Lacrime di coccodrillo

Nella sua lunga et dolorosa carriera universitaria Koris si è trovata in lacrime a causa esami un considerevole numero di volte. Per esempio: algebra&geometria (dopo essersi volontariamente cacciata all’orale per non sapere ortonormalizzazione di Graham-Schmidt), analisi II (aveva preso solo 28, porella), laboratorio II (perché dover accettare un 26 brucia), term statistica (quando si accorse a cinque minuti dalla fine che aveva sbagliato il conto delle particelle all’inizio del compito) e laboratorio III (che le rimandò la laurea triennale di cinque mesi). Per la verità laboratorio III non fu veramente piangere, furono piuttosto quattro mesi di lutto cupo e inconsolabile. Ovvero, Koris si riprende più facilmente dalle delusioni sentimentali che da quelle accademiche, problemi suoi.
Poi per bizzarri scherzi del destino, un giorno si effettua la transizione da lacrimosa a lacrimogeno. Situaziona alquanto imbarazzante.
Koris aveva appena finito di correggere gli esami mostruosi e vegetava ammuffendosi fra gli squittii della Tacchettina e gli urli della Segretaria-Pescivendola (stesso tono di voce, solo che anziché strillare “acchiuge e bughe” blatera di burocrazia casuale con tanto di subwoofer). È stata proprio questa voce soave a scuotere Koris dalla polvere che si stava ammassando a mo’ di nevicata. Solo che anziché annunciare cozze a metà prezzo, la Segretaria Pescivendola precedeva una studentessa.
“Vuole vedere il compito!” ha aggiunto, in un bisbiglio che si sarebbe udito da Fort St. Jean fino a Fort St. Nicolas (ovvero da una parte all’altra del porto) e chissà, forse fino a l’Estaque.
La studentessa è entrata in ufficio col classico passo di chi si avventura nella tana del lupo. Un passo che Koris conosce bene e che fino a un paio di mesi fa adottava per avventurarsi nel freezer che il Replicante chiamava ufficio.
Koris ricorda anche il compito, uno di quei compiti che gridano panico a dieci metri. Un esercizio smozzicato di qua, un altro lasciato a metà, uno fatto in maniera decente, uno missing in action. Un compito che ti fa sentire in colpa a correggerlo, perché l’autore ha studiato, probabilmente anche parecchio, ma ha la testa incasinata quanto il tuo cassetto delle mutande. E all’ultimo anno di università devi aver imparato un minimo di freddezza.
Koris veste l’abito (che chiaramente non le appartiene) del benevolo cazziatone, a metà fra l’ammiraglio Adama e il prof. Forinosama, e spiega:
“Il primo esercizio era impostato bene, ma ti sei persa nei calcoli. Idem per il secondo. Del terzo non c’è traccia, purtroppo, ed è un peccato perché l’impostazione era la stessa che vi avevo mostrato a lezione il giorno prima. Il quarto invece è fatto bene, ma conteggiando tutti i punti più di 8/20 non ho potuto darti”
E la studentessa cosa fa? Piange.
La Koris-compostezza va in frantumi. Non si aspettava che ai Mostri importasse qualcosa, anche solo vagamente. Urge un piano di emergenza. In francese, per inciso.
“Immagino che tu abbia studiato, ma bisogna mantenere il sangue freddo. Gli errori non sono di concetto, sono stupidaggini matematiche, ma non posso non tenerne conto”
“È che non è giusto, a me sempre così e altri invece si fanno il compito col telefono sotto…”
E tu che le rispondi? Tu che sai come ci si sente, quando arrivi in un primo anno dove tutti hanno già visto tutto al liceo e tu arranchi? Quando W. e l’Ing. prendevano 30 perché conoscevano già il testo del parziale di Fisica II? Quando decidi di non dare laboratorio III e Bazilla clona il compito di due anni prima, per inciso facilissimo?
Poi in fondo lo sai che è anche colpa sua, perché quando eri tu al suo posto avevi la lucida certezza che se ti fossi impegnata di più avresti avuto trenta, se avessi lasciato da parte il panico e contato bene le particelle, o scelto la logica giusta per il circuito. Ma il voto ti ruga così tanto che l’ammissione di colpa non può che peggiorare la situazione.
Visto che non può mettersi a piangere accanto a lei, Koris si accontenta di metterle una mano su una spalla.
“Questa volta è andata così, ma non è la fine del mondo. Ti rifarai in un altro esame, basta che impari a stare tranquilla e se non ne esci dai calcoli, lascia l’esercizio e fanne un altro”
Parole vuote e Koris lo sa. Perché in quelle circostanze l’unica cosa che si vuole sentir dire è “mi son sbagliata a contare i punti, era un trenta e lode”, che però non avviene quasi mai. Koris guarda la studentessa allontanarsi, certa che in cuor suo la sta vaffanculeggiando.
Ma che ci vuoi fare? La vita universitaria è questo, che piaccia o no.

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7 thoughts on “Lacrime di coccodrillo

  1. mezzastrega 22 novembre 2013 alle 15:16 Reply

    D’altra parte non si può far passare un esame a chi non ha dimostrato di sapere quello che c’è da sapere.
    Non conosco il tuo mondo, ma l’università che conosco io deve preparare per una professione, ed è necessario che chi si laurea sappia.
    E’ pericoloso lasciar passare per “pietà”
    Ed ingiusto per chi ha imparato e fatto bene l’esame.

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    • Yaxara 25 novembre 2013 alle 07:59 Reply

      Sono d’accordo. Però non è una cosa facile…

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  2. Fannes 25 novembre 2013 alle 04:04 Reply

    Possibile che la gente non abbia ancora imparato come ci si comporta in pubblico?

    Bhà!

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    • Yaxara 25 novembre 2013 alle 07:59 Reply

      Eh, che ti devo dire…

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      • Fannes 25 novembre 2013 alle 11:19

        Secondo te dovevo scrivere “come ci si comportI”? sto perdendo l’uso dell’italiano.

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  3. Tetto 29 novembre 2013 alle 14:11 Reply

    Sei troppo buona!! ci vuole più distacco… se in ogni studente piangente rivedi te alla sua età è finita!
    pensa che magari non aveva studiato un tubo e ha provato a fare l’esame contando di copiare / farsi passare il compito / ricevere un’illuminazione celeste
    (Te lo dice una mamma disperata il cui figlio adolescente ogni santo giorno prova a propinarle scuse improbabili per i voti non esaltanti che infila)

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    • Yaxara 29 novembre 2013 alle 15:05 Reply

      Provo sentimenti, ma non è che li grazio. Cerco solo di non umiliarli come invece facevano certi miei professori.
      In bocca al lupo per le interazioni con l’adolescente 😉

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