Nel regno di Moria

Non era camminata di palagio
là ’v’eravam, ma natural burella
ch’avea mal suolo e di lume disagio.

Koris ce l’aveva sulla lista delle cose da fare da almeno un paio di anni, solo che aveva sempre rimandato. Prima era da fare con la presenza eterea, che tuttavia di fronte ad ogni tentativo di organizzare nicchiava al suono di “io non voglio una guida che mi spieghi, posso cavarmela benissimo da solo” (e Koris, che tiene alla pelle anche se non sembra, aveva decretato che non era cosa). Poi doveva essere fatta da sé medesimi, solo l’occasione non si presentava mai e dopo un po’ Koris ha alzato bandiera bianca. Del resto l’arrampicata bastava e avanzava come passatempo meno standard dell’uncinetto.
E poi…
“Uno del club di Vitrolles organizza un’uscita di iniziazione alla speleologia in una grotta facile. Ti va di venire?”
Avoja.
Cioè, diciamola tutta, qualche attimo di dubbio all’ingresso della Grotte de la Castelette c’è stato. Soprattutto quando Koris ha visto il buco in cui avrebbe dovuto infilarsi. Però se ci passa uno di un metro e ottanta per novanta chili ci passa anche Koris. Di larga misura.
Del resto Tolkien a Moria mette a vivere i nani, mica i giganti di ghiaccio. Non sarà mica un caso. E ci sarà ben un vantaggio ad essere nani, ogni tanto.
La sensazione di essere nelle viscere della terra è strana. Alla fine è un mondo a sé, un microcosmo dove scorrono i secoli a formare strutture goccia a goccia e tu sei solo un animaletto appeso a una corda che zampetta su meduse di roccia coperte di fango.
Che poi diciamocelo, scendere su una corda immersi nel buio fa molto meno impressione di quando il fondo si vede benissimo. O sarà che scendere una ventina di metri alla fine non è poi gran cosa.
Risalire è un’altra gioissima storia. Il momento in cui ti accorgi che 13° col 90% di umidità possono essere una temperatura orribilmente calda.
E gli iniziatori più pazienti del mondo che non ti mettono fretta e ti dicono “se non te la senti di passare facciamo dietro-front subito” aiutano un sacco. Gli uomini preistorici non avevano tutti i torti.
Insomma, Koris si è divertita e anche parecchio. Potrebbe rifarlo, qualora si ripresentasse l’occasione.
Poi possiamo darci tranquillamente all’uncinetto, visto che il parapendio non ci attrae e le immersioni subacquee non sono decisamente cosa.

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3 thoughts on “Nel regno di Moria

  1. vidaemquadrinhos 18 gennaio 2015 alle 01:49 Reply

    Io mi sa che sperimenterei più volentieri il parapendio 😀 Ho ancora gli incubi della miniera-da-turisti in Brasile e le risate delle mie amiche sciagurate mentre gridavo, in un mix fantastico di italiano e portoghese, VAMOS A MORIRE TODOS, QUERO USCIRE DA QUI!!! Però brava, magari per il ciclo “fai ogni giorno qualcosa che ti spaventa” di qui a settordici anni ci riuscirò pure io 🙂

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    • yaxara 18 gennaio 2015 alle 15:46 Reply

      Non è obbligatorio fare per forza cose che spaventano, bisogna fare le cose che incuriosiscono (e al limite forzarsi un po’ lì). Poi domandina: la miniera era visitabile ufficialmente o no? Perché io sono entrati in buchi di cui non sapevo niente come una sprovveduta e lì avevo paura. Quando i passaggi erano ben più larghi di quelli della grotta di ieri.

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      • vidaemquadrinhos 18 gennaio 2015 alle 16:57

        Sì sì, era super visitabile 😀 Di simil inquietante c’era un punto in cui, per arrivare ad una sorta di sala (?), dovevi strisciare in un cunicolo, ma per una persona un po’ claustrofobica come me tutto è amplificato!

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