Brandelli e ritorno

Le cose erano nell’aria, si sapeva che sarebbe finita così e forse meglio che sia finita così. O meglio, che stia finendo così, perché la parola fine arriverà col 2014.
“Che morto un papa se ne fa sempre un altro” e sarà anche vero.
“Che meglio soli che male accompagnati” e razionalmente si sa anche quello.
Che la vita è scommettere e ogni tanto ci si trova a scommettere sul cavallo sbagliato. E se anche una parte di te vorrebbe continuare a spronarlo per farlo correre, per mostrare che si può ancora vincere, il cervello sa che tanto vale lasciarlo lì e andare a piedi, perché i piedi sono i tuoi. I piedi che ti hanno portato fino qui e ti porteranno ancora, su cui sai di poter contare.
Che bisogna saper perdere, ma il sapore della sconfitta è amara e si fa sentire in momenti infami, quando i colleghi ti lasciano sola in ufficio, in compagnia dei sensori di flusso termico. E il momento di inefficacia si fa profondo, il desiderio di non essere sola. Ma poi passa, perché la disperazione non porta da nessuna parte, i sensori di flusso termico forse sì.
Che bisogna mettersi a cercare un’altra casa, forse da sola, forse con qualche coinquilino. Ma non era così che ci si era immaginati di lasciare la casa sulla collina. Non per quel motivo, non col sapore della sconfitta.
Che tocca riprendere in mano la propria vita, fare dei respiri profondi e dirsi che tutto andrà lentamente a posto, che sé stessi è parecchio su cui contare, soprattutto quando si ha un lavoro. E la solitudine è uno stato che ci si crea, che si può evitare e superare. Soprattutto conoscendo la strada che ti ha portato qui e che non ti riporterà a vivere a casa da papino, come se fossi un’adolescente del liceo, la vera sconfitta.
Che quando si chiude un’avventura se ne apre un’altra, che non è mai la fine del mondo e a quasi 27 anni meno che mai.
Che bisogna cercare di essere razionali e, anche se ci si sfoga, non lasciarsi portare a fondo. Non ne vale quasi mai la pena, finché la vita continua.

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13 thoughts on “Brandelli e ritorno

  1. mezzastrega 30 ottobre 2013 alle 14:38 Reply

    Beh insomma… io non sono così ottimista, ma immagino che a 27 anni sia il caso di esserlo.
    E’ cambiato tutto nella tua vita, tutto in una volta. Meglio così: lo stordimento e la fatica sono tali che vai avanti per forza.
    Tra un po’ ti guarderai indietro e ti chiederai come hai fatto, ma avrai già fatto e pace.

    Su su, c’è tutto un mondo intorno, soprattutto per una dottoressa nuova di zecca e tanto giovane.

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  2. Cianuro 30 ottobre 2013 alle 14:39 Reply

    Tutte cose giuste Yax. Hai tutto il mio appoggio morale per questo tuo percorso 🙂

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  3. Quella del Sangue di Porco 30 ottobre 2013 alle 15:33 Reply

    Ah io mi ricordo che non solo morto un papa se ne fa un altro, ma morto un papa se ne fa uno migliore. E poi la trovatrice di apicoltori sei tu (e se non ti funziona più il dono, io ce ne ho un paio in più da offrire e/o condividere 😀 )

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    • Yaxara 31 ottobre 2013 alle 09:13 Reply

      Io ti voglio un sacco bene, lo sai? Quanto al papa migliore, vedremo :p

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  4. stelladecadente 31 ottobre 2013 alle 16:40 Reply

    Non sono “scientifica”, non sono nemmeno un quarto intelligente di come lo sei tu ma… Ho dovuto ricominciare anch’io a 27 anni per un cavallo sbagliato. E sono dovuto andar via dalla casa sulla collina. Rivedo una piccola me in te. Ti dico un’altra piccola banalità: il tempo cura tutto. Ti abbraccio forte forte!

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    • Yaxara 1 novembre 2013 alle 17:02 Reply

      Diciamo che non è che io sia così intelligente, so solo vendermi bene 😉
      Io credo che a 27 si possa ricominciare e che dopo un po’ le cose si litigano con una scrollata di spalle. In verità credo si possa ricominciare anche a 90 se si ha la voglia, ma a 27 è più facile. Perderò la bussola per un po’, ma poi andrà di nuovo tutto bene. Finché si è vivi si sopravvive 🙂

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  5. Fannes 1 novembre 2013 alle 09:58 Reply

    L’importante è che non muoia io, poi va tutto bene 🙂

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    • Yaxara 1 novembre 2013 alle 17:00 Reply

      Come dice un amico di U Babbu, “morto io, morto dio!”. 😀

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  6. Celia 3 novembre 2013 alle 21:48 Reply

    Ho pensato un po’ a come rispondere.
    Ci ho pensato, mentre gironzolavo per casa aprendo uno dopo l’altro gli scatoloni del trasloco – la casa dove son cresciuta, dopo aver sbaraccato la mia vita bolognese per cause di forza maggiore, anche se temporanee, e con tutta l’intenzione di ripartire definitamente fra qualche mese.
    E… sì.
    Sì, ecco.
    “Il cervello sa che tanto vale lasciarlo lì e andare a piedi, perché i piedi sono i tuoi. I piedi che ti hanno portato fino qui e ti porteranno ancora, su cui sai di poter contare.”

    Che c’hai ragione te, Koris, anche se non ti ho mai visto in faccia di persona e non ti ho mai stretto la mano, cose così. C’hai ragione, non mi viene in mente altro.
    Forse perché sono un po’ le stesse cose che mi ripeto da giorni, in parte per farmi coraggio, in parte perché ci credo sul serio.

    Un abbraccio dalla fetida Brianza.

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    • Yaxara 4 novembre 2013 alle 19:09 Reply

      Grazie Celia 🙂
      Talvolta penso che gente che non si mai stretta la mano si capisca meglio di chi si ha sotto gli occhi tutti i giorni.
      Grazie di cuore 🙂

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  7. fradicuneo 5 novembre 2013 alle 18:59 Reply

    Vedo dal tuo ultimo post che la storia dei piedi l’hai presa alla lettera eh?
    Morto un papa se ne fa un altro (migliore, come dice sangue di porco), pero è vero che tra un papa e l’altro una ha il diritto di essere triste, piangere, sfogarsi e ti dirò, addirittura lamentarsi (sai che non sono amica del lamento…) della sua condizione, farsi coccolare dagli amici, mangiare cioccolato…così poi si assapora meglio l’allegria, l’ironia, l’equilibrio etc quando tornano!

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    • Yaxara 6 novembre 2013 alle 08:48 Reply

      I piedi sono sempre da prendere alla lettera! 😀
      Diciamo che essendo la cosa a scoppio ritardato, per ora sono in un bizzarro stato di distacco semi-zen, coi pensieri chiari ma i sentimenti ingarbugliati. A metà fra il voler fare qualcosa per una persona e sapere che comunque sarebbe tutto inutile, quindi tanto vale abbandonare la nave che affonda.

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