Come presentarsi al tuo nuovo capo

Approccio numero uno: “Mi hanno preso, si sono fatti piacere il mio cv, quindi sarò il loro schiavo devoto per qualunque capriccio, visto che mi pagano”
Approccio numero due: “Mi hanno preso, il mio cv è stato apprezzato, quindi dovranno stare alle mie condizioni, visto che mi hanno scelto”
Un approccio è fantascienza, l’altro è Koris.
Koris stamattina aveva l’appuntamento col nuovo capo al campus di St. Jerome. E sì, aveva guardato la strada su GoogleMaps.Quindi, armata di una certa convinzione, ha annunciato al Replicante che oggi non ci sarebbe stata per nessuna ragione al mondo (vacanzizzata fullbody h24) e ha inziato a escogitare tecniche per farsi prendere sul serio.
Prima problemica: trasformare un puffo quattrocchi in un essere umano degno di essere reclutato. Ha abdicato gli occhiali storti per le lenti a contatto e scalato le scarpe nuove. Quelle che la portano ad altezza medie. Quelle con cui è più imponente, stando a U Babbu (trad. it. “la gente mi vede e non mi passa sopra”). In uno scatto di quella che chiameremo un’astuzia provvidenziale, Koris decide comunque di portarsi dietro un paio di scarpe basse perché “Hai visto mai, ho sempre dietro il necessario per salvare il mondo, un paio di ciabatte non cambia molto”.
Poi è andata a prendere il metrò, così bardata, sui trampoli.
Fermata del metrò di Frais Vallon. Uscita da metrò, ore nove e venti. Appuntamento per le ore dieci. Ci si stava di larga misura.
Koris imbocca la via che si ricordava più o meno da Google, quindi decide di seguire le indicazioni. Per St. Jerome. Che altro ci sarà a St. Jerome se non il campus? (Nota: tre campus su quattro a Marsiglia sono stati costruiti fuori città, perché era il ’68 e l’allora ministro dell’interno voleva evitare disordini con gli studenti, confinandoli dove poteva essere minimo l’impiccio e massimo il disagio. Koris si augura che costui non si sia goduto la pensione).
Cammina cammina sui trampoli. Koris si trova in un borgo di case basse, villette e negozi alimentari. Non esattamente quello che ci si può aspettare da un campus.
Consulta la mappa della fermata dell’autobus. Capisce che per salvarsi deve girare a sinistra a un certo punto.
Solo che quando arriva al certo punto non è più sicura che sia la via giusta. Un disastro, in poche parole.
Si trova a girare come un’idiota in una zona residenziale piena di oleandri, in cui l’unico elemento rassicurante è un susino carico di frutti. Visto che Koris non vede speranza di uscirne, almeno non morirà di fame.
Poi compaiono due massaie, col carrettino della spesa a rimochio e un mocio. Koris galoppa verso di loro, incespicando sui trampoli, come il più maldestro degli scippatori. Normalmente non secca la gente per strada, ma rischia di essere in ritardo, visto che sono le dieci meno un quarto.
“Scusi, signora, dov’è il campus?”
“Lontano?”
“Quanto lontano?”
“Venga che facciamo un pezzo di strada assieme”
In duecento metri Koris apprende: che un tempo il quartiere era tranquillo, poi sono arrivati gli studenti; che prima c’era un passaggio con un grigliato che permetteva l’accesso dei professori al campus, ma gli studenti passavano lo stesso scavalcando; che il medesimo passaggio è stato chiuso con un muretto, ma gli studenti continuano a scavalcare, indulgendo nel giardino di una signora che ha la sventura di abitare lì a fianco; che hanno denunciato la postina perché ha recapitato un pacco sbagliato. Quindi Koris si accomiata dalla compagnia e prosegue da sola.
All’angolo della strada, mentre un imbianchino intento a pitturare una staccionata le fischia dietro, si cambia le scarpe perché i suoi piedi gridano pietà.
Dieci minuti di marcia forzata dopo raggiunge il campus. Secondo cambio pneumatici che nemmeno i meccanici agli ordini di Jean Todt. Entra nel campus. Non è in ritardo, è a filo in orario.
E scopre di aver cancellato il messaggio con le indicazioni per trovare il laboratorio. Chiede all’entrata.
“Scusi, il laboratorio di strumentazione?”
“Boh!”
“Come boh?”
“Provi da quella parte”
Chiede a un tizio che passa. Omertà. Gira senza meta, rifiutandosi di guardare l’orologio. Si infila di straforo in un laboratorio di fisica della materia, alla o la va o la spacca.
Quelli non sanno nemmeno dove sono. E no, non le è andata bene.
Torna al punto di partenza, sconsolata.
Non resta che fare una cosa per arginare il ritardo abissale: umiliarsi.
“Senta, io sono arrivata al campus, ma non trovo il laboratorio!”
“Dove si trova?”
“All’entrata JB2”
“Allora salga al quarto piano”
Qualche volta Koris si chiede se lo sceneggiatore della sua vita sia lo stesso de “Il diario di Bridget Jones”.

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10 thoughts on “Come presentarsi al tuo nuovo capo

  1. Tetto 17 luglio 2013 alle 20:01 Reply

    Ah, beh, allora queste cose non succedono solo in Italia!!!! sono già un pochino rinfrancata

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    • Yaxara 18 luglio 2013 alle 08:00 Reply

      Poi io sono riconglionita, e aiuta 😀

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  2. Fannes 18 luglio 2013 alle 03:02 Reply

    E per fortuna non vivi a singapore, altrimenti gli autoctoni ti avrebbero dato indicazioni per il campus palesemente sbagliate ma con una faccia talmente convinta che arrivare dal lato diametralmente opposto della città sarebbe stata la scelta ovvia. Il tutto condito da quei freschi 32°C col 90% di umidità caratteristici delle 10 di mattina.

    Ma ormai degli asiatici non mi fido più.

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    • Yaxara 18 luglio 2013 alle 08:13 Reply

      Mi ricorda certe performance giapponesi…! Anche per il clima.

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  3. fradicuneo 18 luglio 2013 alle 10:08 Reply

    Questa é una delle tipiche situazioni che potrebbero succedere anche a me (di fatto mi é successo un paio di settimane fa cercando un’ ostetrica e la sala parto che dovevo visitare) ci sono talmente abituata che ormai non mi vergogno nemmeno piú quando devo chiamare, chiedere, etc etc

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    • Yaxara 23 luglio 2013 alle 08:38 Reply

      Dovrei cominciare a metterlo nelle tempistiche dei miei spostamenti. Cosa che in effetti faccio…

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  4. Quella del Sangue di Porco 21 luglio 2013 alle 09:17 Reply

    Credo che nessuno sceneggiatore sarebbe capace di arrivare ai livelli a cui sappiamo arrivare noi da sole con le nostre forze 😀
    “Quelli non sanno nemmeno dove sono” è bellissimo.

    Ovviamente, la scelta più saggia di chiunque è sempre la scelta delle scarpe comode!

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    • Yaxara 23 luglio 2013 alle 08:39 Reply

      Hai ragione su tutto. Ma in particolare sulle scarpe! 😀

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  5. mezzastrega 31 luglio 2013 alle 13:37 Reply

    ma alla fine il colloquio come è andato?

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    • Yaxara 31 luglio 2013 alle 13:41 Reply

      Son dei loro! 😀 A partire da metà ottobre!

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