane esitazioni, dopo aver controllato sei volte l’autobloccante e il reverso, Koris si decide a scendere. Chiappe nel vuoto, calare autobloccante. Primo passo andato. Calare reverso, calare ancora l’autobloccante, che non è nemmeno un nodo ma non ci pensiamo adesso. Due passi sulla falesia. Ok, è andata, si scende tranquilli. Il problema è sempre cominciare, poi va liscio. No, aspetta un attimo, perché non sto arrivando a puntellarmi coi piedi sulla falesia? Perché la roccia è sempre più lontana? Ehi, non scherziamo…
Koris si trova appesa come un salame. Nel vuoto. La falesia troppo lontana per puntellarsi. Inizia a girare su sé stessa, sensazione orrenda, quando sei a trenta metri da terra. Chiede se è normale trovarsi nel nulla a volteggiare, nessuno la sente. Per un attimo la assale il terrore di rovesciarsi, che lo zaino sulle spalle pesa, e se ci si rovescia l’autobloccante potrebbe non tenere (a quello serve il reverso, a non rovesciarsi, ma quando ci si ritrova nel vuoto i ragionamenti razionali non sono esattamente la via più semplice).
Va bene, niente panico. Non guardare in basso, guarda la falesia. Cala l’autobloccante, che mica possiamo restare qui a stagionarci come prosciutti. Scendiamo. Piano. O forse no, meglio scendere veloci. No, scendiamo piano, non facciamo gli eroi.
Koris arriva a terra ridacchiando di sé stessa e dello scampato pericolo. Si consola dicendosi che se mai avrà dei figli, sarà difficile che facciano qualcosa di più pericoloso di lei. Poi si è ricordata dell’esistenza del “solo integrale”, ma si è detta “anche no”.

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Buttati che è morbido! E sono solo 50 metri!.

Arrivati a terra, tocca risalire. Come si è detto, questa cosa manca di logica, ma gli arrampicatori non sono logici. Koris viene appioppata al Marsigliese che sale in corda doppia, senza lasciarle il tempo di riflettere. Fra un “dai corda”, “più corda”, “recupera” e il casino della cordata precedente, Koris quasi dimentica di essere al Verdon, che al Verdon le quotazioni sono assassine e che quel 5c la ammazzerà anche da seconda.
“Relée!”
Che significa: “io sono qui, sono alla prima sosta di tre, mo’ so’ cazzi tua!”. Quindi scarpette da Cenerentola, casco in testa, zaino sulle spalle che di sicuro romperà gli zebedei sul più bello, una scarpa da montagna che non entra nello zaino e quindi sta a penzoloni fuori (a dare assai poco metaforici calci in culo). Koris sale, alla cazzo come sempre.
E per essere un 5c del Verdon, non è affatto male. Ci sono persino delle prese grosse per le mani. Per i piedi non c’è molto da stare allegri, ma sulla rive gauche s’è visto di peggio. Koris arriva alla sosta senza bestemmie, fatto ultimamente più unico che raro. Si attacca con la fettuccia e la fettuccina, si respira, si crepa dalla voglia di togliersi le scarpette perché stringono, ma se ti cade una scarpetta altro che Cenerentola, sono uccelli senza zucchero (alias fringuelli per diabetici, alias cazzi amari), quindi si evita. Poi il compagno di cordata ti passa due corde da 50 metri sulle caviglie e si riparte.

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Fettuccia ti adoro, ne me quitte pas!

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In sosta. Mancano solo panino e birrozzo. E magari un po’ più di posto per i piedi.

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E ancora su, fino a riveder le stelle.

E Koris ne è uscita. Tirando un po’ su un rinvio sull’ultima lunghezza, quando i suoi piedi dicevano “ehi, ragazza, con tutte ‘ste puntine a cui ti aggrappi ti tocca pagarci gli straordinari”. E non si è nemmeno fatta male in maniera stupida, come tirare ginocchiate a caso, gomitate alla cieca, infilare le mani a casa di insetti che pizzicano, scorticarsi le dita su roccia abrasiva. Si è tolta le scarpette con grande soddisfazione e si è attaccata alla bottiglia dell’acqua come se non ci fosse un domani.
Felice di essere viva, felice di essere in cima, senza preoccupazioni di sorta. Solo lei, i compagni di cordata che arrivavano uno dopo l’altro, la roccia, e il tramonto sulle Gorges.

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Tardivo e coriaceo fungo del Verdon, dedicato a Quella del Sangue di Porco

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Tramonto sul Verdon. E il post finisce con la foto in stile “Dio c’è”.

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12 thoughts on “Lunga rivicinta del Verdon (fotopost)

  1. Quella del Sangue di Porco 17 giugno 2013 alle 12:02 Reply

    Ma come fai a farmi sempre le dediche più appropriate della storia?
    Come fai a sapere che la foto su cui m’incanto di più (nonostante mi sia incantata un po’ qua e là) è proprio quella che devi dedicarmi?
    O_ò mamma si vanta di conoscermi, ma non sa cosa significa conoscermi!

