Va dove ti porta il piede (fotopost)

Il venerdì è stato passato in maniera completamente improduttiva, si doveva evitare che il sabato si replicasse. Così è stata varata una misura d’emergenza anti-degrado e Koris ha preso tutti e seimila gli autobus per il porticciolo di Callelongue.
L’idea di partenza prevedeva una camminata fotografica sulle rocce di Les Goudes. Una roba tranzolla da fare in sciallo, l’avrebbe definita Orso. Come no.
Koris era armata del suo zainetto più piccolo, di un thermos da 750 cl d’acqua, una microbica fetta di focaccia autoprodotta, un po’ di obbligatorio cioccolato e tutto l’armamentario. Dopo essersi imbattuta in un gatto coccoloso color Spin ma taglia XS, Koris ha dovuto riflettere sul da farsi.

gatto

Quattro chili di gatto in meno.

Il pannello illustrativo diceva “Randonnée du Semaphore, 1’30; Callelongue-Calanque de Sormiou, 4’30”. Essendo le dieci e mezza e Koris parecchio disposta a smuovere le chiappe, ha optato per il sentiero lungo, tanto non aveva niente da fare, a parte la spesa. E così si risolveva il problema del disagevole autobus 20 con cui era venuta, rimpiazzandolo con un più comodo 22 preso alla prigione di Baumettes.
Così si è messa in cammino al suo ritmo da “ritorno dalla Russia a piedi” ed è andata, a godersi paesaggi di nuvole su mare e su roccia che le facevano venire in mente mezza discografia dei Blind Guardian, immersa nell’odore dei rosmarini e della resina dei pini marittimi.

riou

Sembra Valinor, ma è l’arcipelago di Riou.

riou

Resine e legnetti, dedicati a Sangue di Porco in mancanza di funghi.

marseilleveyre

Marseilleveyre, la calanque “brutta”.

Passata Marseilleveyre, mentre Koris teneva gli occhi fissi sul Bec de Sormiou che pareva più vicino del previsto (ma si sa, l’apparenza inganna e il dislivello non ne parliamo nemmeno), si è ritrovata in un luogo a dir poco spettrale. Sotto il cielo plumbeo, quella che un tempo doveva essere stata una pineta. Non restavano che alberi contorti, anneriti, con rami indistricabili, morti. Nessun odore, nessuna frasca al vento. Era decisamente inquietante, in pieno contrasto col paesaggio attorno. Poi Koris ha notato, ai piedi degli alberi morti, una piccola folla di pini, il più alto sarà stato dieci centimetri. Non domani, non dopodomani, ma un giorno quell’ansa tornerà ad essere come prima. I pinetti le hanno fatto una tenerzza infinta.

incendio

Solo alberi contorti.

pinetti

Ma la vita, nonostante tutto, continua.

Koris ha continuato per il suo cammino, imbattendosi in nurtiti gruppi di arzilli vecchietti in tenuta da trekking, una coppia di italiane e qualche famiglia. Italiane a parte, non c’era praticamente nessuno della sua età. Si vede che i giovani erano ancora a riprendersi dai bagordi della notte precedente. Quindi non restano che due possibilità: Koris è già un’arzilla vecchietta in pectore oppure non è mai cresciuta e trotta per le pietraie come se avesse otto anni e ce l’avesse portata l’Amperodattilo. Ma alla fine chissenefrega, quando il mare scintilla e il sole buca fra le nubi a scaldarti le ossa. La Koris-vita è questa, i bagordi non le interessano più di tanto (a meno che non parliamo di bagordi in falesia).

podestat

Calanque du Podestat. A detta di Koris, la frana è terribile ma bellissima.

calcare

Cosa vuoi di più dalla vita? Una corda e dei rinvii!.

majesty

Tutto questo ha una sua maestà.

Il sentieri ha girato verso l’interno, vista su Marseille. Koris ha tirato fuori la carta topografica fica ma non abbastanza fica.
“Ah, sono a Sormiou! Quindi saranno circa le tre…”
Era quasi mezzogiorno e mezza. Grande Koris-disappunto. O il pannello mentiva, o le marce forzate in compagnia dell’Amperodattilo prima e di Lerry poi hanno dato a Koris un passo da bersagliere. Che fare? La passeggiata in verità prosegue, trasformandosi nella nota Marseille-Cassis, dodici ore di passeggiata assassina per chilometri trenta e 1500 m di dislivello totale.
“Secondo me puoi arrivare a Cassis” ha proposto un babbo biondo che pascolava due biondissimi pargoli.
“Prima di buio?”
“A mio avviso è fattibile”
“Il problema è che ho circa mezzo litro d’acqua, potrei anche morire di sete molto prima di metà strada”

sormiou

Calanque de Sormiou e la strada continua.

