Koris, qual è il tuo problema?

Accarezzare piccoli pipistrelli trovandoli le bestiole più tenere del mondo. Se la giocano egregiamente con l’orbettino.
Ritrovarsi con un imbrago che quanto a comodità è pari alla Vergine di Norimberga e ha incorporato qualche chilo di ferraglia. Ma del resto alla ferraglia siamo abituati.
Strisciare in cunicoli per qualche decina di metri per scopire che no, non è finito, c’è ancora un cunicolo in cui strisciare prima di arrivare alla sala più larga.
Scendere per i pozzi. Ma siamo abituati a scendere da falesia di 120 metri e poi l’oscurità aiuta.
Trovare una miriade di sculture in argilla nell’ultima sala, fra cui un fallo gigante perché si sa, fra gli speleologi la femminilità è una componente minoritaria anche in caso di cromosoma XX.
Scoprire una parete di aragonite, che pare un pullullare di piccoli cespugli di cristalli. E imparare un sacco di cose nuove sulla geologia, argomento che intrippava moltissimo Koris quando era seienne.
Chiedere di poter disarmare l’ultimo pozzo anche se è la tua seconda uscita e oh, si dovrebbero fare i passi un po’ alla volta.
Uscire dopo sette ore al buio per scoprire che fuori piove e che si stava meglio dentro. Per ritrovarsi a dover fare due ore e più di macchina per lasciare Lussan.
Ritrovarsi infine un imbrago, un paio di pantaloni, un paio di scarponi e un k-way grondanti argilla, da lavare as soon as possible.

Ora dicci, Koris. Quale assurdo problema psicologico hai per trovare tutto questo incredibilmente divertente? A parte forse l’ultimo punto.

Probabilmente, nell’infinito mare dei plurimi universi esistenti, in un’altra linea temporale vive una Koris che fa acquabike e pilates. Ma non ne siamo poi così convinti…

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7 thoughts on “Koris, qual è il tuo problema?

  1. BelleRoseDuPrintemps 22 marzo 2015 alle 09:57 Reply

    Io approvo. Prima di conoscere l’attuale moroso, riprendere svariati chili e farmi venire un’ernia bramavo l’uscita speleo. Mai a questi livelli di difficoltà: ebbrava. Salutami l’aragonite e le sale.

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    • yaxara 22 marzo 2015 alle 10:14 Reply

      Grazie! Comunque non è mai troppo tardi ed esistono delle grotte in cui non è necessario sbattersi troppissimo in cunicoli da talpe. E l’esperienza paga! 😀

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  2. tetto 22 marzo 2015 alle 12:00 Reply

    certo che sono teneri i pipistrellini. Io ne ho raccolto uno intirizzito e fradicio, tempo fa, ed è stato amore al primo contatto. Splendidi anche gli orbettini!
    Invece non riesco a seguirti nell’entusiasmo dell’infilarsi sotto terra.

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    • yaxara 23 marzo 2015 alle 07:48 Reply

      Allora, come rispondere in breve?
      Si tratta di scendere (letteralmente) in un altro mondo che di umano non ha nulla, nemmeno i tempi. Ti ritrovi immerso in un ambiente che racconta di epoche remote, in cui la fretta non esiste e ognuno di prende i suoi ritmi. Basta alzare la testa su questi soffitti immensi (le gallerie a cui siamo arrivati avevano un’altezza di 25 metri) e scopri alla luce della frontale un sacco di tesori nascosti che son lì solo per te. Senza contare il lato avventura, con la possibilità di potersi sporcare da capo a piedi in maniera perfettamente lecita (sogno di quattrenni residui). Poi là sottoterra cambia tutto, anche i rapporti umani, perché si fa tutti parte della stessa squadra.
      Ovvio che come tutte le attività “estreme” va praticata con molto cervello, consci dei propri limiti e senza voler strafare. Il tipo che in queste uscita mi insegna le basi dice “meglio tornare indietro con la frustrazione di non essere arrivati in fondo, piuttosto che dover ricorrere ai soccorsi”. Soccorsi che comunque sono rari: su 15000 praticanti in Francia l’anno scorso ci sono stati quattro o cinque soccorsi, di cui tre chiamati per gente che senza materiale e senza niente si è infilata in un buco e non è più riuscita a uscire.
      Ah, certo che strisciare nei cunicoli non è proprio la gioia (oltre ad essere assai faticoso), però quando la volta si apre di solito ne vale la pena 🙂

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  3. altrirespiri 22 marzo 2015 alle 14:16 Reply

    sui gusti non si discute, dice sempre il principe!
    E direi che è molto meglio trovare divertente tutto ciò che vivere senza lavatrice e riscaldamento.

    Attenta all’argilla, non buttare in lavatrice senza averla eliminata.

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    • yaxara 23 marzo 2015 alle 07:32 Reply

      Ecco, vedo che hai centrato il punto! 😀
      Il lavaggio della roba argillosa e zozzona è stato lungo ed effettuato a mano in una bacinella la cui acqua veniva svuotata nella gronda del balcone per evitare di otturare i tubi. La tentazione di mettere la roba in lavatrice gridando “tanto non è mia e fra qualche mese sarò nella casa nuova” però c’è stata (sono una brutta persona!) 😛

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  4. altrirespiri 23 marzo 2015 alle 13:09 Reply

    avresti rischiato di non poter usare la lavatrice nei mesi a venire… (anche io a volte ho la stessa bruttezza)

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