    Ho anche sempre un debole per i perfetti sconosciuti di viaggio.

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    • Yaxara 17 giugno 2013 alle 12:06 Reply

      Mi ricordavo che avessi un debole per le foto di funghi! 😀
      In verità quanto a sconosciuti compagni di viaggio poteva andare meglio, ma alla fine ci dovevo solo arrampicare.

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  2. Giupy 17 giugno 2013 alle 12:57 Reply

    Questo tuo post mi fa venire in mente l’unica volta che ho arrampicato in PALESTRA, dove dopo aver scalato per due metri ho chiesto “e mo’ come scendo?” e, soffrendo di vertigini, mi sono buttata sostanzialmente ad occhi chiusi. Ma prima o poi riusciro’ a farcela anche io :). Tu invece probabilmente ameresti molto Boulder, dove sto io, che e’ appunto un posto pieno di montagne dove fanno bouldering e un sacco di altri tipi di arrampicata..

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    • Yaxara 18 giugno 2013 alle 08:27 Reply

      Confessione: io quando arrampico, se penso razionalmente ho sempre fifa. In palestra perché non ho la corda e se cado male piglio delle sorte (già capitato, per altro). In falesia… perché non ci sono i materassi! 😀
      Normalmente non soffro di vertigini, ma quando mi sono ritrovata completamente nel vuoto un “cazzo porco!” lo ho pensato! 🙂

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  3. celia 17 giugno 2013 alle 21:32 Reply

    …riassumibile con: quanno ce vo’, ce vo’.
    Te lo meritavi, no? 😛

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    • Yaxara 18 giugno 2013 alle 08:27 Reply

      E anche se non me lo fossi meritato lo avrei fatto lo stesso 😛

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      • celia 19 giugno 2013 alle 00:14

        Esatto.
        Ed è il motivo per cui oggi ero al mare u.u

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      • Yaxara 19 giugno 2013 alle 09:46

        Troppo ben fatto! Koris approva!

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  4. fardicuneo 18 giugno 2013 alle 08:28 Reply

    Chissá quante endorfine hai prodotto!!!Sicuro che ieri stavi in pace col mondo (magari non tutto il giorno, ma almeno al mattino…)

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    • Yaxara 18 giugno 2013 alle 08:33 Reply

      Dopo la cordata sei così felice di essere arrivato in cima che sei per forza in pace col mondo!

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  5. Tetto 18 giugno 2013 alle 10:26 Reply

    Ti devo dire la verità. Un tempo mi sarei divertita a leggere questo post. Ma sì, guarda che bello, e che bei posti…
    Da un po’ però non riesco più a leggere queste cose. Bastano le parole corde, arrampicata, qualche termine tecnico qua e là e il pensiero va a un racconto che hanno letto in radio un annetto fa. Era il racconto mandato da una persona che conosco bene e che descriveva il giorno in cui, durante un’arrampicata in grotta, perse il suo ragazzo.
    Ecco, ho pensato a tutte le volte che, col suo compagno attuale (andava anche lui in grotta prima di conoscerla e sapere la sua storia) abbiamo scherzato sulle grotte, sulle arrampicate, sullo spiaccicarsi. Ora mi fa uno strano effetto.

    Lo so, è molto più rischioso andare in giro macchina, ti può sempre cadere una tegola in testa ecc.. ecc…, ma tu stai attenta, ok, Koris? niente leggerezze! che qui siamo diventati apprensivi…

    Ah, questa estate andremo fra Grasse e Hyeres e il Verdon viene proprio voglia di vederlo, dalle foto!!

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    • Yaxara 18 giugno 2013 alle 10:42 Reply

      Capisco che le esperienze brutte segnino. E che con questo genere di attività l’incidente è molto più dietro l’angolo che andando a giocare a pallavolo (anche se finora mi sono fatta più male a pallavolo che arrampicando, ma vabbé). Io faccio il possibile per limitare il pericolo: con le corde, le sicure e le manovre sono abbastanza paranoica, le controllo sei volte prima di essere veramente sicura di non aver trascurato qualche dettaglio. Poi io ho un livello basso e se penso di fare qualcosa che sia potenzialmente fuori della mia portata, non lo faccio, preferisco piuttosto fare cose al di sotto, tanto per star tranquilli. Infine, cerco di andare sempre con gente esperta (quelli di questo week-end erano gente del club alpino francese, fra cui un istruttore), in modo che sappiano cosa fare in caso di problemi.
      Quindi tranquilla. Ma apprezzo la premura 😉

      Rispetto a Hyères, il Verdon non è esattamente dietro l’angolo, ma vale la pena farci una scampagnata (vicinissimo c’è il lago di Sainte Croix per farsi una nuotata, necessaria conoscendo il caldo del Var). Se vuoi consigli, chiedi pure! 😉

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