Koris ha continuato a saltabeccare per i sentieri per un po’, fra spinose querce verdi e terreni argillosi, assalita talvolta da una simpaticissima miriade di moscerini. Probabilmente grazie al sudore, che le dava una fragranza non esattamente identica a quella di Cleopatra appena uscita dal bagno. Ma a noi il puzzo sano di polvere e sudore piace, almeno nei week-end.
A suon di sali/scendi, chiacchiere con sconosciuti per strada e razionamenti della pochissima acqua restante, Koris è giunta fino al cosiddetto Carrefour. Per sbagliare clamorosamente strada e ritrovarsi sopra alle falesie di Cap Morgiou.

morgiou

La calanque è lì, io sono qui. Qualcosa non quaglia.

canaille

Ma il panorama fino a Cap Canaille vale la pena.

Una non troppo gradevole signora spiega l’arcano.
“Ora devi scendere fino alla calanque de Morgiou e poi risalire verso Luminy. Si passa di qui, dal Col du Renard. Sarà una discesa un bel po’ vertiginosa”
Grazie per l’incoraggiamento, in fondo Koris non ha assolutamente 12 km nelle gambe e niente nello stomaco da stamattina. E non è quasi senz’acqua, oh no.

bateau

Non mi vorrete mica dire che siamo in alto, no?

capmorgiou

L’anima dei peggio mortacci miei, la prossima scampagnata la faccio a Minas Morgul!

Koris si è né più né meno che distrutta le ginocchia nello scendere il Col di Renard. Già che detesta scendere in maniera scoscesa, per di più sui ciottoli e il mare sotto. Orso avrebbe snocciolato un rosario di belin (la leggenda vuole che lo dica anche quando parla inglese). Koris è arrivata a Morgiou sapendo che Cassis sarebbe stata per un’altra volta. Ha mangiato quel niente che aveva dietro, ha finito l’acqua. Poi ha raccolto ciò che resta delle sue gambe e ha cominciato la salita verso Luminy.

sorriso

A Heidi sorridevano i monti, a Koris sorride il granito. Son problemi.

michel

Il gioco del post: trova gli arrampicatori sul Rochet de St. Michel.

E fra una falesia di qua, gente che arrampica sulla Crete de St. Michel (Koris combatte il desiderio di andare a chiedere “Che, c’avete mica un imbrago in più e scarpette numero 35-36 che vi avanzano? Vi faccio l’ultimo di cordata!”), Koris arriva al Col de Sugiton, dove si scola le due gocce d’acqua che le restano, che tanto fra poco c’è la fontana.
Sedici chilometri e cinque ore dopo il punto di partenza. Praticamente metà della Marseille-Cassis. Koris si è detta che la prossima volta farà l’altra metà, la parte Luminy-Cassis. E poi, quando l’autolesionismo sarà alla vetta, si farà la totale, contando di farla in meno delle previste undici ore.
Fermatela, prima che sia troppo tardi.

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10 thoughts on “Va dove ti porta il piede (fotopost)

  1. Quella del Sangue di Porco 3 novembre 2013 alle 16:00 Reply

    Non posso fermare colei che mi dedica foto di tronchi dalle sembianze di salumi ( ❤ )
    Posso al massimo ricordarle di portarsi lo zaino più grande e rifornito, e poi non vedrò l'ora di leggere delle prossime scarpinate.
    Fanne anche per me!

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    • Yaxara 3 novembre 2013 alle 18:11 Reply

      Sarà fatto! Poi non c’erano funghi, in qualche modo dovevo rimediare! 😀

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  2. stelladecadente 3 novembre 2013 alle 20:54 Reply

    Mi hai fatto venire voglia di Francia e montagna. Praticamente un miracolo!

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    • Yaxara 4 novembre 2013 alle 19:06 Reply

      Ah, bene! Adoratemi come santona! 😛

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  3. Cianuro 4 novembre 2013 alle 15:07 Reply

    No, la scarpinata posso pure starci… ma a farla da solo non mi prenderebbe mai. Per me resti un mito.

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    • Yaxara 4 novembre 2013 alle 19:12 Reply

      Sono in una fase ascetica, detta anche del “chi fa da sé fa per tre”. Comunque la compagnia è sempre gradita!

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  4. spicciola 4 novembre 2013 alle 19:00 Reply

    Hai ragione, la vita va sempre avanti. Come le tue vie, d’altra parte! (Belli i minialberi ai piedi dei giganti vecchi e spenti!)

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    • Yaxara 4 novembre 2013 alle 19:13 Reply

      Ammetto che mi sono commossa come una scema quando li ho visti. Erano una sorta di poesia a base di clorofilla. :’)

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  5. Fannes 5 novembre 2013 alle 14:08 Reply

    Ma quindi quando uno ha fame taglia i rametti e si scopre che sono solo salami con la corteccia? Altro che Bear Grillys!

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    • Yaxara 6 novembre 2013 alle 08:45 Reply

      Il famoso “albero dei salumi”. Mai sentito parlare?

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