Le burle del Generale Inverno

Gennaio 2002, Merdopoli, prima delle sei mattino.
Koris è una studentessa di quinta ginnasio, perché il Regio Liceo Classico di Merdopoli, oltre ad essere regio, ha anche una sezione vintage con ginnasio più liceo. Come tutti gli studenti ginnasiali quindicenni, Koris dorme al secondo piano del letto a castello, con Orso accoccolato nel basamento, in attesa che l’Amperodattilo venga a tirarla giù dal letto.
Suona il telefono fisso di casa. A quindici anni Koris non è ancora completamente paranoica e un telefono che suona alle sei del mattino non genera una reazione a catena di preoccupazioni apocalittiche, ma solo una sequenza di imprecazioni sconnesse. Forse è qualcuno che ha sbagliato numero, rimettiamoci a dormire.
L’Amperodattilo si appropinqua al letto sospeso di Koris brandendo il cordless.
“È per te, è Iset”
Iset, ovvero la compagna di banco e di sventure con cui Koris è culo&camicia (senza chiedersi chi sia l’uno e chi l’altra), con cui si hanno i neuroni in file sharing. Koris si butta giù dalla scala a pioli, scavalca l’Orso dormiente e risponde con accenti da oltretomba.
“Pronto?”
“Ciao!” saluta Iset con voce garrula. Ora, Iset è la donna che forgiò l’espressione “l’alba delle dieci e mezza”. Sentirla garrula alle sei del mattino è quanto meno bizzarro.
“Cosa c’è?”
“Qui alle Porte della Valbormida sta nevicando di brutto, quindi sai io che faccio? Me ne torno a dormire fino a tardissimo e col cappero che vengo a scuola a fare la versione. Informa tutti in mia vece. Ciao ciao!”
Nel mentre Koris ha raggiunto una finestra. E non crede ai suoi occhi: a Merdopoli, città col mare e col sole considerata al nord per errore sperimentale, sta nevicando. E anche con convenzione teutonica.
Consiglio di famiglia per decidere il da farsi e far entrare il povero micio Spotty, divenuto un felino surgelato. U Babbu si impone dicendo che un po’ di neve non è una giustificazione per saltare un compito in classe di latino. C’è gente che è tornata dalla Russia a piedi, non si vede come due fiocchi possano impedire di andare a scuola. Ergo armatevi di vocabolario, scarpe imbottite e andiamo. L’Amperodattilo entra alle dieci e liquida la faccenda con “razzi vostri”. Orso ronfa e non è pervenuto. Koris e U Babbu salgono sul mezzo corazzato di famiglia: la Panda Young bianca, verosilmente esubero della SIP, priva di qualsiasi optional ma con tanta determinazione.
U Babbu guida, Koris pulisce il vetro con uno straccio. Le strade di Merdopoli sono deserte e piene di neve. Più che via Stalingrado, pare la Prospettiva Nevskij. La Panda più che avanzare pattina, col complesso dell’autoscontro verso i muri. È a tutt’oggi misterioso come i due giunsero indenni al liceo.
Nota di colore: in classe di Koris erano in cinque su diciotto, quindi la versione saltò. Farete i martiri del latino un’altra volta.

Febbraio 2015, Marseille.
MeteoFrance parlava chiaro, l’Apocalisse si sarebbe scatenata la notte fra martedì e mercoledì. Il Generale Inverno, the day after tomorrow, la nevicata catastrofica e se siete nelle avversità e non intravedete via d’uscita, inginocchiatevi e pregate Dio che vi mandi Shackleton. Perché se cadono due fiocchi nelle Bouches du Rhône la follia dilaga e si dichiara lo stato d’emergenza.
Vista la situazione e non essendoci compiti di latino di mezzo, Koris aveva deliberato che qualora mercoledì mattina si fosse svegliata con Marseille imbiancata, non avrebbe messo il naso fuori di casa e si sarebbe beata del privilegio del home working. Traduzione: mi sveglio alle otto, resto in pigiama tutta la giornata e faccio il lavoro documentario sbracata sul divano. Una sorta di recupero dell’impresa compiuta con U Babbu più di un decennio prima. Fatti un’allerta meteo tua, insomma. Il capo pareva pure d’accordo.
Martedì sera Koris guardava compulsivamente il cielo nuvoloso ma stitico di neve. Si fiutava nell’aria il bidone di MeteoFrance. La mattina c’era appena una spruzzata verso Aix e la Sainte Victoire imbiancata pareva quasi una montagna vera. Nessun disagio sulle strade. Arresasi all’assenza di scuse, Koris si è rassegnata ad andare in ufficio.
“Vabbé, pazienza, niente nevicata. Tanto MeteoFrance sostiene che da giovedì torni la primavera; quindi smetto di portarmi i tre chili di portatile del lavoro a casa”
Oggi, giovedì. Koris è in ufficio. E sta nevicando. Si accettano scommesse sul come (e in quanto tempo) Koris tornerà a Marseille se tale follia biancastra non smette immediatamente di fermarsi sulle strade.

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9 thoughts on “Le burle del Generale Inverno

  1. fradicuneo 5 febbraio 2015 alle 10:28 Reply

    un consiglio: esci ora e lavori da casa quando arrivi!!

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  2. altrirespiri 5 febbraio 2015 alle 11:33 Reply

    è solo neve, suvvia!

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    • yaxara 5 febbraio 2015 alle 11:54 Reply

      In un posto in cui non c’è sale, non ci sono mezzi spazzaneve e la gente sa a mala pena guidare sulla pioggia.

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      • altrirespiri 5 febbraio 2015 alle 14:20

        allora tutti a casa e amen
        Però non è così tragico…

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      • yaxara 5 febbraio 2015 alle 14:43

        Eh, tutti a casa non è cosi’ facile… quello che mi urta più di tutto sono le code sulla strada, gli incidenti e le altre amenità. A Boulogne andavo in bici sotto la neve come un individuo beato (solo che qui 30 km in bici li vedo un pochino infattibili).

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      • altrirespiri 5 febbraio 2015 alle 15:48

        devi prenderla con filosofia: tipo che ne aprofitti per ascoltare quella musica che non hai tempo di ascoltare di solito, o altre cose così.
        La natura ha i suoi modi per ricordarci i benefici della lentezza.
        (scusa, ho degli strani giorni, ma sei libera di sfancularmi 😉 )

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      • yaxara 5 febbraio 2015 alle 16:13

        No, comprendo bene. Solo che già normalmente impiego 50 minuti dal lavoro a casa mia, se ci metto tre ore (già successo) è la morte civile 😛

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