Dalle-e-via

(Koris non sa che voglia dire il titolo, ma le suonava bene così)

Dicesi dalle il muro di roccia felicemente verticale, con poche prese alla bisogna. In italiano deve chiamarsi “placca”, ma Koris non è sicura che siano esattamente sinonimi. La dalle è sincera, ti offre tutto quello che puoi prendere senza darti tanta scelta (come la mensa del campus), poco o niente per i piedi che si spiaccicano in aderenza e tengono sul nulla (e quando non scivolano la sensazione è fantastica). La dalle non ti illude con quella presa che sembra tanto bella e poi è imprendibile, piuttosto non te la mette. Arrampicare in dalle una danza di equilibri, di allungamenti, di movimenti logici in cui la forza conta relativamente.
Strano ma vero, a Koris piace un sacco la scalata in dalle la montagna della Sainte Victoire, fuori da Aix, è la fiera della dalle ad ogni livello. C’è una sola condizione: che non ci sia vento.
Ieri soffiava un simpatico Mistral con raffiche folli, che hanno spazzato via l’uggiosa giornata di sabato. Il demone della calzamaglia che abita il cassetto dell’abbigliamento da arrampicata [1], vista la giornata, ha cominciato a sussurrare al Koris-orecchio “Portami con te!”. Koris ha esitato fino all’ultimo, perché non è bene cadere preda dei propri demoni, poi ha ceduto, certa che si sarebbe sudata l’anima. Il Mistral è tipico di Marseille, a Aix magari è più riparato e si scoppia di caldo.
“Magari sì, ma tu piglia anche la felpa con la pelliccia, hai visto mai” ha aggiunto il demone, con una voce sinistramente simile a quell’Amperodattilo.
Ai piedi della Sainte Victoire c’erano cinque gradi, un Mistral furibondo e le nuvole che facevano il rally da ovest a est, con sole a intervalli intermittenti. E no, la falesia non era riparata.
Koris ha arrampicato con addosso calzamaglia termica demoniaca, pezzo-di-sopra della calzamaglia termica demoniaca, pantaloni vintage ma assolutamente stilosi, una t-shirt del Regio Liceo perché in fondo è primavera, pile vetusto, felpa di pelliccia, gilè dell’Amperodattilo incomodato d’uso, sottocasco provvidenziale regalo di Orso (un calzino da mettere in testa), casco e scarpette comode. E non è che avesse caldo.
Koris è andata su per la dalle fra le raffiche. Poi al quarto rinvio è scomparsa la via. Basta chiodi, fino alla sosta dieci metri dopo. Non sono quelli a sinistra, troppo laggiù, e nemmeno quello a destra, anche troppo laggiù. Koris, che aveva già dovuto allungare un rinvio con una cinghia (operazione che le destabilizza il cervello), è andata in panico fra le raffiche. Bloccata dai suoi “e se”.
“E se cado? E se non trovo la via? E se ci faccio una figura di cacca come domenica scorsa, che quella traversata proprio non mi andava giù?”
Poi ogni tanto l’istinto prende il sopravvento. E allunghi una mano a sinistra senza manco pensarci. E a sinistra c’è una roba, che potrebbe anche essere meglio, ma intanto c’è.
E si riparte, che in fondo anche se cadi in dalle, verticale com’è, male che vada ti sbucci un po’. E si va su in sosta, nonostante il vento, che fa freddo ovunque ma non alle mani.
Ovviamente il progetto vie lunghe è naufragato sulla penultima lunghezza della prima via, quando è arrivato l’UraganoAll’Orizzonte ed è stato tutto un “scendete, sciocchi!”, moschettoni, discensori e corde impigliate negli alberi.
Giove Pluvio ha deciso di essere magnanimo e scatenarsi sono quando il gruppo di apprendisti-cordaioli era già al sicuro davanti alla cioccolata calda con autocoscienza.
“Certo che se non avessi passato un quarto d’ora bloccata al quarto rinvio sarebbe stato meglio”
“Ma alla fine hai vinto su te stessa e ne sei uscita, ed è questo che conta”
Parole che ogni tanto fanno piacere. Che forse, se avessero risposto così alle Koris-esitazioni su roccia, forse ora sarebbe meno frustrata.
La giornata è terminata con Koris che ronfava con la testa sul tavolo dei giocatori di ruolo, satolla di pizza ed altre schifezze da serata-gioco. E il film (e il post con esso) poteva anche finire qui.
Ma la vita non è un film, oggi è lunedì con lo stesso Mistral e Koris si trova davanti al collega dottorando che si gratta compulsivamente il cuoio capelluto proclamando “Mi prude da morire la testa! Guarda quanta forfora esce!”

1. Roba da matti, fino a due mesi fa Koris aveva tutti i suoi vestiti in un scatolone da traslochi, ora ha pure un cassetto dedicato solo alla roba da climbing! [2]
2. Koris ha imparato a mettere le note a pié di pagina (non che ci volesse molto) ed è felicissima. Oggi le note a pié di pagina, domani il mondo.

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8 thoughts on “Dalle-e-via

  1. altrirespiri 24 marzo 2014 alle 12:51 Reply

    le faccende corporali dei colleghi, non potrebbero essere un poco più personali?

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    • yaxara 24 marzo 2014 alle 13:03 Reply

      Eeeeeh, magari!! Non sai quanto apprezzerei, ma visto che lui le vive in modo conviviale, pensavo fosse lecito condividerle sul web 😛

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      • altrirespiri 24 marzo 2014 alle 13:10

        è lecito, mi preoccupavo per te… non deve essere un bello spettacolo!
        (e come si dice dalle mie parti… acqua e sapone fan miracoli!)

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      • yaxara 24 marzo 2014 alle 13:12

        Questo non sa stare con altre persone attorno, visto che non è raro che si metta a cantare, fischiettare e parlare da solo (o al telefono) mentre siamo in ufficio in tre. Fortuna che fa più pause che ore di presenza.

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      • altrirespiri 24 marzo 2014 alle 13:31

        ah bè… se è un caso clinico, allora…
        (ma li hanno assunti tutti insieme questi?)

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      • yaxara 24 marzo 2014 alle 13:35

        Si’. Forse sono un esperimento sociologico.

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  2. Celia 24 marzo 2014 alle 12:51 Reply

    Un giorno faremo coming out fotografico. Cassetto da arrampicata vs cassetto da rievocazione u.u

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    • yaxara 24 marzo 2014 alle 13:02 Reply

      In realtà nel cassetto stanno solo i vestiti, la ferramenta e cordame più scarpe abita in cantina. Pero’ posso fare un booklet apposito per l’occasione 😛

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