E se otto ore vi sembran poche

Succede che nonostante ci si impegni a prenderli a piccole dosi in quanto decisamente nocivi alla salute, i Mostri si presentino sotto forma di antibiotico (nel senso greco letterale del termine, qualcosa che toglie la vita) con prognosi di otto ore di corso pratico. Un lunedì. C’è gente che si è suicidata per molto meno.
Koris ha un numero indeterminato ma elevato di ore di sonno arretrato e smania per le vacanze natalizie come mai prima d’ora. Le otto ore coi Mostri hanno popolato i suoi incubi, soprattutto dopo la catastrofica lezione di venerdì, quando il banco idraulico ha deciso di diventare incontinente e inondare l’aula. Circostanza in cui Koris, incapace di arrestare la piena, avrebbe voluto morire. O essere catapultata in una realtà alternativa in cui fa la commessa al discount malfamato di Noailles in cui vendono la roba caduta dai camion.
Koris ha deciso che peggio di venerdì non poteva andare, quindi anziché prenderlo come un corso di laboratorio, ha scelto l’approccio sociologico della questione.
Quand’è che i Mostri dicono di non capire? Sempre. Il Mostro medio la ha come risposta di default a qualunque problema. Deve trattarsi del remake in chiave universitaria del “voglio la mia mamma” della scuola materna. Alla terza esperienza di laboratorio Koris ha ormai capito che non è colpa sua se i Mostri si lagnano con on ne comprend pas!. I Mostri non capiscono perché non si prendono la briga di leggere le tracce. O meglio, quando lo fanno la loro memoria si concentra sulla riga corrente (un nerd che interpretano e non compilano). La riga precedente è già dimenticata, quella successiva si trova in un futuro troppo lontano per prenderla in considerazione. Koris porta loro l’illuminazione divina semplicemente congiungendo due rige di uno stesso paragrafo, anche se preferirebbe scotennarli e picchiarli a sangue.
Un’altra variabile da prendere in considerazione è che i Mostri non ascoltano. O meglio, non è mai “buona la prima”. È come quando si imbianca il salotto, tocca dare più mani (anche se Koris preferirebbe dargli manate, ovvero ceffoni) di vernice. Koris ha dovuto ripetere tre volte a un Mostro che il risultato di una temperatura era la differenza fra la referenza e la temperatura misurata. Temperatura misurata, segno meno, referenza.
“Madame, je ne comprends paaaaaaas!”
A Koris è venuto il dubbio di essersi messa a parlare in italiano. O in greco antico, perché rifiutava di arrendersi all’evidenza.
I Mostri non hanno nessunissimo spirito critico e ancor meno senso fisico (frase che probabilmente avrà detto anche Bazilla a proposito del terzo anno di fisica nel lontano 2008). Sanno smanettare con gli strumenti per ragioni a Koris oscure, ma ignorano completamente come gli strumenti funzionino e che cosa essi misurino. Se dentro alla centrale di acquisizione dati vivessero spiritelli dispettosi che disegnano curve sullo schermo, non vederebbero nessunissima differenza.
Tuttavia i Mostri si inquitano se misurando la pressione in due tubi diversi con strumenti diversi non ottengono lo stesso risultato. Eggraziealcazzo, risponde Koris che si è scervellata per dieci minuti per capire la ragione. Perché i Mostri mica palesano la loro incapacità al mondo: preferiscono infondere il dubbio con un “Perché la caratteristica fra i due strumenti non è lineare?”. E Koris, che ha l’autostima di una blatta di fogna, si colpevolizza per non saper rispondere, invece di sparare un tranciante “Se usate gli strumenti a culo, mica è colpa mia”. Stessa cosa per qualunque uso improprio del software dedicato (in tutto ciò Koris si immagina sulla sua spalla un piccolo Bazilla furioso e saltellante che sbraiata il suo urlo di battaglia “Al DAMS! Dovete andare al DAMS!”).
Vedremo quali perle regalerà l’esame, questa volta.
“Madame, possiamo tenere gli appunti per rispondere alle domande?”
No, scusa, ciccio, e la fettina di culo con pinoli no?

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2 thoughts on “E se otto ore vi sembran poche

  1. Celia 18 dicembre 2013 alle 11:59 Reply

    …spediteli a scienze politiche, non al Dams, grazie.
    Da noi abbiamo già una cattiva nomea da gestire 😛
    (battute a parte, non so se sentirmi più amareggiata per la situazione generale o più rinfrancata dal fatto che la situazione particolare – ergo quella universitaria francese – sia pessima come quella italiana…)

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    • yaxara 18 dicembre 2013 alle 13:56 Reply

      Io non li manderei nemmeno a zappare, ma direttamente al macero.
      Dal basso delle mie esperienze internazionali mi sono persuasa di una cosa: seppur con tutte le sue magagne, l’università italiana mi pare ancora la migliore, nonostante cerchino di affossarla in ogni modo. Incredibile…

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