A la belle etoile

Quando era alle elementari/medie, Koris aveva problemi a ricordarsi che giorno fosse durante l’estate. Poteva essere un qualunque giorno fra giugno e agosto, lei lo ignorava. Il giorno preciso della settimana meno che meno. Questa volta le è bastata una settimana di vacanza per perdere completamente la concezione del tempo e persino dello spazio, perché troppi trasbordi al giorno sballottano l’essere.
Koris ha cominciato il viaggio col dubbio di aver capito male il luogo del rendez-vous (si sta francesizzando un po’ troppo, lo ammette) e di ritrovarsi da tutt’altra parte. Ma di Manosque fortunatamente non ce ne sono troppi e nonostante venti minuti di panico perché non si stava presentando nessuno a prenderla, alla fine ha trovato di che farsi scarrozzare a nord, verso la Drome e l’Isère.

paesaggio

Paesaggio tipico del Vercors. Il tempo di cacca è Koris-implicito, come la nuvoletta di Fantozzi.

Ancora una volta Koris non aveva capito niente e quella che lei reputava essere una sessione di endurance a piedi si è rivelata piuttosto un’esplorazione in macchina.
Ma il disagio non è mancato. Nella fattispecie, Koris ha scoperto che:

  • l’antico insegnamento dell’Amperodattilo secondo cui è meglio non trovarsi sotto un traliccio dell’alta tensione quando il cielo minaccia temporale non è noto a tutti, nemmeno a escursionisti reputati esperti. Quindi meglio dormire al vento, con i teli dell’accampamento (montato al buio) che sbattono e ti impediscono di dormire.
  • la rugiada è insidiosa quanto il vento, soprattutto se il telo ti sgocciola in testa.
  • è altresì sconsigliabile farsi bagnare la parte bassa del sacco a pelo, soprattutto se si dorme a sette gradi, alla diaccio e in una stazione sciistica chiusa. Il lato positivo dell’essere altri un metro e un barattolo (Orso cit.) è potersi raggomitolare nel sacco a pelo in larghezza e riuscire a sopravvivere all’assideramento.

Notti furiose a parte, in cui Koris ha dormito col berretto in testa per la prima volta nella sua vita, ci sono stati anche particolari piacevoli. Come i primi funghi della stagione, perché fra le alpi è già autunno.

funghi


funghi
funghi Funghi. Per dedicarli a Quella del Sangue di Porco. L’ultimo per qualche ragione ha una forma… bizzarra.

O passare in villaggi piuttosto significativi, come quello che diede i natali all’inventore dell’orologio parlante (così dicevano le indicazioni, Koris non ha indagato oltre, ma a fianco c’era un campo di marijuana). O il villaggio chiamato Glandage, la cui traduzione letterale è pressappoco Cazzeggio. Per la cronaca, nel villaggio perduto all’ombra delle montagne abita stabilmente un pastore di pecore che fa un formaggio eccezionale.

dioce

Koris-foto in stile “dio c’è”. Ogni tanto le scappa.

Il viaggio è stato anche foriero di soprese, come trovare aperta la baita ai piedi degli impianti non era chiusa a chiave. E c’era ancora la corrente. E l’acqua calda per lavare i piatti. Dettagli insignificanti, ma che fanno la differenza fra la vita e l’abbattimento cosmico se il pranzo è stato consumato al vento sul Col du Rousset.

fantasy

Scenario vagamente fantastico, fa quasi Bretagna.

Sorpresa un po’ meno gradita è stato il tubo di scappamento che ha salutato la compagnia fuori dal villaggio di Chamaloc, ma Koris non entrerà in dettagli meccanici per cui Koris è assolutamente negata a causa del suo secondo cromosoma X. Diremo solo che è stato provvidenziale un tubo di aspirapolvere trovato nella spazzatura, come abbia funzionato resta misterioso.

chamaloc

Chamaloc. Si sconsiglia di forare il tubo di scappamento qui.

