Il sonno della ragione: l’Ecodesigner

C’è qualcosa di più romantico del tuo ragazzo che ti prende fra le braccia durante un tramonto in una discarica nella campagna del Var e ti dice “Ci ho pensato, mi piacerebbe che andassimo a vivere assieme”?. Sì, c’è ed è arrivare a casa e sentirsi dire “ho pulito tutto, ora preparo cena, poi lavo i piatti e sparisco nel nulla”. No, questo non è romanticismo, questa è un’utopia, pensate la scienza…!

La casa in sé non era nemmeno brutta. Forse. A parte il cesso sull’ex balcone ora veranda. Solo che era vuota, all’infuori del bagno. In cucina svettava un solitario lavabo e uno scaffale costruito probabilmente nel XVIII secolo, pur non essendo un mobile rococò. L’eco-designer iniziò da questa stanza coi suoi congili.
“Il frigo non è necessario. In fondo basta organizzarsi col cibo, compri quello che ti serve ogni giorno e sai quanto consumiamo in meno di elettricità!”
Koris diede un mese di prova al sacrificio del frigo, ma poi l’Ecodesigner insabbiò qualunque timida rimostranza.
“Anche la lavatrice non è necessaria. In fondo basta organizzarsi col bucato a mano e laviamo le lenzuola da mio padre. Sai quanto rispariamo di elettricità!”
Codesta è la ragione per cui Koris attualmente si incanta come i gatti a fissare l’oblò durante il lavaggio colori delicati.
Della cucina a gas si è discettato.
Per il resto della casa, l’Ecodesigner aveva bocciato qualunque missione Ikea sul nascere.
“L’Ikea fa mobili malfatti e costosi, che non sopravvivono ai traslochi. Sono tutti compensati pieni di resine nocive e io non voglio morire di cancro ai polmoni a causa dei mobili Ikea. Senza contare che è una multinazionale e io non voglio dare soldi alle multinazionali. Cerchiamo mobili che siano di legno vero e non trattati”
L’Ecodesigner si incaricò quindi di arredare il resto della casa, visto che Koris doveva dare udienza al Replicante. En passant, l’Ecodesigner aveva cestinato o devoluto ad amici i mobili Ikea della precedente Koris-casa, per esorcizzare il pericolo di avvelenatori svedesi fra le mura di casa.
Il giorno del trasloco si presentò con un camion pieno di mobili. Nel dettaglio: sei sedie, tutte miracolosamente diverse; due poltrone anni sessanta dal disegno orribile, di cui l’Ecodesigner non poté mai usufruire poiché gli provocavano l’asma fulminante; un tavolo rotondo zoppicante; un altro tavolo per la cucina che in una vita precedente era stato una scrivania; un tavolino pieno di colla che doveva essere la scrivania di Koris.
“Fra robivecchi e discarica non ho speso nemmeno 30 euro!” si vantò l’Ecodesigner. L’unico pezzo in condizioni ragionevoli era la di lui scrivania, recuperata nuova dalla signora del piano di sotto che voleva sbarazzarsene.
Un discorso a sé merita la camera, dotata di una rete a mo’ di letto e due comodini scompagnati anch’essi. L’Ecodesigner aveva trovato, parimenti in una discarica, quella che identificò con l’occhio dell’intenditore una cassettiera in stile Carlo X. A Koris pareva solo un rottame, ma l’Ecodesigner vi lavorò per un periodo lunghissimo per farlo diventare… no, niente, un rottame pieno di colla con cassetti del peso specifico dell’uranio. E probabilmente parimenti radioattivi, con buona pace degli avvelenatori svedesi.
In tutto ciò era previsto anche un armadio da riportare alla vita dopo averlo riesumato dalla discarica. Ma non trovò mai il tempo di occuparsene e poi i suoi vestiti entravano tutti nella cassettiera. Ergo i vestiti di Koris rimasero per tutta la durata della convivenza (un anno e mezzo) in uno scatolone.
L’unico elemento di pregio di tutta la casa era una libreria comprata usata a 25 euro dopo che Koris si mise a urlare perché non ne poteva più di tenere i suoi libri in uno scatolone (sì, gli scatoloni facevano parte dell’arredamento). Tale meraviglia venne dichiarata proprietà dell’Ecodesigner non negoziabile quando venne il momento della spartizione dei beni.
Per amor di pace e per evitare censure, non riporteremo i commenti dell’Amperodattilo, designer in pectore, quando vide i luoghi. Si riassumono tutti nel suo termine preferito: “è un vunciume”.

Prima di vivere questa esperienza, che possiamo tranquillamente definire estrema, Koris non aveva alcun amore per l’Ikea e i suoi mobili, eccezion fatta per il suo letto a castello in quel di Merdopoli. E siccome i titani della mitologia norrena richiedono sacrifici umani, Odino le fece piombare sulla testa tale condanna. Diciamo che ora, anche se non ci passerebbe tutti i sabati pomeriggio, Koris ha per l’Ikea uno sguardo completamente diverso.

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8 thoughts on “Il sonno della ragione: l’Ecodesigner

  1. fradicuneo 20 marzo 2015 alle 10:09 Reply

    Ahhahah… ma quest’omino aveva anche qualche buona qualitá, spero!e ora come vive?

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    • yaxara 20 marzo 2015 alle 10:57 Reply

      E’ previsto un post per giustificare qualcosa in tutto ciò. Come vive ora non è dato sapere, visto che Koris se ne tiene a debita distanza, dopo aver tagliato qualunque comunicazione.

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      • fradicuneo 20 marzo 2015 alle 13:54

        Hai fatto bene…in certi casi é meglio non sapere…

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  2. altrirespiri 21 marzo 2015 alle 18:05 Reply

    io ho riso molto.
    Ora sto pensando quanta pazienza hai avuto e che vita orribile ti è toccata tra questa perla d’uomo ed il Replicante!
    Ora sei indistruttibile!

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    • yaxara 22 marzo 2015 alle 09:22 Reply

      🙂
      Quello che non uccide stronzifica! 😀 E l’importante è sopravvivere sempre 🙂

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      • altrirespiri 22 marzo 2015 alle 14:13

        anche diventare stronzi simpatici e non aridi, però!

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      • yaxara 23 marzo 2015 alle 07:32

        È un po’ come invecchiare, c’è chi si stronzifica bene e chi si acidifica nel percorso 😛

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  3. altrirespiri 23 marzo 2015 alle 13:08 Reply

    cavoli è vero!
    Chissà se sto acidificando come l’aceto…

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