Otto anni fa

(Koris vi scarica un post vintage perché se no si ricorda che le girano le palle, perché il Replicante non ha potuto non rovinare le buone notizie… ma vabbé, post vintage)

Koris pensa che se le fosse capitato Quintiliano alla maturità avrebbe preso un fantastico 0/15. In primis perché Quinitiliano non dice mai niente di lontanamente interessante. In secundis perché Quintiliano scrive esattamente come la grammatica vuole. E Koris la grammatica latina non la ha mai veramente saputa. Quel 10 in latino con cui è uscita si deve principalmente alla genetica (essendo figlia di due latinisti), un discreto orecchio per la traduzione e una buona dose di culo. Koris al liceo faceva delle versioni impeccabili, ma alla domanda “questo è un futuro o un congiuntivo?” sbiancava dalla testa ai piedi. E manco che le copiasse, in un’epoca in cui gli smartphone connessi a internet non esistevano, a Merdopoli il wireless era conosciuto e solo pochi avevano la 56k. Portarsi quella ventina di tomi di autori latini di U Babbu avrebbe dato giusto un po’ nell’occhio.
Comunque, Koris alla maturità fu graziata: non le diedero Quintiliano, le diedero Tacito. Graziata? Uhm…

Flashback, giugno 2005, Regio Liceo (sic!) di Merdopoli, III B (perché Koris ha fatto ancora il ginnasio più liceo)
Koris non ha il suo vocabolario di fiducia, quello che con un po’ di culo si trovano tutte le frasi e la versione è fatta. Ha un vocabolario antelucano, il Georges, molto più completo e alla bisogna con le radici greche, sanscritte, altro. “La versione di maturità si fa col Georges perché hai visto mai” aveva sentenziato l’Amperodattilo e con l’Amperodattilo in versione prof non si discute (soprattutto per evitare massime del calibro “le grazie le fa la Madonna, io la Madonna non sono per cui ti do 4”).
Comunque a Koris girano già le palle perché alla maturità voleva greco, più precisamente Plutarco. Questo solo per vedere inchiappettati i suoi simpaticissimi compagni di classe. Invece no, latino. Ma nella vita tocca subire delle delusioni (ah, Koris del 2005, ancor non sai di che lacrime grondi e di che sangue).
Attorno sono tutti concitati, Koris no perché il latino lo ha nel sangue, volente o nolente. Attorno c’è il toto-versione, vanno forti Seneca e Cicerone, Koris pensa che l’Amperodattilo ha la fatta vestire di bianco (“sei candidata, nell’antica Roma i candidati vestivano di bianco, da cui il termine”), ma una macchia di inchiostro sulle braghe non la impedirà nessuno. Comunque meglio Seneca, Seneca si traduce anche senza vocabolario e tipicamente cazzeggia più di Cicerone.
Arriva il prof, busta chiusa.
“Ragazzi, stanotte mi è apparso in sogno Tacito e mi ha detto che ci sarà una versione difficilissima…!”
Risate a denti stretti, umorismo becero, Koris c’ha lo scazzo e fa caldo. Tanto uscirà Seneca.
Si apre la busta.
“Ragazzi, è Tacito”
“Ahahaha, prof, che burlone!”
“Seriamente…”
“No, dai, prof, non scherzi…”
“Non sto scherzando, è Tacito sul serio”
Ed era veramente Tacito. Prima di ricevere il foglio Koris si dice “vabbé, avranno dato Tacito ma sarà breve”.
Riceve il foglio. Breve una cippa.
“Vabbé, allora sarà facile. No?”
(Voce fantozziana fuori campo) Si rivelò essere la versione più difficile dal 1956 ad oggi. Mentre attorno a lei si scatenava il panico, Koris aveva deforestato metà versione machete (direttamente in bella perché a far la brutta all’epoca si rompeva), fino ad arrivare al dilemma:

ita corrumpi fidem artis cuius clara documenta et antiqua aetas et nostra tulerit

