Di Rosette che non sono pagnotte e comete che non sono stelle

Né un termine avrai per fermarti
e aperta avrai sempre la fuga
in cerca di limiti nuovi.

Lucrezio, De Rerum Natura

Che ad essere proprio onesti tu questo post non lo volevi scrivere veramente, perché il tuo rapporto con Rosetta è stato anche troppo intimo per una liceale e una missione spaziale, che di Rosetta sapevi tutto tuttissimo (persino come scrivere il nome della cometa verso cui si dirigeva senza guardarlo su TuttoScienze, la Churyumov-Gerasimenko), conoscevi tutti i suoi fly-by e gli effetti fionda e quell’atterraggio nel 2014 che dieci anni fa pareva veramente lontano. Che forse se non ci si fosse messa in mezzo Rosetta e la settimana all’Alenia Spazio forse non avresti fatto fisica e non saresti qui. Che se ci pensi troppo finisce che ti commuovi pure e c’hai una certa età, ormai.
E quindi di Rosetta in fondo in fondo non volevi scrivere, ma solo guardarla da lontano con un po’ di nostalgia. Che poi alla fine non sei diventata un’astronoma come pensavi nel 2004, ma un ingegnere nucleare.
Ma Facebook è una brutta cosa e ti rigurgita sotto gli occhi il servizio del TG4. Che quando ci hai cliccato sopra un po’ speravi che fosse solo cattiva divulgazione scientifica. Illusa.
La cosa che lascia decisamente di stucco è l’idea che gli scienziati stiano «rovinando la magia della cometa». Spendendo soldi pubblici che probabilmente sarebbero meglio spesi in burlesque e cene eleganti, ma questo è secondario.
Sapere che una cometa non è atro che una palla di neve potrebbe non essere il massimo, forse. Chiamiamola allora palla di neve interplanetaria, fa tanto Douglas Adam. Bene. Ora, la medesima palla di neve che vada bene viene dal buio siderale oltre Plutone, il pianeta-vorrei-ma-non-posso, dove esiste un enorme giacimento di palle di neve cosmiche. Già l’ide non è meravigliosa in sé, senza stare a scomodare presagi, oroscopi e aruspici? C’è si sostiene che potrebbero esserci molecole organiche e forse di più su quella palla di neve. Potenziali brandelli di vita extraterrestre. Non sarà il signor Spock, d’accordo, ma del resto il povero lander Philae non è mica l’Enterprise.
Non è magico tutto ciò? Non è strabiliante che un oggettino costruito in parte a Torino se ne sia andato in giro per lo spazio siderale per dire a un corpo celeste «sei carino, conosciamoci meglio»? Non è incredibile che una scimmia senza peli abbia fatto questo per spingere lo sguardo al di là del giardino di casa?
La scienza non toglie la meraviglia ai fenomeni più di quanto il saper leggere la musica non permetta di apprezzare Mozart. Parola di chi ci è passato.
Sapere che l’arcobaleno alla fine è un’accozzaglia di riflessioni interne e rifrazioni nel punto giusto non impedisce di fissare il cielo dopo un temporale.
Sapere che il bosone di Higgs non ha niente a che vedere non gli toglie alcuna dignità.
La nebulosa di Orione resta di una bellezza sconcertante anche se è solo un’accozzaglia di gas e polveri.
Sapere che la Luna non è fatta di formaggio e probabilmente Astolfo non ci troverà il senno di Orlando non impedisce di venire pien d’angoscia a rimirarti.
La scienza è fantastica anche se non è fanta. È ovunque, ci circonda. Siamo macchine fragilissime e strabilianti, sotto la pelle. La chimica tiene insieme tutto quanto, la colla del macrocosmo. Sotto gli sciami degli elettroni impazza il rutilante e folle mondo dei quanti. Del cielo stellato sopra di noi non vale nemmeno la pena di parlare. Nemmeno le equazioni sono sterili, ma è come apprezzare la bellezza di un quadro astratto: bisogna sbattercisi un po’. Ma lo dice una che non riesce a pensare alla missione Voyager II senza commuoversi, quindi forse non fa testo. Forse se ci si rendesse conto che un robottino che zampetta su una cometa merita più spazio di un royal baby o del motomondiale… no, niente, probabilmente, il telespettatore medio cambierebbe canale.
Ciò detto la chiudo qui, che devo portare il budello di pecora a far interpretare all’aruspice. Che siamo nella stagione delle Leonidi, presagio di sventure.

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15 thoughts on “Di Rosette che non sono pagnotte e comete che non sono stelle

  1. altrirespiri 13 novembre 2014 alle 18:44 Reply

    Giusto oggi, ascoltando in autobus una orribile conversazione tra madre e figlia, mi sono resa conto che c’è una quantità di ignoranza brutta in giro…
    Che possiamo farci?

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    • yaxara 13 novembre 2014 alle 19:47 Reply

      Quella contro l’ignoranza è l’unica guerra santa 🙂

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      • Celia 14 novembre 2014 alle 10:39

        Penso che userò questa frase come motto.

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      • yaxara 14 novembre 2014 alle 10:40

        😀 prego! 😀

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      • altrirespiri 14 novembre 2014 alle 17:34

        assolutamente…
        Siamo tutti ignoranti, ma ci son quelli che ci stanno volentieri nella loro ignoranza… ed è terribile!

        Armiamoci di tutto punto!

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  2. amperodattilo 13 novembre 2014 alle 18:54 Reply

    post celestiale, stupendo ….. posso copiarlo per dare un tema?

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    • yaxara 13 novembre 2014 alle 19:46 Reply

      Però poi lo correggi, non che ti metti a guardare video di panda…

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  3. vidaemquadrinhos 13 novembre 2014 alle 23:12 Reply

    Ma se tipo lo condividessi su fb? Posso? 🙂

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    • yaxara 14 novembre 2014 alle 07:53 Reply

      Non c’è bisogno di chiederlo, fai pure!

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  4. Francesca 14 novembre 2014 alle 09:41 Reply

    E se si invertisse un pochino di piú in educazione ed un po’ meno in calcio avremmo dei cittadini consapevoli, potenti e critici… e scomodi.
    Bellissimo post!

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  5. tetto 14 novembre 2014 alle 13:59 Reply

    Bellissimo, brava!
    La cosa tragica è che tutto ciò accade in ogni campo. Non ti dico quante boiate simil-archeologiche mi è capitato di ascoltare!
    ah, lo slogan della guerra santa contro l’ignoranza è da nobel!

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    • yaxara 14 novembre 2014 alle 14:28 Reply

      Grazie! Le boiate si trovano veramente ovunque, in ogni salsa, in ogni sapore. Basta pensare a Voyager (non la sonda, quello di Giacobbo).

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  6. manupuntov 19 novembre 2014 alle 01:35 Reply

    Bellissimo !

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