Sabato, dopo la notte passata a troppo pochi gradi per sopravvivere all’esterno (e con un sacco a pelo bagnato), si è deciso di fare i secessionisti e fuggire in Savoia, a sbagliare strada nell’attraversare l’Isè, a colpi di autocoscienza e confessioni spinose, per ritrovarsi perduti nella piovosa campagna savoiarda a cercare pane per sfamarsi.
“Scommetto che le oreillettes non le hai mai mangiate.”
“Sembrano tanto le bugie che fanno da noi.”
“Ma sono un dolce di questi posti!”
“La Savoia era italiana, qualcosa di buono ve lo avremo pure lasciato”
E soprattutto tornare alla civiltà che ti attende a the caldo e La Doccia. Soprattutto La Doccia che ti gratta via lo sporco, il sudore e le erbacce ramazzate in giorni di pascolo selvaggio. La Doccia calda che ti ammette di nuovo nel regno degli umani e ti rende felice di essere vivo. Per non parlare del letto col piumone, che non si vorrebbe uscire mai.
Dormire à la belle étoile serve anche a questo: a farti apprezzare il minimo conforto della civiltà una volta che ritrovi un tetto sulla testa.

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14 thoughts on “A la belle etoile

  1. stelladecadente 16 settembre 2013 alle 15:06 Reply

    Odio, detesto e aborro la vita all’aria aperta. Sarà per questo che sono molliccia e bianca? (La Fede di ritorno)

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    • Yaxara 17 settembre 2013 alle 07:16 Reply

      Bentornata!
      A me non dispiace pascolare ogni tanto, ottima scusa per disconnettersi dal putrido mondo informatico.

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  2. Cianuro 16 settembre 2013 alle 15:27 Reply

    Oddio, sento di non aver bisogno di fare questo tipo di escursione per apprezzare il calduccio di casetta mia. Però sono davvero dei paesaggi fantastici, mi fanno pensare quasi che ne valga la pena….

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    • Yaxara 17 settembre 2013 alle 07:16 Reply

      Per i paesaggi ne vale davvero la pena. Per il sacco a pelo bagnato un po’ meno.

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  3. Quella del Sangue di Porco 17 settembre 2013 alle 08:48 Reply

    Vedi che poi alla fine non c’era tanto da invidiare la mia montagna commammmaeppapà? Io secondo loro non posso nemmeno sudare, figurati stare in un posto un po’ umido (Clara di Heidi, tipo), forse inizierebbero a temere anche se dormissi col sacco a pelo in terrazzo (in terrazzo giù, non nelle nebbie qui).
    Comunque quando apparivano le foto dei funghi io fremevo pensando “Fa’ che me li abbia dedicati, fa’ che me li abbia dedicati!” e sono stata felicissima!
    Pure quelle pietre muschiose mi affascinano un sacco, io penso che passerei giorni a guardarmi muschio, radici e funghi… strani O_ò.

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    • Yaxara 17 settembre 2013 alle 09:41 Reply

      Mica mi dimentico una dedica che so essere gradita!
      Il muschio è bellissimo! Poi lì era di una comodità che manco il divano di casa (che non ho, ma dettagli), la prossima volta lo uso come materasso, senza nessuna vergogna. E ora spero cominci la stagione buona per gli appostamenti nella foresta…

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  4. Jacque 17 settembre 2013 alle 14:07 Reply

    Ohhhhhhhh i funghetti! *___* {so che e’ un commento inutile, volevo solo farti sapere che ti leggo u.u}

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    • Yaxara 17 settembre 2013 alle 15:50 Reply

      Apprezzo tutti i commenti, a prescindere dall’utilità. Poi anche io lascio in giro un sacco di paccottiglia 😛

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  5. fradicuneo 17 settembre 2013 alle 17:57 Reply

    Che dura!! e non ti sei nemmeno raffreddata…io sarei a casa con la febbre!!

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    • Yaxara 17 settembre 2013 alle 20:28 Reply

      Uno dei miei compagni di sventura ha continuato a ripetre “l’incubazione dell’influenza dura quattro giorni”. Un uccello del malaugurio 😛

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  6. Fannes 18 settembre 2013 alle 01:59 Reply

    Ribadisco, dobbiamo andare in vacanza insieme! Però ecco, in Cambogia eviterei di dormire all’aperto 🙂

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    • Yaxara 18 settembre 2013 alle 07:08 Reply

      Vero, dovremmo andarci. E in effetti in Cambogia devono esserci zanzare col porto d’armi e kalashnikov al posto del pungiglione, caricato a malaria, per cui decisamente meglio evitare…

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  7. Celia 19 settembre 2013 alle 01:36 Reply

    …La Doccia!!!
    (noto che ormai è una sindrome diffusa!)

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    • Yaxara 19 settembre 2013 alle 06:32 Reply

      E volevo linkare il tuo post! Solo che sono fusa e me lo sono scordata… però non sai quanto ci ho pensato sotto il getto d’acqua bollente!

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