“E ora io quel artis come me lo traduco? Arte divinatoria?”
Nel frattempo si stava spargendo la voce che U Babbu, in commissione per la V A e probabilmente uno dei pochi col manico necessario a tradurre quell’obbrobrio, stava passando classe per classe ad aiutare i malcapitati fratelli di sventura maturandi del 2005.
Ma U Babbu è anche un uomo dai saldi principi morali che avversa il conflitto di interesse. E in quella classe c’era colei quod patrio princeps donarat nomine regem. Robespierre l’incorruttibile non avrebbe saputo fare di meglio.
U Babbu comparve sulla porta, confabulò col professore di Koris e se ne andò. Koris si disse che l’aiuto sarebbe arrivato per procura.
“Ragazzi, state attenti a tradurre quel artis
Koris si disse “vorrà dire tutto tranne che arte, cambiamo la traduzione”. Lo avesse tradotto con “cetriolo” avrebbe reso lo stesso concetto.
Poi il professore si piantò davanti a Koris.
“Hai finito?”
“Sì”
“Son passate due ore. Consegni?”
Koris era un po’ sorpresa da quella fretta. Si ricordò un altro dei moniti dell’Amperodattilo (“agli esami si resta fino all’ultimo secondo anche se si ha finito, non si può mai sapere”). Poi si ricordò che le piaceva consegnare per prima, quindi si disfò del sordido malloppo. Uscita Koris dalla classe, entra U Babbu, sanato il conflitto di interesse, a salvare anche la III B.
Poco dopo, a casa Koris.
“Ma tu quel artis come lo hai tradotto?”
“Con ‘cetriolo'” (n.d.K. non potete pretendere che dopo otto anni di sola fisica mi ricordi ancora esattamente come ho sbagliato la versione di maturità!)
“Andava tradotto con ‘arte’!”
“Ma se a me hanno detto di stare attenta a tradurlo, io cosa vado a pensare? A tutto tranne che al significato letterale. Poi te lo avevo detto che io volevo fare la maturità un anno prima, avrei avuto greco e tanti saluti”
“…”
“Comunque, visto che era una versione veramente impestata e che scommetto che nessun altro ci ha capito una fava, non mi daranno mica 14 per un significato travisato. No?”
Indovinate un po’.

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16 thoughts on “Otto anni fa

  1. Amperodattilo 20 giugno 2013 alle 16:30 Reply

    Post deliziosamente letterario………………………buon sangue non mente!
    Vorrei avere la tua penna…………….anche per sfogare le ire con la colleganza becera, ignorante ed arrogante.
    Presidenti che danno le dimissioni perché “non se la sentono” commissari che dichiarano “io non so fare i verbali”, anzi no, “io i verbali non li so fare”………………..tutto sommato meglio la tua maturità

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    • Yaxara 20 giugno 2013 alle 18:03 Reply

      Eh, bisogna andarcelo a dire che così non si ce la può fare… (cit)

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  2. Quella del Sangue di Porco 22 giugno 2013 alle 20:31 Reply

    Credo che sia anche l’avere entrambi i genitori insegnanti che aiuta a renderci così. Così come non lo so descrivere, ma tipo te, o me.

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    • Yaxara 24 giugno 2013 alle 08:14 Reply

      No, ma… anche tu? Vuoi vedere che siamo uscite da un esperimento di clonazione e nessuno che lo ha mai detto?

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      • Quella del Sangue di Porco 5 luglio 2013 alle 14:50

        Oppure eravamo completamente diverse ma poi ci hanno affibbiato famiglie simili per vedere quanto contano le influenze di familiari così. Non avevo un Orso, ma un cuginetto che viveva sempre con me. Non so cosa pensasse dei totani, però.

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      • Yaxara 9 luglio 2013 alle 08:11

        Dici che siamo un esperimento scientifico-familiar-sociologico? Stile topo da laboratorio?

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  3. Fannes 23 giugno 2013 alle 12:40 Reply

    La commissione interna da me era il male, la frase della prof di mate alla correzione sarà ricordata per sempre:

    -hai risolto questo problema in 2 modi diversi, quindi ti ho tolto 2 punti.
    -What?!
    -si, poi qui hai risolto questo esercizio con un teorema ma io non ve l’ho spiegato.
    -è un teorema che ci aveva spiegato il prof. X in seconda.
    -ah, ma io non lo conosco quindi ho considerato l’esercizio sbagliato e quindi 12/15.

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    • Yaxara 24 giugno 2013 alle 08:11 Reply

      La mia prof di inglese era così: imprevedibile, impreparata, impresentabile (vestiva col copridivano, secondo me). E a scuola c’è pieno di gente simile. E anche all’università. Aspetta, mi sa che ce n’è ovunque…

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  4. fradicuneo 26 giugno 2013 alle 09:36 Reply

    Il mio anno era uscito greco, una versione con vari errori e pagine mancanti…un vero incubo…non ricordo tutti gli errori che avevo fatto, la cosa consolante (?!!) era che la media delle versioni era stata bassissima, cosa che aveva alzato i giudizi finali eheheh

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    • Yaxara 26 giugno 2013 alle 12:52 Reply

      In teoria la media fu alzata anche al mio anno. Ma la prof di greco mi voleva un sacco bene. Più o meno quanto a un ispettore delle tasse…

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  5. Tetto 26 giugno 2013 alle 12:51 Reply

    Bellissimo post!
    mi piacerebbe sapere dei tuoi “simpaticissimi compagni di classe”, che avresti voluto vedere alle prese (diciamo così, in modo pià aulico…) con Plutarco…

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    • Yaxara 26 giugno 2013 alle 12:55 Reply

      Grazie!
      I miei compagni di classe, a parte un paio, erano un monumento all’ipocrisia. Nessuno si sopportava, ma nessuno lo diceva in faccia, a parte me. Poi su 18 eravamo 13 femmine in età adolescenziale, praticamente un pollaio. Io ero parecchio fuori deviazione standard, mi interessavo a tutt’altro ed ero la figlia del prof della A, quindi le malelingue si sprecavano sui miei voti. A parte con una, che è un po’ la mia migliore amica, non ho mantenuto contatti con nessuno. Non mi cercano nemmeno più per le cene degli N anni dopo e non me ne dispiaccio.

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      • Tetto 27 giugno 2013 alle 08:15

        ah, come ti capisco. Anche da noi troppe donne, quindi troppi gruppi l’un contro l’altro armato e l’obbligo di schierarsi!!
        Io non mi sono mai del tutto integrata, e la maturità fu una grandissima liberazione!!
        Quanto ai ritrovi, ho partecipato a uno, un paio di anni fa ed è stato grottesco. Gente che l’indomani scriveva boiate sulla meravigliosa amicizia che ancora ci legava tutti. Come no, infatti mai visti prima e mai rivisti dopo….

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  6. Nunù 8 luglio 2013 alle 18:11 Reply

    Mi hai fatto schiantare dal ridere!!!
    Addirittura figlia di non uno, ma due prof di latino? Una combo pazzesca!! Nella mia famiglia, a parte qualche cugino coetaneo, sono stata la prima a fare il classico. Per la serie te la cavi da sola (quanto avrei voluto una zia o zio latinista che mi venissero in soccorso certe volte…). La versone del 2005 Tacito: bestiale. Se fosse capitata a me lacrime amare e dolori. Quintiliano penso invece che ce l’averi fatta. Comunque io mi ritengo molto fortunata: Cicerone, il Lelius. Era luuuunga, ma comprensibile.
    Avevo sperato in greco, ma uscì latino. E per come è andata meglio così.
    L’anno prima dela mia maturità uscì Epitteto, roba da strapparsi i capelli, così la nostra simpatica -come la morte-prof di latino ci fece studiare per il mio anno tutti gli autori più astrusi di latino, dicendoci chiarmante di scordarci Seneca o Cicerone. Bingo.

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    • Yaxara 9 luglio 2013 alle 08:17 Reply

      Ecco, non è che i latinisti in famiglia ti soccorrano: non prima della supplica in carta bollata o quando ti vedono camminare sul cornicione, pronta a buttarti a causa di ablativo assoluto. Per il resto si sentono molto personal trainer, un sergente maggiore Hartmann che sbraita non sui culi flosci ma sulla consecutio temporum. Strano animale, in effetti.
      Quanto a scrittori astrusi, a me capitò un Elio Sparziano l’unica volta che cercai di fare un Certamen (gara per latinisti). Manco il vocabolario lo conosceva.

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      • Nunù 11 luglio 2013 alle 16:05

        Anche un personal trainer sarebbe stato gradito! Ma alla fine in qualche modo il liceo si è fatto lo stesso, tra una capocciata nel muro e un ritiro spirituale in biblioteca. Mai partecipato a un Certamen (nè ho aspirtato a farlo): ero la classica studente senza infamia e senza lode. Direi che con Elio Sparziano (chi?) vinci il trofeo per l’autore più astruso.

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